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Rifondare la Giustizia

7 novembre, 2007 - 11:00 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti




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La giustizia è uguale per tutti. Tutti chi? L’Italia è uno stato di diritto. Ma quale diritto? E soprattutto, i diritti di chi?

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Le domande, ahimè, sono sempre le solite che sentiamo e ci poniamo da anni, senza riuscire a darci una risposta; o meglio, la risposta ce l’abbiamo anche, ma non è proprio quella che vorremmo o che sarebbe lecito aspettarsi. Sì, in effetti quando parliamo di giustizia non abbiamo grandi dubbi, le domande che ci facciamo sono quasi sempre domande retoriche. Quello che non si capisce in effetti è, in parte, come si è potuti arrivare a questo punto, e soprattutto come uscirne.

In Italia la giustizia è veramente uguale per tutti; per tutti quelli che non hanno una posizione di potere, che non hanno gli amici giusti, che non sanno come districarsi nei suoi meandri, o che semplicemente non possono pagarsi un avvocato all’altezza della situazione. Per tutti questi, che sono (anzi siamo) la maggioranza degli italiani, comuni cittadini desiderosi solo di vivere pacificamente in un paese civile, la giustizia è una macchina perfetta; se ci prende ci stritola perché, come dicevano i latini, dura lex sed lex. La legge è inflessibile (ci mancherebbe altro) e anche piuttosto severa. L’unica possibilità per vivere tranquilli è di starle lontano, sperando che qualcuno non ci trascini dentro, nostro malgrado.

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E se fosse tutto qui, potremmo anche accettarlo. Poi però ci accorgiamo che non ci sono solo “tutti”, ma anche “tutti gli altri”.

Così vediamo che la giustizia è uguale anche per tutti gli altri, ma in un altro modo: chi ha un qualche potere da esercitare, una posizione di rilievo o una poltrona regalata da qualcuno, chi ha gli amici giusti, chi non ha bisogno di amici perché può permettersi di mantenere fior di avvocati per anni e anni. Quando la giustizia li prende di mira, loro se ne fregano, perché sono i giudici a rischiare di essere stritolati. E allora le maglie della giustizia di allargano, la legge non è più così “dura”; e va a finire anche che il colpevole è il giudice, mentre l’indagato è solo una vittima.

Perché se la giustizia è uguale per tutti, non tutti sono uguali per la giustizia.

Così abbiamo assistito alla beatificazione di Andreotti, nonostante sia stato riconosciuto colpevole di associazione mafiosa, al vittimismo di Berlusconi, che in diverse occasioni non è stato assolto ma prescritto, alla persecuzione di Di Pietro, che logicamente ha poi scelto di cambiare fronte, e a tante altre situazioni che gridano vendetta.

Solo per citare i casi più eclatanti e più di attualità, oggi abbiamo magistrati come De Magistris e Forleo, che per aver fatto il loro dovere si ritrovano ad essere vittime di coloro su cui stavano indagando; tutto questo mentre Prodi, Mastella, Saladino e tanti altri fanno la parte delle verginelle.

In un paese normale (alzi la mano chi vuole dare una definizione di “normale”) la gente scenderebbe in piazza per molto meno. Per fortuna, in Italia questo non succede; adesso ci indigniamo, ci agitiamo per un po’, poi tutto tornerà alla (a)normalità. Il potere questo lo sa, e aspetta paziente.

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Qualche tempo fa un politico tedesco (se non ricordo male) disse che “un popolo abituato da secoli a fare da incudine non può improvvisamente diventare martello“. Triste ma vero. L’Italia è un’incudine a livello internazionale, così come i cittadini italiani sono un’incudine nei confronti dei (pre)potenti di turno.

Non possiamo cambiare la nostra storia, ma possiamo almeno provare a cambiare il nostro futuro e quello dei nostri figli. Non mi auguro certo di vedere le piazze piene di persone armate, anche perché l’unica certezza delle rivoluzioni è quella di lasciarsi dietro una scia di sangue, di solito innocente.

