Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Ut melius quidquid erit pati,
seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum: sapias, vina liques et spatio brevi
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.
Orazio, Carm. I, 11
Pianificare. Organizzare. Stabilire. Quasi prevedere. Trasformarsi in un oracolo artificiale per sopperire alla fastidiosa incapacità umana di vedere al di là del misero, fugace istante che si sta vivendo. Impossibilità di vedere oltre il proprio naso. Cecità in fondo. Miopia, e voglia di fabbricarsi un paio di occhiali nuovi.
È stupido l’uomo. Vuole sapere, conoscere cosa accadrà domani, e non si accorge del presente, e dimentica il passato. Mentre aspetta che domani sia migliore, oggi è già volato, e ha perso l’unica cosa che aveva.
Era così Lucia. Aspetto fisico: non importa, una qualunque. Vita: perfetta. Hobby: affannarsi a vivere una vita senza sorprese, estremamente ordinata, senza grandi sconvolgimenti, monotona. Perfetta in fondo. Mai niente andato storto, mai nessuno sbaglio, mai un’emozione di troppo, un’avventura che non avesse previsto, un ostacolo in più, paura, dolore. Morte. Perché alla fine della sua vita Lucia muore, anche lei. Muore di quella morte che non aveva previsto. L’unica cosa che non aveva previsto, in fondo. Muore di quella morte che nella sua testa non esisteva, eppure era tutt’intorno nell’aria.
Una vita organizzata. Prossima alla laurea, prossima al matrimonio (non prima della laurea), marito avvocato, viaggio di nozze in crociera, casa in campagna (Lucia ama la campagna), un armadio a muro pieno, gli angioletti classici come capezzale nella stanza da letto, il parquet a terra, angolo cottura, quadri alle pareti, già due bambini in programma, un maschio e una femmina, Giorgio e Carla, pianoforte e violino, calcio e danza, ogni anno le vacanze al mare, ogni domenica il pranzo dalla nonna, ogni giorno ginnastica per mantenersi in forma. Tutto pianificato, in fondo. Fino a quando dal medico signora mi dispiace non so come dirglielo lei sta morendo cancro allo stomaco silenzio pianto silenzio.
Silenzio.
Fine.
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4 commenti
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22 Aprile, 2008 a 19:37
Oris
Viviamo nella continua condanna della ricerca di qualcosa che abbiamo già, un po come quando cerchi gli occhiali e non ti accorgi di averli indosso.
Non conosco la cura, il rimedio ne l’espiazione, se c’è.
Cerco solo di vivere meglio che posso, e faccio già molto visto che nessuno mi ha detto cosa significa vivere, come lo si deve fare nel modo corretto…
Vado per tentativi.
Mi rendo conto che la fine, essendo in fondo inevitabile, è anche in fondo l’unica cosa insignificante della vita.
Quindi non avrei rimpianti, fossi nei panni della protagonista, paura sì, tanta, ma rimpianti no: ho vissuto come credevo fosse meglio.
Tanto mi basta e tanto mi deve bastare.
22 Aprile, 2008 a 20:26
ugasoft
navigo, male, a vista.
24 Aprile, 2008 a 10:17
Laura Costantini
Tutto vero, a parte il finale: silenzio pianto silenzio fine. Non va cosi’. C’e’ il pianto, tanto, c’e’ il dolore, tanto, c’e’ la rabbia, tanta. Il silenzio lo vorresti, ma quello arriva quando hai gia’ attraversato il traguardo. Ed e’ una benedizione. Perche’ prima non ti rassegni, lotti, gridi, inveisci, ti ribelli e ti rifiuti mentre nel reparto ne vedi andar via uno al giorno. E non vanno mai via in silenzio. No, urlano e ti guardano con occhi allucinati e ti chiedono di morire, a te che devi morire a tua volta. E ti spiegano che dentro la bestia morde, mangia, consuma, urla. Cosi’ non puoi neanche tapparti le orecchie. Perche’ il mostro urla da dentro e te lo dice in tutti i modi, i piu’ dolorosi, che vince lui.
24 Aprile, 2008 a 11:28
Oris
Io ne ho viste due, di queste scene, nella mia vita.
Ma devo dire che nonostante il dolore nessuna si è arresa, pur sapendo e sentendo che il mostro vinceva.
E nessuna si è rassegnata a chiedere di morire, anzi.
Per adesso posso solo testimoniare il valore della speranza, anche disperata, ma speranza.
Mi spiace che tu abbia avuto esperienze differenti Laura e so che probabilmente io sarei tra quelli che descrivi tu, perchè sento di non avere la forza e il coraggio che invece ho visto in quelle 2 persone, che ora non ci sono più.