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Sei Donna? Niente Lavoro! (Speciale Lavoro)

29 aprile, 2007 - 18:00 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti




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Sei fidanzata? Sei sposata? Hai intenzione di sposarti a breve? Hai figli? Hai intenzione di averne a breve?
Sono le domande che una donna sente porsi ad un qualsiasi colloquio di lavoro, sia che voglia lavorare in un supermercato sia che voglia fare la dirigente. Senza nulla togliere a nessuna categoria, ne ho prese due ad esempio perchè le domande rivolte durante un colloquio ad una donna non cambiano qualsiasi lavoro decida di fare. Il perchè di queste domande così specifiche è semplice: una donna sposata prima o poi prende permessi per le gravidanze o per seguire i figli, arrecando grave danno al datore di lavoro perchè deve essere sostituita e deve anche essere pagata lo stesso! Ho fatto molti colloqui di lavoro e la prassi è sempre la stessa. Nel mio piccolo sono stata “fortunata” fino ad ora, ogni tanto ho trovato lavoro nonostante la zona dove vivo offra poco. Sapete perchè?




Sono single da anni! Conosco molte donne invece, poverine, che “sfortunatamente” sono sposate e altre, ancora più “sfortunate”, che hanno anche figli! Il più delle volte non vengono neanche prese in considerazione, nella migliore delle ipotesi si sentono dire la più classica delle frasi: “Le faremo sapere”. Ma il telefono non squillerà più. C’è un trucco però, care “colleghe di sventura”, che garantisce quasi al 100% la possibilità di trovare lavoro (in nero però, non esageriamo ora pretendendo anche l’assunzione): mostrarsi “accondiscendenti“, diciamo così, con il futuro datore di lavoro. Ebbene si, è una pratica assai diffusa purtroppo: lo definirei un vero e proprio ricatto al quale cedono le donne che hanno bisogno di lavorare e c’è chi è pronto ad approfittarne senza scrupoli. Per fortuna non sempre è così e ci sono anche delle belle realtà che riescono ad offrire opportunità di lavoro a “condizioni normali”.
Il Parlamento Europeo ci dice che:
“Ancora oggi nell’Unione europea la discriminazione di genere é una realtà difficile da eliminare. La prevalenza numerica delle donne rispetto agli uomini, il 52% della popolazione europea, non trova riscontro nella loro rappresentanza in posizioni di responsabilità, tutt’altro. Il dilemma della conciliazione fra vita privata e lavorativa accentua tale divario. Occorre maggior impegno per promuovere le donne nel mondo del lavoro e nella carriera politica, ma non solo…
Da recenti statistiche si evince che in Europa le donne sono più soggette degli uomini alla disoccupazione, 9,6% contro 7,6%, e solo un terzo delle posizioni dirigenziali sono ricoperte da donne, con differenze nei salari fino al 15%. Le conseguenze negative sono riscontrabili nella perdita di capitale umano, nella scarsa coesione sociale, nel mercato del lavoro e nella crescita.”

