Sciacalli del Dolore 16


Si dice che la recessione che ci attanaglia ha bisogno di risposte forti, ed è così. Se è vero che la solidarietà è alla base del concetto di nazione, ora è il momento di dimostrare che non siamo soli, che vogliamo aiutarci l’un l’altro a sopportare l’impatto della crisi ed a superarla.

Certo, non per tutti è ancora il momento della carestia: sere fa sentivo al TG del boom delle presenze sui campi da sci grazie alle precipitazioni nevose di quest’anno e ripensavo a quando, anni fa, gli operatori di quel settore invocavano dal governo misure anticrisi perché quell’anno era caduta poca neve.

Ecco, io penso che dovrebbe esserci una reciprocità: io – nazione – ti aiuto quando sei in difficoltà. Tu – individuo – aiuti gli altri quando per te il vento gira bene ma i tuoi simili se la passano male.

E’ facile obiettare che proprio a questo serve l’imposizione fiscale, che la solidarietà sta proprio lì, in quel meccanismo che le nazioni si sono dato per ridistribuire le risorse economiche a beneficio della crescita e del benessere dell’intera collettività. Ma poi è intervenuta la furbizia, l’evasione fiscale, la corruttela, i privilegi, e la fiscalità sembra non saper assolvere più al suo ruolo, se è vero che il massimo gettito si ottiene dalle categorie dei lavoratori dipendenti, ossia quelle che – per definizione – dovrebbero essere accreditate di minore capacità contributiva a confronto dei rispettivi “datori di lavoro”.

E’ proprio di questi tempi di carestia che balza agli occhi più che mai, in tutta la sua odiosa evidenza, la pratica dell’evasione fiscale, quel vero e proprio sciacallaggio perpetrato ai danni dei propri simili dai luridi soggetti che le cercano tutte per sfuggire al fisco, trincerandosi dietro la pretestuosa argomentazione dello stato che non funziona. Salvo poi invocarne l’intervento quando le cose vanno male, quando si ha bisogno di un’operazione che le cliniche private non sono in grado di offrire, quando si vorrebbero migliori infrastrutture, quando i poderi e le case si allagano per le piene dei fiumi…

Quello che ci manca è l’etica di nazione, quello di cui sente oggi l’assenza sono le motivazioni di fondo che stanno alla base della costruzione di una collettività: lo sfuggire al proprio egoismo (di individuo, di famiglia, di impresa,…) stemperandolo nella solidarietà che proprio da questo deve partire: dalla ricerca dell’equilibrio tra il proprio contributo individuale ed il servizio (o l’aiuto) che ci si attende dagli altri, dalla collettività. In una parola: dalla nazione.

Utopia? No, semplice richiamo a quello spirito che consentì ai nostri padri di ricostruire dalle macerie una nazione bellissima messa in ginocchio dalla guerra, partendo dalla civiltà del fare, certo, anche per se stessi, ma senza sottrarsi alla condivisione dei frutti del proprio impegno con i meno fortunati, nella consapevolezza che uno stato moderno non può reggere l’urto delle sfide difficili dei nostri tempi senza prendere a cuore anche la causa dei deboli, degli emarginati, e lasciando andare alla deriva intere generazioni di nuovi intelletti per la bramosia di interpretare solo a proprio vantaggio le poche opportunità di crescita su cui ancora si può contare per sperare in una ripresa. Che a questo punto non può essere solo economica ma anche, se non soprattutto, di valori.

Ripartire dalla solidarietà si può, si deve, ce lo impongono questi tempi duri. Prima ancora che ridurre gli sprechi (che sono tanti, e vanno eliminati, certo) occorre mettersi una mano sulla coscienza e vedere quanto di quel debito pubblico che abbiamo accumulato negli ultimi trent’anni e che oggi pesa in maniera determinante sul futuro dei nostri figli non sia che il risultato dell’egoismo di coloro che ingrassano alle spalle dei più deboli.

