Scaricare Musica é illegale, ma è Illegale anche Controllare chi lo Fa!
14 marzo, 2008 di Francesco Orsenigo
Archiviato in Consumo CriticaMente, Democrazia e Diritti, Oltre il Confine, Sul Web, Suoni & Musica
E’ di stamane la notizia che il Garante della Privacy ha dichiarato illegale monitorare la rete per scoprire chi scambia file utilizzando i sistemi peer to peer come Emule o Kazaa. Questa decisione mette fine ad una pratica liberticida ed illegale che, in nome della difesa di interessi privati, comprometteva il diritto alla discrezione di chiunque, non solo di coloro che utilizzano il peer to peer per fini illegali. Questo episodio rappresenta un buon esempio di quando sicurezza e libertà entrano in contrasto. Per questa volta sembrerebbe sia andata bene. Sembrerebbe. (N.d.R.)
Se stai leggendo questo articolo, è probabile che scarichi anche musica da circuiti peer-to-peer come Kazaa, Bittorrent, eMule.
Scaricare musica è illegale ed è sbagliato farlo.
Ma allora perché cosí tanta gente lo fa lo stesso?

Approssimativamente il 43% delle persone connesse a internet scaricano musica illegalmente.
E servirebbero migliaia di euro per riempire in modo legale un iPod.
Ogni tanto qualcuno viene beccato, ma invece di essere punito come giustamente merita, deve pagare anche per tutti gli altri.

Il 43% delle persone è TANTO…
Se votassero su questo, probabilmente legalizzerebbero il file sharing, fosse anche solo per evitare le migliaia di euro di multa.
D’altronde, questo è il principio della democrazia: l’interesse di molti prevale su quello di pochi.
Ma allora perché il file sharing è ancora illegale?
Ovviamente, perché danneggia gli artisti, e quindi indirettamente anche gli interessi di quel 43% di persone.
Ma è davvero così?
Ci sono buone ragioni, per pensare che non lo sia: a ben vedere, raramente gli artisti riescono a tirare avanti con le vendite dei CD nei negozi.
E poi perché mai tutti questi artisti starebbero cercando altri sistemi?
- Jamendo
- Have the Arctic Monkeys changed the music business?
- Nails frontman urges fans to steal music
- MIN US$750k for NIN
- Radiohead Says: Pay What You Want
Le grandi case produttrici lamentano perdite enormi a causa del file sharing.
Ma questo è normalissimo: il libero mercato distrugge le aziende obsolete.
Se la musica può essere distribuita a costo zero ad un audience infinito, gli intermediari semplicemente diventano inutili.

E allora perché sono ancora qui?
Di sicuro non perché hanno a cuore gli artisti.
Sono paranoico a pensare che le pressioni dei grandi produttori sui nostri politici stiano andando un po’ troppo oltre?
Davvero, se il 43% delle persone hanno ottime ragioni per volere il file sharing, perché è ancora illegale?
Perché le leggi, invece che diventare più permissive, vengono inasprite?
Perché le leggi, invece che proteggere il semplice cittadino, proteggono gli interessi dei grandi produttori?
Dobbiamo fermare loro prima che loro fermino noi.
La prossima volta che compriamo della musica, chiediamoci dove vanno i nostri soldi.
Chiediamoci se vanno a sostenere la musica e gli artisti che la fanno o se in realtà va ai produttori e a qualche nome famoso.
Chiediamoci se i nostri soldi vengono usati per pagare avvocati e “oliare” i nostri rappresentanti contro i nostri interessi.
Chiediamoci se ci sono altri modi per godersi la musica:
- Mahalo: How to Download Free Music
- 1 Million Free and Legal Music Tracks
- 10 sites for free legal music
Chiediamoci se vale la pena di cambiare.

Note:
- Questo é l’adattamento per MenteCritica di un testo che ho preparato in inglese e che voglio far girare a breve.
- La libera circolazione della musica tocca tutti da vicino, in modo concreto e tangibile, e quindi mi sembra un buon modo per avvicinare più persone alla questione più ampia della libera circolazione delle informazioni, dell’indipendenza dai media di massa, della privacy e della trasparenza.