Mentre una trasmissione della Rai, Okkupati, ci parla del gap salariale:
“Il gap delle retribuzioni nette annue tra donne e uomini va da 3.800 euro per i dipendenti a tempo indeterminato agli oltre 10mila degli autonomi. Gli uomini hanno, infatti, in media redditi superiori rispetto a quelli delle donne in tutte le forme contrattuali: del 23% nel lavoro dipendente, 40% in quello autonomo e 24% per le collaborazioni. [...]
I dati ci indicano che la precarietà è donna. Eppure, statisticamente le donne dispongono di livelli di istruzione maggiore rispetto agli uomini.
Le donne sono più capaci, con livelli di scolarità maggiori rispetto ai colleghi maschi, eppure nel lavoro questa condizione non viene riconosciuta: nonostante la legge 125, sono ancora oggi discriminate e, per comprenderne le ragioni, dobbiamo uscire dalla retorica delle pari opportunità. Nonostante una generale situazione di precarietà nel mercato del lavoro le donne hanno una permanenza in tale condizione molto più lunga di quanto non capiti agli uomini. [...]
Dai dati verificati dal ministero del Lavoro, in tema di pari opportunità, emerge che una donna su cinque fa un lavoro che richiede una formazione inferiore a quella di cui è in possesso. La nascita di un figlio, poi, toglie più di una donna su 10 dal mondo del lavoro. Il 40% che non lavora, infatti, lo fa per prendersi cura dei figli (in particolare nel Nord, nelle classi centrali di età e tra le meno istruite), mentre il 35% è scoraggiata dall’assenza di opportunità lavorative, in particolare fra le più istruite e le residenti al Sud. [...]
Il progressivo impoverimento del lavoro femminile è un altro aspetto che interessa centinaia di migliaia di lavoratrici, spesso single e capofamiglia che si trovano a rischio di povertà (sotto i 7.000 euro di reddito) con carichi di lavoro e orari particolarmente pesanti e aggravati dal rischio continuo della non rinnovabilità del contratto. Il fenomeno, però, trova il suo analogo se si guarda alle anziane e alle pensioni, dove un dato che è confermato in tutte le aree geografiche del Paese, e in tutti gli enti previdenziali (Inps, Inpdap e Enpals) indica che il 75% dei trattamenti integrati al minimo, cioè sotto i 500 euro, riguarda donne (2,6 milioni) e che le donne mono-pensionate sono il 64,8% del totale, con un importo medio annuo di circa 7.300 euro. Solo l’1,2% delle donne arriva ad avere quarant’anni di contributi, il 9% arriva a una contribuzione fra i 35 e i 40 anni e ben il 52% è al di sotto dei venti anni di contribuzione. [...]”
Queste statistiche parlano da sole: le donne, spesso più preparate, guadagnano meno dei colleghi maschi anche a parità di incarico; come se non bastasse, visto che molte decidono di lasciare il mondo del lavoro per dedicarsi alla famiglia, anche la pensione percepita è più bassa. Tutto questo, ovviamente, se riescono a trovare lavoro.

Fonti: Europarlamento, Okkupati

 

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Comments

16 Risposte a “Sei Donna? Niente Lavoro! (Speciale Lavoro)”
  1. serpiko scrive:

    Cara Spes, hai scritto delle grandi verità. Il problema donna/lavoro è tutt'altro che di poco conto. E' qualcosa su cui sono ancora terribilmente combattuto.

    Nella mia esperienza ho conosciuto due grandissime dirigenti, arrivate a sostituire due uomini e decollate con i risultati che seppero portare. Entrambe però avevano scelto di non essere madri, di votarsi alla carriera.

    Ora, io credo che sia veramente difficile fare una scelta tanto netta. Di contro, sappiamo benissimo che quando entrano in gioco i figli, le priorità cambiano.

    Raramente ho conosciuto una donna impegnata anima e corpo nel proprio lavoro che sapesse essere anche una buona madre. E raramente ho visto ottime madri che riuscissero a conciliare il loro ruolo con una carriera pregnante.

    Probabilmente saremmo noi maschietti a dover fare qualcosa in più. Non tanto in termini di selezione del personale, quanto in termini di aiuto alla propria partner nella cura e nell'attenzione verso i figli. Non servono leggi di pari opportunità o cortei di piazza, la vera emancipazione ci sarebbe quando gli uomini accettassero di assumersi parte delle responsabilità materne, magari di mettersi in "paternita". Io personalmente lo farei, con la mia ragazza abbiamo concordato che, al momento opportuno, puerpero sarà chi di noi due guadagnerà meno.

    Ma qual è la soglia?

    Un uomo non può allattare al seno, non può sostenere il peso di una gravidanza, non ha lo stesso istinto filiale di una femmina. Ecco perchè mi chiedo quale sia il limite entro cui è giusto che l'uomo sostenga compiti che la natura non ha assegnato a lui…

    Lo ripeto, è un argomento su cui sono molto combattuto.

