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Senza Berlusconi avremo un’Italia migliore?



L’altro ieri si è consumata l’ennesima manifestazione contro Berlusconi. Ne avevamo bisogno? Secondo me no. Berlusconi è un simulacro dietro al quale tutti noi abbiamo nascosto le nostre colpe, non importa che lo si ami o lo si odi, non tutte le divinità hanno caratteristiche positive. Da queste parti abbiamo già fatto notare come una buona parte degli abitanti di questa nazione senta il bisogno di affidarsi ad una guida per andare avanti, da ciò si desume che Berlusconi non è altro che uno degli Sherpa ai quali ci affidiamo ciecamente sperando di raggiungere la vetta. Abbiamo anche fatto notare come l’impegno civile del cittadino si risolva il più delle volte un po’ di indignazione prêt-à-porter, una discesa in piazza qui, una raccolta firme là, cose che non costano sudore e sacrificio e soprattutto che non cambiano assolutamente lo stato delle cose.

Se a questo aggiungo la mia esperienza su internet, luogo pieno di aspiranti starlette del menga e di gente che per scalare le vette delle classifiche del web e dei siti di editoria sociale non esita ad organizzare marchette, scambi di voti, realizzando organizzazioni che tanto somigliano ad associazioni a delinquere (dedite in questo caso allo spaccio di primi posti negli aggregatori di news), nonché di cialtroni che cianciano di SEO, posizionamento di siti e di trucchi per scalare le classifiche, con tanto di libri a prezzo modico da pagare con offerta libera su Paypal, con metodi che tanto ricordano i maghi ed i cartomanti della televisione, allora la mia considerazione sulla manifestazione crolla del tutto. Ma diciamo che in questo caso il mio giudizio è inficiato dal mio pregiudizio.

Prima che i manifestanti del B Day si manifestassero in piazza ho letto l’articolo di Comandante Nebbia sullo scandalo Tributi Italia. La storia di Tributi Italia porta con sé molte ragioni per scandalizzarsi: i giornali non ne parlano quasi (censura, autocensura?), il caso era noto da mesi ma la società è stata sospesa solo ora, infine, cosa più scandalosa di tutte quest’azienda tratteneva il 30% dei tributi riscossi. In parole povere il 30% delle nostre tasse finiva nelle tasche dei privati a cui i comuni avevano demandato la riscossione dei tributi. Perché una cifra così alta? Ma soprattutto, per quale motivo lo Stato dovrebbe demandare la gestione delle sue tasse ad una società esterna, soprattutto se tale gestione costa così tanto?

Vedremo mai una protesta per questo scandalo? Scenderanno mai i cittadini in piazza contro l’esternalizzazione della riscossione dei tributi? Scenderanno mai in piazza contro l’esternalizzazione della gestione dei parcheggi cittadini, degli autobus, dell’acqua, delle caldaie, soprattutto quando la privatizzazione di queste attività comporta un aumento dei costi e quindi delle (tante odiate) tasse? La risposta sembra essere no. In questi casi, gli stessi cittadini così violentemente antiqualcosa (Berlusconi, Magistrati, destra, sinistra), diverrebbero improvvisamente fatalisti e qualunquisti. Tutti colpevoli, nessun colpevole, così va il mondo, che ci possiamo fare? Io ritengo in realtà che i termini adatti non siano qualunquismo e fatalismo quanto omertà. Molti di noi sono parte di quest’ingranaggio in un modo o nell’altro e tutti, ma proprio tutti, sappiamo come funzionano le cose solo che non abbiamo alcuna voglia di cambiarle. Non c’è sorpresa per ciò che ha fatto Tributi Italia perché tutti sappiamo come funzionano le cose, come vengono amministrate le nostre città e quanti interessi girino intorno a queste finte aziende gestite da finti imprenditori.