Francesco Orsenigo
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Oggi ho scoperto quest’altro servizio.
come è consuetudine tra le mie sinapsi, elaboro considerazioni un filo sociologiche (filo nel senso sofico).
E’ vero che da parte delle case di produzione non c’è tutto questo rispetto per gli artisti che viene sbandierato. E’ vero che non c’è nemmeno da parte di chi si appropria indebitamente del loro lavoro. Mi spiego: la faccenda dei costi troppo alti è una mezza bufala, a mio parere. Se chiediamo a quel 43% di scegliere tra un cd a, mettiamo 10 euro, ma anche 5, e gratis, secondo me un buon 99% del 43% continua a preferire gratis. E qui si perde il rispetto per il lavoro delle persone, perchè una vecchia e inossidabile legge di mercato dice che se fai pagare troppo poco (o niente) una cosa, viene percepito un basso (o nullo) valore di questa cosa e svilito così il lavoro di chi l’ha creata.
Ovviamente io parlo da creatore di opere di concetto e vittima delle razzie più inopinate. Io non ho mai scaricato una canzone, se non di cd che avevo già comprato per farmi una compilation personale. Questo non per giustificare dei mercati (musica, editoria, informatica ecc.) drogati e in mano a filibustieri, ma a volte mi da fastidio sentire chi si appropria illegalmente del lavoro degli altri, elevarsi a simbolo della protesta sociale solo per coprire il fatto di non spendere 15 euro per un libro o un cd e poi magari vederlo comprare il capo di abbigliamento firmato a un costo centuplicato rispetto al valore della merce. E ovviamente non mi riferisco all’autore del pezzo che in parte condivido.
non capisco dove vuol andare a parare quest’articolo. Non lo capisco manco un po’. Mi dice in continuazione che il 43% di chi usa internet scarica roba. Sì, e allora? E anche se fosse il 100%?
Più gente è e più la cosa è legale?
No, spiegami, temo di aver saltato qualche passaggio.
Articolo interessante che tocca, attraverso un tema molto caro a tutti, una tematica più ampia e più, mi si consenta, filosofica.
Senza portare la discussione su “cos’è la proprietà privata”, poiché non sarebbe rispettoso nei confronti di Francesco, vorrei sottolineare un altro aspetto relativo al file sharing. Di trattarlo cioè come strumento che consente di “aprire la mente”. Perché è chiaro che scaricare una canzone che dovrebbe essere in vendita non sia una mossa troppo rispettosa e, d’altro canto, sta all’artista esercitare il diritto di vendere il frutto del suo lavoro come farebbe un qualsiasi “artigiano”.
Il vero peccato sta lì e cioè che l’importante, per chi scarica utilizzando client come Emule, è avere gratis quello che passa MTV, le ultime hit provenienti dall’Italia, dal Regno Unito e dalle Americhe.
Oggi hanno reso più accattivante acquistare i cd “originali” (copie col bollino) in virtù di questi book inseriti che si accartocciano, questi cofanetti che cambiano colore col tatto, questi contenuti multimediali inclusi e video backstages che consentono di apprezzare ulteriormente l’opera.
Mentre invece poco si dice della possibilità che solo un client p2p in grado di cercare files sparsi in tutto il mondo può concedere. Scaricare musica che in genere non arriva nei canali “classici”, live e discografie di artisti sconosciuti e OLTRE: collezioni di raga, musica musulmana e armena, musica per rilassarsi, soap operas coreane, cinesi, sudamericane, live introvabili, enciclopedie, video amatoriali che per ragioni politiche non vengono messi su youtube, trasmissioni televisive taiwanesi, arabe, americane…
E tutto questo solo perché sono cose che (in molti) fanno in “totale autonomia”, senza pagare il classico “fiorino alla dogana”. Quando basterebbe (e basterà) una partnership con la società che fornisce ADSL.
@cruman: il valore di qualcosa che puo’ essere copiato infinite volte e’ zero.
Il problema non e’ideale, e’ proprio a livello pratico: non credo sia piu’ possibile vendere *direttamente* la musica.
Per come la vedo io questo distrugge un modello vecchio ma ne apre molti nuovi: e’un problema aperto, e invece di attaccarci disperatamente al modello che conosciamo, che e’ seriamente in crisi, sarebbe meglio per tutti (non per i produttori, probabilmente) tentare vie nuove.