Occorre un risveglio delle coscienze, una rivoluzione di tipo etico. Occorre cominciare a ricostruire, proprio come nel dopoguerra, ma stavolta partendo dalle macerie della coscienza civica demolita a colpi di cinico individualismo. Occorre ricostruire una nuova collettività dove i “furbi” non siano più quasi “invidiati” bensì derisi, denunciati perché scontino le loro colpe, assoggettati alla pubblica riprovazione.

Io propongo per costoro un gigantesco sputo collettivo. Sì, proprio come usa con gli sciacalli, perchè coloro che evadono, sottraendosi al dovere di contribuire alla collettività, ma anzi succhiandone le sempre più misere risorse, non possono essere altrimenti definiti: sciacalli del dolore.


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16 commenti su “Sciacalli del Dolore

  • Giacuomo Nuovocolle

    >Occorre un risveglio delle coscienze, una rivoluzione di tipo etico. Occorre cominciare a
    >ricostruire, proprio come nel dopoguerra, ma stavolta partendo dalle macerie della
    >coscienza civica demolita a colpi di cinico individualismo. Occorre ricostruire una nuova
    >collettività dove i “furbi” non siano più quasi “invidiati” bensì derisi, denunciati perché
    >scontino le loro colpe, assoggettati alla pubblica riprovazione.
    ehi. questo è proprio il motivo fondamentale per cui ci siamo constituiti in netfuturismo! hai centrato in pieno il problema fondamentale (secondo me!) e proposto la soluzione giusta. basta paliativi o soluzioni di contorno. se il problema è eticoculturale di fondo, dal di lì bisogna partire a cercare la soluzione!ottimo, approvo in pieno.
    tieni presente, però, che l’aspetto dell’evasione fiscale è solo uno tra le tante conseguenze del problema fondamentale e, alla fine, neanche il più grave. per non incorrere nell’errore delle persone che contesti che la soluzione dei problemi (individuali o sociali) stia in una diversa gestione degli spostamenti economici.

  • michail tal

    Una rivoluzione etica sarebbe una gran cosa.

    Nel frattempo mi basterebbe un sistema sanzionatorio severo e veloce.
    Avete visto lo scandalo Madoff? Il Padre denunciato dai figli. Ve lo immaginate Callisto Tanzi denunciato da qualche suo rampollo?.
    L’etica anglosassone è ad anni luce dalla nostra, purtroppo, ma tanto fa anche avere un sistema penale piu veloce e effettivamente sanzionatorio.

    • Stella d'Oriente

      @michail tal,
      E’ facile comprendere perchè da noi la giustizia è lenta e poco sanzionatoria (quando riesce a non cadere in prescrizione), se guardi i personaggi che ci sono nella classe politica in generale.
      La rivoluzione etica a mio parere può cominciare, non senza enorme fatica, solo dalla scuola, a partire dai livelli più bassi di essa; bisogna avere insegnanti più che preparati e motivati nel loro lavoro per poter sperare in qualcosa di buono per i nostri figli. Se guarderanno al presente, non miglioreranno, ma impareranno tutti i vizi della nostra società. Bisogna far sperimentare loro una società migliore all’intero della classe, in modo che possano desiderare di averla anche al di fuori.
      E poi…
      Scusate l’interruzione, ma mi sono appena ricordata la situazione in cui versa oggigiorno la scuola! 😐

      • Giacuomo Nuovocolle

        @Stella d’Oriente,
        > bisogna avere insegnanti più che preparati e motivati
        > Bisogna far sperimentare loro una società migliore all’intero della classe,

        la rivoluzione va fatta in due direzioni: (1) situazione presente (2) prospettive future.
        i tre cardini su cui lavorare sono la formazione (scuola di qualunque tipo, anche autoformazione) informazione (media di massa e non) arte (o in senso esteso: comunicazione)
        tutte queste rivoluzioni devono partire dall’uomo, dalla persona, dal singolo, dall’individuo. dal suo slancio a migliorarsi, dalla sua pulsione alla ricerca di perfezione.
        con i ‘bisogna avere’ sono sempre gli altri a dover fare qualcosa. la rivoluzione culturale parte dall’io! io penso, io dico, io faccio.
        e le cose cambiano.
        ma questa rivoluzione è già cominciata e presto se ne osserveranno gli effetti