Sappiamo che la maggior parte delle società miste e/o società di “outsourcing” che “infestano” le amministrazioni pubbliche sono organizzazioni dedite allo spaccio di posti di lavoro, utili per foraggiare il portafoglio voti dei politici ma utili anche per trovare un posto al nostro “figliolo che ha bisogno di lavorare”. Sappiamo che funziona così ma non ci scagliamo contro questo stato di cose con la stessa rabbia con cui, alternativamente, ci scagliamo contro Berlusconi, la Magistratura, Di Pietro, la sinistra, la destra, la chiesa, gli atei, i mussulmani e tutti gli altri simulacri dietro ai quali nascondiamo la sporcizia di questa nazione. Per omertà, per interesse, per rassegnazione, poco importa. Ci scagliamo contro Berlusconi, che rappresenterebbe un certo modo di fare politica, ma nel nostro piccolo ci comportiamo proprio come lui o peggio, come i suoi servi che tanto ferocemente deridiamo. Porgiamo la mano per chiedere un posto di lavoro, votiamo un politico perché ci ha fatto un favore, ci rivolgiamo al vigile “parente” per evitare una multa, tarocchiamo le classifiche del web per avere i nostri 5 minuti di fama. Facciamo finta così di ignorare che quei politici e quegli “amministratori” a cui affidiamo il nostro futuro ed il futuro dei nostri figli sono già dei piccoli berluschini e noi siamo i loro servi. Vero, non siamo tutti così, ma c’è comunque una grossa percentuale di persone che vive in questo modo e molte di queste persone vanno tranquillamente al No Berlusconi Day. Molto più facile indignarsi per le cose “grandi”, altrimenti saremmo costretti ad indignarci con le cose più piccole, se non con noi stessi. Molto meglio imprecare Dio che non ci dà il pane piuttosto che rimboccarsi le mani e scavare la nuda terra. Ecco perché ritengo che il No Berlusconi Day sia inutile, dopo Berlusconi l’Italia non sarà un paese migliore, sarà solo un paese con un Berlusconi che ha un nome diverso ma usa gli stessi metodi e la nostra nazione continuerà ad essere un’Italia piena di Berluschini e servi, un’Italia mafiosa e patetica, destinata prima o poi all’oblio che merita.

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Comments

49 Risposte a “Senza Berlusconi avremo un’Italia migliore?”
  1. ilBuonPeppe scrive:

    Verissimo
    Ineccepibile
    Perfetto
    Tragico

  2. Alfonso scrive:

    Completamente d’accordo sulla maggior parte dei contenuti, in particolare sull’inutilità del No B-Day. Un po’ meno, se posso, sull’”iperbole dell’italiano”. O meglio, senz’altro sono d’accordo anche su quella, però non posso fare a meno di chiedermi: sennò? Quali alternative abbiamo? Se i posti pubblici sono blindati, quelli privati familiari sono un lento suicidio annunciato, che altro possiamo fare se non adeguarci – dovesse questo significare attaccarsi al pollo, mungere alcune rarissime vacche grasse, battere ferri roventi in rapido raffreddamento?
    Avendo pure ammesso che oggi come mezzo millennio fa il mondo va nella direzione indicata dai mecenati, continuiamo comunque ad educare i nostri figli all’arte di apparire, agli status, premiando la loro furbizia. Ma quali alternative REALI abbiamo? Farci prima crollare addosso le cose e poi scendere in piazza, di fronte ad un sistema-uomo così poco performante, resta l’unico sollievo possibile. Anche se ovviamente mi rendo conto che è dannatamente triste…

    • doxaliber scrive:

      Io non accetto questa giustificazione. C’è chi non si adatta a tutto questo. Chi invece si adatta ed accetta questa situazione dovrebbe almeno avere la dignità di non indignarsi visto che è parte del meccanismo. Posso sforzarmi e comprendere che a volte certe scelte sono quasi obbligate (bisogna pur dare da mangiare ai figli) però in questi casi bisognerebbe almeno avere la dignità di vergognarsi e di non fare il casto e puro. Non ti pare?

      • Alfonso scrive:

        Senz’altro non è una giustificazione accettabile.
        Però se mi dici che c’è chi non si adatta a tutto questo, il mio invito è di mettermi in contatto con chi dici tu. Uno che non si adatta allo sfregio culturale/sociale della mia penisola e che pure risolve i suoi problemi di base, per come la vedo io, può SOLO PERMETTERSELO: se può permetterselo O non lavora O i problemi di base li risolve in altro modo (allora può essere che ci sia chi glie li risolve, in questo caso credo proprio si sia adattato, attingendo dal “meno schifo” possibile) allora sapere come si fa mi sarebbe utile (sono sicuro che potrebbe evitarmi l’esposizione per nove ore al giorno di fronte a un monitor seduto accanto ad un’emittente di agenti cancerogeni…).
        Per il resto posso solo sperare nell’onestà di chi va al no b-day e presumere che tutti i presenti fossero lì perché fanno semplicemente parte di una irrispettosa “italia che ha perso” e continua a perdere…

        • doxaliber scrive:

          Ce ne sono eccome, ci sono quelli che se ne sono andati all’estero, quelli che pur di non vendersi hanno rinunciato a carriere sicure, ci sono quelli che pur con una laurea hanno aperto un bar o un negozio con l’aiuto dei genitori, ci sono i disoccupati, i precari che sono tali perché non hanno mai avuto un sano calcio in culo…. che poi quella descritta sia una mentalità diffusa non vi sono dubbi ma credere che “così fan tutti” è ugualmente sbagliato. Anzi: è la giustificazione di molti.

