Quant’ ann’ addà dura’ ancora ‘sta vit’ 52


I mercati di paese somigliano alla vigilia delle feste patronali, con le donne che escono a fare la spesa anche quando non serve, ragazzine in bicicletta, un andirivieni di auto e motorini scintillanti. Uomini seduti a parlare davanti ai bar. Uno dice: “A prima matina sto già stanc’ senza fa’ nient’”.

Salerno, via Porta di Mare – Michele Adinolfi 1967

Fa caldo, e tutti escono solo per uscire. Stamattina, per pochi euro, ho trovato cose utili che mi servivano da tempo. Anche volendo spendere per qualcosa di inutile mi sarebbe stato difficile scegliere. Il livello dei vestiti è sceso ben oltre la miseria: tessuti alla nitroglicerina o ad alta conduzione elettrica, fantasie improponibili. I colori di moda quest’anno sembrano quelli di fiori e frutti cresciuti dopo una catastrofe nucleare. Tra i vicoli che si creano nell’affastellamento delle bancarelle, venditori di ogni età urlano ciascuno una propria filastrocca per attirare i clienti, come uccelli tropicali nella foresta per accaparrarsi le femmine. A proposito di femmine, stamattina c’è un tipo sui 60, occhiali a specchio, jeans e camicia aperta, con collare dorato da cane, che finge di parlare al cellulare col sorriso vuoto di uno smile. Poi, appena passa una donna sibila: “Sei ssstupenda! Che t’ facessss’..”

Sui muri lungo la strada, i manifesti delle prossime sagre di zona; in particolare una dei sapori contadini: in primo piano la foto di una bella anziana di una volta, di quelle che ti sorridevano coi visi pieni di salute, anche nel mezzo della fatica. Sotto, l’ospite d’onore: il belloccio televisivo di turno in due foto: nella prima, vestito come un testimonial di abiti da sposo, nella seconda a torso nudo, la pelle oleata, i muscoli gonfi come un cappone da batteria.

La quantità di merci in vendita attira gente di ogni età. C’è lo stand degli abiti che indossano le anziane in chiesa: ti chiedi sempre chi mai può ancora vendere certe gonne e certe maglie. Ebbene, qui. Poi camicioni aperti per casalinghe a fiorellini, tessuti glitter al petrolio per tende nelle case dei parvenu, pantaloncini inguinali e bustini per ragazzine indistinguibili dalle puttane sulle litoranee, vestiti da cerimonia in cui gli sposi si chiamano Signor Kitsch e Signora Sciartapella. Tutto piuttosto piacevole, in un caleidoscopio che rende bene la varietà della vita, nella vicinanza sempre misteriosa tra cose inconciliabili tra loro.

Una signora, dopo lunga trattativa, non acquista una maglietta per la figlia perché il venditore non le ha fatto un euro di sconto. Mentre mi avvio alla macchina, ecco il venditore al centro della strada, con potente vibrato partenopeo, cantare a squarciagola: “Quant’ ann’ addà dura’ ancora ‘sta vit’e mmerd’”.


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