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Schwazer non ha fatto tutto da solo

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E’ bello vedere come l’interesse per le Olimpiadi possa ancora passare dall’estetica all’agonismo molto rapidamente, se c’è l’occasione. Più triste è capire che l’occasione è data dalla debolezza d’un giovane atleta. Alex Schwazer ha sbagliato, Alex Schwazer e l’EPO, Alex Schwazer e il doping, Schwazer Schwazer Schwazer….lo si sente nominare solo adesso, dopo l’averlo ignorato quasi totalmente per quattro anni, fatta eccezione per appassionati di marcia e di pubblicità. Adesso il suo nome rispunta fuori nel momento del declino, come contasse solamente in quanto capro espiatorio. In qualche modo ,si è immolato per la coscienza sportiva pulita di mezzo mondo, dell’Italia in primis che ha impiegato non più d’un nanosecondo per dissociarsi dal gesto del ragazzo con la faccia pulita che adesso condanna più d’un mostro sanguinario. I TG non esitano neppure un istante a contrapporre alla sua immagine quella di Josepha Idem , simbolo di uno sport sano e pulito, la ventata di freschezza che dovrebbe spazzar via “l’ennesima storia di doping“.

Peccato che quattro anni fa Alex non fosse “l’ennesimo atleta della marcia“, ma il vincitore dell’oro olimpico nella 50 km, un eroe di cui tutti, dal primo all’ultimo, siamo stati orgogliosi almeno un po’. Tutti ad osannarlo per la bravura, la semplicità, pronti a portarlo alle stelle per poi trascinarlo a forza all’interno della macchina infernale che è lo sport a certi livelli. Campioni in parte si nasce ed un po’ lo si diventa per vocazione, ma sembra bisogni rimanerlo per forza e per sempre, anche a costo di allenamenti massacranti tutto l’anno, con qualsiasi condizione fisica e meteorologica. Esatto, perché lo sponsor ci mette i soldi, l’Italia la faccia e tu, se non sei abbastanza forte,  non hai altra scelta che obbedire. DEVI vincere, anche se non ne puoi più o sarai etichettato come fallito, tutti lo sapranno e tornerai ad essere il signor nessuno, in compenso più povero di quanto non fossi all’inizio, ormai alienato.

Schwazer si è raccontato in lacrime davanti agli sciacalli del giornalismo, ha tenuto tutte le persone a lui vicine fuori dalla vicenda, si è assunto ogni responsabilità dimostrando una maturità che molti campioni, sempre troppo coccolati, non hanno. Nonostante tutto ciò, adesso rimarrà solo, come molti altri prima di lui, e dopo qualche giorno di una solidarietà finta, di quella comprensione che trasuda falsità ed è solo di facciata, sarà dimenticato. No, Alex non ha fatto tutto da solo. Il doping lo abbiamo voluto tutti, gli sponsor che ti abbandonano quando non sei al top, l’allenatore che ti propone tabelle d’allenamento irragionevoli, i giornalisti, sempre pronti a speculare sulle tue debolezze, l’Italia tutta che si aspetta che tu vinca la SUA medaglia ed è pronta a distruggerti qualora ciò non accada, come le avessi rotto il giocattolo nuovo.
Ho un’unica pretesa in tutta questa storia : se nessuno vuole assumersi la sua parte di responsabilità nella faccenda, che almeno faccia silenzio e ci risparmi il perbenismo ipocrita che non servirà di certo a farlo sembrare migliore di quello che è.

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Mumon, "La Porta non Porta", quella che secondo il buddismo conduce alla Via. Non sono buddista, non sono religiosa, ma attraverso la riflessione voglio raggiungere la mia via. Queste riflessioni ho deciso di condividerle con voi, che siano giuste o sbagliate, per il puro gusto della condivisione e perchè senza il confronto non si cresce.

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