          • Alfonso scrive:

            Per favore: ho letto l’articolo e ovviamente m’è piaciuto… ma vogliamo forse credere che Cenerentola sia una laureata che spilla birre, che ha trovato il lavoro della vita e vissero tutti felici e contenti? E’ la storia di tutti i precari alla rottura del primo contratto a progetto. Per conto mio almeno…

            Chi se ne va all’estero per me NON CONTA AFFATTO perché non ha fatto niente per rendere questo un posto migliore. Ha trovato semmai un adattamento più semplice in una realtà meglio gestita ma non esente da altri schifi cui si è dovuto piegare…

            A proposito “quelli che pur di non vendersi hanno rinunciato a carriere sicure”… che hanno fatto per risolvere i propri problemi?
            quelli che “con una laurea hanno aperto un bar o un negozio con l’aiuto dei genitori” è il lento suicidio di cui ti parlavo, a meno che non parli di esercizi all’interno dei centri commerciali… Se ne conosci qualcuno, fatti dire com’è lavorare lì dentro…

            “ci sono i disoccupati, i precari che sono tali perché non hanno mai avuto un sano calcio in culo” si presta a interpretazioni, essendo romano la interpreto con “sano” tra virgolette… e sono d’accordo. E ci sono anche i precari che NON VOGLIONO il calcio in culo per poter continuare a guardarsi allo specchio la mattina senza sentirsi degli schiavi…

            Chiarisco: non condivido la giustificazione che pure sembro fornire, è che ritengo l’italiano povero di alternative valide. Fuggire all’estero (l’unica cosa che avrebbe un senso) non la reputo comunque un’alternativa valida. Sono dell’idea romantica che “questa è la strada, baby”, soltanto che il nostro compito è fornire degli esempi di educazione e dimostrare che siamo in un altro millennio, non di continuare a fare i giochi di chi “sta sopra”.

            • doxaliber scrive:

              Non convengo minimamente con te. Durante le dittature ad esempio l’esilio o l’emigrazione consapevole erano una scelta, spesso anche un atto di protesta. La storia di rimanere per combattere il sistema da dentro a me francamente pare una barzelletta.
              Non si può sperare di cambiare il mondo vivendo una vita onesta senza piegarsi al potente di turno, chi fa questa scelta in primis lo fa per stare a posto con la sua coscienza, per sentire di non essere parte di un sistema criminale.
              Oramai non è più in gioco la libertà: già da tempo è andata in malora. Il problema è se avrà il potere Cesare o Pompeo: che hai a che fare con questa disputa? Niente.

              Ma come sceglierai di vivere ha a che fare con i tuoi figli, con il loro futuro e con il futuro di un popolo. I padri sono d’esempio ai figli e la società si cambia, pur molto lentamente, cercando di migliorare il nostro piccolo mondo, quello più immediato che ci sta intorno. Se la maggior parte dei precari fossero stati tutti come cenerentola oggi forse i datori di lavoro non potrebbero fare dei lavoratori carne da macello. Perché in Francia quando cercarono di introdurre il CPE si scatenò l’inferno mentre da noi vengono approvate leggi scandalose ed avvengono fatti da far accapponare la pelle senza che si muova alito di foglia? Perché in Francia esiste una nazione, un senso civico, che qui non abbiamo più. Ma erriamo se crediamo che la civiltà sia qualcosa che possa essere imposta dall’alto, la società civile parte dal basso. Le foglie sono secche perché è la radice ad essere marcia.

              • Alfonso scrive:

