Schadenfreude
10 dicembre, 2007 di harlot
Archiviato in Democrazia e Diritti
E’ risaputo: non c’è gioia migliore che assistere alle tristezze altrui, alle disfatte, alle capitolazioni. Chissà quanti soloni, quanti censori si staranno segretamente, e neppure troppo, sfregando le mani (e qualcos’altro) per l’ennesima mazzata scaricata su Luttazzi. Chissà quante masturbazioni mentali, quanti orgasmi e quanti spasmi, fremiti di piacere e accondiscendenti ed implicite approvazioni. Siamo nel tripudio dell’omologazione, il festival del prono; ormai non serve più un diktat bulgaro, un padrone che dica cosa è giusto e cosa non è giusto fare. Si agisce da soli, in piena eteronomia.
Omettiamo di narrare il fatto di cronaca. Fa schifo. Ci sono già i giornali – si fa per dire – a pensarci. Basta aver visto una puntata del Decameron di Luttazzi per rendersi conto che l’aver fatto satira su Ferrara (in realtà, i bersagli erano Previti, Dell’Utri e Berlusconi: vuoi vedere che?), oggetto-soggetto di per se satirico, è un pallido pretesto, un guscio vuoto da riempire con mastodontiche cazzate o con delittuosa malafede. Ad esempio, l’articolo di tal Maria Volpe, sul Corriere della Sera, incomincia così: “Questa volta il martire della censura ha fatto un clamoroso autogol. Perché quando la satira diventa offesa, volgarità, insulto irriferibile, la libertà non c’entra più nulla”. Clamoroso autogol, certo. Carmelo Bene diceva che la stampa non informa sui fatti, ma informa i fatti; decide cos’è un fatto, e cosa non lo è. E’ l’incerto demiurgo dell’aborto che è l’opinione di massa.

Chi l’ha detto che la satira, valicando certi imbelli limiti, sfocia per forza nell’offesa? E’ un’articolista di un quotidiano a sancire il limes tra satira/volgarità/comicità? Nell’articolessa non è spiegato che la merda (l’offesa inenarrabile, oddio!), per un satiro, è quello che “la pietra filosofale era per l’alchimista. L’autore satirico utilizza l’escremento per arrivare alla grazia” (Luttazzi dixit). Politica, sesso, religione, e morte: questa era la didascalia di Decameron. Non c’era scritto: vi faremo ridere, educatamente e garbatamente. Non c’era scritto: sfottò e caricature e parodie, alla Benigni o alla Fiorello. Nel programma c’erano tette che dialogavano, sketch sui morti, guerra, sporcizia, orifizi, pratiche sessuali, pedofilia, e quant’altro. E i direttori di La7 cascano su Ferrara. Si, certo: molto convincenti.
Immaginiamo già la precipitazione delle opinioni in procinto di essere schizzate dalle penne di ottusi analfabeti, slavina di inenarrabili scempiaggini che troveranno un formidabile incipit nella seguente frase: “la libertà non c’entra più nulla”. Infatti. Il lemma libertà è diventato un nome multiplo. Quando si arrivano a scrivere mostruosità di tal risma sulle colonne del Corriere della Sera, vuol dire che tutto è lecito. Per chi se lo può permettere. Altrimenti bisogna parlare di abuso di libertà, di uso eccessivo dell’armamentario satirico, di eccesso di pensiero. Quindi di volgarità, cioè di vera satira. Quindi: fuori dalle palle, grazie. Quindi: adesso ti facciamo causa per danno di immagine, così ci paghi pure il torto che tu hai subito.
