Santa Inquisizione Popolare: Giovanni Sartori 18


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Immagine di Blicero

La sezione giudiziaria della Santa Inquisizione Popolare contro L’Indecenza Letteraria (SIPOPIL) si è riunita in data 19/07/2013 per giudicare il SARTORI Giovanni, imputato per l’aver proditoriamente vergato, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso volto a restaurare un Ordine Mondiale antecedente il XXI secolo, ben n. 2 (due) Editoriali™ sul noto quotidiano nazionale Corriere della Sera, rispettivamente intitolati “L’Italia non è una nazione meticcia. Ecco perché lo ius soli non funziona” e “Terzomondismo in salsa italica“.

I capi d’imputazione sono i seguenti: Editorialismo™ spasmodico (art. 8 C.P. LPR), atti osceni in Salotto Reazionario & Decadente (art. 321-sexies C.P. LPR), provocato disastro egotico ai danni di qualsiasi cazzo di prassi giornalistica (art. 309 C.P. LPR) fabbricazione di provocazioni culturali con l’aggravante della crudeltà (art. 47 C.P. LPR), tentato riciclaggio di saggi accademici obsoleti (art. 733 C.P. LPR), detenzione abusiva e somministrazione di argomentazioni sconclusionate e criptorazziste (art. 210 C.P. LPR), sequestro di lettore con finalità di eversione nei confronti dell’Argomentazione Logica (art. 10-bis l. 1748/2008, c.d. norma “Smamma Troll“), trombonite disperata (art. 25 C.P. LPR), ed infine simulazione di contatto con la realtà contingente (art. 492 C.P. LPR).

Parte I – «C’è una negra al Governo. E non ha mai letto il mio libro sull’integrazione.»

Come ricostruito da approfondite intercettazioni ambientali operate dal nucleo “Catturandi – Grandi Editorialisti” della Polizia Giudiziaria dell’Inquisizione, il SARTORI, nei giorni precedenti la pubblicazione del primo corpo di reato in esame, era solito aggirarsi nella sua magione indossando senza soluzione di continuità una tipica tenuta coloniale da XIX secolo. Il SARTORI, inoltre, veniva ripreso in plurime occasioni intento a spolverarla minuziosamente, calcando al contempo un cappellone da safari. Secondo il verbale dell’ufficiale di P.G. “PANTERA NERA X”, «l’apparentemente bizzarro comportamento del soggetto indagato era senz’altro propedeutico alla preparazione dell’articolo apparso il giorno addì 17 giugno dell’anno 2013 sul Corriere Della Sera».

Nel primo editoriale del SARTORI, il Noto Politologo si scagliava con decisa virulenza contro la «Ministra “nera” Kyenge Kashetu», a suo avviso posta in quella posizione senza alcun merito, e soprattutto rendeva dolorosamente conto di una doglianza assolutamente sconvolgente (per il SARTORI): la Kyenge non legge i suoi libri, e quindi non ha i titoli per fare il ministro. A tal proposito si riporta uno stralcio della documentazione depositata in atti:

Nata in Congo, si è laureata in Italia in medicina e si è specializzata in oculistica. Cosa ne sa di «integrazione», di ius soli e correlativamente di ius sanguinis? Dubito molto che abbia letto il mio libro Pluralismo, Multiculturalismo e Estranei, e anche un mio recente editoriale su questo giornale nel quale proponevo per gli immigrati con le carte in ordine una residenza permanente trasmissibile ai figli. Era una proposta di buonsenso, ma forse per questo ignorata da tutti. Il buonsenso non fa notizia.

Orbene, se il SARTORI non fosse troppo impegnato a perpetrare il “provocato disastro egotico ai danni di qualsiasi cazzo di prassi giornalistica” (che, di converso, è reato connesso alla fattispecie di “trombonite disperata”), scoprirebbe con enorme angoscia che non solo il Ministro KYENGE non ha mai parlato di ius soli puro, ma che la sua «proposta di buonsenso» sull’integrazione/immigrazione è assolutamente sovrapponibile a quella del SARTORI.