                Probabilmente hai ragione. Io non ho una rosa molto ampia di esperienze dirette su chi è andato a vivere all’estero. A parte i miei nonni che sono scappati dalla morte e tornati quando per loro non c’erano più pericoli, TUTTI GLI ALTRI sono andati all’estero per matrimonio, simpatie, sussidi, speranza di trovare un lavoro in linea con i propri studi. Questi ultimi quasi si discostano dall’Italia, come se non ne avessero mai fatto parte. Se è quindi probabile che sia una barzelletta quella di combattere il sistema da dentro, l’idea di combatterlo da fuori (considerando che c’è un sistema da combattere in QUALSIASI stato del pianeta) è un’idea ancora più ridicola e insincera e alla quale, personalmente, non voglio concedere il minimo dubbio.
                Presumibilmente me ne andrò anch’io, per delle questioni di principio legate alla fornitura di energia ed ai genitori della mia generazione (non dettaglio sennò vado fortemente OT) e non vorrei. Ma se me ne andrò non avrò mai il coraggio di dire (da fuori) che gli italiani dovrebbero fare così o colà. Spero di aver spiegato meglio la mia posizione in materia.
                Circa la storia di cenerentola, invece, mi permetto di insistere: il colloquio col capo della società in materia di contratto è RARISSIMO (credimi, sono co.pro. da DIECI anni). Si parla con un account manager o col responsabile del personale al massimo, e nel 101% dei casi è uno che in pochissimi minuti ti conosce, sa già cosa vuoi dirgli o ribattergli e il peggio è che non gli interessa minimamente. Non rinnovare il contratto a te fa parte della sua lista di TODOs quotidiana. Al massimo, dentro di se’ si dispiace, ma dura poco. Tutti eseguiamo degli ordini, non possiamo vivere portando il nostro mestiere dentro di noi (si dice…).
                Immagina quindi la storia come continua: il capo si accorge che Cenerentola spilla le birre a quel pub ed esce a capo basso… per poi rialzarlo immediatamente dopo e proseguire con lo stesso ragionamento di sempre: “c’è senz’altro un altro pub qui vicino dove non rischio che la barista mi sputi nella birra”… Nel frattempo al pub arrivano le studentesse fuorisede che per meno di Cenerentola spillano prima, meglio, e indossano anche camicette scollate che attirano i clienti…
                Piuttosto, un bene per il nostro paese sarebbe che LA MOGLIE del responsabile del personale disapprovasse i suoi comportamenti. Che LA FIGLIA PICCOLA del capo lo incitasse a rinunciare a rivendersi continuamente cose che non sa fare in favore di un ambiente di lavoro più compatto e consolidato… ecc.
                Ultimo cenno sulla questione francese e il CPE: studenti E popolo (non studenti che si fanno massacrare e popolo a casa a guardare la TV che trasmette senza sosta e a rotazione quattro-cinque episodi violenti facendoli passare per l’intera manifestazione), sindacati dalla parte del popolo (come dovrebbe essere) e uno come Chirac possono fare una differenza sostanziale. Credo.

                • doxaliber scrive:

                  Ultimo cenno sulla questione francese e il CPE: studenti E popolo (non studenti che si fanno massacrare e popolo a casa a guardare la TV che trasmette senza sosta e a rotazione quattro-cinque episodi violenti facendoli passare per l’intera manifestazione), sindacati dalla parte del popolo (come dovrebbe essere) e uno come Chirac possono fare una differenza sostanziale.

                  Si, ma non è che i francesi hanno qualcosa in più degli italiani (maggiore partecipazione civile, un presidente più serio dei sindacati degni di tal nome) per grazia ricevuta. Questo è l’errore che a volte percepisco, sembra che tutte ste “disgrazie” agli italiani siano piovute dall’alto, per maledizione divina, in primis Berlusconi, non che ci siano responsabilità da parte nostra. La colpa è sempre degli “altri” e noi ci puliamo la coscienza, questo non va bene affatto.

                  • Alfonso scrive:

                    beh, in realtà i Francesi hanno punti di forza che gli italiani non posseggono. Ne riporto alcuni, tanto per sintetizzare, non voglio dire che sono “meglio” degli italiani, o che quello che dico ora E’ il popolo francese nella sua interezza.
                    Sono un popolo storicamente molto più unito degli italiani, non solo a livello di unità nazionale (ci vuole poco…) ma come senso di patria. Possiamo dire anche “nazionalismo”, nella sua accezione migliore.
                    Hanno iniziato ad essere uno stato multietnico molto prima degli italiani.
                    Hanno una TV diversa da quella italiana (al di là di Berlusconi), e come sai questo conta moltissimo.
                    I francesi sono un popolo la cui voce è importante ed ascoltata dalla politica locale. Nessuno li farà santi, anzi… però senz’altro tutto questo porta a dei risultati quando vengono promosse leggi impopolari.

  3. doxaliber scrive:

    Aggiungo che forse si, un giorno ci sarà uno sciopero per Tributi Italia: quando e se i suoi dipendenti dovessero rischiare il licenziamento.

  4. anna scrive:

    La gente spesso non controlla nemmeno i suoi interessi con la rassegnazione di chi non si può mettere contro un gigante. per i miei casini mi sono sentita dire più volte si hai ragione ma è così e ti conviene stare zitta, come minimo ti fai del nervoso e perdi del gran tempo. Ma non ci sto, la prendo a ridere e perdo ancora dell’altro tempo a raccontarla: http://www.nonsolotigullio.com/tipidabar/

  5. angelo fabbri scrive:

    Hai ragione, ma…

    io credo che senza Berlusconi avremo un’Italia sicuramente migliore, sia perché in questo momento viviamo in un’autentica dittatura mediatica, sia perché si apriranno nuove possibilità di riportare l’Italia (forse di portare, visto che non c’è mai stata) nel novero delle nazioni civili.