@Vaaal: hai capito benissimo invece.
Il principio della democrazia e’ che e’ la maggioranza delle persone a decidere cosa e’ illegale e cosa non lo e’, in modo che si possa scegliere quello che va a beneficio della maggior parte delle persone a discapito delle minoranze.
(Prima di essere frainteso, trattare bene le minoranze allenta le tensioni ed e’ un vantaggio per la maggioranza…)
Da wikipedia: “Majority rule is a major principle of democracy [...]” http://en.wikipedia.org/wiki/Democracy
@Alfonso: probabilmente siamo sullo stesso lato della barricata.
Ma internet e’ piena di forum sulla proprieta’ intellettuale e non so se sia giusto trasformare MC nell’ennesimo.
Occhio alla partnership col provider, se ne parlava oggi su slashdot http://slashdot.org/articles/08/03/13/2323222.shtml
“Cosa succedera’quando anche hollywood e le produttrici di software vorranno la loro parte?”
Cruman, Vaal, in realtà la “pirateria” è sempre esistita, è solo cambiato il metodo di scambio. Una volta (ancora adesso) c’erano i marocchini che vendevano cd e dvd pirata, anni fa ricordo che c’era addirittura chi vendeva le cassette copiate sulle bancarelle come se niente fosse. Quando ancora l’informatica personale era agli albori nelle edicole si trovavano versioni “contraffatte” dei videogiochi originali per C64 ed Amiga, ed erano venduti da case editrici come se fossero le versioni originali! Erano delle “copie” come lo sono le borse di Prada vendute alle bancarelle.
Il P2P è utilizzato anche per fini legali (pensate ad esempio alle distribuzioni Linux che sono scaricabili via torrent, oppure a Jamendo che ti permette di scaricare file musicali rilasciati con licenza Creative Commons). Inoltre tutta la storia della condivisione dei file, da Napster in poi, è la dimostrazione palese della cecità dei Presidenti delle case discografiche. Se invece di attaccare questi nuovi sistemi di distribuzione avessero studiato metodi per produrre guadagni “sfruttando” tali metodi, oggi forse non si sarebbe giunti alla situazione attuale per cui, soprattutto i giovanissimo, c’è una percezione di “non valore” della musica.
Vi consiglio la lettura di questi due articoli, che risiedono sul mio blog ma che non sono stati scritti da me (uno è la traduzione di un articolo apparso su Rolling Stones):
il declino dell’industria discografica
i drm e la zappa sui piedi.
L’articolo non parla solo di quel “43%”, ma ci dice che oggi molti artisti stanno comprendendo quanto la “mediazione” dell’editoria classica sia per loro un impedimento, una palla al piede, un problema. Paradossalmente, ad una maggiore facilità nella diffusione di contenuti audio, video e dati (incluso un minor costo nella creazione dei media) , è corrisposto un’inasprimento delle leggi a tutela del copyright ed un aumento dei prezzi. Come mai?
Inoltre non si parla mai dell’attuale sistema di gestione del diritto d’autore, che secondo me è invece il punto focale dell’intera questione.
Secondo me è ovvio che scaricare Venditti o Celentano con Emule non solo non è legale, ma non è nemmeno giustificabile o corretto.
Il problema è che il p2p, come giustamente evidenzia Alfonso, è uno strumento che consente la circolazione di conoscenza senza copyright o del cui copyright non interessa nessuno.
E’ un po come se noi potessimo decidere autonomamente quale qualità di mele poter prendere al supermercato. Al momento si trovano solo quelle due o tre qualità per le quali la vendita è più conveniente per i gestori del supermercato. Col p2p si possono avere le annurche.
Anche io, come Alfonso, ho largamente usato il p2p per reperire materiale che non sarebbe mai stato disponibile altrimenti, nemmeno pagando.
Credo che una politica di contenimento dei costi, un accorciamento della filiera (come implicitamente suggerito nel pezzo), una campagna volta ad incrementare il feticismo collegato al supporto, possano scoraggiare il download via p2p al massimo possibile senza compromettere i diritti alla discrezione delle persone ed il libero scambio di informazioni.
Ricordo ancora quando ho comprato negli Stati Uniti a 50 dollari Flight Simulator 98 originale. Dallo scatolone è uscito solo un CD con la copertina di cartone e un po’ di polistirolo per tenerlo fermo.
