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Santi, Papi, Antipapi ed Infedeli

27 novembre, 2009 di Comandante Nebbia  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest



Mi piacerebbe vivere fra persone che sanno giudicare azioni ed opinioni indipendentemente da chi le fa o le esprime. Questo vorrebbe dire che il pregiudizio, la questione di principio, il carisma e l’immagine pubblica avrebbero poco valore. L’unico fattore decisivo sarebbero i fatti, i dati e l’inferenza critica che è possibile attivare su di essi.

Invece, almeno qui, non è così. Le idee e le opinioni, di per se stesse, non hanno sostanza sufficiente per essere sostenute o dibattute. Bisogna forzatamente incarnarle in un sostenitore, in un Cristo che si immoli per la Salvazione. La transustanziazione delle idee in paladini, è l’atto di resa della ragione nei confronti del fideismo, dell’integralismo e della cecità.

In Italia c’è il Papa, non credo che l’informazione vi giunga nuova. Il Papa, per i cattolici, è infallibile. Le sue parole possono essere ascoltate, elaborate, discusse, ma mai contraddette, pena l’apostasia.
Però il Papa non è l’unico a godere di questo privilegio. Una considerazione simile è riservata a Silvio Berlusconi da tutti coloro che hanno fede in lui come persona (e non in ciò che fa). Ecco, per esempio, che un processo non è rivolto a determinare i fatti, ma a perseguitare Silvio Berlusconi. Chi è contro certe riforma, non è contro la violazione dei principi costituzionali, ma contro Berlusconi. Non è una questione politica, ma una guerra di religione.

A riprova che si tratta di una caratteristica generalmente italiana e non esclusiva di cattolici e forzisti, basta citare alcuni casi.
Non è possibile parlare pubblicamente di Roberto Saviano in termini che non siano agiografici senza ricevere l’accusa di sostenitore della camorra. Nessuno può osare sostenere che l’esposizione mediatica dell’uomo Saviano, alla fine, si è sovrapposta alle tragiche vicende di cui Saviano scrive, fino a soffocarle. Questo, che è un giudizio di metodo, diventa subito una questione di merito, perché non viene recepita come un’osservazione sulla gestione del personaggio, ma come un atto di disobbedienza nei confronti della liturgia celebrata da Saviano.
Eppure, ad una persona ragionevole, non dovrebbe sfuggire la metonimia che si nasconde, per esempio, dietro il fatto che la firma di sostegno all’appello di Saviano contro il processo breve, diventa un Sì a Saviano, trasformando automaticamente coloro che non firmano in persone che dicono No a Saviano, alla sua Lotta per la Legalità Contro Tutte le Mafie.

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Altro Papa, questa volta con il potere di creare addirittura i Santi, è sua Santità Giuseppe Grillo da Genova.
Ciò che esce dalla bocca di Grillo è verità assoluta per i suoi fedeli. L’indifendibile posizione contraria alla pubblicazione dei redditi su internet, la biowashball, la disinformazione e l’uso temerario del suo sito non possono essere discussi, criticati o valutati senza che i suoi fedeli insorgano per difendere il Santo Padre.

A proposito di Grillo, un amico stamattina mi segnala questa frase (poco) sibillina nell’omelia del 25 novembre scorso:

Se uno scrittore anti mafia pubblica i suoi libri per la Mondadori acquisita con la corruzione di giudici è cosa buona e giusta? E allora perché non vi scrivono Marco Travaglio o Lirio Abbate? Se la mafia è al potere il suo compito è quello di combattere i concorrenti della criminalità organizzata presenti sul mercato?(1)

E’ evidente il riferimento a Roberto Saviano d’Avignone. Il siluro sotto la linea di galleggiamento apre oscure prospettive alla guerra di religione che si combatte in Italia. Forse Sua Santità Beppe non gradisce l’ascesa mediatica di quello che lui riteneva un suo cardinale al punto di sobillarne una sorta di sostegno ai Mori.

Io, da infedele, resto a guardare con raccapriccio lo scempio che tutti i Papi italiani fanno della ragione, della decenza, della legge e del buon senso.
La solitudine inizia a farmi paura, ma sempre meno della tenebra dell’integralismo culturale nel quale sembra essersi precipitata la gran parte delle povere menti di questo paese.

