Saviano e il Sermone dell’Ovvio 27


Saviano, secondo Repubblica,  è un “intellettuale”. I suoi videoappelli sono proposti dal sito con la stessa frequenza e con lo stesso risalto con i quali l’Osservatore Romano ci informa delle posizioni del Papa su ogni aspetto della cronaca e della politica. Alla ricerca di qualcosa di edibile su una rete che diventa sempre più simile alla televisione, cedo alla lusinga di Saviano e dei suoi sette minuti punto zero cinque secondi di nulla.
Saviano parla a braccio e si vede. Incespica, solleva gli occhi al cielo ricordando Verdone di “Un sacco bello”, gesticola, ci dice che al Sud c’è il lavoro nero, che il lavoro nero a volte rappresenta l’eccellenza nella produzione. Vuole che la gente porti in piazza un brandello di stoffa con su scritto “voglio essere felice” perché “la felicità è un diritto”. Chissà chi glielo ha detto. Forse stanotte è venuto l’Angelo e l’ha informato in anteprima. La colpa, dice  Saviano, è della politica, ma non di tutta la politica, solo di quelli che stanno al governo. Se ne deduce che gli altri, quelli che al governo ci stavano fino all’altro ieri, sono buoni. Fine delle ovvietà. Sipario.

Sarà per la camera fissa, sarà per la faccia inespressiva, sarà per la voce monocorde, sarà per la banalità degli argomenti e per la banalità della storia delle mani nere, ma gli occhi corrono continuamente alla barra di avanzamento per vedere quando arriva la fine dell’interminabile sermone. Sì, perché  Saviano, oggettivamente, non trasmette concetti, predica come se fosse un prete, alternando ovvietà a considerazioni sulla felicità che non hanno residenza in un universo stocastico ed alle quali bisogna credere per pura fede perché se si prova a cercare una spiegazione si precipita inevitabilmente nel nulla.

Saviano, sempre  secondo Repubblica, è un intellettuale. Sillogisticamente, devo dedurre che per il gruppo editoriale l’Espresso, intellettuale è colui che propulso dal gruppo dominante, pompa il vuoto pneumatico nel sistema per presidiare la più piccola zona di ribellione ed evitare accuratamente che nessuna idea nuova e realmente lesiva per l’apparato possa fare capolino e penetrare nelle teste ottenebrate degli amanti di nonciclopedia o dei fedeli di San Steve Jobs.

Sull’altra sponda del fiume lavora la “Politica”. Fini, dopo vent’anni di lingua in bocca con Berlusconi scopre che la legge sulle intercettazioni è “Una legge per interesse di qualcuno“. Dice proprio così il presidente della camera dei deputati, di “qualcuno“. Non ha nemmeno il coraggio di pronunciare il nome di Berlusconi, forse perché si vergogna di averne votate tante di leggi per interesse di qualcuno quando, stupidamente, pensava di incantare il serpente.

Ovvi, scontati, vuoti. Saviano e Fini sono solo due dei degni rappresentanti di una nazione implosa nel suo stesso corpo marcio e di cui, ormai, si attende solo la cremazione. Quando creperà Berlusconi, il più presto possibile mi auguro, non avremo più con chi prendercela e, allora, saranno veramente guai.


27 commenti su “Saviano e il Sermone dell’Ovvio

  • Vincenzo Rauzino

    Non desidero che Berlusconi crepi, ma desidero che esca dalla scena politica ma più di tutto desidero che esca dalla scena della nazione quella classe imprenditoriale italiana cinica, egoista e fascista.
    Quanto a Saviano e Fini, crederò solo a qulla persona che avrà il coraggio di fare proposte coraggiose ed audaci per rinascere come nazione.

    • fma

      Gli imprenditori non sono una merce banale.
      Nessuno saprebbe che farsene di un imprenditore sensibile, altruista e socialista, che non sapesse fare impresa.
      Naturalmente se, oltre a creare posti di lavoro, sono anche alti biondi e con gli occhi azzurri, nessuno dice di no.

