Sentinella


Fu così che andò. Fu così che le mani si staccarono e le strade iniziarono a divergere. Fu così che che la luce appassì e la notte giunse con il rombo silenzioso della fine del mondo.

FINE

CAPITOLO IV

Ci sono cento miliardi di parole, l’una diversa dall’altra. E ci sono cento miliardi di lingue, ciascuna con cento miliardi di parole. E le parole possono essere messe in fila in cento miliardi di modi distinti e questo avviene in cento miliardi di mondi per ognuna delle cento miliardi di stelle diverse in ogni singolo istante del tempo. E il tempo ha molto più di cento miliardi di istanti. E ogni freccia del tempo giace nella faretra insieme ad altre cento miliardi di frecce del tempo, ciascuna allineata ai cento miliardi di universi paralleli che formano la tessitura del creato. E in quella trama fitta, che si intesse nello spazio e nel tempo secondo geometrie incomprensibili, io ho messo in fila poche parole, saranno state poco più di cento, sicuramente meno di cento miliardi, poche parole dicevo, come un esile filo dorato. E tu, seguendo quel filo, a volte col favore della luce, altre volte saggiandolo delicatamente con le tue dita sottili, altre volta ancora percependo la rotta nella flebile curvatura dello spazio che lo avvolge, mi hai trovato. E le nostre mani si sono congiunte, collimando l’una con l’altra come se fossero state fatte, all’origine di tutto, solo ed esclusivamente per questo.

PREFAZIONE

E’ successo che sono morto. Ed è stata una cosa lenta, progressiva, vorrei dire indolore, ma non è vero. Ho sofferto. E’ stata una sofferenza sottile, sotterranea, quasi impercettibile che, a lungo andare, è diventata parte di quello che restava della mia vita.
E’ successo che sono morto dicevo. Non so dire il momento esatto, ma a un certo punto la vita si è staccata da me ed è volata via. L’ho vista allontanarsi come un palloncino rosso che sfugge dalle mani di un bambino. Ed io, che sono morto, l’ho guardato avvilupparsi nel vortice del vento fino a perderlo di vista.
E’ successo che sono morto, ma non vale la pena di prendersela troppo. Sono stato un mediocre, ho vissuto nella paura e non ho mai avuto un momento di splendore. Se ci fosse qualcosa da ricordare di me, dovrebbe essere cancellata. Per fortuna non rimane nulla se non il calore che ho disperso, il vuoto che ho colmato, l’ossigeno che ho bruciato, la terra che ho calpestato, le vite che ho spezzato e il silenzio colpevole nel quale sono vissuto.

di @lollypop27_

CAPITOLO VIII

Signore proteggici. Ora che la luce ci abbandona e ci incamminiamo nel sentiero buio della notte, poni la Tua mano su di noi e sulle nostre armi, stringi il nostro cuore e non farlo battere all’impazzata, facci da scudo e indicaci la strada per riportarci alla luce, nella Tua infinita grazia e nel soffio salvifico del tuo Spirito.

Brillano mille stelle nel cielo scuro d’oriente. La luna è una virgola sottile d’argento. La luce rossa della città che ho bruciato risplende di viviidi riflessi gialli. L’odore del fuoco e le grida dei superstiti. Il rombo dei carri e quello degli elicotteri. Le mani in tasca, il cuore che batte. Le labbra serrate, la paura che ancora non scema. La lunga strada che ho davanti.

POSTFAZIONE

Questo è un universo simultaneo dove il tempo non esiste come grandezza fisica. La freccia del tempo è il sistema con il quale adattiamo la percezione degli eventi alla nostra capacità di elaborarli in successione in questa dimensione. In realtà  tutto avviene simultaneamente. Passato, futuro e presente sono parole che servono per designare regioni spaziali inaccessibili in quanto collocate, dal punto di vista percettivo, in universi paralleli. Ed è questo il motivo per il quale non può esserci contatto con Dio perché Esso, come molti hanno intuito, è collocato fuori dal tempo e la sua percezione è quella di una miriade di universi accordati su una time slice simultanea. Noi siamo nati, morti e vivi nello stesso esatto istante. E soli, lontani dalla Grazia per sempre.

CAPITOLO II

Riesco a vedermi dall’esterno come se ad inquadrarmi fosse un drone in un lungo piano sequenza circolare con la camera che gira lentamente intorno a me, seduto in questa stanza, con le mani poggiate sulle gambe, il viso rivolto verso la finestra, la luce calda del crepuscolo, il silenzio e uno zoom lento che arriva sui miei occhi. Stacco.
Ora è il momento di un flashback: esterno giorno, da qualche parte nei dintorni del mare di Kinneret. La luce si declina nello spettro incandescente, il cielo virato di lievissime pennellate bianche, la sponde rosse sottendono una silenziosa minaccia. Piano sequenza: Un uomo giovane, meno di vent’anni, in piedi su un rialzo del terreno, fuma guardando la bruma di calore che si solleva dal lago. Ha la barba e i capelli lunghi, un piccolo cappello con la visiera, l’elmetto agganciato alla cintura. Le braccia che stringono un fucile sono sciolte e molli in quel tranquillo pomeriggio di autunno. Ora ci spostiamo su un elicottero che lo sorvola a bassa quota. Lui alza un braccio per salutare e si intravede la mano del pilota che risponde. Mentre la macchina si allontana rombando, lo vediamo rimpicciolirsi nel suo remoto posto di guardia. Fra poche ore sarà notte e tutto cambierà. Ineluttabilmente.

Dissolvenza.

CAPITOLO IX

Mi piacciono gli inverni che si susseguono con la caparbietà cieca degli ottusi, l’erba che si tesse di minuscole particelle di ghiaccio, le  mattine che hanno il colore luminoso del ferro rovente, le domeniche pomeriggio d’estate nell’ombra delle stanze silenziose, i cieli cupi e scuri che annunciano pioggia e i lampi che si disegnano all’orizzonte che raccontano di tempeste lontane e vite dissolte nella furia del vento.


Informazioni su Comandante Nebbia

Sono stato un uomo mediocre. Ho avuto mille paure segrete e le ho tenute nascoste sotto una coltre di ruvida violenza. Ho camminato a caso e qualche volta mi sono fermato quando non dovevo. Ho muti rimpianti, una rabbiosa rassegnazione e vivo di severi silenzi.
Ho amato i pigri pomeriggi d’estate, le stanze ombrose con gli scuri abbassati e i giorni cupi dell’inverno più freddo, quando il cielo grigio minacciava pioggia e i primi lampi squarciavano l’orizzonte.