Possibile che nessuno desideri di vivere in un modo senza eroi, senza santi, senza maestri? E’ così faticoso farsi un’opinione a partire dai fatti senza ingoiare qualcosa di già masticato e digerito?

Domande che, per ora, rimangono senza risposta.

Note
  1. grassetto nell’originale []
Fine delle Note

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Comandante Nebbia
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Comments

16 Risposte a “Santi, Papi, Antipapi ed Infedeli”
  1. Giovanni Volpe scrive:

    Lo “sforzo” di pensare, di riflettere, di ponderare, su un evento, un argomento,… sembra non interessare tanti essere pensanti!

    Il moltiplicarsi della diffusione, della velocità, della quantità, delle notizie, ha l’effetto di fornirci l’illusione del sapere,dell’informazione, mentre probabilmente è in atto una disinformazione sempre più diffusa.

    http://www.giovannivolpe.it

  2. Paolo Marani scrive:

    Ho pensato tante volte a questo concetto, cioè trovare un sistema condiviso per valutare le idee indipendentemente da chi li esprime, ma ho dovuto desistere.

    Sono giunto alla conclusione che è impossibile, almeno in Italia, in quanto la maggioranza degli italiani non riuscirebbe nemmeno a capire il meta-concetto stesso.

  3. angelo fabbri scrive:

    Condivido quello che viene scritto nel post e, soprattutto, la critica generale nei confronti della cultura mediatica in cui viviamo non immersi ma sommersi, specialmente qui in Italia. Tuttavia mi sembra giusto precisare che il Papa è infallibile (secondo la Chiesa) soltanto nelle sue dichiarazioni ex cathedra, non in tutto quello che dice.

    La tecnica della sovra-informazione, largamente usata e abusata da Berlusconi per comunicare soltanto quello che vuole lui, e di conseguenza fargli vincere le elezioni quando lo scarto non è insostenibile o creare un consenso per le sue posizioni giuridiche a mio parere francamente improponibili e incompatibili per chi è al governo in qualsiasi democrazia, è una forma di manipolazione della comunicazione che è voluta e consentita soltanto dalla totale mancanza di regole in questo settore, che favoriscono chi detiene la totalità dei mezzi di informazione.

    Saviano secondo me è semplicemente un prodotto commerciale, trattato come tale, un po’ come il (sedicente) Maestro Allevi: finché vendono vanno bene, quando smetteranno di vendere finiranno nella spazzatura.

    E’ difficile pensare di convincere la gente a ragionare quando tutto quello che viene veicolato va nella direzione esattamente opposta… la merce si consuma, non si interpreta.

  4. fma scrive:

    Non vorrei passare per un bieco sostenitore del pre-giudizio, credo tuttavia che neppure il pregiudizio possa liquidarsi pregiudizialmente.
    Se ha avuto e continua ad avere una così larga fortuna, una qualche ragione ci dev’essere.
    Prendiamo il processo breve e prendiamo un normale cittadino digiuno delle cose di legge.
    Sicuramente costui sa, per averlo provato sulla sua pelle o per sentito dire, che i tempi dei processi sono insostenibili, dunque che la giustizia così com’è non funziona, dunque che sarebbe cosa buona e giusta dargli un’aggiustata.
    Fin qui non c’è problema.
    Trattandosi di un cittadino normodotato probabilmente riesce ancora a capire da sè che ben difficilmente il processo potrà accorciarsi per decreto.
    Ma man mano che il merito si fa più complesso il giudizio si fa più difficile e bisognoso di conoscenze specifiche e il problema, prima o poi, nasce.
    Hanno ragione quelli secondo cui è meglio separare la carriera requirente da quella giudicante, o quelli che sostengono il contrario? Quelli che i gradi di giudizio devono restare assolutamente tre, o quelli che due bastano e avanzano?
    E’ qui che soccorre l’utilità del “pregiudizio”: non appena le competenze non sono più sufficienti a farsi un giudizio in proprio.
    Da questo punto in poi è giocoforza che io mi fidi del giudizio di un altro, scegliendolo tra quelli che fin lì m’han dato prova, coi fatti e con le parole, di saper fare la scelta giusta.
    Per come va il mondo sarà sempre più difficile non dovervi fare ricorso.
    Quando il dentista mi dice che è meglio estrarre e impiantarci un bel perno di titanio, io vorrei tanto essere in grado di capire se la sua opinione è determinata precipuamente da scienza e coscienza, o se in qualche misura c’entri anche il tornaconto, invece mi devo accontentare di un pregiudizio: con quel dentista, fin lì, mi sono sempre trovato bene, dunque seguirò il suo parere, facendolo mio.

