Rimpiangere Ratzinger. Quando Laicismo e Democrazia Diventano Avversari.
30 luglio, 2007 di dellefragilicose
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Nel 2050, data che per molti di quelli che leggono rappresenta qualcosa di veramente concreto, grazie all’immigrazione, al proselitismo ed alla diversa concezione di famiglia, un europeo su cinque sarà di religione musulmana. Questo marcherà definitivamente come espressione di necrofilia il pretendere che la costituzione europea faccia degli espliciti riferimenti alle radici cristiane dell’Europa.
Se serve a farci dormire più tranquilli, possiamo anche dircelo tra noi, ma tanto è una cosa priva di senso. Se non ci saranno guerre sante o crociate dove i due gruppi religiosi si contenderanno militarmente la posizione di predominio, sarà come se il 10 ottobre 732 a Poitiers non sia sorto il sole ed il sogno di al Hagib al Mansur si realizzerà con una lenta e progressiva invasione silenziosa.

E’ chiaro che in un quadro strategico di questa portata il ruolo della Turchia è primario. La Turchia è Europa nella sostanza anche se non lo è ancora formalmente. Questo a prescindere dalle sterili geremiadi di chi rivendica improbabili origini celtiche. Probabilmente è proprio nella splendida penisola anatolica che si stanno avendo le prime avvisaglie dello scontro. Della militante laicità turca abbiamo già parlato in un articolo intorno al quale si sviluppò uno straordinario dibattito. Definire militante il laicismo turco non è una metafora. In Turchia i laici sono operativi, determinati ed all’occorrenza non si perdono in chiacchiere. A sostenere la causa della laicità (e probabilmente a cercare di perpetuare la propria pesante influenza sulla vita pubblica) c’è il secondo esercito della NATO dopo quello degli Stati Uniti, l’esercito turco. Niente a che fare con i pallidi ed emaciati laici italiani, divisi tra gli entusiasti dello sbattezzo e gli sconvolti superstiti del movimento radicale abbattuti dai continui scioperi della fame e della sete.
L’azione combinata dei partiti laici e la tecnica destabilizzante messa in atto dall’esercito hanno di fatto impedito all’attuale primo ministro islamico Recep Erdogan di proporsi come presidente o di delegare alla carica un suo uomo di fiducia. Per evitare il peggio è stato necessario ricorrere ad elezioni anticipate dove il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, la formazione politica di Erdogan, ha ottenuto un successo strepitoso con una straordinaria affluenza alle urne.In pratica l’esito delle elezioni ha confermato una larga fiducia al partito islamico ed al suo leader. La Turchia, nonostante la determinazione dell’opposizione non religiosa, ha detto un democratico quanto perentorio no al laicismo.

Questo è uno spunto di riflessione molto interessante. Anche in Italia si sta combattendo una battaglia per il laicismo. I termini dello scontro sono paurosamente all’italiana e quindi più che la differenziazione dell’opinione si cerca il compromesso, l’accordo, il tragico ed intramontabile inciucio. Ci sono ovviamente delle lodevoli eccezioni, di alcune delle quali potete leggere su MC, ma la rappresentanza politica laica si assottiglia ogni giorno di più.Quando si vota in questo paese non vince la sinistra o la destra, vince democraticamente sempre il centro. Quel centro eternamente democristiano dei cattolici non praticanti e dei cattolici militanti, quello dei perbenisti, dei tradizionalisti o semplicemente di quelli troppo impegnati nei loro affari per immaginare un mondo diverso da quello dove sono nati i loro genitori. Una maggioranza spesso ottusa, bovina, indifferente al cambiamento ed alle sofferenze di chi è costretto a vivere ai margini. Una maggioranza che ama il dogma, il divieto senza spiegazioni, salvo poi riservarsi un trattamento speciale quando si ritrova il figlio ricchione, la moglie viene a noia e si tromba una più giovane o si tratta di guadagnare sfruttando chi non può avere bambini. Allora a quel punto si ricorre all’amico influente, alla Sacra Rota o, in extrema ratio, al confessore che lava l’anima a colpi di Pater Noster ed Ave Maria.

Così come in Turchia, i laici sono oggi minoranza in questo paese. Allora viene dolorosamente da chiedersi se il concetto di democrazia non vada analizzato più profondamente quando la maggioranza imbocca una strada di restaurazione o di controriforma. E’ chiaro che, una volta abbandonato il comodo binario della preponderanza puramente numerica, si spalanca un terribile baratro logico. Chi si sostituisce al numero per discriminare quale opinione abbia il diritto di diventare legge?
E’ difficile dare una risposta a questa domanda. Nessuna delle infinite forme di governo può dare un’indicazione definitiva. Probabilmente non siamo ancora maturi per accettare l’idea che l’opinione di un uomo ha valore solo quando è espressa in piena coscienza e dopo un’attenta valutazione dei fatti. Dire che il voto di A che ha studiato il problema vale più di quello di B che ha passato il pomeriggio a studiare il calendario di Melita Toniolo, non è politicamente corretto e forse non lo sarà mai.

Una cosa è certa. Immaginare che prima in Europa e poi in tutto il mondo il laicismo venga soffocato dall’onda montante dell’integralismo religioso solo per motivi di prolificità può essere inquietante. Forse è necessario porsi certe domande ed iniziare a fare certi ragionamenti prima di ritrovarsi a rimpiangere Benedetto XVI come sovrano illuminato e progressista mentre, sotto lo sguardo severo di uno zelante carabiniere, ci si ritrova costretti ad inginocchiarsi verso la Mecca.
MC Inserzione Locale
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? Raccapricciante, credo che questi percorsi siano un po più complessi e si modifichino molto durente il divenire…
(per quelli di voi che pensano che io abbia scritto una cazzata sappiate che avete ragione)
Semplicemente da applauso!
“l’opinione di un uomo ha valore solo quando è espressa in piena coscienza e dopo un’attenta valutazione ”
sì, serve un grande salto di qualità nel considerare l’opinione di chi si è in-formato più di quella di chi si è spippettato sul calendario della velina di turno. E’ una cosa in cui credo, e mi fa rabbia che gente politicamente analfabeta (che guarda tg4 per sapere chi votare) abbia il mio stesso peso sulle votazioni.
Tuttavia se io ho studiato tanto, la mia opinione vale più di chi ha studiato poco? Un premio nobel vale come cento?
Penso che l’unico modo per uscire da questo impasse sia mettere tutti in condizione di crearsi una VERA cultura politica. Iniziando ad usare bene i media, per esempio…
ma mica è facile eh…
e se sopratutto manca la voglia…
Bel problema spinoso. Io comincio sempre più a pensare ad una sorte di dittatura illuminata e controllata.
Lupo sordo, quello che tu prospetti è per me purtroppo da tempo un auspicio…che tristezza.