Rivisto e corretto, atto 5 – Marchionne: sede Fiat-Chrysler in Italia? Dipenderà anche dai sindacati. 7


Non è vero che i media italiani non passino le informazioni importanti.
Le passano eccome, solo che le scrivono in codice.
A grande richiesta, Mentecritica propone la rubrica che decifra l’informazione nazionale.

 

La notizia è questa.

Marchionne: sede Fiat-Chrysler in Italia?
Dipenderà anche dai sindacati.
A Monti chiedo solo pace sociale

DETROIT – La sede di Fiat-Chrysler in Italia? Dipenderà dal clima favorevole o meno agli investimenti, e anche dal comportamento dei sindacati. Sergio Marchionne ha ribadito ieri sera, parlando al congresso di Automotive News a Detroit, la linea sulla futura sede del gruppo (che nascerà dalla fusione «tra il 2013 e il 2015»). «Non è stata presa ancora alcuna decisione sulla sede. Faremo quello che è giusto dal punto di vista del gruppo. Il problema è se vogliamo mantenere o meno una infrastruttura manifatturiera in Europa o no. Se i sindacati si impegnano in tal senso, e ci permettono di difendere tale infrastruttura dalla concorrenza internazionale, la sede potrà restare in Europa. Altrimenti, se continuano a bloccarci, Fiat non potrà che ridurre la sua esposizione». Per l’Italia «la sfida è decidere se tornare a essere un produttore manifatturiero o no».

Il manager italo-canadese ha parlato anche di attualità economica più stretta. (…) La congiuntura economica non lascia respiro, soprattutto in Europa: «In Italia c’è un mercato dell’auto con un volume di vendite sui livelli del 1985. A livello europeo, se è valida la nostra previsione di vendite stagnanti per tre anni, c’è spazio per un taglio della capacità produttiva fra il 10 e il 20 per cento. In queste condizioni c’è bisogno di una vera e propria rifondazione del settore». Di qui la proposta di un consolidamento, che per ora non è stata però raccolta da nessun concorrente.

Quanto agli Usa, Chrysler punta a guadagnare quote di mercato anche nel 2012 «spero non alle rivali di Detroit». Entro la fine dell’anno potrebbe arrivare, in aggiunta alla 500, anche la monovolume L-zero che verrà presentata a Ginevra e prodotta in Serbia; ma stavolta «faremo previsioni di vendita più prudenti che con la 500».
In tema di politica Marchionne ha fatto un battuta sulla convocazione da parte del ministro del Lavoro Fornero, e lo ha fatto rispondendo a una domanda sulle pressioni politiche sui costruttori francesi: «Anche noi subiamo pressioni. Il ministro del lavoro mi ha ammonito. Di nuovo. Ma io sono stato chiaro, non so cosa posso cambiare della mia storia. Sono stato molto, molto chiaro». Quanto ai rapporti con il presidente del consiglio Monti, «non ho nulla da negoziare. Non ho chiesto nulla, non ho chiesto supporto finanziario e non ho chiesto incentivi. Ho solo chiesto pace fra le parti per farci lavorare».

Fonte: Il Sole 24 Ore.

Interessante.
Ma poco chiaro.
Proviamo a fare la parafrasi.

Marchionne: sede Fiat-Chrysler in Italia?
Dipenderà anche dai sindacati Si nun me rompete troppo er cazzo.
A Monti chiedo solo pace sociale di farmi fuori la Camusso

