Ridicolo a Chi?
25 agosto, 2010 - 16:09 di ilBuonPeppe
Archiviato in Cronache Italiane
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Leggo oggi sul Fatto Quotidiano l’articolo in prima pagina di Marco Travaglio che se la prende con Corrado Passera, amministratore delegato di Banca Intesa, per l’intervento fatto al meeting di CL: un intervento infarcito di ipocrisie tali da lasciare il dubbio “ma ce è o ce fa?”. Partendo dalla vergogna Alitalia-CAI e del relativo conflitto di interessi (di cui Sua Bassezza, incredibile ma vero, non è l’unico portatore) il passero viene infilzato come un tordo da Travaglio che, con la consueta feroce ironia, ne mette in risalto le contraddizioni. Tutto giusto.
Poi però il Travaglio si fa un paio di domande che, detto sinceramente, stonano un po’: “Che bisogno hanno questi cervelloni di rendersi ridicoli? E non sarà che, al posto dell’ometto ridicolo che ci governa, ne arriveranno altri più ridicoli di lui?”
Perché la realtà è che non è Passera a rendersi ridicolo andando a sostenere posizioni assolutamente ipocrite al convegno di CL; lui sta solo facendo il suo lavoro, che è quello di difendere gli interessi specifici di una classe dirigente che sta distruggendo l’Italia, e non solo, pezzo per pezzo. Uno sporco lavoro che, insieme ai suoi simili, sta portando avanti con una ferocia e una coerenza indiscutibile.
Quelli ridicoli non stanno sul palco caro il mio Travaglio, ma in platea. Il problema non è che Passera sia ipocrita (cosa comunque vera), ma che ci sia qualcuno che lo ascolta e lo applaude; persone che in buona parte sono esse stesse vittime di quell’opera di devastazione che quelli sul palco stanno portando avanti. Ridicolo è chi applaude il suo carnefice.
Del resto CL non è nuova a queste situazioni: da anni ospita e applaude cani e porci. E delinquenti della peggior specie. Il tutto in barba agli ideali dei suoi fondatori e ai principi di quel Vangelo di cui si millantano portatori.
Ma di CL non si può parlare male più di tanto, che si rischia grosso: quello che succede in Calabria e in Lombardia la dice lunga sul reale potere di questa organizzazione, alla quale neanche il Vaticano (che per una volta ne avrebbe pieno titolo) pone problemi di coerenza, per cui anche Travaglio evita di affondare il colpo e sposta la mira. Amen.
Poteva bastare, ma evidentemente Travaglio non è stato aggiornato su quello che sta succedendo in Italia, e nella sua redazione, per cui butta là la seconda domanda, dando così l’impressione di aver scoperto l’acqua calda. E manifesta il dubbio che dopo Berlusconi potrebbe arrivare qualcuno addirittura peggiore. Ma va?!?!
Qualcuno dovrebbe informarlo che la redazione del suo giornale (che evidentemente non viene venduto nelle edicole di Saturno) ha lanciato pochi giorni fa la campagna “Le primarie le facciamo noi”. Perfetto! Scegliamoci un leader, mandiamolo a speronare il governo, issiamolo a palazzo Chigi a furor di popolo, quel popolo che è sempre pronto a fare da scudo umano quando c’è da fare qualche porcata più grossa del solito, diamo l’impressione di fare qualcosa di veramente democratico. Il tutto ovviamente, non dico senza un programma, ma senza uno straccio di idea politica, come se il problema fosse tutto nella scelta del leader.
Ecco caro Travaglio, è proprio procedendo in questo modo che possiamo avere non il dubbio ma la certezza che all’ometto ridicolo che ci governa ne succederà uno ancora più ridicolo. Magari proprio uno di quei devastatori o, peggio ancora, uno che prende ordini dai vari Passera, Marchionne, Marcegaglia e soci. Berlusconi, per chi non se ne fosse accorto, è stato messo al comando proprio per difendere questi stessi interessi, ma avendo qualche problemino personale si è occupato troppo delle sue priorità e troppo poco degli interessi dei devastatori (paradossalmente per nostra fortuna). Infatti ora lo stanno scaricando, per sostituirlo con qualcuno più ligio al dovere.
Il problema dell’Italia non è trovare un leader ma ricostruire una società, cosa che può essere fatta solo intorno a un’ideale politico forte: un progetto che partendo dal concetto di responsabilità, personale e collettiva, sia capace di attirare a sé le forze migliori e di rinnovare la cultura, la politica e l’economia facendo piazza pulita di questa marmaglia che chiamiamo “classe dirigente”. Un repulisti generale che non prevede la sostituzione di questo governo con un altro solo apparentemente più moderato, magari costituito da coloro che oggi si spacciano per oppositori del regime, ma che in realtà difendono gli stessi interessi.
E sulla difesa degli interessi, Travaglio e il suo giornale sono ancora fermi al palo: un buon lavoro di cronaca ma niente di più. Chi si aspettava da loro uno stimolo al rinnovamento può mettersi l’anima in pace, la rivoluzione non abita qui.
E’ necessario un cambio di prospettiva che abbia il coraggio di immaginare e di perseguire un modello diverso di società nella quale vogliamo vivere, una società non più schiava dell’avidità dei soliti pochi noti. Non è un’utopia, ma un futuro possibile: dipende solo da noi.
Ridicolo a Chi? è di ilBuonPeppe
