Rivisto e corretto – Il Quirinale interviene sull’ipotesi di riforma del mercato del lavoro

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Rivisto e corretto – Il Quirinale interviene sull’ipotesi di riforma del mercato del lavoro" è stato scritto da serpiko

Non è vero che i media italiani non passino le informazioni importanti.
Le passano eccome, solo che le scrivono in codice.
A grande richiesta, Mentecritica propone la rubrica che decifra l’informazione nazionale.

La notizia è questa.

Napolitano sulla riforma dell’articolo 18: «Non stiamo aprendo ai licenziamenti facili»
Duro Bersani: se ne discuta in Parlamento, altrimenti tanto vale chiudere le Camere se serve a tranquillizzare i mercati

MILANO – «Non credo che stiamo per aprire le porte a una valanga di licenziamenti facili, sulla base della modifica dell’articolo 18, anche perché bisogna sapere a cosa si riferisce l’articolo 18». Così Giorgio Napolitano ha risposto a chi gli chiedeva conto delle preoccupazioni sul rischio di licenziamenti facili a seguito della riforma del lavoro pensata dal governo. «I problema più drammatici – ha detto il presidente della Repubblica parlando coi cronisti al termine della cerimonia alle Fosse Ardeatine – sono le crisi aziendali, le aziende che chiudono, i lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro non attraverso l’articolo 18 ma per il crollo di determinate attività produttive». «Bisogna puntare soprattutto – ha concluso – a nuovi investimenti, nuovi sviluppi e nuove iniziative in cui possano trovare sbocco soprattutto i giovani».

L’ITER PARLAMENTARE – «Ci sarà una discussione in Parlamento» sulla riforma del mercato del lavoro. Il presidente della Repubblica ha poi aggiunto: «si confronteranno preoccupazioni e proposte e sono convinto che si arriverà ad un risultato di cui si potranno riconoscere meriti e validità. Bisogna pensare soprattutto a nuovi investimenti e a nuove iniziative in cui possono trovare sbocco soprattutto i giovani».

IL DIKTAT BERSANIANO – «Su tutti i decreti che sono arrivati ovviamente il Parlamento è intervenuto, ha sempre modificato qualcosa. Io sono sereno sul fatto che si potrà ragionare, se no chiudiamo il Parlamento, ma non so se i mercati si tranquillizzerebbero…». Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, commentando, a margine dell’assemblea nazionale degli amministratori locali del partito di Genova, la riforma del mercato del lavoro illustrata dal governo. «Il Parlamento c’è, quindi discuteremo», ha assicurato Bersani.

Fonte: Il Corriere.it
23 marzo 2012 | 12:32

Interessante.
Ma poco chiaro.
Proviamo a fare la parafrasi.

Napolitano sulla riforma dell’articolo 18: «Non stiamo aprendo ai licenziamenti facili, Stiamo aprendo ai licenziamenti di comodo»
Duro Molle Bersani: se ne discuta in Parlamento, almeno informateci, per favore, altrimenti tanto vale chiudere le Camere se serve a tranquillizzare i mercati

MILANO – «Non credo che stiamo per aprire le porte a una valanga di licenziamenti facili, sulla base della modifica dell’articolo 18 Personalmente della modifica dell’articolo 18 non me ne frega un beato cazzo, anche perché bisogna sapere a cosa si riferisce l’articolo 18 e non ne ho la minima idea». Così Giorgio Napolitano ha risposto a chi gli chiedeva conto delle preoccupazioni sul rischio di licenziamenti facili a seguito della riforma del lavoro pensata dal governo. «I problema più drammatici – ha detto il presidente della Repubblica parlando coi cronisti al termine della cerimonia alle Fosse Ardeatine – sono le crisi aziendali, le aziende che chiudono, i lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro non attraverso l’articolo 18 ma per il crollo di determinate attività produttive i lavoratori sono agnelli pasquali sacrificabilissimi sull’altare del PIL». «Bisogna puntare soprattutto – ha concluso – a nuovi investimenti, nuovi sviluppi e nuove iniziative in cui possano trovare sbocco soprattutto i giovani utile soprattutto gli imprenditori».

L’ITER PARLAMENTARE – «Ci sarà una discussione in Parlamento Se Monti sarà in giornata buona, magari avviserà pure le Camere» sulla riforma del mercato del lavoro. Il presidente della Repubblica ha poi aggiunto: «si confronteranno preoccupazioni e proposte interessi e poteri e sono convinto che si arriverà ad un risultato di cui si potranno riconoscere meriti e validità riusciremo a inchiappettarceli tutti come sempre, magari convincendoli pure che sia la cosa giusta. Bisogna pensare soprattutto a nuovi investimenti ai cazzi di chi conta davvero e a nuove iniziative in cui possono trovare sbocco soprattutto i giovani che come ben sapete costano meno e accettano praticamente di tutto».

IL DIKTAT BERSANIANO – «Su tutti i decreti che sono arrivati ovviamente il Parlamento è intervenuto, ha sempre modificato qualcosa ha corretto gli errori grammaticali e approvato come da istruzioni ricevute. Io sono sereno sul fatto che si potrà ragionare nessuno assocerà il mio nome alle decisioni che per comodo lascerò prendere ad altri, se no chiudiamo il Parlamento, ma non so se i mercati si tranquillizzerebbero…». Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, commentando, a margine dell’assemblea nazionale degli amministratori locali del partito di Genova (quelli che si sono fatti inchiappettare alle primarie, ndr), la riforma del mercato del lavoro illustrata dal governo. «Il Parlamento c’è, quindi discuteremo il mio stipendio è garantito fino al 2013, qualsiasi riforma venga fatta. Dopodichè ho la pensione da parlamentare, io..», ha assicurato Bersani.

Altrettanto interessante.
Ma decisamente più chiaro.

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