Semantica del Facinoroso
24 settembre, 2008 di TED
Archiviato in Cronache Italiane, Il Bello della Politica, Il Futuro è nei Giovani
fa|ci|no|ró|so
agg., s.m.
CO
1 agg., s.m., che, chi è turbolento, violento, incline a fomentare disordini: giovani facinorosi organizzarono una sommossa, un gruppo di facinorosi
2 agg., che denota violenza, che mira a fomentare disordini: prepotenza facinorosa, condotta facinorosa
De Mauro, dizionario della lingua italiana

Facinoroso, facinoroso, facinoroso.
Ogni tanto questa stronzparola torna a galla. Qualcuno la ripesca dal Dizionario Del Giornalismo Fatto Alla Cazzo (Quindi All’Italiana) (DDGFAC(QAI)) e te la trovi immediatamente in testa a salterellare tra i neuroni già affaticati dal pensiero della crisi degli alimentari e del Milan che, cazzo, va proprio lento, oh. Ultimamente la sento spesso e ho come la vaga impressione che il suo uso trovi picchi massimi con Berlusconi al Governo. Solo un’impressione, eh. Vaga, vaghissima. Ma intanto eccone un esempio dall’Onorevole Ministro M. S. Gelmini:
In merito a quanto accaduto ieri al liceo Newton di Roma colgo l’occasione per chiedere alla polizia, che spesso opera in condizioni ambientali difficili e il cui lavoro è fondamentale per tutti, di non procedere a controlli e identificazioni se qualche facinoroso alza la voce, anche perché ho sufficienti argomentazioni per rispondere a qualsiasi contestazione.
A me, ogni volta che sento o leggo facinoroso, viene da ridere. Forse è per il suono – sembra il nome di un animale di specie suina – o forse perché mi dà l’idea di qualcuno che cerca di darsi un tono colto e scova una parola di cinque sillabe per non dire “violento”. Solo che non è che c’è poi così tanto da ridere, in realtà. Cioè, la parola mi fa comunque ridere – ogni volta che la scrivo, prendo fiato – ma l’uso che se ne fa mi desta qualche preoccupazione.
Facinoroso è per me l’etichetta principale del Kit per la Banalizzazione del Dissenso, in vendita presso tutti i punti di ristoro di questa destra post-fascista.
L’Onorevole Ministro M. S. Gelmini non parla di “insegnati precari in protesta”, ma di facinorosi. Ed è tipico di questa destra chiamare chi protesta per le loro riforme facinoroso. Perché il loro linguaggio preformattato vuole mettere in chiaro che chi non condivide, chi fischia non è altro che una zanzara violenta da scacciare via in una parola – e che non deve essere perseguita legalmente non perché sia suo diritto protestare, ma perché dall’altra parte ci sono sufficienti argomentazioni per rispondere a qualsiasi contestazione.
Ma quanto piace a questa destra nascondere e mettere alla berlina ogni forma di dissenso? E quanto gli è utile la parola facinoroso? Tanto. Talmente tanto che ne ha aumentato a dismisura i confini semantici. Nel DDGFAC(QAI), facinoroso cataloga indistintamente: ultras, nazisti, black boc, terroristi, comunisti, generici contestatori, sindacalisti, precari, pacifisti, studenti, insegnanti senza cattedra, gente che fischia passeggiando per strada, vigili urbani. Una qualsiasi voce fuori dal coro, diciamo. La usano indiscriminatamente in tutti i contesti.
C’è una manifestazione contro il G8, Bush, Putin, la Guerra? Facinorosi.
Una partita di calcio va a puttane per colpa di ultras scalmanati? Facinorosi.
Un blocco ferroviario dovuto a scioperi sindacali? Facinorosi.
Manifestazione scolastica contro la riforma scolastica? Facinorosi.
LHC possibile causa del buco nero? Facinoroso.
Forse gli viene in aiuto anche a casa quando non sanno come uscire dai litigi familiari.
“Sei sempre a guardare le partite in TV!” “Ma smettila, facinorosa!”
“Mangia quella minestra, facinoroso!”
“Mia madre non mi vuole mandare alla festa, è proprio una facinorosa!”
E magari un giorno la semantica si estenderà come quella della parola “fuck”, fino a trasformarsi in esclamazione.
“E’ andato tutto a puttane, porco facinoroso!”
“Oh, no. Che facinoroso!”
“Wow, ma è facinoroso!”
Ma la cosa che più mi preoccupa di questo abuso è che anche il “popolino”, che fino a qualche anno fa non immaginava neanche che una parola con così tante sillabe potesse finire in “oso”, lentamente se ne approprierà, utilizzandola per sputarti in faccia quando gli farai notare che ha votato la gente che sta mandando il suo mondo a puttane.
MC Inserzione Locale
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Neolingua per criminalizzare il dissenso.
Perdonami, ma è roba vecchia… e “disobbedienti”, allora? E “romeni” al posto di “rumeni”? Il nostro linguaggio è specchio immediato della struttura del nostro pensiero, dei nostri meccanismi interni.
Su questo sono esattamente dell’idea di Grillo, una delle poche cose su cui siamo d’accordo: cambiare il significato delle parole cambia ciò che quelle parole rappresentano.
Il termine citato viene usato al posto di altri aggettivi specifici: è più semplice, no?
Stessa cosa quando si usano sempre gli stessi turpiloqui.
La scelta della parola giusta, sembra che non serva più. Il parlato come lo scritto si è impoverito con l’uso degli stessi vocaboli, siano essi giusti o di cattivo gusto. Mentre si fa sfoggio di paroloni di difficile comprensione per confondere, come solo i nostri politici sanno fare. Devo dire che tanti stanno seguendo questa scia e si rifanno ai modelli poc’anzi citati.
