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Scienza e Morale: il Caso del Papilloma Virus

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Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Scienza e Morale: il Caso del Papilloma Virus" è stato scritto da Chiara Lalli. Ogni autore ha la sua opinione personale che non sempre corrisponde a quella di Gianalessio Ridolfi Pacifici ma a tutti è garantita l'opportunità di esprimersi purché siano rispettate queste regole. Il sito mentecritica.net non ha fini di lucro, è gestito su base volontaria ed a spese del curatore. Il sito non è aggregato a partiti o movimenti e non sostiene nessuna organizzazione politica.
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Il Ministero della Salute mantiene la promessa fatta qualche mese fa: dal 23 febbraio è iniziata la campagna di vaccinazione gratuita per il Papilloma virus (HPV) destinata a tutte le ragazze nate nel 1997 (circa 280.000).
Il vaccino intende prevenire il carcinoma della cervice uterina (il Papilloma virus è l’agente virale responsabile del carcinoma; nonché, come ha dichiarato il presidente della Società Italiana di Fisiopatologia della Riproduzione Carlo Foresta, anche possibile responsabile della infertilità maschile).

Come informa il sito del Ministero “esistono circa 120 genotipi del virus HPV che infettano l’uomo, un terzo dei quali associato a patologie del tratto anogenitale, sia benigne che maligne. Dei 120 genotipi, il tipo 16 è responsabile di circa il 50% dei casi di cancro alla cervice uterina, il tipo 18 del 20% e i restanti genotipi di circa il 30%. I genotipi 6 e 11 sono responsabili del 90% dei condilomi genitali”. Circa il 75% delle donne sessualmente attive contrae l’infezione da HPV nel corso della vita e fino al 50% con un tipo oncogeno (solo alcune di queste lesioni avanzano e pochissime delle donne infettate sono colpite da un tumore del collo dell’utero). Ogni anno al mondo 500.000 donne si ammalano e la metà muoiono. Solo in Italia mille donne muoiono ogni anno (altre informazioni qui).

Sembrerebbe che il vaccino, sicuro e ben tollerato (*), sia moralmente ineccepibile e che quindi si potrebbe parlare di una sintonia tra avanzamento medico e profilo etico.
E invece no.
Medicina e Morale, la rivista della Facoltà di Medicina del Policlinico Gemelli, condanna il vaccino all’indomani dell’annuncio: per ragioni morali, “ma anche” per presunte ragioni scientifiche.
Maria Luisa Di Pietro, Zoya Serebrovska e Dino Moltisanti invitano a tenere conto del “bene globale” della persona. “Il punto è che la vaccinazione generalizzata delle donne è sì in grado di proteggerle dal cancro al collo dell’utero, ma questa proposta fa sorgere alcune serie preoccupazioni di carattere etico”.
Che cosa vorrebbe dire? Basta ricordare che l’HPV è trasmissibile sessualmente per capire.

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Il vaccino rischierebbe di comportare “ulteriori cadute di valori, il rafforzamento di una comune accettazione da parte dell’opinione pubblica dei comportamenti sessuali promiscui e probabilmente una maggiore diffusione della malattia”.
E ancora: “quando sono coinvolte ragazzine minorenni, abbiamo a che fare con persone i cui valori morali sono in formazione e che non sono ancora considerate legalmente responsabili”.
Si potrebbe commentare con una battuta (meglio di facili costumi che morta, o no?); oppure ricordare che proporre una simile obiezione contro una campagna di prevenzione sanitaria è irresponsabile e incomprensibile. Oltre che piuttosto curioso: gli autori pensano davvero che un vaccino possa incentivare la promiscuità? Promiscuità, si badi, che Di Pietro, Serebrovska e Moltisanti condannano senza appello e senza giustificazioni come immorale e malevola per il “bene globale” della persona (evocando il terribile spettro della nemesi che l’AIDS avrebbe incarnato secondo alcuni inguaribili moralisti). Qual è la morale dei tre autori? E, soprattutto, perché dovrebbe essere imposta a tutti gli altri a rischio della loro salute, oltre che della violazione della libertà individuale?

Ma ancora più ingiustificabile è la posizione rispetto alla opportunità “scientifica” del vaccino: “l’infezione da Hpv non è una emergenza sociale [essendo] il risultato di un comportamento a rischio, di una attività sessuale precoce e promiscua”. Quanti morti servono per costituire una emergenza sociale? Anche se fossero numericamente poco rilevanti, sarebbe una buona ragione per condannare il vaccino? O ancora: ci sono malattie che non meritano attenzione perché immorali?

L’argomento affrontato in questo articolo è stato già presentato da MC con un articolo di Spes74 in occasione dello speciale “Un 8 marzo fuori stagione“. Riteniamo utile riproporre la discussione con la collaborazione di Chiara Lalli per contribuire alla diffusione dell’informazione relativa a questa nuova opportunità di prevenzione sanitaria e per evidenziare come, per alcuni, la tutela della salute e dell’equilibrio della persona sia sacrificabile in nome di “questioni di principio“.

ATTENZIONE

(*) Per completezza d’informazione, è necessario dire che il vaccino per l’HPV non è considerato sicuro da tutti e sembra poter comportare una serie di gravi effetti collaterali. Qui un link in italiano, qui la fonte originale in inglese. Sul sito della FDA non siamo stati in grado di reperire nessuna informazione a conferma definitiva dei dati indicati da Judicial Watch. (N.d.R.)

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