Se dietro le parole c’è il vuoto pneumatico (1) 36


Non ne posso più. I social network danno spazio a ogni sorta di cretineria, generalmente espressione di frustrazioni, brutto vivere, risentimenti e, in ogni caso, di scarsa intelligenza.

In questo specifico momento storico questo malessere prende di mira la kasta. Quella dei politici innanzitutto, poi dei giornalisti, un po’ meno quelle dei dipendenti pubblici e magistrati, ma anche loro sono nella lista. Non che i motivi manchino, per criticare alcuni di costoro (alcuni, molti… stupido dire “tutti”, ma fate voi…), ma il massimalismo fanatico, le generalizzazioni assurde, gli asserti non argomentati (e non argomentabili), il tronfio fustigare sempre e comunque a prescindere, ecco, a me pare sintomo di sterilità intellettuale e pochezza morale.

Ho già scritto altrove delle ragioni sociali (e un po’ psicopatologiche) di questo atteggiamento, e chi è interessato se le vada a leggere QUI (con riferimento a uno specifico contesto politico particolarmente incline a questo atteggiamento, ma il senso è generalizzabile). Ora ho deciso di fare qualche esempio. Pochi, perché altrimenti vi annoiate, e necessariamente spalmati su più post, ma capirete facilmente cosa io intenda, e se vi piace l’esercizio lo continuerete voi.

Primo post e primo esempio, tutto sommato abbastanza tranquillo rispetto alla media; si tratta di un tweet che recita:

Vanno in parlamento in bicicletta per farsi fotografare dai giornalisti venduti, poi vanno al supermercato con la scorta.

Non c’è link ad alcuna notizia e fa riferimento a vecchi fatti, distinti, di parlamentari in bici e di altri (Finocchiaro, se ricordo bene) visti con la scorta a fare la spesa.

Notare:

  • il pronome generico e sottinteso: “Vanno…”. Chi? Un Loro astratto e minaccioso, il Moloch, il Male che è legione, un’entità vaga ma che tutti conosciamo e non c’è bisogno di specificare: la kasta, gli infami… Dalla A alla Z tutti i parlamentari? No di certo, solo quelli disonestissimi che le persone per bene (cioè chi la pensa come l’estensore di questo tweet) già conoscono;
  • i “giornalisti venduti” è un truismo, uno spreco lessicale. I giornalisti sono per definizione “venduti”, praticamente l’atto del vendersi è stabilito con l’iscrizione all’albo. I giornalisti sono “venduti” come i transfughi grillini sono “merde traditrici”, come ogni accordo è un “inciucio”, come papa Giovanni era il “buono” e come le Estati sempre “torride”; dietro l’abuso di questi cliché c’è un vuoto pneumatico di pensiero che francamente mi spaventa;
  • comunque “loro” vanno in bici solo per farsi fotografare dai giornalisti venduti. Chiaro? D’altronde è così lampante! Vedete un politico che va in bici? Certamente sta cercando un giornalista (inutile aggiungere “venduto”) per farsi fotografare e ingannarvi. Ma loro sono furbi, e vistisi scoperti d’ora in poi andranno tutti in automobile… difficile identificarli a quel punto…
  • “poi” (un avverbio con funzione retorica, serve a legare il primo periodo sulle bici con il secondo sulle scorte; i due periodi non hanno alcuna relazione logica e sono sostenuti, nella stessa frase, da quel ‘poi’) vanno al supermercato con la scorta; anche se non siete fini linguisti capite che non c’entra nulla, e che si tratta solo di forzare un cliché, quello del politico profittatore (usa la scorta!) che cerca di ingannarci (si fa vedere in bici!);
  • ma parliamo un pochino della scorta. Il tema dovrebbe essere: serve o non serve la scorta a determinate figure politiche, del giornalismo, delle istituzioni? Se sì: con quali regole? Il dibattito sulle scorte dovrebbe finire lì. Io credo che le scorte siano necessarie, viste anche recenti aggressioni, visto il clima d’odio, visti i matti – tutti regolarmente armati – che girano… Quindi, se la scorta serve per prevenire il pericolo di aggressioni, deve poi stare fuori dal supermercato? Ci saranno procedure e “regole di ingaggio”, e se si vuole che l’onorevole non si becchi un popone in faccia probabilmente sì, anche dentro il supermercato.