    Ripensando a risultati (e stile di vita…) delle due dirigenti di cui ho parlato, non posso che esserlo ancora di più.

  2. MenteCritica scrive:

    Condivido le perplessità di Serpe e credo che sia necessaria una cultura diversa per tutti.

    Forse se una donna sceglie di non essere madre non dovrebbe colpirci di più di un uomo che sceglie di non farsi una famiglia.

    Probabilmente non si può essere madre perfetta e grande professionista insieme, ma nello stesso tempo probabilmente la stessa cosa vale per un uomo che si dedichi completamente al lavoro.

    Secondo me ognuno dovrebbe seguire la sua aspirazione, non creando una classifica assoluta tra lavoro e famiglia, perchè ognuno ha la sua.

    L'importante è che quando due si mettono insieme, le cose siano chiare.

  3. Demetrio De Sio scrive:

    Vado un po' oltre (sperando di non scantonare…).

    Tutte le considerazioni che ho letto sono giustissime.

    Ma secondo me è il lavoro che dovrebbe essere ripensato daccapo.

    Non è possibile che con i livelli tecnologici di cui disponiamo non possiamo modificare completamente i paradigmi lavorativi.

    Parlo per l'Italia e per quel poco che ricade nella mia esperienza, perché il discorso mondiale si complicherebbe enormemente (vedi solo la Cina…).

    Sembrano scoperte eccezionali quelle che pongono all'interno delle aziende gli asili nido. Ottimo: dovrebbe essere la regola.

    Chi ha figli non dovrebbe scegliere tra crescerli e lavorare per mantenerli. Dovrebbe passare più tempo possibile con loro, limitare tutti gli altri sprechi di tempo (portarli e prenderli dall'asilo, badare alla ricerca di babysitter e simili).

    Non dovrebbero aumentare le ore di lavoro, dovrebbe essere l'efficienza complessiva ad aumentare.

    Ho visto aziende (e purtroppo tantissimi uffici pubblici) dove si richiede la "presenza", anche per fare poco o niente.

    Non sarebbe più efficiente e pratico per l'azienda e per la lavoratrice (ma anche per il padre lavoratore, per la famiglia intera!) limitare ore lavorative, permanenza e spostamenti allo stretto necessario?

    Se su 7-8 ore giornaliere se ne lavorassero al massimo 4 (il resto sono attese, riunioni, scartoffie, code, caffè, chiacchiere estranee al lavoro…), magari da casa, badando ai risultati più che al cumulo di ore, non sarebbe meglio?

    Grazie che, appena possibile, ci si prende qualche giorno di malattia anche se il figlio ha una leggera influenza o il mal di pancia, e si arriva a prolungare il più possibile il periodo di maternità! Perché dopo, di tempo per i figli ce n'è ben poco!

    Se poi mettiamo nel cumulo delle ore dedicate normalmente al lavoro le 8 "effettive" più le 2-4 o più dedicate agli spostamenti, mezza giornata va via! L'altra metà è fatta di colazione, forse pranzo, cena e sonno.

    Le coppie scoppiano, i bambini si diseducano, se si è fortunati i suoceri subentrano ai genitori, altrimenti lo fanno persone sconosciute, con tutti i rischi del caso.

    E' questa la morte della famiglia, la disumanizzazione del lavoro, altro che i DICO!

    Certo, dovrebbe crearsi una rivoluzione copernicana anche nella nostra mentalità.

    Oggi lavoro = soldi. Punto e basta.

    Spesso il lavoro è snervante, noioso, a volte anche disgustoso, lo si subisce invece di sceglierlo. E ci si comporta di conseguenza. Si fa il minimo necessario. Se si può, si ruba lo stipendio facendo niente o i fatti propri al posto del proprio dovere, negli orari d'ufficio.

    Questo dovrebbe cambiare.