    Si, c’è il problema degli italiani, di noi italiani, ma io che non sono giovane so che le cose si realizzano passo per passo, con tanto sudore e tanta fatica, ma che è l’unico modo per riuscirci.

    Chi promette miracoli o pretende il tutto e subito è un illusionista o un illuso, per cui ti dico: hai ragione, cerchiamo di metterci a lavorare sulla strada giusta, se non altro per lasciare una società migliore ai nostri figli, e quel poco di positivo che riusciremo a fare sarà sempre qualcosa di più di niente.

    • doxaliber scrive:

      L’Italia prima di Berlusconi era migliore? Ai tempi di Craxi? Ai tempi del terrorismo? Per trovare l’Italia di cui parli dovremmo tornare molto indietro nel tempo, un periodo breve, volato via come le foglie in autunno. In quanto alla democrazia abbiamo avuto governi monocolore per 50 anni ed abbiamo più giornali di partito noi che non tutti gli stati del Patto di Varsavia messi insieme; ed i giornali di partito non sono nati in epoca berlusconiana.

      Funziona così: per anni i partiti hanno lottizzato l’informazione, sia sulla carta stampata che in televisione. Poi è arrivato Berlusconi che oltre a lottizzare l’informazione l’ha pure privatizzata e quelli che prima si erano spartiti la torta ora cianciano di libertà di informazione e democrazia. Non sanno neanche cosa siano queste parole perché altrimenti avrebbero risolto il problema prima e Berlusconi non sarebbe nemmeno esistito.

      • angelo fabbri scrive:

        Com’era l’Italia prima di Berlusconi è storia, se è stata migliore, peggiore o uguale sono valutazioni. Come sarà dopo Berlusconi lo vedremo.

        Però io considererei anche il susseguirsi dei periodi storici e l’impatto che hanno avuto, perché credo che se non fosse caduto il muro di Berlino adesso saremmo a parlare di una realtà molto più simile a quella ante-tangentopoli.

        Il terrorismo, Craxi, e mettiamoci anche le strategie stragiste e la P2, sono episodi storici tutt’altro che chiariti che hanno radici antiche ma gettano ombre anche sul presente.

        L’analisi della struttura politica italiana è complessa ma non impossibile, e hai certamente ragione nel dire che chi si oppone a Berlusconi sono gli stessi che ne hanno consentito l’avvento e – ti dirò di più – non l’hanno fermato quando era ancora possibile, ai tempi dello sgambetto di D’Alema a Prodi.

        Ma mi domando: e allora? Tutti uguali, quelli che ci sono stati, quelli che ci sono e anche quelli che verranno, perché espressione di una società malata?

        • doxaliber scrive:

          Io credo di si. Togli Berlusconi e immagina le amministrazioni locali. Considera come vengono gestite e lottizzate sanità, scuola, servizi pubblici. Il debito pubblico italiano negli ultimi anni è cresciuto più a causa delle amministrazioni locali che non per lo Stato stesso. Il sistema è malato e non vedo prospettive di miglioramento per il momento.

  6. fma scrive:

    Ma sei proprio sicuro che l’Italia prima di Berlusconi non fosse migliore e che, dopo, non ci sarà probabilità alcuna che possa tornare ad esserlo?
    In fin dei conti stiamo parlando di una realtà variegata e mutevole, mica di un monolito di teste di cazzo.
    Almeno io credo. Confortato dal fatto che oltre a Craxi e al terrorismo che dici tu, ci sono state anche delle persone per bene.
    Mi vengono in mente Ciampi, o Rita Levi Montalcini che si recava a votare a cent’anni, o Enrico Berlinguer, o il vecchio Ugo la Malfa, ma anche Giovanni Malagodi e Giorgio Amendola, e mi fermo e mi scuso con tutti gli altri, naturalmente.
    Da dove venivano, da Marte? o dallo stesso ceppo che ha espresso Berlusconi?

    • doxaliber scrive:

      Ma che c’entra, il fatto che il sistema sia marcio nella sua interezza, a partire dal basso, non esclude l’esistenza di persone perbene, costrette però a vivere in una società largamente degenerata. L’ho scritto pure in risposta al commento di Alfonso. Anche durante il fascismo c’erano persone per bene, alcune sono fuggite all’estero, altre sono state uccise, altre sopportavano in silenzio (meno coraggiosamente di altri). Ma il fascismo è rimasto comunque un turpe periodo per questa nazione. Poi abbiamo avuto l’occasione di riscattarci ma l’abbiamo persa. Ed oggi siamo qui, in un’Italia che sicuramente è figlia del pentapartitismo, del brigatismo e del Craxismo e per certi versi, purtroppo, non rinnega di sé nemmeno l’epoca più buia di tutte: quella del fascismo.