Io credo che tutti, nessuno escluso, cadiamo prima o poi nei cliché, negli stereotipi, nelle etichettature degli avversari. Siamo umani… Ma un conto è caderci una volta, altra cosa è farne una regola, uno stile di vita (il twittatore che ha scritto questo post è un artista al riguardo, il suo incontenibile sdegno rimbalza da tweet a tweet senza soluzioni di continuità). Indubbiamente sentirsi indignati rende fieri; ci toglie dall’anonimato degli acquiescenti, degli inciuciatori, dei piddini (spregiativo per indicare aderenti, simpatizzanti ed elettori del PD, ma con senso esteso a tutti gli idioti che non sostengono lo scalmanamento collettivo); e poiché gli indignati sono molti, e si cercano e riuniscono, su Twitter questi messaggi hanno un grande successo, sono ritwittati infinite volte, gli autori sono seguiti, senza che ci sia un dibattito – ma che dico? un vaglio, un senso della misura, un esame di realtà.

Codesti “indignati”, anti-sistema, anti-casta, NIMBY, aventiniani, giustizieri sociali, oppositori irresoluti e studiosi di scie chimiche rischiano di diventare, pateticamente, i grandi omologati di questo periodo storico.

Alcune risorse:

continua

Preferisco sbagliare con la mia testa che far bene con quella altrui.


bezzicante ha risposto all’appello di MC che cerca nuovi autori

36 commenti su “Se dietro le parole c’è il vuoto pneumatico (1)

  • ilBuonPeppe

    Sono d’accordo, “tutti, nessuno escluso, cadiamo prima o poi nei cliché” ma, proprio per questo, il problema non sta nel fatto che “i social network danno spazio a ogni sorta di cretineria”.
    Il genere di stupidità di cui parli è sempre esistito; quello che è cambiato recentemente, con il web prima con i social network poi, sono la velocità e la capacità di propagazione.
    C’è poi un aspetto, questo sì, specifico che riguarda il distacco dovuto al non essere faccia a faccia con qualcuno: stando dietro alla tastiera ci si sente in qualche modo protetti, per cui si lasciano uscire con maggiore facilità i pensieri (se così si può dire) e gli istinti più beceri. Pensieri e istinti che però stavano già lì, in quanto il cretino era già tale.
    Paradossalmente, proprio questo aspetto rende i social network uno strumento fantastico per vedere le persone per ciò che realmente sono, senza gli infingimenti che nei rapporti personali tutti noi mettiamo spontaneamente.

    • bezzicante

      Mi pare di leggere due aspetti, sui quali concordo se li ho intesi bene. Che sono questi: 1) la “cretineria” è nella gente e non è né aumentata né diminuita; se vuoi si tratta della famosa “Legge sulla stupidità” di Cipolla, non c’è niente da fare… 2) la cretineria si palesa nella relazione sociale (se no, cosa ne posso sapere se il mio vicino è un cretino se nemmeno ci parliamo?) e questa relazione non solo è amplificata dai social ma – come tu dici – resta sostanzialmente anonima. Questo consente una superfetazione dell’ego, un narcisismo della parola, una presunzione del sé che rende i mediocri disponibili a spericolarsi su problemi complessissimi (per esempio le politiche monetarie in Europa) senza saperne un beneamato, ribloggando/ritwittando ogni minchiata che pare aderisca al loro confuso orizzonte. Pochi controllano le fonti dei propri blog/tweet e ho raccolto diversi aneddoti illuminanti al riguardo. Concludo (se no diventa un nuovo post, scusa) che diversamente da pochi anni fa oggi viviamo immersi in una disinformazione sistematica alimentata dal 99% di coloro che sono sul web. A maggior ragione occorre urlare quindi che LE PAROLE SONO IMPORTANTI, perché dietro ci sono pensieri, e vanno usate con prudenza. Scusa se te l’ho fatta lunga…

      • Stefsap

        La differenza, fondamentale, è che i modi di pensare distorti o irrazionali hanno cambiato fattore di scala. Prima erano ininfluenti o al più provocavano danni locali (spesso con l’estinzione “naturale” dei soggetti) ora provocano danni globali. Speriamo che la conseguenza non lo sia altrettanto.

  • GirFalk

    In questo, c’e’ da dire, twitter non aiuta. Basti pensare che proprio ieri qualcuno ha ritwittato un articolo di mc sostenendo che non bastano 140 caratteri per parlarne… ok, bene, sono d’accordo, e la domanda e’: chi o cosa t’impedisce di uscire da twitter, entrare nell’articolo ed esprimerti tramite commento? – eh si’, il tu e’ impersonale, ma neanche più di tanto 😉

    • bezzicante

      Twitter – che amo molto – è usato in maniere differenti. Il suo scopo è segnalare link (che poi si dovrebbero seguire per leggere i post completi), telegrafare notizie e, certo, anche esprimere commenti… Indubbiamente c’è anche un uso tipo “chat” un po’ sterile…

  • fma

    Sì, la rete è una ulteriore dimostrazione che la prima legge di Cipolla: “Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione”, ha solide basi.
    Tuttavia poi (nota il poi) ci sono anche post come il tuo, che riconciliano col genere umano.

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