Nessuno proferisce verbo sull’ennesima epurazione. Non è successo nulla di grave, del resto. La verità è che in questo paese di derelitti aggregati, guidati e solleticati da istinti frigidi e sempre più spesso macabri, non si distingue più tra il reale ed il fittizio, il catodico. E la satira ti sbatte in faccia la realtà, deformandola in base al punto di vista che si vuole adottare di tema in tema, di volta in volta. Ti graffia la faccia, ti sputa addosso, ti scuote e ti percuote, è sgradevole, è nuda, è cruda. E poi: chi stabilisce che parlare in maniera ossessivo-compulsiva di delitti poverissimi, di disperati che si ammazzano tra di loro, non sia un abuso della nostra libertà? Perché bisogna essere sommersi dai fiumi del sangue degli altri, non appena si abbia lo sconsiderato ardire di accedere al mezzo televisivo? Semplice: perché bisogna rimanere allo stato larvale, nutriti a malapena dalla placenta mediatica di stato.
Assuefatti e spaventati. Abbandonati.
Siamo nel massimo della merda, immersi fino al collo, contenti di esserci e di odorare orridi effluvi marroni. Avvezzi allo schifo, gaudenti ai soprusi. Restii allo spurgo, unica ed esclusiva via di salvezza.
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Ho due considerazioni da fare:
la prima:
Chi si occupa della programmazione televisiva, ogni volta che riceve critiche per un programma francamente indecente, si giustifica dicendo che il programma ha un grosso successo di ascolti e quindi il pubblico, per certi versi, lo purifica e lo rende ottimo. D’altra parte lo stesso meccanismo è utilizzato in politica quando, anche dopo una condanna, l’elezione ed il consenso popolare ripuliscono il passato giudiziario di una persona. In questo caso, nonostante il grande seguito di Luttazzi, i programmisti (Laura si chiamano così?) non si sono peritati di sovrapporre il loro giudizio etico ed estetico a quello del pubblico. Tale meccanismo non è condivisibile ed appare pretestuoso. Il sospetto di censura c’è.
la seconda:
ma se a me Luttazzi, quando mangia la merda o quando parla di pratiche sessuali estreme che coinvolgono Ferrara e altri politici, non fa ridere, vuol dire che sono un “ottuso analfabeta“?
Il sospetto di censura c’è, ancor più visto l’episodio raccontato da Luttazzi nel suo blog:
Questo racconto evoca tristi ricordi. Queste cose succedono solamente in paesi dove la democrazia non esiste. Eppure noi siamo talmente assuefatti da non scandalizzarci, di più e peggio, stiamo a disquisire se la trasmissione di Luttazzi facesse ridere o meno, se fosse volgare o meno, favorendo così il gioco dei censori.
Eventi come questo mi portano a chiedermi: “siamo assuefatti alla mancanza di libertà fino a questo punto?”
Le qualità comiche di Luttazzi, così come il suo buon gusto, sono un argomento che c’entra poco e niente con la chiusura del programma. Oggi sarebbe giusto discutere solamente dell’atto censorio, della chiusura del programma, magari più avanti si potrebbe aprire un dibattito sulla comicità di Luttazzi che, come per qualsiasi altra cosa al mondo, può piacere o non piacere. Ma il gusto personale cosa c’entra con tutto questo? Se anche il 50% degli italiani ritenesse Luttazzi un volgare cialtrone questo giustificherebbe la chiusura del programma? Le persone non erano certo costrette con la forza a seguire Luttazzi e fino a qualche giorno fa non ho letto tutte le critiche sulla trasmissione apparse dopo la sua chiusura.
Sono d’accordo fino a un certo punto. Nel senso che, visto che le qualità comiche di Luttazzi ed il suo buongusto sono state utilizzate per silurarlo, ha senso valutare anche la fondatezza del pretesto.
Dico subito che a me appare infondato perché, sinceramente, si vede e si sente di molto peggio senza che nessuno abbia niente da dire.
Una volta acclarato il concetto, ritengo lecito interrogarmi sul fatto che se a me una cosa non piace mi debba sentire complice di chi la utilizza strumentalmente.
La nostra libertà di pensiero è un valore assoluto, se iniziamo a sacrificarla per non fare il gioco del nemico, abbiamo già perso.
