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Reverie nel Parco

3 maggio, 2009 - 7:00 di  
Archiviato in Caffè nel Deserto, latest




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(Dialogo semiserio tra me e una panchina vuota)

Posso ora solo descrivere le forme della mia stanchezza. Speranze, nate morte, e l’indifferenza degli altri. Ma allora, cosa sono io e che futuro posso ancora avere. Foglie avvizzite ed inganni fatti a me stessa. Il palcoscenico di ogni giorno, nato dalla mia vita. Sento e spero comunque di sbagliarmi se la mia penna si è inaridita… il suo inchiostro si è seccato oppure è finito.
Penso ai miei sogni ormai come a variopinte meduse morte e gettate, lì sulla spiaggia dalla risacca del grigio e tenebroso mare d’autunno. Le mie tristezze e le mie frustrazioni sono state il calamaio nel quale ho intinto il mio pennino. Ma ora hanno stancato e non interessano più a nessuno, all’infuori di me stessa.




La gente e il mondo quando vedono il dolore e la sofferenza girano la testa dall’altra parte oppure fanno finta di comprendere per poi dimenticarsi subito e in cuor loro dicono “ancora…ma che palle!!!”.

Così tutto quello che ho scritto magari all’inizio vi piaceva poi ha gradatamente ha cominciato ad annoiarvi… Ora mi sembra di essere come un’autocisterna che ha finito il carburante nel suo serbatoio.

Quando penso al mio entusiasmo letterario, alla mia attività di creazioni poetiche, questa, veramente, ha tracciato una scia nel cielo come una cometa, da quanto è stata appassionante e appassionata, almeno per me. L’ apice venne raggiunto proprio un anno fa durante la stagione autunnale. Era un fiorire di creazioni poetiche che sbocciavano come fiori nel culto da me scoperto della Dea. Una sensazione che provavo da qualche tempo e che si basava più sul sentire che sul pensare…

Era molto forte e prorompente e poi… si esaurì altrettanto velocemente ma, non tanto come il volo di un moscone che va sbattere, improvvisamente, su una superficie vitrea che non ha visto perché troppo trasparente, quanto per una mia egocentrica delusione sulle mie aspettative di reazione emotiva da parte del mio giro semi-esoterico di e-mail che venivano dalle mie Sorelle di Luce o Sorelle del Cuore (…un’ insegnante di danza del ventre … una piccola imprenditrice e per un tempo molto breve anche Patrizia… quella incontrata quando ho acquistato la frittura mista, insegnante di arte).

Dopo un inizio appassionato alla fine furono tiepide le reazioni, un po’ come il latte un po’ scaldato alla mattina. Alla fine… il vuoto. Disinteresse o solo iniziale curiosità morbosa? Oggi scrivo solo a me stessa. Scrivo cioè ad una creatura ormai aliena che pensa all’inutilità di cercare relazioni o creare esperienze che alla fine non portano a nulla. Ho creato un blog su internet , ma solo forse per leggermi da me. Qualche volta vorrei mettermi in vetrina. Qualche volta, gioco con la mia fantasia come da piccola giocavo con il pongo. E mi figuro… un tramonto sul fiume asiatico Amur, su un battello blindato russo… e il cielo che a sera piange lacrime di sangue ed io sola, sul ponte con le mie speranze ormai vuoti fantasmi.

Ra morente cerca ancora di baciare Iside e il cielo si insanguina, mentre io come un pipistrello cerco già la Notte. Adesso, guardo un po’ le foglie gialle che ravvivano fintamente gli alberi che stanno ormai spogliandosi e che si stagliano contro l’autunnale cielo plumbeo. Come mi ricordano il sole dell’estate, oramai perduta anche per quest’anno. Ma quale estate? Quale estate per me è stata un’estate felice? Un’estate che non è mai esistita, un’estate che forse ho solo sognato quando il sonno infestato dagli incubi non era ancora calato su di me.

Incubi! Armi puntate contro il cielo, ma l’invasione viene dal sottosuolo. Cioè dai noi stessi, dalle nostre zone d’ombra. Il sistema non si può abbattere con le armi, ma cambiando radicalmente noi stessi. Cambiare… trovo maligno e ingiusto il fatto di dover perdere gli affetti della famiglia, il lavoro, le amicizie solo perché voglio diventare… una donna!

Mi pare che esitano più mostri tra le persone cosiddette normali. Io non sono un mostro, anch’io sono un essere umano. Ma, non addentriamoci troppo in speculazioni di tipo filosofico etico.

L’ombra di Charles Darwin si materializza per un po’ e si appoggia sullo schienale della panchina di legno.

Guerra e prepotenza sono nate con l’Evoluzione della Specie, con la comparsa dei predatori carnivori e con il dimorfismo sessuale. Lotta per il cibo e lotta per accoppiarsi. Lotta per il territorio dove si trova il cibo. Il resto è poi venuto da sé, solo con aggiunte e varianti sul tema.

