Ricchi Impiegati & Poveri Dentisti
13 marzo, 2009 di Comandante Nebbia
Archiviato in Appunti Italiani, latest
A margine della proposta del PD di un prelievo extra del 2% sui “ricchi”(1) italiani, c’è da fare una breve quanto impersonale riflessione. Solo 200.000 italiani dichiarano un reddito maggiore di 120.000 euro (fra lavoratori dipendenti e no). In Italia ci sono(2):
- 5.000 notai
- 330.000 medici
- 50.000 odontoiatri
- 136.000 architetti
- 130.000 ingegneri civili
- 210.000 avvocati
- 761.588 negozi al dettaglio
- 521.000 imprese artigiane

Se si dovesse giudicare il successo della libera impresa italiana sulla base del risultato reddituale, ne emergerebbe un quadro abbastanza fallimentare.
Siccome non si può dire che chi non è un lavoratore dipendente ha più possibilità di evadere le tasse perché, oggettivamente, è un po’ banale, ne dobbiamo concludere che sarebbe opportuno attivare un’iniziativa di solidarietà nei confronti delle povere categorie testé elencate da parte dei facoltosi lavoratori dipendenti.
Note- e fessi [↩]
- dati più precisi disponibili sul sito dell’Istat, ma questi vanno bene lo stesso per dare un’idea [↩]
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Credo anch’io che non andremo da nessuna parte finché la politica continuerà a puntare sul tornaconto tattico immediato, piuttosto che sul disegno strategico di lungo respiro.
E’evidente che le mosse di Franceschini hanno come obiettivo di mettere in difficoltà chi governa, piuttosto che di proporre soluzioni valide in sè.
Ma credo che questo lo sappia tranquillamente anche lui.
Sarebbe un far torto all’intelligenza, sua e nostra, pensare il contrario.
Evidentemente è oppresso dal bisogno di invertire il trend negativo di consensi che angustia il suo partito, prima dell’appuntamento elettorale di giugno, il cui risultato darà la misura del gradimento al suo operato di segretario provvisiorio.
La democrazia ha anche di questi risvolti negativi, tanto maggiori quanto più mancano le figure politiche di spessore in grado di guardare lontano, libere dal bisogno di puntellare continuamente la propria leadership.
Condivido totalmente.
Abbiamo già convenuto che senza la concorrenza fiscale non se ne esce.
Gran parte dell’economia italica è basata proprio sul sommerso, a sentire dei commercialisti, molte ditte, specie nel manifatturiero, che dovessero lavorare senza margini in nero sarebbero chiuse da tempo.
La pressione fiscale stessa è calcolata in modo da sopperire a questo, consapevolmente.
Invece di fare una lotta seria all’evasione (che avrebbe coinvolto anche i controllori) si è fatto come sempre, all’italiana: si alzano le aliquote e i prelievi “periferici”.
Un po come quando le falde acquifere sono inquinate, cosa si fa? Si alzano i livelli di tolleranza!
Questa è roba che viene da lontano…
Senza la concorrenza fiscale non si va da nessuna parte.
In italia si è preferito alzare le aliquote a livelli insostenibili che fare una vera battaglia all’evasione, innestando un circolo vizioso infinito, al punto che con le attuali aliquote una azienda che avesse un bilancio meno positivo del 100% sarebbe a rischio chiusura.
Moltissima parte dell’economia, commerciale e manifatturiera o artigianale, è basata sul sommerso, molto del mercato è retto da situazioni di evasione dove tutti sono complici.
Lo stato è percepito come aguzzino anche dal cliente perchè se deve pagare 1200 euro preferisce pagarne 1000 visto che 200 li perde per forza e non li può nemmeno detrarre.
Non lo si fa perchè poi sarebbe difficile avere scusanti, sia per evadere sia per dare la colpa delle cose a qualcuno, l’evasione fiscale è sempre un buon alibi per i politici e una buona pratica per i ricchi.