      • fma scrive:

        C’entra, c’entra.
        Affermare che le persone perbene sono l’eccezione di un sistema marcio, equivale, da un punto di vista strettamente logico, ad affermare che le persone permale sono le eccezioni di un sistema sano.
        L’Italia è figlia della sua storia. Non ci piove.
        Ma la sua storia non finisce nel quadrilatero fascismo, craxismo, pentapartitismo, brigatismo.
        Per chi voglia vedere.

        • doxaliber scrive:

          Ognuno ha la sua visione delle cose, c’è poco da fare. Magari avrai voglia di spiegare, in un commento o in un articolo, perché una buona parte degli italiani che urlano e sbraitano contro Berlusconi diventano timidi e restii quando si comincia a parlare di argomenti che li riguardano più da vicino, che sia semplicemente farsi togliere la multa dall’amico vigile o non votare un personaggio politico locale solo perché ti ha promesso ho ti ha fatto un favore. Io fatico veramente a non vedere in questo un antico vizio italico. Magari è solo pregiudizio ma di certo è un pregiudizio basato sull’esperienza personale. Francamente non sarei così pessimista se certe mentalità non le sperimentassi ogni giorno in ogni aspetto della vita sociale. Il brutto è che le ho sperimentate da sud a nord dello stivale, il che è ancora più triste.

          PS La mia richiesta di spiegazioni non è retorica, ma sincera. Mi interessa veramente leggere un punto di vista diverso dal mio.

  7. Ho letto e mi e’ venuto da sorridere. Perche’ e’ tipicamente italiano stigmatizzare le iniziative (quali che siano, contro o a favore di chiunque siano) dicendo: pero’ per questo, quello e quell’altro mica ti muovi, mica ti agiti, mica fai niente. E’ ti assicuro che c’e’ sempre qualcosa in piu’ che si potrebbe fare. Ma l’importante, secondo me, e’ cominciare a farlo quel qualcosa. Quindi, a mio parere, va benissimo manifestare, va benissimo organizzare petizioni, va benissimo anche denunciare i fatti che nessuno denuncia, ricordare ad un paese senza memoria chi ha fatto cosa, come e quando.
    Quello che mi ha fatto meno ridere e’ la tirata moralistica e da Savonarola del 2010 su tutti noi. Ed e’ inutile aggiungere “lo so che non siamo tutti cosi’, pero’ la maggior parte…”
    Io me ne fotto della maggior parte. Io non ci sto a essere messa in quell’elenco di nefandezze (alcune assurde, tipo la cosa di scalare le classifiche su Internet. Ma dai!) e non ci sto soprattutto ad accettare i soliti sermoni, triti e ritriti, su chi si rimbocca le maniche e se ne va all’estero. Chi se ne va all’estero si arrende, non si rimbocca affatto le maniche, decide semplicemente (e avra’ le sue ragioni) di mollare gli ormeggi e fanc**o tutti gli altri.

    Dici:

    Porgiamo la mano per chiedere un posto di lavoro

    Mai porto la mano, mai chiesto, il lavoro che ho me lo sono sudato con le mie capacita’. Vengo sottopagata, sono precaria, ma da quando ho compiuto 24 anni (e oggi ne ho quasi il doppio) non sono mai stata un giorno senza lavorare. Ho accettato qualsiasi lavoro, ho fatto anche la portinaia, intanto studiavo, mi muovevo, partecipavo a concorsi e borse di studio. Oggi sono una dei tanti giornalisti precari della Rai e, allibisci, e’ stata la Rai a cercarmi nel 2003. Io non volevo neanche accettare, guarda un po’.

    votiamo un politico perché ci ha fatto un favore

    mai ricevuti o chiesti favori ai politici, non conosco personalmente nessuno che lavori in politica.

    ci rivolgiamo al vigile “parente” per evitare una multa

    Ci ho fatto anche un post qui su Mente Critica. Ho pagato un paio d’anni fa 384 euro di cartella pazza perche’ non avevo il tempo materiale (lavoro con orari assolutamente malsani) per andare a protestare. E non ho parenti vigili.

    tarocchiamo le classifiche del web per avere i nostri 5 minuti di fama

    Va beh, senza commento.

    Facciamo finta così di ignorare che quei politici e quegli “amministratori” a cui affidiamo il nostro futuro ed il futuro dei nostri figli sono già dei piccoli berluschini e noi siamo i loro servi.

    Sara’ che non ho figli, ma non mi sono mai resa serva di nessuno. Tra tutti coloro che hanno attraversato la mia vita, sfido qualcuno a dire che io sono in debito con lui per qualcosa.

    Vero, non siamo tutti così,

    Appunto!

    ma c’è comunque una grossa percentuale di persone che vive in questo modo e molte di queste persone vanno tranquillamente al No Berlusconi Day.