Lo scorso 21 marzo, quando ancora non era stata nominata ministro, la KYENGE aveva infatti presentato una proposta di legge insieme al deputato PD CHAOUKI Khalid che prevedeva uno ius soli molto temperato. Questo il riassunto, riportato in atti, effettuato dal sito Stranieri in Italia:

è italiano chi nasce in Italia da genitori regolarmente residenti da almeno cinque anni, oppure chi arriva qui entro i dieci anni e conclude un ciclo scolastico (scuole elementari, medie o superiori) o un percorso di formazione professionale. La dichiarazione per l’acquisto della cittadinanza è sottoscritta dai genitori, insieme all’impegno ad educare i figli nel rispetto della Costituzione e le leggi italiane. Se i genitori non fanno questa scelta, possono farla i figli una volta diventati maggiorenni, così come possono rinunciare alla cittadinanza tricolore se ne hanno già un’altra.

Perseguendo con pervicacia nella sua condotta criminogena – alimentata ad arte dalla “simulazione di contatto con la realtà contingente” – il SARTORI innalzava dunque un lancinante lamento di dolore nell’ambito di una trasmissione radiofonica. Pur essendo richiamata in prima pagina, la brillante provocazione sartoriana era stata infatti relegata – a sfregio – addirittura a pagina ventotto (Pagina. 28.) del più diffuso quotidiano italico.

Nella memoria difensiva presentata dal difensore di fiducia, Avv. OSTELLINO LANTE DELLA LOGGIA, il SARTORI lamentava financo di essere stato vittima del gravissimo reato di “deportazione forzosa degli Editoriali™ del SARTORI Giovanni dalla colonna sinistra della prima pagina del Corriere della Sera“, adducendo come motivazione che «al Corriere si sono comportati in modo scorretto e offensivo, mi hanno fatto una cosa che mi ha indignato senza dirmelo».

In più, il SARTORI defletteva con decisione le accuse di “detenzione abusiva e somministrazione di argomentazioni sconclusionate e criptorazziste”. Questa Corte, tuttavia, ritiene ampiamente provate le accuse del Pubblico Ministero[ref]Si veda questo passaggio dell’Editoriale™ del 17.06.2013: «Metti su un negozietto da quattro soldi e sei un imprenditore. E poi quanti sono gli immigrati che battono le strade e che le rendono pericolose? La brava Ministra ha anche scoperto che il nostro è un Paese «meticcio». Se lo Stato italiano le dà i soldi si compri un dizionarietto, e scoprirà che meticcio significa persona nata da genitore di razze (etnie) diverse»[/ref], e di conseguenza piscia a spruzzo sulla carcassa fiammeggiante delle risibili giustificazioni del SARTORI.

Parte II – «C’è una negra al Governo. E continua a fottersene del mio libro sull’integrazione.»

Nonostante le minacce di troncare la collaborazione con il Corriere della Sera («Sì, ci sto riflettendo seriamente. Il fatto è che finora avevo sempre avuto libertà totale»), un recidivo SARTORI tornava alla carica con un articolo datato 17.07.2013, manifestando l’intenzione di accrescere vigorosamente l’intensità della sua condotta criminosa.

Fabbricando artatamente provocazioni culturali con l’aggravante della crudeltà, il SARTORI individuava nella politica di lungo corso TURCO Livia la Quinta Colonna™ italiana della c.d. ideologia del «terzomondismo dogmatico e pressoché fanatico». Sarebbe proprio questa inquietante ideologia, suggerisce il SARTORI, ad aver affidato alla KYENGE un ministero così delicato:

Lei, Kyenge, si batte per un ius soli (la cittadinanza a tutti coloro che sono nati in Italia) mentre il suo ministero si dovrebbe occupare di «integrazione». E non sa, a quanto pare, che l’integrazione non ha niente a che fare con il luogo di nascita: è una fusione che avviene, o anche non avviene, tra un popolo e un altro. Io ho scritto un libro per spiegare quali siano i requisiti di questa integrazione etico-politica (che non è integrazione di tutto o in tutto). Capisco che un’oculista non deve leggere (semmai deve mettere i suoi pazienti in condizioni di leggere). Ma cosa c’entra l’immigrazione e l’eventuale integrazione con le competenze di un’oculista? Ovviamente niente.

A quel punto il SARTORI, visibilmente esagitato, tentava subdolamente di riciclare saggi accademici obsoleti («È chiaro che la nostra brava ministra non ha il dovere di leggermi») e si spingeva ancora più in là, sfoderando l’abusato Pene Del Racconto Di Un Amico (Noto Accademico) Sugli Immigrati Che Non Riescono A Integrarsi, configurando appieno gli estremi del reato di atti osceni in Salotto Reazionario & Decadente:

Per fortuna ho però molti affezionati lettori, uno dei quali (che è un noto accademico), mi scrive così: «Vivo a Torino nel cuore multietnico della città. A due traverse di distanza ci sono i locali dei neri (sub sahariani) e quelli dei magrebini rigorosamente distinti, più uno di romeni, che assolutamente non si mischiano. Alla faccia della integrazione.

