Senegal: Là sì che c’è il lavoro 4


Monti, al via la missione finlandese Premier: “La fine del tunnel vicina”
È la prima cosa che ho letto stamattina, riprendendo la vita di sempre, dopo una breve interruzione. Mi è scappato un sorriso acido, che quasi mi ha fatto male. Ho letto ancora dei viaggi e delle “missioni” che hanno portato il Professore in giro per l’Europa, a “lavorare” per noi, e per il futuro di questa Italia. Su un giornale, addirittura, si poneva l’accento sull’operosità dell’anziano premier che nemmeno può permettersi il lusso di pensare a una vacanza. Lo spirito di abnegazione del salvatore della Patria, mostrato con tanta dovizia di particolari, avrebbe dovuto farmi vergognare della mia abbronzatura. Forse.
Il fatto è che per avere contezza del problema – uno qualunque- è sempre importante il lato dal quale lo si osserva. Per esempio, un incendio che brucia il costone di un monte, visto da sotto sarà più impressionante, che visto dall’altro lato dove il vento porta solo fumo e cenere. Per comprendere l’incendio è bene vedere le fiamme. Averne paura.
Francia, Finlandia, America … si va a parlare con gli altri pezzi grossissimi, ci si accorda con le banche, si mettono in gioco le vite umane che dovranno in qualche modo ripagare un debito che non hanno contratto. Ritorna la vecchia ammonizione: “Avete vissuto al di sopra delle vostre possibilità!” e un’anima candida ci pensa. Pensa a quella volta che magari ha fatto un salto mortale per acquistare la maglietta griffata, quando avrebbe potuto prenderne una al mercato, o peggio, l’auto comprata in comode rate e finita di pagare dopo sei anni di sudore, pane e cipolla. Sanno ammonire loro, sanno dove scavare. Peccato però, che l’incendio continui a bruciare quella porzione di monte che nessuno vuole guardare.
Dovrebbe cambiare la rotta del suo viaggio, questo Professore, il sicario inviato a levarci la vita con stile ed eleganza. Potrebbe iniziare con lo stesso tragitto che ho percorso io, e guardare le cose che ho visto. Parlare con le persone con le quali ho parlato. Osservare le parole che la gente lascia andare mentre sta stesa al sole e si rifiuta di pensare.
I campi in Sardegna, di nuovo coltivati. Le pale delle centrali eoliche ferme nonostante il vento, che deturpano per nulla la vista fino al mare: son sotto sequestro – che strano! I negozi chiusi, le vetrine abbandonate. Le strade libere anche di notte, il momento del fresco una volta dedicato al gelato o al divertimento. Gli ombrelloni, al mare, allineati e chiusi non fanno quell’ombra che paghi come se fosse una rapina autorizzata dallo stato. La gente ammassata sulle spiagge restate libere – e son quasi tutti sardi – e allora pensi che aveva ragione la Fornero a non voler pagare la disoccupazione, perché i sardi che non lavorano più, vanno al mare e un pomodoro dell’orto lo mangiano davvero.
Che senso ha, Professore, telefonare ad Obama? Vada a Chia a parlare col giovane senegalese, che ha le borsette appese alle braccia, addobbato come un albero di natale, stanco come un mulo, che nemmeno ci prova ad implorarti per acquistare. Ti guarda, allarga le sue braccia zeppe di borse e ti dice: “Ma nessuno compra nulla? Che lavoro di merda! Ma chi me lo ha fatto fare venire qua che non c’è nulla? Non vedo l’ora di tornare in Senegal. Là si che c’è il lavoro, e il mare … Tu non lo sai cos’è il Senegal.”
Poi se le avanza del tempo – Professore – percorra l’Italia tutta da su a giù. Uno di quei giorni in cui, in altri tempi, il telegiornale ti avrebbe avvisato del bollino nero per il traffico. L’esodo estivo, lo chiamavano; quello che vuotava le  città e riempiva il mare del sud. Si renderà conto che anche in Italia le strade sono libere, che il 31 di luglio non c’è pericolo né di code né di dover attendere di essere soccorsi dalla protezione civile. E soprattutto si accorgerà che nemmeno i camion viaggiano più. La sua intelligenza a quel punto le farà comprendere che non solo le persone non circolano più ma nemmeno le merci, e sono certa che capirà che non sarà con l’innaffiatoio che potrà spegnere l’incendio.

Informazioni su Rita Pani

Rita Pani è nata a Carbonia (CI) il 4 Ottobre 1964. Ha collaborato nella redazione giornalistica di una piccola televisione sarda. Ha partecipato a diversi laboratori di scrittura creativa e collettiva prediligendo il racconto breve, ed ottenendo la pubblicazione di alcuni di essi e di alcune poesie, su qualche rivista tematica e in un’ antologia. Ha lavorato presso l’ufficio stampa di una Onlus, impegnata nella promozione e nella divulgazione informativa sulle energie pulite e rinnovabili, e tutt’ora collabora con la Casa Editrice di musica classica “ClassicaViva”, come addetta stampa. Nel 2007 ha pubblicato il primo romanzo “Luce” con la Gammarò Editori di Sestri Levante, nel 2008 il secondo “Vite di vetro” e nel 2009 “Quell’amore alla finestra – Storia di Tello e Dora”, con la stessa Casa. Con la Epika Edizioni "Lo sguardo di Hermes". Da dieci anni scrive il Blog R-ESISTENZA, molto seguito, prediligendo le tematiche politiche, da cui ha tratto una Raccolta scaricabile da Web. Da novembre disponibile l'ultima pubblicazione "Quattro alberi di magnolia" di Epika edizioni.

4 commenti su “Senegal: Là sì che c’è il lavoro

  • ilBuonPeppe

    Tutto giusto, ma…
    Il professore non è qui per spegnere l’incendio, bensì per assicurarsi che bruci con precisione tutto ciò che deve.

  • fma

    Potrebbe iniziare con lo stesso tragitto che ho percorso io, e guardare le cose che ho visto. Parlare con le persone con le quali ho parlato. Osservare le parole che la gente lascia andare mentre sta stesa al sole e si rifiuta di pensare.

    E a che potrebbero servire, a Monti e a noi? di quale aiuto potrebbero esserci, per affrontare le difficoltà che ci stanno davanti?

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