    E tu ovviamente ne sei certo, li conosci, lo sai. Io no. Al No-B day hanno partecipato intere famiglie con i bambini piccoli che venivano da ogni angolo d’Italia, che hanno organizzato la levataccia, i panini, si sono caricati i figli in macchina all’alba e sono arrivati a Roma. Mi concedi la liberta’ di sentirmi assolutamente FIERA di loro? Grazie.

    • doxaliber scrive:

      Questa è la seconda volta in poco tempo che mi accusano di fare il novello Savonarola, sarà vero, che devo dirti.

      Tutto il resto invece fa sorridere me. Uno cerca di denunciare una mentalità ed un modo di vivere diffusi e ben radicati nella cultura italiana e qualcun altro indugia sul particolare, in particolare su sé stesso. Come se qualcuno, leggendo uno scritto di Borsellino che accusava la Sicilia ed i siciliani (se non egli stesso) di avere una cultura omertosa e mafiosa, si alzasse in piedi e dicesse: “eh no, io non sono mafioso e dei mafiosi me ne fotto” o peggio “la mafia non esiste” (come fece Cuffaro nello speciale contro la mafia).

      Brava, ma anche sticazzi verrebbe da dire. A parte che non possiamo fottercene di chi ci sta attorno perché queste persone influenzano la nostra esistenza, vogliamo forse credere che Borsellino fosse davvero convinto che tutti i siciliani, ma proprio tutti, sono mafiosi oppure logica vuole che egli facesse un discorso più generale sul tessuto sociale e su una mentalità diffusa?

      In quanto all’utilità dell’ennesimo No Berlusconi Day ognuno rimanga della sua opinione, io ho la mia. So che siamo all’ennesima manifestazione contro Berlusconi e per tante altre cose gravissime non si è mossa foglia (diciamo che per Tributi Italia è presto, vediamo). Sei pregata di non ridurre la mia legittima opinione ad “antico vezzo italico”. Non puoi accusare il mio pezzo di generalizzare e poi, utilizzare un luogo comune sugli italiani, per sminuire ciò che h scritto. Non è coerente.. :)

    • Gilda scrive:

      Mah… io questi genitori che si portano i bambini alle manifestazioni non li capisco. Ci ha provato tante volte mio padre… e a parte passare una giornata noiosa (un bambino preferisce i suoi giocattolini a casa) che cosa si conclude? Formano solo un pregiudizio nella testa dei bambini. Io e mio fratello da piccoli se ci volevamo insultare ci gridavamo dietro “Berlusconiano!” o roba del genere… e a che serve? Un bambino non li capisce gli errori politici, come potrebbe? Io ci ho messo parecchio a liberarmi del pregiudizio che avevo verso Berlusconi, e ringrazio mia madre che non mi ha mai inculcato credenze dal nulla come fanno in ogni parte del mondo. Io ho amici che sbandierano in giro il loro odio verso Berlusconi, ma non sanno nemmeno chi è… sanno solo che da anni i loro genitori lo odiano, quindi lo fanno anche loro. E’ normale questo?

      • doxaliber scrive:

        I genitori che si portano i bambini al No Berlusconi Day non sono poi tanto diversi da quelli che li portano al Family Day. C’è da dire comunque che se non hai a chi lasciare i figli o te li porti dietro o non vai alla manifestazione.

  8. Oris scrive:

    Io sono con doxa:

    Non voglio dire che chi ci va non ci creda o faccia male, ma ritengo davvero che una manifestazione contro il berlusca sia un segno del degrado della percezione comune, un segno di quanto ci hanno manipolati.

    Chi pensa che il berlusca sia il problema o è ingenuo o è in mala fede, il sistema non può essere alla mercé di un uomo solo, semmai è l’uomo solo strumento del sistema.. ;)

    Sostituibile, tra l’altro.

    Il berlusca ha solo un grande difetto rispetto a tutti gli altri “pupazzi” del potere: è scandalosamente cialtrone. :D

    E questo lo rende perfettamente antipatico, la sua strafottenza, spesso pure simpatica nel suo esser grottesca, rende gli animi di coloro che la pensano contrariamente furenti.

    Quando “scese in campo” ricordo che nessuna delle forze politiche (Occhetto in primis) pensava che fosse un pericolo, ma il suo incarnare “l’antipolitica” lo ha reso quello che è oggi.

    Ma davvero pensate che l’asse d’Alema Berlusconi non esista?

    Davvero pensate che non esistano altri “assi” sotto il tetto di questa politica?

    La manifestazione contro berlusconi, torno a dire o è ingenua o èè ipocrita, o entrambe le cose.