Non pago, il SARTORI riponeva dunque sulla croccante cialda criptorazzista del suo Editoriale™ una poderosa spruzzata di complottismo senile:

Allora a chi deve la sua immeritata posizione la nostra brava Kyenge Kashetu? Tra i tanti misteriosi misteri della politica italiana questo sarebbe davvero da scoprire. […] L’Italia si trova in una situazione economica gravissima con una disoccupazione giovanile senza precedenti. Non si può permettere governi combinati (o meglio scombinati) da misteriose raccomandazioni di misteriosissimi poteri. Siamo forse arrivati alla P3?

Secondo la perizia tecnica indipendente disposta su ordine del SIPOPIL, la risposta sull’ultimo, agghiacciante interrogativo deve intendersi come piuttosto perentoria: «No. Il tizio sta sparando stronzate a casaccio».

Parte III – Conclusione. Non si esce vivi dall’Editorialismo™ Spasmodico.

Sebbene la condotta del SARTORI sia stata abilmente mascherata da più livelli di lettura nonché confusa all’interno di plurime figure criminose, l’aspetto più socialmente devastante va sicuramente rintracciato nella piena realizzazione del reato rubricato sotto la definizione di “Editorialismo™ Spasmodico”.

Ora, esiste una sconfinata letteratura scientifica in materia. A puro titolo riepilogativo, questa Corte intende richiamare le sentenze n. 52182/2002 della Suprema Corte di Cassazione (caso “CANI PAZZI NEOLIBERISTI + 2 [GIAVAZZI/ALESINA]“) e un noto giudizio della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 2007 (caso “EUGENIO SCALFARI VS. UPUPE & RESTO DELL’UMANITÀ”). Secondo le motivazioni dei giudici italiani e europei, l’Editorialismo™ Spasmodico è a tutti gli effetti una «patologia del giornalismo contemporaneo, nonché della democrazia» per cui non esiste alcuna cura. Essa si verifica ogni qual volta

l’inesorabile incedere del tempo, fatto notorio e ineluttabile, cessa di avere alcun effetto sui rei, che dunque si trincerano in una bolla inscalfabile di conservatorismo stantio che permette loro di scrivere – a peso d’oro – gli stessi Editoriali™ da circa 40 anni a questa parte. Obnubilati dalla frenesia Editorialista, i rei pontificano su ogni aspetto dello sciibile e cercano disperatamente di rimanere aggrappati a una realtà che non esiste più. Al contempo, però, i rei provano a trascinare il resto della società in una deriva retrograda, reazionaria e nemmeno troppo velatamente razzista.

Non v’è dunque bisogno di sottolineare i rischi che tale grave minaccia letteraria possa rappresentare per l’intera società occidentale. Va rimarcata, invece, la folle pericolosità criminale incarnata dal Prof. SARTORI Giovanni, un individuo privo di scrupoli che a giudizio di questa insindacabile Corte appare senza più alcun freno, pronto a colpire in qualsiasi momento e qualsiasi luogo, da troppo tempo totalmente avulso dal consesso dell’umanità.

P. Q. M.

Il SIPOPIL dichiara l’imputato SARTORI Giovanni colpevole di tutti i reati lui ascritti e determina la pena in: ERGASTOLO di totale inibizione alla scrittura di Editoriali™; anni QUARANTA di spese al mercato rionale di Casal Palocco; anni TRENTACINQUE di flame violenti su Twitter con il noto ricercato per crimini giornalistici BATTISTA Pierluigi; anni VENTITRÈ di ricovero presso la Clinica Convenzionata “Villa Montanelli In Abissinia” Per Il Recupero Dalle Provocazioni Su Carta Stampata.

Il SIPOPIL condanna altresì l’imputato all’ascolto forzato, ripetuto e atroce – da effettuarsi 24/7/365, ad aeternum – della canzone “Siamo Italiani” dell’illustre Boia del Regno d’Italia POVIA Giuseppe.

[youtube]http://youtu.be/Xv9itCR10go[/youtube]

(“Santa Inquisizione Popolare” è la sezione de La Privata Repubblica che si occupa di portare giustizia nel mondo delle Lettere e della Satira assicurando alla sbarra i colpevoli dei più odiosi crimini giornalistico-letterari.)

Leggi analogo procedimento nei confronti di Andrea Scanzi


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