    Il lavoro dovrebbe essere gratificante. Dovrebbe avere uno scopo che non siano soltanto i soldi. Dovrebbe essere comunque adeguatamente retribuito, perché chi lavora possa pensare a farlo senza chiedersi come arrivare a fine mese.

    Chi ha studiato e applicato questi piccoli accorgimenti ha aumentato l'efficienza dei propri lavoratori.

    Gli altri usano ancora la frusta, o la carota e il bastone, per ottenere soltanto il minimo.

    Al centro dovrebbe esserci la persona, e la sua famiglia. I risultati, di conseguenza, migliorano da sé. Se il lavoratore è tranquillo, con tempo da dedicare a sé e alla propria famiglia, lavora meglio, produce di più, si stanca meno, crea.

    Questo, purtroppo, l'ho visto attuare raramente, e in aziende piccolissime.

    Dovrebbe essere, invece, un sistema.

  4. spes74 scrive:

    Avete detto cose giustissime tutti e due.

    Forse nella maggioranza dei casi è questione di mentalità: per la donna è naturale avere delle priorità (quando ha una famiglia la mette al primo posto, il lavoro viene dopo) mentre per l'uomo c'è solo il lavoro.

    Detta così è bruttina la cosa ma spesso funziona proprio così.

    E' vero che ci sono cose che l'uomo non può fare ma dividersi un po' i compiti e trovare un giusto equilibrio non può che fare bene alla famiglia.

    Concordo con MC quando dice che non va creata una classifica assoluta perchè ognuno ha le proprie aspirazioni ma se si decide di stare insieme ad una persona e magari anche di creare una famiglia bisogna parlarne e chiarire il proprio punto di vista, come sta facendo Serpiko con la fidanzata.

    Tornando all'articolo, ho parlato purtroppo di esperienze reali: i colloqui di lavoro (nel 99,9 % dei casi) si svolgono proprio così; non si hanno molte possibilità se sei sposata e con figli. Bè, a volte te la danno qualche possibilità ma….. C'è il ma…..

    Con questo ovviamente non dico che sia la norma ma spesso ancora prevale quel senso atavico di sopraffazione tipicamente maschile sulle femminucce…. ;-)

  5. Davide scrive:

    Spes cara, finalmente un po' di cifre! Fai bene a porre l'attenzione su questo "problema", ma come è già stato detto, scegliere la carriera non fa di una donna una strega perchè non fa la mamma, ma soprattutto, non è necessario fare un lavoro che permetta di fare carriera per essere discriminate! Cioè, le receptionist, le contabili, le cameriere, le cassiere che sono madri E lavoratrici, è giusto che ricevano compenso sia per l'uno che per l'altro "mestiere". Spesso invece le donne in carriera, pur affrontando gli stessi ostacoli con la maternità, di questo scompenso economico non sentono gli effetti.

    Resta una cosa, da eliminare a monte: la discriminazione c'è ed è inaccettabile.

    Art. 1: l'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. Nero.

  6. tusaichi scrive:

    la cosa brutta spes, è che non si vede miglioramento all'orizzonte.

  7. MenteCritica scrive:

    Il suggerimento di Demetro è molto bello e condivisibile.

    Peccato che richieda una grande cultura per essere applicato.

    Cose che si trovano solo in alcuni posti del mondo. Forse in europa del nord e nemmeno dappertutto.

    Comunque le sue sembrano le vere risposte giuste.

  8. spes74 scrive:

    @Demetrio De Sio: quando ho postato l'altro commento non c'era il tuo e lo leggo solo ora. Condivido molte delle cose che dici e tutto questo dovrebbe partire oltre che da noi che viviamo nel quotidiano queste situazioni anche da chi ci governa: noi purtroppo non abbiamo il loro potere decisionale.

    @Davide: si, nonostante tutto la discriminazione c'è ancora e si manifesta in tanti modi. Ottima la tua precisazione sull'Art. 1, molto realistica! :-D

    @tusaichi: non si vedono miglioramenti per tanti motivi, soprattutto perchè la mentalità è dura da cambiare e i nostri governanti pare abbiano poco interesse a cambiare le cose come stanno (legge Biagi, politiche vere per la famiglia scarse…).

