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Sentenza di Genova: una Forbiciata

17 novembre, 2008 - 8:00 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti




Condividi Sentenza di Genova: una Forbiciata. Michael Grimaldi ti ringrazia.
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Lo so, è dietrologia non suffragata da nulla. Del resto noi che non abbiamo accesso a carte, prove, reperti, testimonianze, possiamo solo interpretare. Tentare di fare come Pasolini ci ha insegnato: cercare di capire. Quindi il mio è un punto di vista parziale, opinabile, come tutti i punti di vista.
La sentenza giunta per il massacro nella scuola Diaz di Genova non è stato un colpo di spugna, è stata una forbiciata.




Non si è inteso assolvere i dirigenti della polizia per salvarli dal carcere e da un fine di carriera ignominiosa, anche se le persone in oggetto adesso ricoprono incarichi ancora più delicati e prestigiosi.
Non credo.

Secondo me si è voluto tagliare un filo. Condannare i dirigenti della Polizia poteva provare che lo scatenarsi della macelleria messicana all’interno della scuola Diaz era voluto a tavolino, che l’ordine era partito dall’alto. E chi aveva l’interesse a raddrizzare le reni di giovani votati al sacrificio pur di manifestare il proprio desiderio di vedere un mondo migliore? Un questore? Un questore si farebbe mai fatto carico di una tale responsabilità? Un questore avrebbe mai l’interesse di rischiare il proprio posto di lavoro, la carriera, addirittura la galera, per sedare una protesta?

No, certe strategie, come le esternazioni di Kossiga di questi ultimi giorni ci hanno confermato, sono puramente politiche. E di che tipo di politica è noto.
All’epoca il presidente del Consiglio era Silvio Berlusconi. Da più fonti si è saputo che quella notte alla Questura di Genova c’erano il ministro degli interni Giuseppe Pisanu ed il vicepresidente del consiglio Gianfranco Fini. Il centro di potere era il medesimo di questi giorni, e mai periodo poteva essere più propizio per attendere la sentenza in questione.

La sentenza ha tagliato, come un colpo di forbici, il filo rosso (pardon, nero) che dall’ultimo dei poliziotti coinvolti poteva far salire più in alto, molto più in alto. Meglio dare la colpa a qualche poliziotto troppo zelante. Facinoroso, direbbero i nostri politici.

Spero solo in una cosa: che le “forse di Polizia”, di fronte ad esempi del genere, qualora si trovino di nuovo nella condizione di dover obbedire ad un ordine di questo tipo, si ricordino che se le cose dovessero andare male si potrebbero ritrovare a doversi far carico delle intere conseguenze.
Meditate, gente in divisa, meditate.

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Sentenza di Genova: una Forbiciata è di Michael Grimaldi

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Comments

6 Risposte a “Sentenza di Genova: una Forbiciata”
  1. tusaichi scrive:

    Mah, alla fin fine nessuno è stato licenziato no?
    Neanche quello più bieco o quello che portava le molotov dentro la diaz, no?
    …e magari ci scappa pure una pizzata per festeggiare…

    Vabbè, sedici assolti e tredici condannati mi sembra di ricordare.
    Ovviamente nessuno si farà un solo giorno al chiuso (mi sembra il minimo, non ci va chi sta dall’altra parte in galera, figuriamoci chi sta da questa).

    Non so.
    Personalmente non smetterò di andare alle manifestazioni.
    Ma ci andrò con la consapevolezza che posso essere picchiato, smerdato e non ricevere giustizia.

    E hai voglia a dire che sono solo un gruppetto di pulotti fascisti…

    PS proprio ieri ho visto al cinema quel film con la jolie… non andatelo a vedere: è bellissimo e rende la questione diaz ancora più vergognosa.

    • ilBuonPeppe scrive:

      … questa parte… quell’altra parte…
      Ecco l’errore di fondo, ecco perchè non riusciamo a rimetterci in piedi: perchè continuiamo a cercare un nemico. Nemico che cerchiamo e troviamo facilmente, anche perchè ci viene proposto con tanta e tale puntualità che sembra fatto apposta. Sembra? No, è fatto proprio apposta.
      “Divide et impera” ha sempre funzionato, e i politici italiani (questo governo un po’ di più) sono sempre stati maestri in questo gioco.
      E noi, beccaccioni, continuiamo a caderci, a vedere il nemico immaginario che ci hanno messo davanti al naso, a combattere contro… uno specchio!
      Finchè non ci renderemo conto di essere UN popolo, finchè non decideremo di essere UNA società, la nostra situazione non potrà che peggiorare.

      • tusaichi scrive:

        sì, hai ragione…
        ma stavolta il “l’altra parte e questa parte” era più… fisico… che metafisico.
        Però mi sembra la tua obiezione sia giusta.
        Anche se io mi pongo dall’altra parte rispetto ai pulotti fascisti e non credo sia possibile non tracciare quel solco.
        Stavolta no.
        La violenza divide.
        credo.

  2. luigibio scrive:

    hai centrato appieno la questione: mi chiedo ora quanti saranno i poliziotti pronti ad obbedire ad ordini che potrebbero ritorcersi contro di loro

  3. Si, non bisogna arrendersi mai!

  4. Sempre più facile dire che erano poche mele marce, che hanno agito da isolate schegge, che è stata tutta un’idea malsana di tre poliziotti tre anzichè far notare che, ad esempio, avrebbe potuto esserci qualcuno a capo di quei tre che come minimo non si è accorto di nulla (e sembra una specie di scusa, ma quando gli uomini obbediscono a te non lo è affatto) o che si respirava un clima favorevole agli eccessi e alla contrapposizione di “noi” contro “loro”. Per carità, solo ipotesi, ma possibile che non si sia fatta attenzione al contesto: vogliono dirmi che quei poliziotti si sono semplicemente svegliati una mattina colla luna storta e tutti o quasi tutti i loro colleghi o superiori erano altrove e, tranquilli, non intuivano nulla?
    Da fare, pur mettendo in rilievo le giuste differenze, un paragone con Abu Grahib e con le condanne che ne sono seguite

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