    Si disse che andare alle urne risolve il problema, quando chi come me diceva di disertarle, come SIMBOLO di vera manifestazioen del dissenso.

    Non serve a nulla?

    Beh, visto i risultati ottenuti votando… (sono andato anch’io stavolta, sinistra e libertà, buttato via del tempo).

    Mi ricorda davvero tanto questo modo di fare, quello che accade su FB, dove nascono gruppi e firmatari per le migliori intenzioni, dove i proclami si sprecano, dove l’impegno civico viene oramai assolto in modo “virtuale” sia dentro la rete, che fuori.

  9. Oris scrive:

    Io sono con doxa:

    Non voglio dire che chi ci va non ci creda o faccia male, ma ritengo davvero che una manifestazione contro il berlusca sia un segno del degrado della percezione comune, un segno di quanto ci hanno manipolati.

    Chi pensa che il berlusca sia il problema o è ingenuo o è in mala fede, il sistema non può essere alla mercé di un uomo solo, semmai è l’uomo solo strumento del sistema.. ;)

    Sostituibile, tra l’altro.

    Il berlusca ha solo un grande difetto rispetto a tutti gli altri “pupazzi” del potere: è scandalosamente cialtrone. :D

    E questo lo rende perfettamente antipatico, la sua strafottenza, spesso pure simpatica nel suo esser grottesca, rende gli animi di coloro che la pensano contrariamente furenti.

    Quando “scese in campo” ricordo che nessuna delle forze politiche (Occhetto in primis) pensava che fosse un pericolo, ma il suo incarnare “l’antipolitica” lo ha reso quello che è oggi.

    Ma davvero pensate che l’asse d’Alema Berlusconi non esista?

    Davvero pensate che non esistano altri “assi” sotto il tetto di questa politica?

    La manifestazione contro berlusconi, torno a dire o è ingenua o èè ipocrita, o entrambe le cose.

    Si disse che andare alle urne risolve il problema, quando chi come me diceva di disertarle, come SIMBOLO di vera manifestazione del dissenso.

    Non serve a nulla?

    Beh, visto i risultati ottenuti votando… (sono andato anch’io stavolta, sinistra e libertà, buttato via del tempo).

    Mi ricorda davvero tanto questo modo di fare, quello che accade su FB, dove nascono gruppi e firmatari per le migliori intenzioni, dove i proclami si sprecano, dove l’impegno civico viene oramai assolto in modo “virtuale” sia dentro la rete, che fuori.

  10. Non si pò prescindere dal particolare. Così come non si dovrebbe dire che chi non la pensa come te, la pensa come Cuffaro. Io conosco più italiani che si comportano come me che italiani che si comportano come tu dici. Che ti devo dire? Sarà che frequento cattive compagnie. :-)

    • doxaliber scrive:

      Questo parallelo tra Cuffaro è chi non la pensa come me è una tua (erratissima) interpretazione. Io credo di avere la tendenza ad ascoltare gli altri e non ad accusarli.

      Non si pò prescindere dal particolare.

      Questa frase, in riferimento all’articolo che ho scritto, non ha alcun senso. Non si può analizzare una struttura sociale descrivendo nel dettaglio ogni singola individualità che la rappresenta. Non ha alcun senso. Come non avrebbe alcun senso accusare Borsellino di essere qualunquista solo perché dice che in Sicilia c’è una mentalità mafiosa.
      Ogni volta che si cerca di fare questo tipo di critiche c’è però che reagisce male ed accusa il “Savonarola” (o giustizialista, in fondo è la stessa cosa no?) di turno di essere qualunquista, disfattista, moralista.
      Sono in fondo gli argomenti che usa Berlusconi, per lui non sono forse disfattisti coloro che descrivono un’Italia corrotta, divisa, con un’economia in lenta rovina e dove il malcontento sociale è diffuso e non è stato forse lui a dire che il lavoro dei Magistrati “sputtana il paese all’estero”? Non sono giustizialisti coloro che cianciano di leggi uguali per tutti? Come sono spesso i berlusconiani a dire: “se non ti piace come funziona in Italia vai all’estero (magari in nazione islamica).

      Sono anche i metodi di Cuffaro: voi sputtanate la Sicilia ed infangate le persone.

      Nel metodo mi sembra che tu non sia stata diversa, hai sentito la necessità di porre dei distinguo, mi hai accusato velatamente di qualunquismo unito a quel classico disfattismo all’italiana ed infine mi hai dato del giustizialista, anzi qualcosa di peggio, del Savonarola.

      Mi domando, se invece di descrivere “gli italiani” avessi scritto i “berlusconiani” o “i politici” o i “raccomandati”, categorie dalle quali ti senti esclusa, avresti avuto la stessa reazione?

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