        • Stella d'Oriente

          @Giacuomo Nuovocolle,
          “con i ‘bisogna avere’ sono sempre gli altri a dover fare qualcosa. la rivoluzione culturale parte dall’io! io penso, io dico, io faccio”
          …e chi ti dice che io non lavoro nella scuola come insegnante o che io non sia mamma? O che non sia entrambe le cose? 😉
          Puoi star certo che parlavo anche per me; figurati se non voglio far parte della rivoluzione da me sostenuta! Ovvio però che penso anche che la rivoluzione non si fa da soli. Da soli si possono avere buone, anche ottime idee, ma non si va da nessuna parte senza qualcuno che ci appoggia, che ci segue e che contribuisce alla diffusione della nostra idea e della sua messa in pratica. Prendi pure MC: uno splendido progetto, in quasi tutti i suoi articoli ci sono splendide idee, che a mio parere non varrebbero nulla o quasi (dal punto di vista pratico, ovviamente!) se non fossero corredate dai commenti degli altri lettori o se, addirittura, non venissero lette. E, per essere lette, sappiamo tutti che c’è bisogno che qualcuno diffonda il link.
          E come MC prendi pure chiunque sia stato un grande scienziato, un grande inventore, insomma, una grande personalità (sia nel bene che nel male): senza gli altri, nessuno sarebbe riuscito a fare nulla.
          Poi, se tu vuoi fare un discorso totalmente personale, bè posso dirti che per migliorare il mondo io faccio la raccolta differenziata dei rifiuti, mi sposto per la stragrande maggioranza delle volte con i mezzi pubblici e cerco sempre di impegnarmi al massimo in quello che faccio. Ma non mi sembra il caso di mettersi lì ad autocelebrarsi uno per uno e cercare l’errore nell’altro. Mi pare più corretto fare un discorso generale, senza ovviamente, per questo, necessità di escludersi dai meriti e dai demeriti!

          • Giacuomo Nuovocolle

            @Stella d’Oriente,
            grazie per gli spunti, stella d’oriente.

            >…e chi ti dice che io non […]
            assolutamente. il mio non voleva essere un appunto per il tuo agire (che non mi è dato conoscere), ci mancherebbe altro. ma per la scelta della terminologia, magari fatta con leggerezza. solo perché nasconde l’infida e diffusissima tendenza a delegare ad altri quello che è compito PROPRIO. però, mi raccomando (e mi ripeto): non sulla persona, ma sulla parola!

            > Ovvio però che penso anche che la rivoluzione non si fa da soli.
            assolutamente (2 la vendetta!) la rivoluzione parte dall’IO, ma si concretizza nel TUTTI, altrimenti che rivoluzione è? prima nel gruppo, ovvero tra le persone con cui si hanno contatti, dagli amici, ai conoscenti e anche tra noi due (e chi ci legge) in questo momento. e poi nella massa, quello strano concetto, oggetto di studio della sociologia, che sembra agire, pensare e vivere di volontà propria, invece è dominabile, è controllabile, è indirizzabile. la partenza è l’IO, la strada è costituirsi gruppo sotto un unico pensiero coerente e agire di conseguenza. l’arrivo è il miglioramento sociale attraverso la condivisione degli obiettivi e il miglioramento individuale. questa è la base del pensiero netfuturista, questa è la base della rivoluzione. e i cardini, come dicevo prima, stanno nelle maggiori espressioni della cultura di ogni civiltà: scuola/formazione, informazione e arte.

            >Prendi pure MC: uno splendido progetto, in quasi tutti i suoi articoli
            >ci sono splendide idee,
            giusto. il problema è che le idee si devono accorpare in un pensiero coerente. tracciare una strada, trovare delle soluzioni. porsi dei problemi è un’ottimo punto di partenza, un passo avanti all’accettazione dello stato delle cose, ma è comunque solo il punto di partenza.

