Roma fa cacare

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per una strana occorrenza statistica, il giorno nel quale compio gli anni è spesso caratterizzato da disgrazie o spiacevoli incombenze. tanti anni fa, durante un atterraggio, spezzai un carrello del mio piccolo velivolo che si ribaltò e prese fuoco. qualche anno dopo ebbi un brutto incidente di moto. altri li ho passati in viaggio verso destinazioni cupe. l’ultimo, qualche giorno fa, mi ha portato a roma dopo oltre quattro ore di viaggio in un treno sordido dove il lavandino del cesso era bagnato da misteriose macchie di sangue.

ho passato lunghi periodi della mia vita a roma, molti anni fa, ma ora ci passo raramente. sono arrivato alla stazione verso le dieci di sera. un posto orribile dove viaggiatori frettolosi, gente equivoca, pezzenti e tossicodipendenti alla fine hanno tutti la stessa faccia e ti fanno venire solo voglia di scappare immediatamente. dopo essermi faticosamente conquistato un tassì, è iniziata la lunga corsa verso l’estrema periferia della capitale. i tassisti romani non sono mai contenti: se la corsa è breve si lamentano perché gli hai fatto perdere il posto in fila per una corsa di pochi euro. se la corsa è lunga non va bene perché si ritrovano “fori roma” e sono costretti ad un infruttuoso rientro verso il cuore pulsante della metropoli (cuore pulsante è ironicamente retorico, nicola, così non rompi il cazzo), se la corsa è media, c’è traffico e con la macchina ferma non si guadagna gnente. mi sono fatto l’opinione che l’ideale per i tassisti romani sarebbe che uno gli mollasse una trentina di euro così, senza fare una mazza, anche se, probabilmente, di fronte a una banconota da cinquanta si lamenterebbero perché non gli hai mollato i trenta spicci.

mentre il tassista cerca inutilmente di coinvolgermi negli apprezzamenti alle zoccole che circolano intorno alla stazione, la macchina si muove tra strade affollate piene di gente che sembra completamente indaffarata anche a quell’ora con decine di bar e negozi aperti. roma è diventata ufficialmente 7×24 come tutte le metropoli di merda di questo pianeta. addio alle corse notturne in motocicletta lungo le consolari maestose di una città antica, addormentata e deserta. quando usciamo per raggiungere “la rustica” percorriamo una serie di strade poco illuminate dove all’improvviso colgo uno strano movimento. è questione di pochi secondi, ma vedo chiaramente due personaggi che armeggiano con un cane di grossa taglia. uno lo tiene fermo con la testa, l’altro se lo incula visibilmente soddisfatto (( questo episodio è stato cancellato dal flusso degli avvenimenti in quanto i lettori hanno democraticamente decretato che una cosa del genere non può accadere. prossimamente parleremo di fame dei bambini (grazie a Laura Costantini) e di guerra. Ci auguriamo che anche in relazione a detti argomenti la sentenza dei nostri lettori sarà di cancellazione onde purificare il mondo da tali barbarie con sentenza passata in giudicato. )).

mangio la mia allegra cena di compleanno, ultimo cliente di un ristorante piazzato nel centro del nulla e raggiungo la mia camera dove accendo la tv per cercare il sonno. lungo il viaggio ho letto un romanzo di simenon che mi ha indispettito per la sua insopportabile prolissità. in tv c’è un programma di “approfondimento” dove si parla della misteriosa morte di pasolini. conduce mentana, ci sono un po’ di intellettuali, ma a farmi posare il telecomando è il faccione gommoso di walter veltroni la cui voce è sempre stata più efficace delle benzodiazepine. veltroni è lì come esperto. probabilmente, la qualifica gli deriva dall’essersi fatto una fotto con lo scrittore quando ancora si faceva tre seghe al giorno.
ascolto di varie teorie di complotto sulla morte di pasolini, di oscure verità su cefis e mattei, del libro “petrolio” (che ho letto e non capito, ma io non faccio testo), dei servizi segreti, delle verità mai confessate da pelosi, di libri e film sull’argomento. però, prima di cadere definitivamente addormentato, c’è un passo del programma che mi rimane impresso: riferendosi all’omosessualità del grande artista e al modo con cui la viveva, tutti gli intellettuali concordano sul fatto che “pasolini usava anche il suo corpo per declinare la sua arte”.

pasolini è stato indubbiamente un fenomeno culturale e politico. ha scritto prosa e poesia immortali in lingue molto differenti, ha fatto grande cinema ed ha animato il dibattito di una società spietatamente cattolica ed oscurantista per anni. i suoi meriti artistici e politici sono immensi e la sua sessualità non necessita di alcuna giustificazione. se lo prendeva nel culo o lo metteva nel culo, io credo che lo facesse per lo stesso motivo per il quale lo fanno tutti, omosessuali ed eterosessuali: gli piaceva farlo. il fatto che un gruppo di intellettuali illuminati ed incensanti, fra i quali quello che ha guidato l’opposizione laica di questo paese abbiano sentito la necessità di disinnescare questo fatto oggettivo con un’iniezione di conformismo è una questione sulla quale forse varrebbe la pena ragionare.

mi addormento pensando a questa roma, dove sotto lo stesso cielo si aggirano quelli che si inculano i cani e quelli che vanno in televisione per annacquare l’omosessualità di pasolini. una roma vuota dove la gente passa per caso e dice cose senza significato mangiando di fretta le pizzette untuose delle mille rosticcerie. un ammasso di vecchie pietre e brutti cavalcavia dove anche le memorie del passato sembrano artificiali. il giorno dopo, quando torno tra le mie montagne, ho già dimenticato roma e l’amore che ci ha legato in passato. mi scarico “petrolio” e lo metto sul kindle. prima o poi lo capirò. magari me lo faccio spiegare da nicola.

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Avrei voluto essere Rocco Siffredi. Mi consolo scrivendo cazzate.

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