Sanità Italiana -Il Fumo: Chi non vuole farti smettere di fumare?
6 aprile, 2007 di diabolicomarco
Archiviato in Consumo CriticaMente
Fumare fa male. Il fumo nuoce gravemente alla salute. Insomma, ormai dovremmo averlo capito. A questo punto: ti siederesti mai a tavola con un venditore di morte? Non credo. Nel 2003 qualcuno si è reso conto che il marchio Philip Morris diventa scomodo, improponibile. Tramite la Kraft Foods produce di tutto dai formaggi al cioccolato, dal caffè alla carne in scatola, le merendine gli snack. L’azienda cambia nome in Altria. Un intervento di facciata. Naturalmente continua a produrre sigarette.
Qualcosa di magico nel tuo frigo. Qualcosa di letale nei tuoi polmoni. Senza imbarazzo?
Sul sito della Philip Morris International campeggia un interrogativo inquietante e strafottente: “Perché un importante produttore di sigarette dovrebbe impedire a qualcuno di fumare?”
Io, maligno, pensavo che fossero dei capitalisti senza scrupoli. E invece. Le sezioni “Iniziative per la comunità“, “Prevenzione del fumo tra i giovani” e “Il contesto in cui lavoriamo” sono zeppe di buone intenzioni. L’approccio zuccheroso e stucchevole degno di Mary Poppins. Sembrerebbe proprio che si impegnino veramente per ridurre la diffusione del fumo che, si sa, fa male.
Ma basta finire nella sezione “Risultati finanziari” (non è facile, è nascosta) per capire che nessun importante produttore di sigarette vorrebbe impedire a qualcuno di fumare, ma anzi, come ogni azienda, non ha testa e cuore che per il profitto e quindi per l’aumento del numero dei propri clienti. Non sbagliavo. Dicono a chiare lettere: “Philip Morris International, la nostra azienda, produce e vende prodotti a base di tabacco in tutto il mondo. Tra il 1970 e il 2005 la crescita è stata straordinaria. Il volume è aumentato da 87 a 805 miliardi di sigarette. Una crescita che è stata accompagnata da un altrettanto significativo incremento del fatturato netto, passato da 425 milioni di dollari a quasi 45 miliardi di dollari. Nel 2005 il nostro reddito di esercizio ammontava a 7,8 miliardi di dollari, cifra oltre cento volte superiore rispetto a quella registrata nel 1970.
Oggi contiamo più di 80.000 dipendenti in tutto il mondo; i nostri prodotti, realizzati in circa 50 fabbriche di sigarette dislocate in diversi paesi, sono venduti in oltre 160 paesi.
Siamo una società operativa di Altria Group, Inc. Le società del gruppo Altria operano in settori molto diversi, che vanno dal caffè agli alimentari, dal tabacco alla birra. Nel 2005 Altria Group, Inc. ha generato un fatturato netto di quasi 97,9 miliardi di dollari.”[1]
Le compagnie del tabacco esercitano una pressione costatante sui politici americani per contrastare le campagne anti fumo, in particolar modo finanziando i partiti e i candidati (nel 2002 Altria spese 3,8 milioni di dollari, 77% per il partito repubblicano e il 23% per il partito democratico). Lo stesso avviene in Europa. Lo stesso è avvenuto in Italia dove ogni iniziativa forte (come la messa al bando del fumo nei luoghi pubblici voluta da Sirchia nel 2003) arriva in ritardo e con la solita coda di polemiche e proteste. Sembrava che orde di fumatori in crisi di astinenza dovessero radere al suolo ristoranti e discoteche. Non mi sembra che sia accaduto niente del genere. Anche i fumatori sono vittime.
La legge nasce per tutelare chi è vittima del fumo passivo. In quest’ottica anche la recente proposta del codacons di vietare il fumo anche all’interno delle automobili private non è priva di fondamento. Quanti genitori fumano con i propri figli in macchina? Criminali!
Inoltre si stima che “il 15% dei sinistri stradali dovuti a distrazione sia causato proprio dal vizio del tabacco. Prendere il pacchetto, estrarre la sigaretta e cercare l’accendino, sono tutte azioni che distraggono il guidatore”[2].
I milioni di italiani che hanno questo vizio non riescono a smettere. Le campagne antifumo sono inefficienti. Perché? Chi contrasta le campagne antifumo? Cui prodest? A chi giova?
Nota di MenteCritica: Qualcuno potrebbe pensare che questo è un problema industriale e legislativo e che non è connesso al discorso del servizio sanitario nazionale. Invece la connessione c’è ed è molto forte.
Le industrie producono sigarette. Le sigarette uccidono o fanno ammalare gravemente, non ci sono altri sbocchi al vizio del fumo. I profitti derivanti dalla vendita rimangono alle industrie, i costi per curare le persone che si ammalano di fumo ricadono sulla collettività in termini di spese del servizio sanitario nazionale.
La cosa è particolarmente contorta nel nostro paese dove lo stato da una parte vende le sigarette in regime di monopolio e dall’altra paga i costi sociali del fumo in termini di cure mediche e in perdite di vite che ha pagato per formare e rendere produttive.
Il bilancio non è sicuramente in pareggio, tanto meno in vantaggio, non fosse altro per il numero di vittime che questo commercio diabolico comporta. C’è sempre qualcuno, quello che queste sigarette produce, che non paga nessun costo e si ingrassa alle spese di chi vede il proprio stipendio decurtato per la contribuzione al Servizio Sanitario Nazionale e delle persone che muoiono.
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personalmente non fumo, in quanto mio padre fumava 2 pacchetti di Malboro al giorno e per questo ha avuto due infarti e due bye pass.