            >Poi, se tu vuoi fare un discorso totalmente personale,
            spero che avrai capito che no, non voglio farne un discorso personale

            >Ma non mi sembra il caso di mettersi lì ad autocelebrarsi
            >uno per uno e cercare l’errore nell’altro.
            anzi, aggiungo una proposta in più. l’autocelebrazione può servire nei momenti di sconforto per recuperare un po’ il senso di sé e del proprio cammino. preferisco guardare avanti (non a caso… al futuro!) cercando cosa non va, cosa manca, per trovare e attuare soluzioni. per migliorarmi e migliorare. per l’altro, il massimo che si può fare è fare delle proposte, lanciare delle provocazioni. giudicare le sue azioni o reazioni esula dai miei interessi o obiettivi. questo in contrasto con il giudizio che si dà in questo post di coloro che non pagano le tasse. però, la valutazione che fa ‘caffè amaro’ nel non glorificare come ‘furbetto’ chi non si attiene a banali regolette sociali come il pagare le tasse (triste malattia diffusa) è santa! lo stesso lo applico volentieri all’invidia diffusa verso chi vince ai vari giochi d’azzardo tipo superenalotto o totocalcio e tutti questi altri atteggiamenti antimeritocratici e quindi antisociali. insomma, dei ‘nemici’ nella battaglia del recupero di un senso etico e politico (nel senso etimologico del termine) si possono anche individuare: facilmente in sé stessi(essere), rappresentati dai propri limiti e dalle proprie mancanze, e in atteggiamenti(agire) antisociali che vanno combattuti e rimossi. chiudo con un aforisma per rimettere in fila e riassumere questi ragionamenti: non esiste una persona buona o una persona cattiva, tutte le persone fanno a volte cose buone e a volte cose cattive, certo qualcuno più di altri…

          • Stella d'Oriente

            @Giacuomo Nuovocolle,
            Eccomi, scusa per l’attesa ma ieri poi ho avuto da fare e non potevo dedicarti il tempo necessario per rispondere.
            >”assolutamente…”
            hai ragione, però penso che se già siam qui a scriverne, e a scrivere non di riforme che devono essere fatte legge, ma di “rivoluzione etica”, inevitabilmente è parte della considerazione anche la persona che scrive. Credevo fosse sottinteso che il mio “bisogna” fosse riferito anche a me oltre che agli altri; non credevo ci fosse bisogno (vedi, continuo con la forma “c’è bisogno”! E’ una deformazione evidentemente! 😉 ) di specificare.

            >”assolutamente (2 la vendetta!)” 😀

            >”la partenza è l’IO, la strada è costituirsi gruppo sotto un unico pensiero coerente e agire di conseguenza”
            Giustissimo, ma appunto io mi considero già “partita” (almeno in parte!) 😉

            >”tracciare una strada, trovare delle soluzioni”
            Ecco, secondo me questo ora, in questo preciso momento storico-politico, non ci è dato di fare. I tempi non sono ancora maturi, devono cambiare un bel po’ di cose, prima di tutto la classe politica che abbiamo. Per quante strade possiamo trovare noi, se non c’è gente intelligente al governo ci verranno sempre chiuse in faccia, se non distrutte e rese quindi impraticabili. Proprio per cambiare le carte in tavola, proponevo la scuola come intervento radicale in questo senso, come possibilità di cambiare come società e come valori.

            >”non voglio farne un discorso personale”
            Spero mi perdonerai la piccola provocazione precedente!