Quello che vorrei vedere è la nascita di una forza politica nuova: nuova nei contenuti, nella forma e nelle persone, capace di applicare prima di tutto a sé stessa e ai suoi aderenti quelle regole che si vuole realizzare per rendere più democratico questo paese. Una forza politica radicale (nel senso letterale del termine), che abbia il coraggio di porsi come alternativa ai due schieramenti attuali. Una forza politica che abbia come obiettivo irrinunciabile la difesa della Costituzione e delle istituzioni pubbliche, e non la loro demolizione. Credete che sia possibile?

C’è un problema. Se anche una forza politica con tutte queste caratteristiche nascesse e si presentasse all’elettorato, dovrebbe raccogliere una quantità di voti sufficiente a portare in Parlamento un numero consistente di persone oneste; rimediare un paio di deputati, in queste condizioni non serve a niente. Credete che sia possibile?

La verità è che gli italiani votano sempre allo stesso modo; con piccole differenze tra una votazione e l’altra, i rapporti di forza tra i partiti non cambiano; così non si creano spazi per proposte innovative e la situazione peggiora sempre più. La verità è che o ci mettiamo in testa di rinunciare alla vecchia contrapposizione destra – sinistra, e abbiamo il coraggio di tentare la strada del vero cambiamento, oppure la smettiamo di lamentarci.

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La giustizia in Italia è allo sfascio, e la colpa è sicuramente di chi ci governa oggi, di chi ci ha governato in passato e dei partiti che hanno usato il loro potere per garantirsi ogni privilegio. Ma se questi signori hanno potuto fare il bello e il cattivo tempo, lo devono a noi, che nonostante i loro fallimenti abbiamo continuato a votarli, anno dopo anno, elezione dopo elezione.

Ognuno di noi è giudice, un giudice che ad ogni elezione è chiamato a valutare l’operato dei propri rappresentanti e a decidere con una sentenza se rinnovargli la fiducia o mandarli a casa. La giustizia italiana deve ripartire da qui; dalla nostra responsabilità di fronte al compito, scritto nella Costituzione, di giudicare i nostri rappresentanti politici. E se faremo con coscienza il nostro lavoro, non potremo fare altro che condannare all’oblio tutti quei politici e tutti quei partiti che negli ultimi venti anni hanno massacrato la giustizia.

Come? Non rimane nessuno? Lo so…

La giustizia è uguale per tutti, ma dipende anche da noi.

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Comments

4 Risposte a “Rifondare la Giustizia”
  1. mstatus scrive:

    "Quello che vorrei vedere è la nascita di una forza politica nuova: nuova nei contenuti, nella forma e nelle persone, capace di applicare prima di tutto a sé stessa e ai suoi aderenti quelle regole che si vuole realizzare per rendere più democratico questo paese."

    Utopia… ;-)

    Un caro saluto

  2. fully53 scrive:

    Che la Giustizia in Italia non goda di ottima salute lo si vede anche dal fatto che ad ogni inaugurazione dell'anno giudiziario si riporta la percentuale di delitti impuniti, che si aggira da anni intorno al 90%.

    In queste condizioni non si può andare molto lontano, per cui si ricorre all'indulto e si fanno decreti "emozionali" sulle espulsioni di immigrati.

    @mstatus:

    "L'utopia è come l'orizzonte.

    Cammino due passi e si allontana di due passi.

    Cammino dieci passi e si allontana di dieci passi.

    Per quanto cammini non la raggiungerò mai.

    E allora a cosa serve l'utopia?

    A questo serve: per continuare a camminare."

    (Eduardo Galeano)

  3. mstatus scrive:

    @Fully: ti ringrazio…veramente bella!

    Ciao a rileggerti

  4. JP scrive:

    Come dice Marco Paolini: "in Italia l'indignazione dura quanto un orgasmo, e poi va a finire che sei pure stanco".

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