Ricapitolando … scende in campo 3


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“L’Italia è il paese che amo … scendo in campo …” Era il 1994, me lo ricordo bene perché nasceva mia figlia, la piccolina, che ora è abbondantemente maggiorenne. Poi mi ricordo ancora tutto o quasi. Mi ricordo principalmente del lavaggio del cervello che in tanti subivano dalla televisione, e mi molesta ancora la memoria di quelle risate registrate che spezzavano spettacolini di pessimo gusto che la gente, quella con tre g, assimilava come fosse una meritoria opera di contro informazione. “Striscia la notizia” si chiamava l’arma di distruzione della coscienza civile, e il suo agente di contagio era il Gabibbo. Non so se esista ancora, ma non lo escluderei. C’era ancora Enzo Biagi, e resisteva qualche esemplare eroico di giornalismo, prima che la devastazione fosse portata a compimento con la corruzione, con l’acquisizione delle testate libere o la loro distruzione. Poi venne l’editto Bulgaro, Biagi (Enzo, quello buono) morì, e il resto è storia sbiadita.


Corre l’anno 2012, gli ultimi spiccioli se avessero ragione i Maya, mia figlia a breve compirà 19 anni, è adulta, bella, fidanzata, e non chiede più il permesso per vivere. Voterà, addirittura. E noi siamo ancora qua, con una ventina d’anni addosso in più, con i polpastrelli consunti dalla fatica, senza più un lavoro, senza più un’auto da guidare, senza sogni da fare. “Scendo in campo per vincere.”
Non saprei nemmeno da dove cominciare, mi torna in mente per prima cosa la Banca Rasini poi di conseguenza Publitalia 80 e la catena monta l’anello successivo, Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore. Poi l’intercettazione in cui si parla della bomba fatta trovare davanti casa sua, il prospettato rapimento dei figli, la discesa in campo col partito costruito da Dell’Utri, in seguito senatore condannato per concorso esterno ad associazione mafiosa.

E la gente con le tre g: “Proviamolo, se non va bene potremo sempre tornare alle urne. In fondo Berlusconi è ricco di suo, non avrà bisogno di rubare. Hai visto cosa è riuscito a fare delle sue aziende, lo farà anche per l’Italia. I comunisti ci toglieranno la proprietà privata, Berlusconi invece toglierà le tasse.” E molte di queste cose, oggi le dicono anche per Grillo, il non candidato che ha un non partito che raggiunge il 20% del campo in cui tutti vogliono scendere, perché non c’è nulla da zappare.
Ma senza divagare, adagiata qua, prendo pezzetti di memoria, senza neppure chiamarla storia, senza cronologia, solo sentimento …
– Mandare la polizia a stanare gli studenti, minacciare gli studenti in occupazione promettendo l’intervento della polizia: “Stiano attenti …” disse, e io me lo ricordo. Perché poi la scuola italiana si finì di devastare, e ora si ricorda l’eccellenza della signora Gelmini, perché chiodo scaccia chiodo, e il chiodo Moratti non se lo ricorda più nessuno. Iniziò lei a togliere denari al pubblico per darlo ai privati. I figli degli operai? Facessero gli operai.

Lo so, dovrei scrivere un pamphlet, almeno 200 pagine di dichiarazioni allucinate e allucinanti, ma non servirebbe assolutamente a nulla, perché non sono bastati venti anni di allucinazioni.
Il 2010 doveva essere l’anno della sconfitta del cancro, e della fine dei lavori sulla Salerno Reggio Calabria, l’Alitalia doveva essere di nuovo la compagnia italiana per eccellenza e avrebbe già dovuto iniziare a renderci i soldi che lo stato diede ai suoi 4 o 5 salvatori della patria. Le ragazze che cercavano lavoro, oggi dovrebbero essere le mogli di facoltosi imprenditori sul modello dei figli del discesista in campo, le Olgettine, anziché testimoni in tribunale, tutte imprenditrici di loro stesse grazie ai danari del Priapo che le salvò da prostituzione certa.
Saltellando da uno scampolo di memoria all’altro, nella storia che ha creato il deserto di questo Natale senza luci intermittenti, mi torna in mente che la crisi economica non c’è, che è giusto non pagare le tasse, che i giudici spesso sono antropologicamente diversi, mai più con Bossi, Bossi il miglior alleato di sempre, mai più con la Lega, Angela Merkel la culona inchiavabile, le corna nella foto ufficiale … e l’Aquila.

L’Aquila ricostruita che sta ancora là, con le rotonde erbose a segnare il passaggio dei grandi del mondo. Le torte e lo spumante nel frigo delle case tutte uguali, destinate a venir giù al prossimo soffio di vento. L’aggregazione giovanile trasferita nei centri commerciali, i centro storico che diviene simbolo, in tutto il mondo, di cosa non si deve fare dopo un terremoto …
La svendita dell’Italia ai regimi capitalistici europei e mondiali, la firma di contratti che ci terranno sottomessi per cinquant’anni ancora, la dissipazione del danaro pubblico, l’instaurazione del sistema di corruzione che governa ogni appalto italiano, e che quindi nega i diritti minimi ai cittadini …
Che peccato dovermi fermare qua. È troppo lungo, e un post quando è lungo non lo legge nessuno …
In realtà mi fermo anche perché mi sembra tutto così insensato che, ogni riga rifletto e mi dico:
“Ammazza che palle … ma chi cacchio vuoi che non sappia tutte queste cose?”

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