Magari un manualetto plastificato da 50 centesimi e un prezzo a 10 dollari avrebbero reso il cd originale più accattivante.
Secondo me chi, anche a basso costo e con le confezioni accattivanti, non compra il cd o il gioco , non lo comprerebbe comunque.
Comunque il feticismo per l’oggetto è ciò su cui puntare. Nonostante le fotocopie esistano da prima del p2p, il mercato di libri falsi è praticamente nullo (esclusi quelli per lo studio, ma in quel caso ci sono motivi diversi)
@francesco l’unica cosa a cui rimango attaccato io è la vita e se mi tolgono il sostentamento frutto del mio lavoro posso solo attaccarmi al tram.
@doxa io, nel mio intervento, non ho detto che il p2p è il diavolo, io ho parlato di un’ipotesi di atteggiamento da parte di chi fa il furbo fingendosi un innovatore (non parlo dei presenti). Lo so benissimo che la pirateria è sempre esistita, sin da quando i pirati solcavano i mari. Questo è elementare, ma di certo un atteggiamento non realizza la sua accettazione in nome dell’anzianità.
Le casistiche sono molte e di difficile omologazione, scopi diversi, posizioni diverse. Per esempio la casa produttrice di autocad ottenne un grande successo grazie alla pirateria e appositamente non fornì il suo prodotto di alcuna protezione dalla copia. Ma era anche in una posizione dominante sul mercato, cioè era l’unica a fare un prodotto così e le aziende che decidevano di usarlo in un modo o nell’altro dovevano mettersi in regola.
Io comunque ripeto non sono contro il p2p nè contro nuovi sistemi, ma io sono abituato all’italia, il paese dei furbi e mentre tutti cercano di fregare gli altri qualcuno sperimenta nuovi sistemi che probabilmente significheranno nuove inespolarete scorribande atte ad ottenere anche il minimo vantaggio personale.
scusate: questo per dire che come al solito è un problema di cultura. Il tutto è evidenziato dal fatto che un sistema si rivela vecchio perchè un sacco di gente ne approfitta fraudolentemente e quindi va migliorato. Io questa cosa la trovo triste, le motivazioni all’innovazione dovrebbero essere altre.
Io dò per scontato che scaricare materiale protetto da copyright sia illegale, però evidenzio che spesso le aziende, i giornali e tutti coloro che hanno in qualche modo a che fare con l’editoria classica non la fanno questa distinzione. Passa quindi il messaggio che “scaricare” sia un reato, mentre in realtà non lo è. Passa inoltre il messaggio che esista un solo mercato, quello del “tutti i diritti riservati”, mentre così non è affatto.
Inoltre credo che un’analisi imparziale della situazione non possa prescindere dallo studio di quello che è stato il comportamento delle Major nei confronti degli utenti. Ad esempio, paradossalmente nella loro lotta alla “pirateria” hanno danneggiato di più gli utenti che comprano materiale originale che non coloro che scaricano file debitamente craccati e “liberati” da tutti i fastidiosi lucchetti.
Non si tratta poi di giustificare i “pirati”, ma di comprendere che il mercato e le esigenze dei consumatori cambiano. Negli anni delle radio commerciali, soprattutto negli Stati Uniti, i produttori discografici avversarono le radio, perché secondo loro avrebbero distrutto il mercato discografico. Molto probabilmente, prima ancora, gli impresari teatrali avversarono il grammofono, perché secondo loro avrebbe tenuto lontane le persone dai teatri.
Il vecchio avversa sempre il nuovo. Io dico che su internet ed attraverso il P2P esistono modelli di business molto interessanti e redditizi, in fondo internet è un “media” di massa come la televisione e le radio. Il punto è saperlo usare.
Quando ti ho fatto l’esempio dei cd venduti dai marocchini non volevo giustificare la pirateria, volevo solo dire che non è combattendo internet ed il P2P che si risolvono i problemi.
L’esempio che hai fatto tu con Autocad aprirebbe poi altri discorsi molto più complessi (tutte le grandi aziende di software hanno sfruttato la pirateria per imporre monopolii sui formati), ma direi che il discorso si allargherebbe troppo.