            >”non glorificare come ‘furbetto’ chi non si attiene a banali regolette sociali”
            Quoto in pieno! Ma qui si ritorna alla certezza della sanzione della colpa, di cui parlavo con michail tal! D’altronde, se perfino il governo ti permette di farlo, perchè essere tra i fessi? Se invece lo Stato agisse seriamente a favore del corretto pagamento delle tasse sia in termini positivi -norme- che negativi -divieti e sanzioni-, allora non ci sarebbe la mentalità del “furbetto”, ma anzi chi evadesse le tasse sarebbe considerato un emerito idiota quale è! Ma, come al solito, questo discorso ci riporta all’immagine del presente, totalmente diversa…

            >”non esiste una persona buona o una persona cattiva, tutte le persone fanno a volte cose buone e a volte cose cattive, certo qualcuno più di altri…”
            Nulla di più vero! Dobbiamo cercare “solo” il modo per evitare di fare cose cattive!

          • Giacuomo Nuovocolle

            @Stella d’Oriente,
            >Ecco, secondo me questo ora, in questo preciso
            >momento storico-politico, non ci è dato di fare.
            vedi qual’è il pericolo del ‘bisogna che si faccia’ o del ‘noi’ o del pensare che altro o altri possano limitare il nostro agire? diventa quello del non agire affatto perché tanto ‘non ci è dato di fare’, perché prima devono succedere altre cose, tipo la classe politica deve cambiare o chissà cos’altro.
            ti prego di non prenderla nuovamente sul personale, perché con il pretesto di ragionare su delle parole (piccolissime) in un lungo discorso, magari buttate lì con tutt’altra intenzione, mi dai l’occasione per raccogliere espressioni o ragionamenti tipici degli italiani ‘dell’altra parte’, cioè quelli pieni di buone intenzioni e parole che però in questo momento stanno lasciando lo spazio a quelli cattivi che comandano e decidono (prima di accorgersi che sono le stesse persone!)
            qualcosa si può fare eccome. io(noi) la sto facendo. ho(abbiamo) preparato la base per la rivoluzione culturale che scuoterà l’italia. sulla carta sono mostre d’arte, conferenze, dibattiti (anche in rete), ma nei fatti è pensiero contagioso, innovativo e dirompente (quale pensiero? questo!). ooh, certo che si può fare qualcosa… e vedrai che nessuna classe politica o opportunista, o evasore fiscale potrà fermare la forza delle idee che diventano azione. si tratta solo di dire IO ci sono, IO ci credo, IO mi do da fare.

          • Stella d'Oriente

            @Giacuomo Nuovocolle,
            >”ti prego di non prenderla nuovamente sul personale”
            😀 , tranquillo, ci siamo già spiegati su questo! Sono tonta ma non fino a questo punto! 😉

            >”vedi qual’è il pericolo del ‘bisogna che si faccia’ o del ‘noi’ o del pensare che altro o altri possano limitare il nostro agire? diventa quello del non agire affatto”
            Non credo di essere incappata nel pericolo che descrivi, anzi, credo di essere caduta nel suo inverso. Per quel che vale, io sento che sto facendo di tutto per potermi realizzare e poter quindi dare il mio contributo alla società, per farla diventare migliore di quanto sia ora.
            Mi dà speranza sapere che ci sono persone che la pensano come me su certi aspetti, che vogliono cambiare lo stato dello cose, e per questo continuo a comportarmi come credo sia più giusto; ma poi in tivvù, a decidere per noi, ci sono sempre le solite facce che dicono sempre le stesse cose. Non so, starò invecchiando io troppo in fretta, che mi viene il pessimismo precoce! 😀
            Io nel mio piccolo faccio e farò quel che posso, ma sempre più mi sento come una che rema col mare in tempesta! Un pochino scoraggiante come cosa…!
            PS. il mare in tempesta non è solo la situazione, ma anche gli “altri” che dovrebbero agire e cambiare insieme a me! Ma, come ti ho detto prima, sarò io che sto invecchiando in fretta! 😉

        • ilBuonPeppe

          @Giacuomo Nuovocolle,

          la rivoluzione culturale parte dall’io! io penso, io dico, io faccio.

          Capisco il senso e lo condivido, ma mi permetto una variazione.
          La rivoluzione culturale parte dal “noi”. Altrimenti non si rivoluziona niente.