Sta bene, ma nonostante tutto qualche sigaretta continua a fumarla….
Ritengo che il fumo sia una droga a tutti gli effetti, e come tutte le droghe sia una scelta personale.
Io sono contrario a qualsiasi criminalizzazione delle droghe, in quanto tanto se uno si vuole drogare lo fa lo stesso, ed a vietarglielo si perdono soldi ed energie.
Quindi, se le multinazionali del fumo si arricchiscono è perchè i tossici del fumo le alimentano.
Inutile cercare colpe nel capitalismo o in altro. A mio papà i medici hanno vietato il fumo, ovviamente, ma lui imperterrito continua.
E’ una battaglia che ho già perso in casa, qui non c’entrano le multinazionali, c’entra il fatto che chi fuma se ne frega dei rischi che corre, ne è consapevole ma lo fa lo stesso.
Io sono di parte, come il papà di marco panattoni…
Quoto al 100% marco panattoni!
Il fumo è una droga.punto.
Quest’articolo dovrebbe essere l’ennesimo incentivo a smettere, nel senso che mi starebbe molto sulle scatole ingrassare le tasche di quei farabutti venditori di morte che:
A-sfruttano le debolezze della gente
B-se ne fregano del male che sanno di recare
C-lucrano sui mercati finanziari e sfruttano il terzo mondo se possono.
D’altro canto non biasimo chi fuma, anche se è l’ennesima vittima del sistema. La penso anche troppo drasticamente, dal momento che sai che fa male se non riesci a smettere con tutti gli aiuti del caso sei vittima non solo del fumo ma della semplice selezione naturale (mens sana in corpore sano).
Io non fumo ma ho comunque letto un libro che ha aiutato molti a smettere (per quanto possa valere) agendo appunto psicologicamente e senza terrorismo su tumori o malattie: allen carr: smettere di fumare è facile se sai come farlo.
per il discorso sanità quest’articolo: http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=1727
parla di come in inghilterra la sanità pubblica potrebbe negare le cure a chi si rende colpevole di stili di vita dannosi, rifiutando alcuni tipi di intervento a determinate categorie di cittadini (fumatori e obesi soprattutto). Potrei essere d’accordo come no anche qui…mah
io non sono un fumatore nonostante nella mia famiglia siano dei fumatori incalliti, è vero la colpa di chi fuma ricade quasi totalmente sul fumatore, ho detto quasi perchè nonostante il fumatore nella maggior parte dei casi è consapevole dei rischi che corre, le corporation del tabacco continuano imperterrite con la loro opera di disinformazione, finanziando politici che si oppongono alle compagnie antifumo, ma soprattutto finanziano dei ricercatori per pilotare le ricerche affinché diano dei risultati ben precisi.
per quanto riguarda l’assistenza sanitaria credo che non sia opportuno negarla ricordiamoci che anche se chi soffre di malattie dovute al vizio del fumo, è in buona parte consapevole, paga le tasse come tutti gli altri e di conseguenza si aspetta giustamente le dovute cure.
No, questa volta io non sono d’accordo con Marco Panattoni.
L’industria c’entra eccome. Per anni ci hanno fatto vedere attori che fumavano, gente di successo che fumava, foto di modelli con la sigaretta in bocca. Hanno creatoun alone di fascino e di durezza intorno alla cicca che è una vera e propria cortina fumogena pubblicitaria.
Io mi ricordo che un po’ di anni fa, la gente fumava anche al Maurizio Costanzo scio’, ora rivedendo vecchie repliche, quell’atteggiamento mi infastidisce. Vuol dire che qualcosa è cambiato culturalmente e che si potrebbe cambiare ancora se si volesse farlo.
Ognuno fa che cacchio vuole. Se si vuole drogare con la nicotina, bene. Però un pacchetto di sigarette dovrebbe costare tre volte tanto, in modo da ripagare i danni sociali scaricati sulla società.
Per quanto riguarda i produttori, gli applicherei un regime fiscale e di controllo così punitivo da fargli venire voglia di cercarsi un altro business.
Ciao Freedom, benvenuto.
Io ho fumato trent’anni e ancora oggi non ne sono fuori. E’ una dipendenza che va scoraggiata in ogni modo. Negare le cure è improponibile ed incivile. Far pagare di più le sigarette per finanziare la ricerca sul cancro e le cure per chi si ammala sì. E parlo di aumenti di tassazione per i produttori, in modo da scoraggiare anche il contrabbando.
Verissimo Mc! non è affatto una cattiva idea!
caro Mente Critica,
sono d’accordo con te sulle responsabilità delle multinazionali del fumo, io ho risposto parlando della situazione che conosco di persona.
Se non l’hai già letto, ti consiglio “LA GIURIA” di John Grisham, che descrive romanzato il processo che ha condannato a miliardi di dollari di risarcimento danni le multinazionali del fumo in america.
L’industria continua a promuovere il consumo di tabacco in maniera sommersa (in occidente) e in maniera sfacciata nei Paesi in via di sviluppo. Quindi non si può dire che non sia responsabile.
Appoggio completamente la proposta delle sigaretta a prezzi triplicati. Per finanziare ricerca e cure e per inibire la diffusione del fumo tra i più giovani che, generalmente, di soldi da spendere non ne hanno tanti.
L’idea di negare le cure ai fumatori è folle. Molto anglosassone.
negare le fumatori è davvero una cazzata, è come dire che mio papà non andava operato al cuore perchè ha fumato….
personalmente non so quanto costino le sigarette quindi non so se triplicando il prezzo diventino care o meno, ma se fosse è una idea che mi trova favorevole.