  9. spes74 scrive:

    Si MC, forse da noi sono discorsi ancora un po' utopici….

  10. Demetrio De Sio scrive:

    @spes74:

    Il mio commento non era visibile perché ero in coda di moderazione a fare compagnia a bart1 :-D (vedi questi commenti).

    E ora ci ritorno sicuramente. :-)

    MC:

    Peccato che richieda una grande cultura per essere applicato.

    Cose che si trovano solo in alcuni posti del mondo. Forse in europa del nord e nemmeno dappertutto.

    spes74:

    noi purtroppo non abbiamo potere decisionale.

    Sembrerebbe una situazione senza scampo. Ma come ho detto altrove sono un idealista. Ma neanche tanto.

    Facendo un po' di conti la situazione è meno nera di quel che appare.

    MC, dici che la cultura qui da noi non c'è? Eppure non mi sembra di essere l'unico individuo pensante in questo blog, tutt'altro.

    Ogni tanto compare qualche troll anche in questo che ho definito come sorta di paradiso tra i blog, come qualità, cortesia e pacatezza di commenti, ma il fatto che esista dimostra che una certa cultura esiste.

    Siamo noi.

    Tocca a noi diffonderla viralmente tra quelli che conosciamo.

    Avete figli? Infettateli di spirito critico e di buoni esempi.

    Ma non "dall'alto". Coinvolgeteli, fategli capire. Senza insistere e senza pontificare: fate ciò che ritenete giusto e non pretendetelo. Capiranno dal vostro esempio.

    Siete educatori (insegnanti, animatori, o semplicemente con un posto di responsabilità che vi porta a dirigere altre persone)? Spandete le spore del buon senso e della buona cultura.

    Usate la vostra passione. La capiranno e la condivideranno. Passassero anche dieci anni, quando raggiungeranno la giusta età, vi prenderanno ad esempio.

    E vi commuoveranno.

    Date, anzi diamo (io me lo ripeto in continuazione) il meglio di noi stessi agli altri, con l'esempio, prima che con le parole.

    Per mia personale esperienza posso garantirvi che se seminiamo con generosità, raccogliamo più di quanto speriamo.

    Noi il potere decisionale lo abbiamo.

    Siamo la schiatta dei "consumatori", bersaglio preferito del marketing e della pubblicità. Quello che non conosciamo è il nostro potere di muovere l'ago della bilancia.

    Basta guardare le grandi campagne internazionali di boicottaggio. Fatte da gente comune che con piccole o grandi azioni, o semplicemente cambiando le proprie abitudini di consumatori, hanno stravolto le politiche delle aziende di cui acquistavano i prodotti.

    Un esempio nostrano lo abbiamo nell'abolizione dei costi di ricarica, un'iniziativa portata forse male avanti (servono controlli molto più severi sulle compagnie telefoniche, e multe miliardarie per chi furbeggia, e soprattutto gente più seria al governo, ma anche a questo possiamo arrivare), ma certamente un inizio importante e una testimonianza fondamentale di come un Nessuno qualsiasi possa tagliare le gambe a dei colossi.

    I miliardi che questa gente ha glieli diamo noi. Per neutralizzarli, basta non dargli più niente.

    O, meglio ancora: per controllarli, basta colpirli al portafoglio. E non è necessario che gli si tolga il 100% degli introiti.

    A questi livelli anche pochi decimi percentuali di flessione nel fatturato vengono indagati attentamente. Si creano manovre correttive, si corre ai ripari.

    Ma quando si riesce a fargli capire che per riportare il fatturato in crescita devono cambiare politica, portandola verso parametri più rispettosi di diritti umani, leggi, ambiente, quale credete che sia la reazione?

    Bravi: resistono, sguinzagliano gli avvocati e/o i politici.

