Salvini: la cazzata del giorno 18 giugno 2018 2


Il tentativo di far passare Salvini come un novello Hitler è ridicolo. Non pretendo di entrare nella mente del segretario della Lega, ma i suoi toni, per quanto artatamente esacerbati dalla stampa e dalla moltitudine di “indignati a prescindere” che inquinano qualsiasi ragionamento con questioni di principio universale, sembrano più da Bar Sport il sabato pomeriggio che da Reich Millenario e supremazia della razza.
In Italia siamo tutti schedati. Residenza, domicilio, certificato di nascita, morte, esistenza in vita, patente, passaporto, carta d’identità. Di ciascuno di noi vengono registrati i pernottamenti in albergo e i guadagni e le spese che entrano nel computo della fiscalità trasferite d’ufficio all’agenzia delle entrate. Ogni sim che mettiamo nel telefonino è collegata al nostro nome e se la usiamo a nome di un altro si tratta di uso improprio. Si viaggia su auto intestate con la targa che è collegata al proprietario così come l’assicurazione.
Come genitori abbiamo obblighi severi. Non possiamo abbandonare i nostri bambini a loro stessi, è un reato. Non possiamo lasciarli sporchi, è un reato. Dobbiamo fargli frequentare la scuola dell’obbligo e provvedere a tutte le vaccinazioni (che piaccia o meno).
Salvini ha espresso un concetto ragionevole in una modalità stupida e rozza, il che caratterizza chiaramente la sua eccessivamente decantata intelligenza, ma la domanda per gli “indignati a prescindere” che richiamano schedature e leggi razziali è: quando vedete bambini sporchi e trascurati chiedere l’elemosina, non vi “indignate a prescindere” per la loro condizione? Certo, sicuramente i camminanti che trascurano i loro figli e li “usano” come sistemi di sussistenza sono la parte estremamente minoritaria, ma bisogna o no fare qualcosa per capire se questi casi esistono ed eventualmente intervenire o “la questione di principio” passa anche sopra la testa dei più deboli?


2 commenti su “Salvini: la cazzata del giorno 18 giugno 2018

  • fma

    Pare fosse il 7 aprile 1775 quando Samuel Johnson pronunciò la famosa frase: “Patriotism is the last refuge of a scoundrel”.
    Qualcuno doveva avergli fatto girare i coglioni.
    Sono passati più di due secoli e c’è sempre qualcuno che vi si rifugia con l’aria più convinta del mondo. Ognuno nel suo, perché il Patriottismo non è uno per tutti.
    Salvini respinge i migranti perché così dovrebbe fare ogni papà che abbia a cuore il bene dei propri figli, dice rivolgendosi agli avventori del Bar Sport; mentre la Boldrini li accoglie in nome della solidarietà che accomuna le persone perbene, dicendo che al Bar Sport salutano con la mano tesa; Francesco li abbraccia in nome del vangelo dov’è detto che gli ultimi saranno i primi e tanta basta.
    Ognuno agisce a fin di bene e va fiero delle proprie intenzioni. Nessuno sente il bisogno di verificare se ciò che dice è fattibile, in quale misura, cosa succederebbe se lo si facesse, o non lo si facesse.
    Una delle caratteristiche principali del patriottismo, qualcosa di simile alla cosa in sé di cui parlava Kant, è di non aver bisogno di verifiche, perché attiene alle categorie dello spirito. Che andrebbe benissimo, se poi non fosse applicato alle cose concrete.
    Forse era questo che aveva fatto incazzare il dottor Johnson.

    • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

      Io penso che essersi formato secondo una mentalità scientifica sia stato un grande errore. Mi ha reso la vita difficile perché il mondo usa ed abusa di Cartesio, ma non lo comprende.

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