      • Vincenzo Rauzino

        Caro fma,
        neanche i lavoratori e l’ambiente sono merce banale.L’articolo 41 della Costituzione dice: l’iniziativa economica privata è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, e, aggiungerei, all’ambiente.
        L’iniziativa economica deve essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
        Lo vogliamo attuare questo principio?
        Lo si vuole abolire senza mai averlo attuato.
        Se esistesse un reddito di cittadinanza finanziato con una tassa sul possesso di denaro, i lavoratori si allontanerebbero da un lavoro non sicuro, mal pagato, non stabile, e gli imprenditori datori di lavoro sarebbero portati a correggere la loro condotta in contrasto con l’utilità sociale, la sicurezza, la libertà, la dignità umana, l’ambiente.
        C’è scritto sulla Costituzione.
        Per questo si vuole abolire l’articolo 41?
        Per pulire la coscienza della classe imprenditoriale italiana?
        Certo, mi si risponderebbe, tanto quell’articolo non è mai stato attuato su tutto il territorio nazionale.
        Io per quell’articolo imbraccerei il fucile, anzi abolirei tutte le altre leggi per ripartire dalla Costituzione così com è, realizzata però punto per punto, finalmente.
        Come?
        Comincerei con l’istituzione di un reddito di cittadinanza universale ed incondizionato, abbinato all’istituzione di una tassa sul possesso di denaro, titoli, immobili non utilizzati.
        Si potrebbe abolire l’INPS, l’INPDAP ecc., e si potrebbero abolire tutte le altre tasse gravanti sulla produzione, il lavoro.
        Credi che nessuno vorrebbe fare impresa in una nazione così?
        E come hanno fatto impresa finora i grandi capitalisti?

        • fma

          Mi sembre una bella proposta,Vincenzo.
          Adesso ci resta solo da trovare un numero sufficiente di possessori di denaro, titoli, immobili non utilizzati in grado di garantirci un reddito di cittadinanza universale e incondizionato, a tutti.
          E al mattino cappuccino e brioche.

          • Vincenzo Rauzino

            Ciao fma,
            L’economia sommersa sottrae 105 miliardi al fisco.
            Reddito di cittadinanza:50 milioni di italiani per 1500 Euro al mese.
            Fa 75 miliardi.
            Ok?
            Togliamo tutte queste fastidiose tasse.
            Togliamo tutti questi ingombranti istituti di previdenza.
            Però istituiamo un reddito minimo garantito ed una tassa sul possesso di denaro,
            denaro elettronico, s’intende.
            Via le banconote, solo denaro elettronico.
            Un conto per ciascun cittadino, in base al codice fiscale, una sola banca, quella dello Stato.
            E’ l’uovo di Colombo?

          • fma

            Più che un uovo mi pare una frittata, Vincenzo.
            Mi viene in mente un solo paese simile a quello che descrivi, il paese dei balocchi.

          • fma

            Sul fatto che l’Italia sia il paese dei furbi e che dunque bisogni cambiare, sono d’accordo con te.
            E’ sul come che le nostre vedute divergono.

  • laura mercuri

    Ti seguo sempre, Comandante, ma quest’astio continuo per Saviano proprio non lo capisco, e ovviamente non lo condivido. Be’, avrai le tue ragioni, ma ultimamente mi irriti un po’, visto che anch’io ho diritto alle mie opinioni. Lungi da me pretendere di censurarti, certo, però te lo volevo dire, ecco. Magari non te ne fregherà niente, dato il livello di veleno raggiunto dai tuoi interventi, ma visto che credo tu scriva per noi che ti seguiamo, mi pareva giusto fartelo sapere.
    Ah, per inciso, santo certamente no, ma a me Steve Jobs piaceva, guarda un po’.

    • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

      Ciao Laura,
      mi spiace di irritarti, ma sono contento che tu non sia d’accordo con me. E’ vero, scrivo per chi mi legge, ma non per far leggere alle persone quello che già pensano se no non sarei utile.

      Una parola su Saviano e una su Jobs.
      Ammetto di avercela con Saviano perché non mi piace quel suo modo di girare poeticamente intorno alle cose senza mai andare al punto, quel suo conformarsi all’immagine che se ne sono fatta i suoi seguaci, quel suo presidiare, imposto da un grande gruppo editoriale, la zona intellettuale dell’opposizione. Lo considero uno sciroppo omeopatico per quelli che vogliono curarsi, ma hanno paura delle vere medicine.

      Di Jobs non so nulla come uomo. E’ da tempo che non subisco più il fascino di nessuno. Però i suoi orfani sono dei fanatici un po’ ridicoli. Non parlo di quelli che apprezzano il suo lavoro, ma di quelli che ne hanno fatto un maestro di vita e, per loro stessa ammissione, lo venerano. San Steve da Iphone. Non fa un po’ ridere?