Per riassumere:
a me vedere uno che mangia la merda non fa ridere e l’idea di complessi giochi sessuali a base di coprofagia un po’ disturba.
Detto questo ritengo strumentale la presa di posizione di La7. Dietro c’è qualcosa che nemmeno Luttazzi ci ha raccontato.
Luttazzi e Ferrara sono tra le persone più intelligenti che animano la scatola televisiva che nessuno vede, ma tutti conoscono a perfezione.
Non escludo colpi di scena.
detto molto francamente mi sono frantumato i testicoli di questi ricchi e osannati personaggi che strillano come galline sgozzate e gridano al fascismo se qualcuno gli impedisce di fare tutto ciò che vogliono mentre a loro non frega un fuffuolo se a noi poveracci è concesso molto ma molto meno. Anzi, a loro serve per fare ancora più soldi. Dove è finita la dignità e la serietà di uomini come Dario Fo? A cui Luttazzi si paragona.
p.s.
e stiamo parlando di uno che banna i suoi detrattori dal suo blog
Non sono d’accordo con l’approvazione verso Luttazzi che alcuni di voi manifestano.
Sono convinto che sia necessario, in qualsiasi caso, un minimo di continenza della forma che distingue l’uomo dal bruto. Mangiare la merda in televisione è assurdo, dal punto di vista estetico, comunicativo e relazionale. La battuta su Ferrara è inoltre indice di stupidità o di gravi problemi mentali di Luttazzi, e queste maniere di esprimersi offuscano colpevolmente i contenuti anche validi che si potrebbero veicolare. Il voler stupire a tutti i costi è l’arma di chi è un comunicatore mediocre, che non sa rivolgersi al pubblico efficacemente senza usare l’arma del sensazionalismo. Non lasciate mischiare la vostra comunità di intenti e scopi con i mezzi trasudanti di demenza che usa il personaggio che risponde al nome di Daniele Luttazzi.
Non mi sembra corretto metodologicamente spostare il baricentro della discussione effettuando delle valutazioni sulla persona Daniele Luttazzi. Stiamo parlando, e secondo me è necessario continuare a parlare, del suo lavoro e del motivo per il quale la trasmissione da lui condotta è stata sospesa.
Il resto sono considerazioni che, credo, nessuno di noi ha titolo accademico o informazioni a sufficienza per fare senza rischiare di cadere nella pratica superflua dell’insulto. Molte delle cose di Luttazzi mi sono apparse geniali. Forse altre, semplicemente, non le comprendo. Il che mi da il diritto di dire che non mi piacciono, ma non che sono inadeguate.
Viceversa mi rifarei ad un’estetica di riferimento che, sinceramente, ritengo nessuno possa imporre a nessun altro.
E a me non sembra corretto metodologicamente spostare il baricentro della discussione dalle volgari bizze di un personaggio all’altissimo concetto di libertà assoluta. Davvero pretestuoso.
Visto che sono stato io a utilizzare i termini che citi, probabilmente la tua è una critica alla mia opinione. La espongo meglio.
Io reclamavo la mia libertà assoluta di dire che Luttazzi non mi piace anche se in questo momento lo ritengo vittima di censura.
Probabilmente mi sono espresso male nel mio primo commento.
Sono di studi scientifici e la scrittura non è il mio forte.
Mi scuso per aver creato questo disdicevole equivoco.
Ora, spero che la mia posizione sia più chiara.
Scusa ma è consentito ad una tv privata (solitamente liberissima, vedi crozza) di ritenere inadeguato il comportamento di un suo stipendiato senza passare per fascista?
O non ha questa libertà assoluta? Quindi Luttazzi deve essere libero e la7 no?
Quindi anche io sono censurato perchè qui a lavoro non posso fare come mi pare perchè ci sono dei regolamenti. Posso ritenere questi regolamenti censura? E in base a quale concetto di censura Luttazzi banna i suoi detrattori dal suo blog?