    • Fully scrive:

      Ineccepibile

    • Io, invece, eccepisco.
      Stiamo parlando di due cose diverse. La fiducia è un processo sostanzialmente inferenziale secondo il quale tu credi al tuo dentista a valle di una catena di garanzie che possono essere la laurea, il fatto che sia stata presa in un’università statale, che l’istruzione universitaria di una nazione sia a un certo livello, ecc.
      A questo aggiungi una serie di esperienze e “deleghi” il giudizio a qualcuno a cui dai fiducia.

      La Fede è diversa. Tu non ti sogneresti mai di attaccare per partito preso un altro cliente del tuo dentista se lui affermasse che il medico dice certe cose solo per guadagnare di più.

      Invece, un sostenitore di Belrusconi, di Saviano o di Grillo, non ammette critiche al suo pupillo. La Fede è assoluta, integra, cristallina e non ammette la menoma critica.

  5. lembo11 scrive:

    condivido il post, aggiungerei l’esempio più eclatante dell’impossibilità di citare i fatti senza essere zittito con l’offesa suprema. Chi si azzarda a sollevare perplessità su Israele è sicuramente antisemita. Però questa non è una caratteristica tutta italiana, ci sono antisemiti a tutte le latitudini.Gli ultimi in ordine di tempo sono i componenti della missione istituita dall’ONU per indagare sulle violazioni dei diritti umani durante l’operazione Piombo Fuso. Leggetevi il rapporto Goldstone, le reazioni israeliane e soprattutto quelle dei filo-israeliani, come al solito più realisti del re.

  6. francy68 scrive:

    mi sembra che il post, e il commento di fma, centri benissimo il punto e lo condivido.
    Come unico contributo che mi sento di dare faccio solo notare come l’italia e le italiche genti siano state da sempre abituate a dipendere da qualcuno, il che spiega secondo me la tendenza molto spiccata al servilismo che affligge la nostra vita pubblica (e non).

    Poi ci sarebbe da dire che un paese che non cerca di formar cittadini, ma servi o credenti (o tutti e due) è ben difficile che possa avere un’opinione pubblica informata e matura (e ciò a prescindere dal fatto che comunque, guardacaso, siamo l’unico paese occidentale senza una stampa libera).

  7. anna scrive:

    Francamente non mi fido sempre nemmeno di me stessa, perchè spesso sono stanca e distratta, e potrebbero a mia insaputa drogarmi e farmi dire cose che non direi mai, quindi figuriamoci se prendo per buono a prescindere quello che dicono gli altri. Confesso che però Saviano lo ammiro e Grillo lo trovo divertente, ma se li lasciano dire tutto quello che dicono, mentre a me non lasciano parlare nemmeno nel mio lungo processo che andrà in prescrizione, e in quello lampo in cui avevo torto e quindi devo pagare per non aver fatto una causa costosa che non potevo permettermi, ci saranno dei motivi. Forse che Saviano dice cose che già si sanno e che costringendolo ad una vita blindata fa desistere gli altri a parlare di altre Gomorre? Forse che Grillo potendo attrarre intorno a sè gli scontenti per dimostrazioni di piazza che poi non approdano a niente, evita rivolte silenziose ed individuali ben più dannose al potere? Perchè può permettersi offese che noi pagheremmo carissimo? La verità è che l’italiano è pigro per indole e se c’è un Saviano, un Grillo, che urla per lui, si sente un rivoluzionario con la sola piccola (e divertente) fatica di postare qualcosa. Il potere questa cosa lo sa e ci lascia questi miti, ma basta pensare che Falcone e Borsellino, di cui io per prima ignoravo l’esistenza, ma che realmente combattevano, sono stati eliminati per intuire come vanno realmente le cose.

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