Ritratto di un bravissimo antipatico 5


Il confine tra cronaca e storia ormai si è fatto labile. Così succede che una vicenda relativamente recente come quella che travolse Enzo Tortora nel 1983, entri di diritto a far parte della nostra storia. E che il crisma dell’evento giunga dall’esser raccontata in una fiction televisiva. C’è già stato un bel film, vero, ma la tv è un’altra cosa. La tv raggiunge tutti e domenica sera tutti hanno visto Ricky Tognazzi sforzarsi di assomigliare a Enzo Tortora. Di rendere quel suo essere sempre così a modo. Quella sorta di birignao nella pronuncia. Non era simpatico, Enzo Tortora. I primi ad ammetterlo sono coloro che lo hanno conosciuto e frequentato fin dagli esordi. Primo fra tutti Piero Angela che volentieri si presta a ricordare quel suo coetaneo (sono nati tutti e due nel 1928) e co-pioniere nella neonata Rai Radiotelevisione italiana.

“Era un giovane talentuosissimo”, ci ha raccontato, “simpatico, amante delle imitazioni un po’ dissacranti che mai e poi mai avrebbe riproposto in radio o in televisione. Si produceva in finte radiocronache dei funerali del Papa o dell’elezione del presidente della Repubblica. Ne esistono delle registrazioni inedite da qualche parte.” Difficile affiancare l’immagine del ragazzo in vena di goliardate radiofoniche con l’immagine che tutti noi abbiamo di Enzo Tortora: compito, elegante, educato, credibile perfino quando si intratteneva in chiacchiere con un pappagallo che non voleva saperne di rispondergli. “Era più bravo di persona che in tv”, confida Piero Angela. “A me il suo tipo di conduzione non piaceva, era troppo… affettato.” Un signore, di quelli che sanno rimettere in riga eventuali intemperanze dell’ospite con due parole e un’occhiata. Uno che non avrebbe mai tollerato le risse televisive di oggi. Una persona per bene. “Di più” insiste Piero Angela, “perbenista. Enzo era il cittadino modello, quello che amava le forze dell’ordine, Carabinieri in testa, e il concetto di patria. È assurdo che quel che è successo, sia successo proprio a lui.”

La vicenda è nota: messo in mezzo dalle rivelazioni di un pentito di camorra, Enzo Tortora viene arrestato con squillo di trombe e rullo di tamburi il 17 giugno del 1983. La sua foto in manette, lo sguardo sbigottito, è stata lo spunto per una profonda revisione del codice deontologico giornalistico. Da allora mostrare una persona in manette non è consentito. Ma Tortora dovette subire molto più di questo. “Andai a trovarlo in carcere”, racconta Angela, “spacciandomi per l’assistente del suo avvocato. Lo trovai incredulo. Batteva i pugni sul tavolo e diceva: io non sono innocente, io sono estraneo!” Estraneo ai fatti, come venne poi riconosciuto dalla Corte d’appello di Napoli nel 1986 e dalla Cassazione nel 1987. “Non è possibile stabilire fino a che punto l’ingiustizia subita influì sulla malattia”, conclude Angela. “Ma tutta quella assurda vicenda lo segnò profondamente.” E lo uccise.


Informazioni su Laura Costantini

Giornalista RAI: realizzo interviste e servizi per la trasmissione "La vita in diretta" Scrittrice: Scrivo racconti e romanzi insieme a Loredana Falcone. A oggi ne abbiamo pubblicati 8 con varie case editrici. Scrivere ti salva la vita. I social network, alle volte, te la rovinano. E comunque, faccio amicizia solo con chi si presenta. Bene. Il nostro ultimo libro è Carne innocente" (Historica Edizioni).

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