DETROIT – La sede di Fiat-Chrysler in Italia? Dipenderà dal clima favorevole o meno agli investimenti dal far pagare le tasse solo a chi già se la piglia in culo, e anche dal comportamento dall’arrendevolezza dei sindacati. Sergio Marchionne ha ribadito ieri sera, parlando al congresso di Automotive News a Detroit, la linea sulla futura sede del gruppo (che nascerà dalla fusione «tra il 2013 e il 2015»). «Non è stata presa ancora alcuna decisione sulla sede Stiamo ancora cercando di capire come utilizzare la leva della sede per far abbassare le brache al Governo. Faremo quello che è giusto dal punto di vista del gruppo più conveniente per noi, e sticazzi del sociale. Il problema è se vogliamo mantenere o meno una infrastruttura manifatturiera in Europa o no l’Europa voglia accettare condizioni da terzo mondo per mantenere qualche fabbrichetta aperta anche qui. Se i sindacati si impegnano in tal senso, e ci permettono di difendere tale infrastruttura dalla concorrenza internazionale e ci consentono di pagare gli Italiani in Italia quanto i Cinesi in Cina, la sede potrà restare in Europa. Altrimenti, se continuano a bloccarci, Fiat non potrà che ridurre la sua esposizione andrà a godersi altrove l’utile ricavato da 50 anni di casse integrazioni italiane». Per l’Italia «la sfida è decidere se tornare a essere un produttore manifatturiero o no usare un po’ di vaselina o no».

Il manager italo-canadese ha parlato anche di attualità economica più stretta. (…) La congiuntura economica non lascia respiro, soprattutto in Europa: «In Italia c’è un mercato dell’auto con un volume di vendite sui livelli del 1985 s’è tornati a cambiare auto quando si rompe e non quando ci garba. A livello europeo, se è valida la nostra previsione di nella certezza di vendite stagnanti per tre anni, c’è spazio per sarà indispensabile un taglio della capacità produttiva fra il 10 e il 20 per cento. In queste condizioni c’è bisogno di una vera e propria rifondazione del settore lo Stato deve farsi carico dei lavoratori che oggi paghiamo noi». Di qui la proposta di un consolidamento, che per ora non è stata però raccolta da nessun concorrente nessun concorrente s’è nemmeno sognato di avanzare ai relativi Governi esteri.

Quanto agli Usa, Chrysler punta a guadagnare quote di mercato anche nel 2012 «spero non alle rivali di Detroit». Entro la fine dell’anno potrebbe arrivare, in aggiunta alla 500, anche la monovolume L-zero che verrà presentata a Ginevra e prodotta in Serbia; ma stavolta «faremo previsioni di vendita più prudenti che con la 500 cercheremo di non cannare.».
In tema di politica Marchionne ha fatto un battuta sulla convocazione da parte del ministro del Lavoro Fornero, e lo ha fatto rispondendo a una domanda sulle pressioni politiche sui costruttori francesi: «Anche noi subiamo pressioni. Il ministro del lavoro mi ha ammonito. Di nuovo. Ma io sono stato chiaro, faremo quel che vogliamo sempre e comunque, non so cosa posso cambiare della mia storia cosa cazzo voglia ancora da me. Sono stato molto, molto chiaro». Quanto ai rapporti con il presidente del consiglio Monti, «non ho nulla da negoziare Vi ho già detto che farò quel che mi pare e piace. Non ho chiesto nulla, non ho chiesto supporto finanziario e non ho chiesto incentivi. Quelli me li prendo da solo, da anni, senza nemmeno chiedere. Ho solo chiesto pace fra le parti per farci lavorare che mi tolga dalle balle la Camusso».

Altrettanto interessante.
Ma decisamente più chiaro.


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7 commenti su “Rivisto e corretto, atto 5 – Marchionne: sede Fiat-Chrysler in Italia? Dipenderà anche dai sindacati.

  • marco

    Ma perchè in Italia bisogna parlare per paradossi e con tagli sempre autodistruttivi. Ragionamenti lineari mai. Chiedere tassi di assenteismo pari a quelli francesi o tedeschi si traduce in “ritmi indocinesi” rispettare gli accordi si traduce in “perdita dei diritti” applicare lo statuto dei lavoratori con una norma fortemente voluta dalla FIOM Art.19 modificato, viene tradotto come comportamento fascista che esclude il più importante sindacato. Così si tutelano gli operai? o si mandano allo sbaraglio per tutelare mini caste sindacali?

    • serpiko

      Si parte dal presupposto che, delle due parti, ve ne sia una socialmente forte (il datore di lavoro) e una socialmente debole (il lavoratore).
      Detto questo.
      Chiedere un comportamento etico ai lavori è un pieno diritto; pretendere delle pene per chi non mantiene un comportamento etico è più che un diritto, così come comminarle è un dovere dell’istituzione.