    Poi fanno due conti e, quando gli conviene, cambiano anche in meglio.

    Con questi mezzi si è riusciti a far imporre alle aziende orientali subappaltatrici di multinazionali come la Nike e la Nestlé contratti più rispettosi del lavoro e della persona, ad evitare il lavoro minorile (i famosi palloni Nike fatti dai bambini), e molte altre storture.

    Certo, poi ci riprovano, vedi la Nestlé, ma per questo bisogna tenere sempre alta la guardia. E informarsi. Insomma: siamo su Internet!

    Così si scopre il marcio che si cela sotto marchi lucenti quali Coca-Cola, McDonald's, Disney, Benetton…

    Ma lo stesso può avvenire anche per l'azienda cittadina o paesana in cui si lavora o in cui lavorano nostri conoscenti sfruttati o mobbizzati.

    Ho fatto questo esempio per dire che, se si lascia che la cultura che ci permea è quella che tende a farci sudditi non pensanti, l'unico modo di combatterla è diffondere l'abitudine e il gusto al pensare con la propria testa.

    Cioè: questo blog si chiama MenteCritica, no? E allora! Non è mica solo uno slogan!

    Tornando al tema: se un'azienda mobbizza le donne, le discrimina, o crea loro difficoltà, i suoi clienti finali (gente come noi!) ne devono essere informati. E dire all'azienda: "non ci piace come ti comporti con i tuoi dipendenti. Se non cambi, cambiamo noi: con i tuoi concorrenti!".

    Cos'è, il supermercato sotto casa? Iniziamo a non andarci noi, informiamo i nostri amici e indirizziamoli altrove. Raccogliamo mille firme e mandiamole al suo proprietario: "siamo i tuoi ex clienti, ex perché non hai rispetto delle donne che lavorano per te. Facciamo la spesa dal tuo concorrente XYZ, che si comporta meglio. Se lo farai anche tu, torneremo."

    Non minacce a vuoto: educazione. Deve convenirgli comportarsi bene. Deve convenire al suo portafoglio.

    Quale azienda, dopo un po' di ottusità iniziale, non rifletterebbe se è il caso di cambiare politica?

    Ma se:

    1 – Certe situazioni non si conoscono;

    2 – Certe situazioni non si denunciano (anche dal basso, dall'alto ci vogliono spesso prove e costose azioni legali);

    3 – Quando si conoscono tali situazioni e la nostra reazione è: "vabbe', chemmefrega, tanto non ci lavoro mica io, là dentro!?"

    allora sì che le cose possono solo peggiorare.

    Gandhi ha dimostrato che le grandi rivoluzioni le fanno le piccole persone. Purché consapevoli, convinte e… tante.

    (Mi astengo dall'utilizzare Gesù come esempio, così anche chi non crede può trovare un esempio storico e "umano" fattibile e perseguibile).

    Anche il viaggio più lungo comincia sempre con il primo passo.

    (Proverbio cinese, credo).

    Ok. Ora la pianto di fare il guru e vado a godermi il mio primo maggio, come auguro anche a voi. ;-)

    Anzi, vado prima a ffa' 'l guru in moderazione :-D (non ho resistito, scusatemi!)

  11. Demetrio De Sio scrive:

    Ehi, zio bartimeo, bar-timeo, figlio-di-timeo, sono di nuovo in coda, ci leggiamo domani, MC permettendo. ;-)

  12. MenteCritica scrive:

    Poi anche se una donna non trova lavoro c’è da dire che può sempre fare la mamma, la moglie, la casalinga o trovare un pirla che cerca l’amante e farsi mantenere.

    Riguardo la retribuzione più bassa, ammettiamo che sia vero, cosa che comunque non è prevista nel CCNL e pertanto lo ritengo un problema mediatico, ma facciamo finta che sia vero, io vi domando ma se uscite con una donna chi paga?

