Ri-Cicli

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Ri-Cicli" è stato scritto da Comandante Nebbia

Certi amori non finiscono
fanno dei giri immensi e poi ritornano
amori indivisibili, indissolubili, inseparabili

A. Venditti – Amici Mai

L’anno era il 1992. Io entravo nei 30 ed ero ancora disperatamente un adolescente. Per strada circolavano la Tempra e la Tipo insieme alle gloriose ed indistruttibili 127. L’Unione Sovietica si era sciolta da poco più di un mese. Un impiegato di medio livello guadagnava un milione e mezzo al mese, 750 euro del nuovo conio.

I partiti erano  DC, PDS, MSI, PLI, PSI, PRI e tutta la teoria di sigle a tre lettere che, presto, sarebbe stata sostituita da DS, FI, AN con il passaggio a sigle di due lettere. Cosa che segna il vero ed unico rinnovamento della politica italiana.

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Il 17 febbraio del 1992 veniva arrestato Mario Chiesa, amministratore in quota PSI che ricopriva la carica di presidente del Pio Albergo Trivulzio. Il “mariuolo” come lo definì poco dopo il capobanda Bettino Craxi, venne colto in flagrante mentre accettava una tangente di sette milioni di lire da un imprenditore.

Da questo arresto parte l’inchiesta che la stampa battezza tangentopoli, ma che la magistratura identificò con “Mani Pulite“.
Sotto i colpi implacabili di Antonio Di Pietro e del gruppo di giudici milanesi che seguiva l’indagine, il PSI, l’ago della bilancia della politica italiana, si sgretolò e con lui gran parte del sistema politico che era nato nel dopoguerra in Italia.

L’opinione pubblica, alla quale non era ancora stato insegnato il significato del termine “giustizialista”, si schierò ingenuamente dalla parte della magistratura plaudendo incoscientemente alla notizia di arresti in flagrante e ritrovamento di pouf rimpinzati di banconote delle tangenti.

Il 5 maggio 1994, dopo aver collezionato una pioggia di monetine all’uscita dell’albergo Raphael, Bettino Craxi, facendosi sempre più vicina la prospettiva di un arresto, decide di scappare ad Hammamet in Tunisia. La latitanza, definita dal leader socialista come “esilio”, fu percepita dall’opinione pubblica, non ancora sufficientemente educata dal TG5, come una fuga.

Veniamo al giorno d’oggi. A Craxi, proprio nei pressi dell’hotel delle monetine, si intitolano strade come se fosse Garibaldi. A parte quelli che la morte ha deciso benignamente di portarsi via e quelli che il pannolone rende poco adatti alle aule parlamentari, i politici sono più o meno gli stessi. Mastella, De Michelis, Casini, D’Alema, Veltroni, Andreotti, Fini, Bossi, De Mita.

Certo, non c’è Craxi, ma al suo posto abbiamo Bobo nel centrosinistra e Stefania nel centrodestra, mentre il testimone del cinghialone, come amabilmente lo definì Vittorio Feltri, è stato raccolto nel 1994 dall’uomo che a Craxi doveva la sua fortuna: Silvio Berlusconi.

Insomma, non è cambiato molto. Compreso il fatto che Mario Chiesa, quasi venti anni dopo il primo arresto, è stato beccato di nuovo. Secondo la magistratura di Busto Arsizio è considerato il collettore delle tangenti nella gestione del traffico illecito di rifiuti.

Ora potrebbe ricominciare tutto d’accapo, ma non ci crede più nessuno. Chiesa è ufficialmente un pirla perché si è fatto pescare non una, ma due volte, il sistema è quello che è e noi moriremo tutti democristiani.

Amen.

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una volta era uno in gamba

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