      • laura mercuri

        D’accordo, hai ragione. Se tu scrivessi quello che io già penso non mi saresti utile, così invece, seppur qualche volta irritandomi, mi spingi alla riflessione su quel che già consideravo assodato. Uno a zero per te! 🙂
        Concordo sul ridicolo del venerare Jobs, certo, ma non nego che certe sue parole mi sono spesso state d’ispirazione. Quanto a Saviano, penso che possiamo entrambi permetterci di continuare a pensarla diversamente, pur continuando a seguirci a vicenda, io leggendo quel che scrivi, e tu rispondendo ai miei commenti nella maniera cortese e onesta che hai appena usato. Grazie.

        • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

          Sai Laura, l’età rende ruvidi e io non sono mai stato esattamente liscio, ma alle domande cortesi rispondo sempre.

          E’ questione di generazione e relativa educazione.

          Sono lieto che tu mi segua da tanto tempo. Grazie.

  • Patrizia Bruno

    Senti, ho letto un po' il tuo dialogo con Laura Mercuri riguardo a Saviano, e ho pensato che il tuo fastidio verso Saviano e il suo modo di esprimersi, forse potrebbe essere dovuto a una sua timidezza e anche sensazione di inadeguatezza di fronte al peso che la stampa e l'opinione pubblica gli scarica addosso. Pensavo che forse potresti scrivergli! Forse potresti scoprire un uomo diverso da quello che immagini. Anche io non penso che sia molto carismatico, ma quando mi capita di ascoltarlo, apprezzo la sua semplicita', perche' sono stanca di personaggi che fanno di tutto per apparire, per colpire, mi sembrano tutti dei bravi, (cattivi) attori. Saviano non vive, esattamente, una condizione da uomo libero! Forse le tue parole, anche se critiche, potrebbero aiutarlo, davvero!!! A presto

    • Patrizia Bruno

      Certo! Hai tutti gli strumenti per farlo, perche' no! Forse ragazzo, scrivigli!!!
      O forse sei intimidito? Perche' se e' cosi', sbagli! Sono sicura che ti leggera'!
      Grazie per il draghetto, mi assomiglia.
      Scusate per la scrittura, ma uso una tastiera asiatica, non ho le lettere accentuate…

  • Patrizia Bruno

    Senti, ho letto un po' il tuo dialogo con Laura Mercuri riguardo a Saviano, e ho pensato che il tuo fastidio verso Saviano e il suo modo di esprimersi, forse potrebbe essere dovuto a una sua timidezza e anche sensazione di inadeguatezza di fronte al peso che la stampa e l'opinione pubblica gli scarica addosso. Pensavo che forse potresti scrivergli! Forse potresti scoprire un uomo diverso da quello che immagini. Anche io non penso che sia molto carismatico, ma quando mi capita di ascoltarlo, apprezzo la sua semplicita', perche' sono stanca di personaggi che fanno di tutto per apparire, per colpire, mi sembrano tutti dei bravi, (cattivi) attori. Saviano non vive, esattamente, una condizione da uomo libero! Forse le tue parole, anche se critiche, potrebbero aiutarlo, davvero!!! A presto

    • Patrizia Bruno

      Certo! Hai tutti gli strumenti per farlo, perche' no! Forse ragazzo, scrivigli!!!
      O forse sei intimidito? Perche' se e' cosi', sbagli! Sono sicura che ti leggera'!
      Grazie per il draghetto, mi assomiglia.
      Scusate per la scrittura, ma uso una tastiera asiatica, non ho le lettere accentuate…

  • ilBuonPeppe

    Dal confronto con i tuoi ultimi articoli e relativi commenti, deduco che Saviano ha molti meno fans di nonciclopedia e dell’aifone.
    Secondo te è una buona cosa?

  • Marco

    Interessante opinione su Saviano del critico letterario Marco Cavalli:

    “Su “Gomorra” non posso pronunciarmi, non l’ho letto. Su Saviano non saprei che dire a parte compiangerlo per la solidarietà facilona e a tappeto di cui è stato fatto bersaglio da parte dell’opinione pubblica italiana e di una quantità imbarazzante di non lettori. Perché sono stati in tantissimi a cogliere l’occasione della solidarietà da offrire a Saviano per sostituirla alla lettura del suo libro. E qui secondo me si potrebbe (e forse si dovrebbe) desumere qualcosa circa il reale spessore letterario di “Gomorra”. Se fosse quel che con ogni probabilità non è, un’opera di letteratura, “Gomorra” avrebbe sgonfiato prima o poi un sollevamento così indiscriminato e plebiscitario a suo favore. Avrebbe diviso le coscienze anziché unire tra loro, come è successo, voci di indignazione che, data la santità della causa, si sono sentite autorizzate a non andare per il sottile e non hanno controllato neppure se Saviano, nel suo libro, ha trattato l’argomento camorra santamente come ci si aspettava. Io dico che se ci si può prendere una simile libertà verso un testo, vuol dire che il testo te la concede. Sicché… Resta la solidarietà manifestata all’autore, solidarietà che non condivido perché a mio parere la solidarietà esige una parità di peso intellettuale e politico tra chi la offre e chi la riceve, altrimenti non è che una forma bizantina di autopromozione e di parassitismo. Le persone che fanno a gara per mostrarsi solidali con Saviano hanno rischiato e rischiano troppo poco in proprio perché il loro gesto possieda un significato extragestuale di un qualche peso. Ci sarebbe da aggiungere che per uno scrittore essere perseguitato dal potere, sia esso criminale o istituzionale, è un onore e non un capestro; sarà un capestro semmai solo per i vili che vivono passando rasente i muri nel timore di essere di disturbo. Uno scrittore che risulta indigesto alle cosche dello Stato e del parastato sa di aver fatto centro e non bada troppo a conseguenze spiacevoli che deve aver preventivato nell’atto stesso di prendere in mano la penna.”

    qui: http://massimofontana.blogspot.com/2009/05/intervista-marco-cavalli.html

    • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

      E’in intervento molto interessante quello di Cavalli perché riesce a dire la sua rimanendo sul fenomeno, mentre io, spesso, arrivo impropriamente all’uomo per criticare il fenomeno.

      C’è anche da dire che opinioni come quelle di Cavalli, che hanno una dignità scientifica, difficilmente potranno arrivare a chi solidarizzando con Saviano si illude di lottare contro il malaffare e si sente parte di “qualcosa di più grande”.

      Una mente tanto elementare da soddisfarsi con un’illusione così vuota, non è in grado di analizzare se stessa e mettersi alla prova tentando un nuovo approccio.

      Per riassumere, Cavalli rischia di avere poco seguito con un’opinione strutturata, mentre i rozzoni come me, fra una parolaccia e l’altra, attraggono e mettono in crisi più persone.

      Comunque, ognuno combatte con le armi che ha. A me è toccata la mazza, ad altri la carabina da cecchino.

      • Marco

        Be’, sicuramente Cavalli, oltre che essere un critico letterario e un intellettuale, è anche uno strenuo ammiratore di Aldo Busi (hai letto l’intero articolo da cui ho tratto il pezzo?) da cui ha preso molto quanto a osservazione
        di ciò che tu chiami “fenomeni”. La letteratura di Aldo Busi consiste proprio in questo, liberarsi completamente di se stessi per poter avere una visione d’insieme e lucida a 360 gradi. Analizzarsi e avere un nuovo approccio, come dici, prima con se stessi, poi con gli altri e col resto. Banale, lo so, apparentemente scontato, eppure…niente di più difficile.
        Lo dico anche riferito al tuo arrivare impropriamente all’uomo, come hai scritto, come se fosse infatti una questione personale e non, appunto, persino “scientifica”. E hai ragione, la vera lucidità ha poco seguito, divide e alla fine isola, anche se naturalmente un linguaggio condiviso è necessario per comunicare e confrontarsi. Ma dov’è il confronto se, al di là delle facili provocazioni pro o contro questo e quello, il tutto è all’interno di un linguaggio inoffensivo e codificato, per non parlare poi delle azioni reali che a questo seguono?
        Ecco perché, infine, la solidarietà verso Saviano puzza, e puzza anche a te, di fumo e niente arrosto, e il problema appunto non è Saviano. Che, comunque, le sue cazzate le spara anche lui, tutto compreso suo malgrado e galvanizzato dagli osanna nel ruolo del guru ormai di tutto, persino della questione medio-orientale sulla quale avrebbe fatto molto meglio a starsi zitto. Ma in Italia, chissà perché, se uno è un personaggio di una determinata cosa, che sia l’anti-camorra o l’alta moda o la poesia o il calcio, poi si sente autorizzato a esserlo in tutto, scadendo infine anche il quel poco che sapeva inizialmente.

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