          • Giacuomo Nuovocolle

            @ilBuonPeppe,
            perfetto. perché siamo d’accordo sui concetti.
            sulle parole, premettendo che diventa solo un fatto formale o di slogan (se vogliamo), visto che i concetti ci sono tutti, rilancio questa riflessione
            il ‘noi’ è fatto dall’io più tu (o voi) e quando di mezzo c’è qualcun’altro, esperienza insegna che (1) se una cosa deve essere fatta, qualcun’altro la farà, quindi alla fine non la fa nessuno e se invece qualcuno la fa, l’ho fatta anch’io. (2) quando c’è un io e un tu si ha sempre la tendenza atavica a curarsi più dell’io che del tu. l’idea è quella di far percepire sia il gruppo (nell’accezione di cui sopra) che la società come un IO, solo un po’ più grande e a curarsene con lo stessa attenzione.
            poi… è vero, hai anche ragione tu nel dire che parlare solo dell’io può suonare un po’… egoistico, individualistico (nel senso negativo), si tratta solo di approfondire i concetti e comunicarli nella maniera più efficace. io penso che, adesso come adesso, sia più grave la mancanza dell’io dentro gruppo che la capacità dell’io di inserirsi (e nascondersi) in un gruppo.
            ti faccio un esempio: dopo la provocazione di questo post, dopo le argomentazioni (tutto sommato contenute rispetto all’importanza del tema lanciato), dopo che ci siamo messi d’accordo sul fatto che IO devo cominciare a fare qualcosa, qualcosa viene fatta (nota l’uso dell’impersonale) o ci ributtiamo semplicemente ad argomentare sul prossimo post come se i precedenti non fossero neanche scorsi?

  • F.Maria Arouet

    Credo che il problema non stia tanto nel cosa (tutti debbono contribuire al bene comune in proporzione alle proprie possibilità), ma nel come (come impedire che qualcuno se ne esenti).
    In attesa di una catarsi collettiva (di cui sarei felicissimo), mi accontenterei di:
    un riordino della macchina della pubblica amministrazione, che la renda più efficiente.
    una semplificazione dell’universo fiscale che renda più difficile l’evasione e più facile la ricerca dei furbi.
    la possibilità di scaricare le spese, che renda vantaggioso per tutti richiedere la fattura a fronte di una prestazione qualsiasi.

    • Stella d'Oriente

      @F.Maria Arouet,
      sarei pienamente d’accordo con te, se a decidere per il Paese non ci fosse la classe politica che c’è ora (parlo sempre in generale, sia destra, sia sinistra, sia centro, praticamente nessuno escluso!).
      Per questo nel precedente commento ho dato maggiore importanza al ruolo svolto dalla scuola, perchè se riusciamo a far cambiare i bambini di oggi, vuol dire che stiamo cambiando le regole della società di domani. Per quella di oggi, bè, devo ammettere che un po’ di speranze le ho perse!
      Oggi possiamo solo porre le basi, il cambiamento lo vedranno i nostri figli e i nostri nipoti.

      • F.Maria Arouet

        @Stella d’Oriente,
        mio nonno mi diceva la stessa cosa riferendosi al sol dell’avvenir.
        Se fosse possibile io preferirei pochi, maledetti e subito. 🙂

        • Stella d'Oriente

          @F.Maria Arouet,
          “mio nonno mi diceva la stessa cosa”…
          d’improvviso mi sento taaaanto vecchia! 🙁

  • ilBuonPeppe

    …boom delle presenze sui campi da sci grazie alle precipitazioni nevose…

    Appunto. Di quale crisi andiamo cianciando? La verità è che ancora stiamo (nella media, ovviamente) sciaguratamente bene, e che la crisi è solo una parola oscura strombazzata a destra e a manca. Quando i campi da sci resteranno vuoti nonostante la neve, allora si potrà parlare di vera crisi.
    Per ora gran parte degli italiani ancora fa finta di niente. Finchè dura…

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