    Disponibile ad ascoltare le idee di tutti e a valutarle. Ma leggendo una cosa così non sono incoraggiato a proseguire l'indagine. Il tempo nella vita è poco e sinceramente valutazioni a questo livello non meritano di essere approfondite.

    Roba da Bar Sport. Questa, ovviamente, è solo la mia opinione.

    Ovvio solo a chi interessa anche l’altro punto di vista, per gli altri continuate pure a ripetere le cose che dice la TV, le donne sono vittime, subiscono eccc….. e l’uomo è un cattivone che si diverte ad umiliare le donne.

    Io credo che chi non è d'accordo con lei non è necessariamente un pappagallo, come sembra intendere l'ultima affermazione. Non si puoò arrivare qui, dire la prima cosa che passa per la mente e poi dire che chiunque non la pensa così è un fesso.

    E' un metodo dialettico incivile.

  13. roberto scrive:

    @demetrio: la tua riflessione è attuabile solo in conseguenza di una vera e propria rivoluzione culturale.

    In Italia poi non ne parliamo, il paese in cui il fancazzismo è ormai uno status symbol.

    Per iniziare perchè non si mandano a casa i fancazzisti e si fa lavorare chi ne ha voglia e soprattutto chi ritiene che il lavoro non sia un solo diritto?

    Iniziando così credo che il terreno su cui intervenire sia più fertile.

    Prima di coltivare qualcosa è necessaria una bonifica.

  14. spes74 scrive:

    @MC: grazie, ottime puntualizzazioni.

    @Alfio: sei libero di dire e pensare quello che vuoi ma di maschilisti con il dente avvelenato non credo che qualcuno ne senta il bisogno. Quello che dici non è del tutto vero. Trovare lavoro non è così semplice come dici e ti dirò forse una cosa nuova per te: con tutto il rispetto per le donne straniere, ci sono tantissime italiane che fanno le badanti o le donne delle pulizie per 400 euro al mese (in nero) e trovare qualcuno che le mantenga non è la loro massima aspirazione (come lo è invece per alcune straniere alle quali, poverine, è stata inculcata una cultura maschilista). Alla prostituzione in genere sono costrette da ricatti vari ma diciamo anche che finchè ci saranno i cari maschietti pronti a "sfogare il rubinetto" (pardon) con loro queste poverine saranno sfruttate. Donne che si spaccano la schiena ce ne sono eccome, forse non ne hai mai viste tu.

    Che altro dire? Che torniamo al punto di partenza: questione di mentalità e qui mi piace molto la posizione di Demetrio De Sio. Impegnamoci tutti per attuarla!

  15. MenteCritica scrive:

    <backquote>

    La società maschilista non esiste, quello che esiste sono delle associazioni segrete elitarie (massoni, bilderberg, opus dei, commissione trilaterale ecc..) che pilotano il pensiero sia di sinistra che di destra e che fanno del loro meglio per disgregare la società, il popolo che è forte solo da unito.

    </backquote>

    Possibile che non si riesca a presentare un'opinione senza ricorrere a sette segrete che governano il mondo?

    Gli omini col cappuccetto ed il grembiulino sono, insieme agli ometti verdi, la spiegazione preferita di chi vuole presentarsi come un inziato a conoscenza di verità supreme.

    Bene, qui siamo un po' più terra terra e siccome gli omini col cappuccetto e col grembiulino non ci hanno fatto l'onore di presentarsi, non sono utilizzabili come rafforzativo di opinioni.

    Comunque subito dopo Alfio, il buono, è arrivato MarioSc. il cattivo. Mentre uno parla di massoni, l'altro si rifugia nei classici: le donne sono tutte zoccole e gli uomini vanno a puttane perchè non le donne non la danno.

    I commenti di MarioSc sono stati rimossi perchè non in linea con le regole del sito.

    Qui chiudo i commenti per evitare degenerazioni, tanto un po' di pubblicità l'avete fatta, il link al sito lo avete messo e ve lo lascio e tutti possono farsi le loro opinioni,

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