La semantica credo non interessi più… che tristezza!
bell’articolo, complimenti.
Naturalmente è il solito giochetto: si prende un’etichetta, la si appiccica ovunque e, dopo un po’, nessuno si accorge che la scatola è vuota…
Chi mi conosce, in particolare chi conosce il mio blog (ITALY ITALIA), sa che detesto la destra italiana, la sua manipolazione della comunicazione, l’utilizzo della parola terrorista e non quella del guerriero nazionalista ( più adatto, non sempre ma in molti casi, per i morti iracheni e afgnani).
Ma il ragazzino in foto, effettivamente, ha la faccia di amici d’università desiderosi di essere “facinorosi” e, quindi, controproducenti, anche durante una manifestazione contro il razzismo o altro.
Dario
ITALY ITALIA.
http://italyanditalians.blogspot.com/
PS: Mi scuso per essere moderato, in Italia a dirlo, dato che ti confondono con Veltroni o Berlusconi o ancor peggio Casini, c’è da aver vergogna.
Ma perchè ogni volta che leggo quella parola leggo “fascinoroso”? Impiego un pò a vedere che c’è scritto facinoroso…
A me viene in mente invece “farinoso”, e penso subito a quelle mele o pere poco sode che quando le mastichi ti si sfaldano in bocca. Ecco, penso che questo possa definirsi un vocabolo(come c’è ne altri) inconsistente che si sfalda non appena lo butti fuori dalla bocca.
Bel paragone!!! E’ quel fa-ci, ma soprattutto la sillaba ci il problema!
Comunque nell’articolo dove fa le eclamazioni è geniale!
…e’ come “comunista”, molti italioti ripetono la parola a pappagallo come offesa. Visto che lo fa’ il capo perchè non lo posso fare io!?
Peccato che la maggior parte delle volte non sanno nemmeno il significato…sigh!
Facironoso è dievntato come eversivo o sovversivo o terrorista…
Come dice il Gobb: cambiare il significato delle parole cambia ciò che quelle parole rappresentano.
Caro Ted, il “popolino” si è già appopriato, e non tanto lentamente, di questa ed altre parole, grazie alle quali non ha bisogno di pensare, perchè ha già tutto pronto: domande e risposte.
Per quanto comunque condivido quello che hai scritto, non posso fare a meno di osservare che giocare con le parole per far passare messaggi ben precisi, è un’attività in cui la destra è maestra (oops! la rima…) e la sinistra è un ottimo allievo.
… sempre che destra e sinistra siano parole dotate di significato…
Il tuo articolo lo trovo interessante, senza se e senza ma. Non eccepisco nulla. Anche perchè effettivamente il termine è diventato sinonimo di tante bestialità, dalla violenza tout court al semplice dissenso.
La destra, sapendo che la parola può diventare di uso comune per i propri interessi, la usa in tutte le circostanze.
La Gelmini, poi, con “facinorosi” ormai ci gioca troppo, sapendo che può specularci sopra e sapendo che il popolino (non s’offenda nessuno per carità!), che per adesso non ne conosce bene il significato, la farà sua e forse non userà più la parola comunisti che sta diventando stucchevole.
La destra si dimostra intelligente nella sua faziosità.
La Gelmini ne è un esempio luminoso.
Btavo, Ted!
Quindici anni fa, quando iniziai a imparare la vostra bellissima lingua, mi trovavo in difficoltà dinanzi a certi vocaboli usati soprattutto in ambienti polizieschi e repressivi, quali facinoroso, adunata sediziosa, vilipendio, capziosità, assunzione di sostanze stupefacenti e via dicendo, che fanno tanta bella figura in un verbale redatto dai caramba, che hanno un linguaggio tutto loro, mutuato in buona parte presso certi ambienti politici, che si esprimono proprio come le forze del (dis)ordine.
Quelloo che mi preoccupa un pò che questo “neologismo” (non tanto neo, però, in quanto credo che risalga al buon vecchio ventennio…). sta per essere comunemente adottato…
vi immaginate, ad es. due amici che si incontrano…
-Caro Rossi Mario! Dove era alle 22:45 di Lunedì 15 Settembre c.a.?
Mi recai presso un locale di intrattenimento denominato “privilege” sito in via Cusiana al numero 21, al fine di partecipare alla serata danzante, talchè, per la resistenza del personale addetto al servizio d’ordine del locale suddetto, ivi si formò un’adunata sediziosa, ove un gruppo di facinorosi cercò di introdursi nel locale senza l’autorizzazione necessaria del personale detto in gergo “buttafuori”. Ne nacquero dunque tafferugli, e si udirono persino parole passibili di vilipendio verso autorità politiche e religiose…
In fede
Bianchi Antonio…
Questa può essere una conversazione trendy dei giorni nostri, o no?
Ben tornata, Luminal, da tanto non ti sentivo. Non lasciarci con il fiato sospeso.
Devo notare con molto piacere che il tuo italiano è perfetto non essendo la tua lingua madre. Come quello di Klara, del resto.
Autodidatte?
Si, la ricchezza del vocabolario italiano permette l’uso indiscriminato o esagerato dei termini anche quando si potrebbe usare una parola più adatta alla circostanza.
E’ il linguaggio tipico delle dittature che attraverso il linguaggio crea “percezioni” tali che la gente rimane impressionata e, quindi, soggiogata.
E’ una tecnica che non tutti conoscono e ci cascano.
Ho la mamma di Castelfranco Veneto e quindi, sin da bambina ho sentito parlare Italiano (e Veneto) in casa mia, anche se ho studiato e vissuto in Montenegro fino all’età di 12 anni. Anche se non studio lingue come Klàra, riesco anche a parlar bene italiano seppure con qualche inflessione trevisana-montenegrina.