      Ma.
      Estorcere dimissioni in bianco al lavoratore contestualmente alla firma del contratto d’assunzione è un illecito gravissimo.
      Pretendere che il lavoratore rinunci a condizioni già negoziate pena perdita del suo posto di lavoro e trasferimento all’estero della realtà produttiva non mi sembra sia un concetto molto lontano.

      Vista in quest’ottica, sì, mi sembra proprio un comportamento fascista.
      Ed è la sola ottica in cui io riesca a interpretare l’intera faccenda; se ve ne sono altre, prego illuminarmi.

    • marco

      Pienamente d’accordo fino al Ma, poi vorrei capire, perchè dimissioni in bianco? a me sembra invece proposta di nuovo contratto per nuova assunzione a seguito di decisione di trasferimento della produzione della Panda dalla Polonia per Pomigliano e della decisione di nuova produzione per ex l’Bertone dopo anni di cassa integrazione senza sbocchi. Circa la negoziazione, non può esisterne una che per definizione è inamovibile, mi sembra che quella successiva è migliorativa sul piano economico e frutto di un accordo che vedeva già diversamente orientati i sindacati sul valore da dare al contratto nazionale e a quello aziendale. Sarebbero pertanto fascisti anche gli altri sincati più disponibili a valorizzare la contrattazione dedcentrata?

      • serpiko

        In questo commento ci sono ottimi spunti di riflessione.

        La contrattazione decentrata, a mio avviso, è un’innovazione positiva. Se gestita con criterio. A livello concettuale non avallo la renitenza della CGIL-FIOM di fronte ad essa. Di fatto, la capisco: qualsiasi innovazione in termini di flessibilità nel contratto è stata utilizzata in modo unidirezionale dai soggetti forti.
        Ecco che la posizione della FIOM, che si mette di traverso per evitare abusi generalizzati, mi pare meno criticabile quando vedo che dall’altra parte del tavolo siede uno dei peggiori abusatori del mercato del lavoro.

        Fin qui l’opinione personale. Poi ci sono i fatti.

        L’accordo Fiat non è il frutto di una negoziazione ma di una precarizzazione unilaterale. Precarizzazione non coperta da garanzie economiche tali da renderla conveniente. Non è che Marchionne sia andato davanti a Pomigliano a dire: preferite lavorare come prima o guadagnare il 30% in più dando una maggior flessibilità?
        Ai lavoratori si lasciava la sola scelta tra accettare un contratto in cui precarizzazione e compensazione erano state decise da altrui a tavolino o rinunciare del tutto a un posto di lavoro entro “n” mesi. Il tutto in un’area che non mi pare offrire molte alternative a quei posti di lavoro.
        Il senso di chiedere un voto su questo punto, in un contesto di coercizione attuata tramite forzatura, è del tutto mediatico. Serve a poter dire: hanno scelto loro.

        • marco

          Finalmente risposte pacate, prive di insulti e non autolesionistiche ed io rispondo secondo un clichè già sperimentato; prima quasi parte OK, seconda un mio punto di vista un pò diverso, terza condivisibile. Vengo alla seconda: Non a caso tutto nasce a Pomigliano, dove a detta dello stesso Epifani, per troppo tempo i sindacati hanno lasciato o meglio tollerato con più di qualche connivenza che la situazione degenerasse fino a livelli intollerabili. Quindi Marchionne non poteva dire solo maggiore flessibilità, aumento di salario e tutto come prima. Il nuovo contratto prevede quattro cose: flessibilità e assenteismo secondo standard europei (Germania e Francia) e non indocinesi; rispetto degli accordi e certezza della sanzione in caso di mancato rispetto come in qualsiasi comunità regolata dal diritto e non dall’arbitrio e aumento(modesto) del salario legato alla produttività e ai risultati economici dell’azienda. E questo che non mi sembra lesivo dei diritti in cambio di investimenti e lavoro.

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