Se questo è un leader 6


Leader è colui che sa dove andare e come farsi seguire dal gruppo nei momenti difficili.

Hitler voleva cancellare gli ebrei dalla faccia della terra, Gesù Cristo proponeva di porgere l’altra guancia. Gengis Khan conquistava i popoli con la violenza, Gandhi con la non violenza. Ma tutti avevano  un obiettivo e sapevano cosa fare per realizzarlo.

La leadership non è una questione di statura ma piuttosto di coscienza del ruolo, che vincola il leader a un comportamento conseguente; non un giorno sul pero e l’altro sul melo, un giorno a promettere e l’altro a ritrattare.

I mediatori di donne e di bestiame nel Piemonte contadino, leader minimi, erano coscienti che la credibilità di cui godevano, che rendeva superfluo il contratto scritto e li faceva liberi dall’obbligo della zappa, era legata al comportamento. Sarebbe bastato un comportamento poco credibile per perdere in un colpo solo l’autorità e la posizione.

Altra cosa sono gli arruffapopolo, quelli che vanno dove il popolo desidera andare, ponendosi alla sua testa. Parrebbe la stessa cosa ma non lo è, perché il Popolo si stanca in fretta e cambia spesso di idea. L’arruffapopoli non è guida ma prigioniero del popolo. E spesso finisce per esserne pure vittima. L’arruffapopolo non è il pastore, ma la pecora che bela più forte.

«Viva ‘o Rre ‘e Spagna, mora ‘o malgoverno» fu il grido con cui, il 7 luglio, Masaniello guidò i lazzaroni all’assalto degli uffici daziari, facendosi braccio di tale don Giulio Genoino, giurista e presbitero, che aveva organizzato la sommossa. Il Viceré di Napoli, Don Rodrigo Ponce de Leon, che è uno scafato, invita prontamente Masaniello e signora a corte e lo nomina seduta stante “capitan generale del fedelissimo popolo napoletano”.

Annota il barone Giuseppe Donzelli: “Dopo questo convito fu osservato che Tomaso Anello non operò più con sano giudizio, perché cominciò a fare molte azioni da frenetico: o fosse, perché gli havesse alterato il sentimento il vedersi pari al Viceré; ovvero per il soverchio discorrere che di continuo faceva col Popolo…

Masaniello si monta la testa, come certi ministri d’oggi. Ignora che i titoli guadagnati facilmente, altrettanto facilmente si perdono. O forse lo sa, se dice, nel suo ultimo discorso ai napoletani:

“Vuie primme eravate munnezza e mò site libbere. Io v’aggio fatto libbere! Ma quanto pò dura’ ‘sta libbertà? Nu juorno?! Duie juorne?! E già pecchè pò ve vene ‘o suonno e ve jate tutte quante a cuccà”

La sua impudenza disturba qualcuno. Il 16 luglio lo uccidono ad archibugiate nel convento di Santa Maria del Carmine. Si dice siano stati alcuni capi popolari, forse pagati dagli spagnoli, con la benedizione del suo mentore don Giulio Genoino, si sussurra.

Masaniello s’era illuso d’essere un leader ed era solo un arruffapopolo.

Quando vedo certi rappresentanti del popolo impancarsi a leader e li sento promettere, o minacciare, quel che domani saranno costretti a smentire, mi viene in mente Tommaso Aniello e mi va di traverso la giornata. Non per tema che gli tocchi la stessa sorte di Tommaso, che se pure fosse non me ne potrebbe fregare di meno, ma perché quelli che suscitano speranze esagerate e promettono senza fondamento, al momento degli addii, oltre ai problemi di prima, lasciano sul campo pure le macerie prodotte dalla propria dabbenaggine. Che poi qualcun altro dovrà provvedere a sgombrare.


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6 commenti su “Se questo è un leader

  • emilio

    Parliamo entrambi delle macerie, vero? Mi scuso, sai che ii arzigogolo…
    Però devo dire che il primo personaggio che mi è venuto in mente, dopo le prime esternazioni del ministro Salvini, è stato proprio Masaniello (forse non son stati tutti soldi sprecati, dai). Non ricordavo la brutta fine ma ricordavo l’accezione negativa di “capopopolo”. Grazie per avere ben chiarito.

    • fma

      Per come la vedo io Salvini non rappresenta i lazzari, ma i cumenda brianzeu. Quelli che, se si tornasse alla lira, l’indomani pagherebbero stipendi inferiori del 30% . Non per caso Siri, Bagnai e Borghi militano nella Lega.
      Mentre nella parte di Masaniello ci vedo bene Di Mayo. L’ho sentito un paio di sere, rigorosamente in streaming, mentre illustrava al popolo di come qualmente settembre sarà non caldo ma torrido, per colpa dei poteri forti che proveranno a spaventarci con i numeri. Stateci vicini, diceva, e vegliate… pecchè a vuie ve vene ‘o suonno e ve jate tutte quante a cuccà.

  • doxaliber

    In Italia, da mani pulite in poi, abbiamo avuto una giusta alternanza di cummenda e capi popolo, con intermezzi fatti da tristi ammucchiate.Prima di mani pulite chi muoveva le fila stava dietro al Primo Ministro (un po’ come adesso, solo che all’epoca non si sapeva), al quale si staccava la spina non appena si riteneva utile rimescolare le carte.