Una terra abitata solo da ermafroditi erbivori ( o comunque che si nutrivano che so di miele o di formaggio sarebbe stata senz’altro più pacifica).

Darwin sorride, si allontana e poi svanisce, intanto le ombre della notte si allungano da oriente.

Ecco il fascino ecco il mistero della notte che scende piano piano ma inesorabilmente.

Michele non è mai esistito.

Michela è sempre esistita.

Con questa consapevolezza affronterò tutto meglio. Anche la mia morte quando la Dea mi dirà di accompagnare Eleonora ai suoi giardini di luce. Ecco, possiamo vedere meglio… Michele… Michela… moglie e… non voglio più scriverlo.

Ma, che cos’è la mia vita? Un muro di cemento che chiude l’orizzonte. Quello che mi consola è che sopra di me, quando alzo gli occhi, il cielo azzurro con i miei sogni custoditi nelle nuvole.

Un giorno ci andrò e Michela, finalmente, potrà sorridere alla Luce. Ora, provo tanta stanchezza mentale e fisica. La rassegnazione alla Morte mi ha reso ormai un fiume secco.

Cosa mi rimane da fare? Potrei plasmare ancora i miei sentimenti potrei scrivere ancora disegnare, dipingere e graffitare. Magari lo farò nei Giardini di Luce della Dea.

Ripensando al film di Bergman, il Settimo Sigillo, con la Morte che gioca a scacchi con il Cavaliere l’ultima partita sulla vita, magari con me giocherebbe a “scala quaranta”. Chi chiuderà per primo? Adesso ho iniziato a cercare sempre un pensiero mai pensato, cioè che io non ho mai pensato. Ma, dove posso trovarlo? Ancora nella mia mente, nel mio cuore. Da quando Eleonora ha iniziato a star male, sono entrata in un mondo allucinante e nell’abisso di disperazione in cui sono ormai precipitata assieme a lei, qualche volta sono felice di esserci. Magari penso di ritrovare me stessa quando si leva un’alba livida e vedo il mio volto specchiato dentro mille gocce di rugiada come se una mosca mostruosa mi osservasse.

Ora, nel parco si è alzato un vento serale.

I lamenti del vento notturno mi portano lontana come una foglia morta. Ora, i miei unici compagni sono i rimpianti che mi sono lasciata dietro durante questa mia vita. Vento notturno che vaga frenetico e triste per piazze per strade e per lande deserte alla ricerca di una quiete solo forse sognata. Come me. Comunque, anche i sogni sono importanti. E qual’è il mio sogno più bello: diventare una donna.

Su lontananze infinite corrono i miei pensieri. I miei ricordi io vivo sempre con un rimpianto che mi strazia il cuore eppure mi sono abituata ad amare questa croce. E’ parte di me. Chissà che ancora non mi permetta di dare il meglio di me.

Ma, se la persona che ti sta vicino non ti comprende? Quando non vuol capire? Aspettiamo sempre una primavera che sciolga il gelo nel nostro cuore. Certo, anche un sorriso sarebbe come un raggio di sole che scioglie la neve. Ma allora che cos’è la nostra vita? La domanda che assilla chi si ferma – per un attimo – a riflettere.

Potrebbe essere un’ illusione di eternità? Noi non viviamo al presente, ma non proiettiamo forse le nostre angosce e anche i nostri sogni al futuro, mentre nostalgie e rimpianti al passato?

Quando viene sera penso ad un domani lontano quando vivrò finalmente il mio sogno. Ma ora, questo mio mondo fatto di abbandono solitudine e angoscia che cosa mi farà vedere? In questa notte lattiginosa tutto sembra stranamente sospeso. Anche i miei pensieri e le mie attenzioni… continuo a pensare di essere scivolata dentro un mondo allucinante, dove i confini sono stranamente spariti.

Confido solo in un miracolo. Confido ormai solo in un miracolo.

Un miracolo che mi strappi le grosse spine che ho nel mio cuore. Dovevo, certo, pensare con serietà molti anni prima alla mia transizione invece di baloccarmi in sogni e travestimenti. E’ troppo tardi adesso?

Ciò che mi deprime in questi – forse ultimi – giorni della mia vita è il dover continuare a recitare la parte di una marionetta che recita una parodia della vita. E’ con profonda amarezza che devo ammettere di aver recitato per tutta la vita tale parodia, quasi una brutta copia di comportamento maschile, mentre in realtà ero una donna in tutto e per tutto.

A volte, mi pare che i miei pensieri assieme ai miei sogni stiano vibrando con toni musicali. È bellissimo abbandonarsi a questi suoni che sono melodiosi ed ossessivi al tempo stesso. Mi fanno godere della mia femminilità. Una cosa, che i cosiddetti normali dovrebbero capire è quella per cui l’amore – quello vero – non conosce ruoli. Ma, purtroppo, la stupidità molte volte va d’accordo con la normalità imposta dai più.

In effetti le persone mediocri puntellano la loro intelligenza sulle travi degli stereotipi e dei pregiudizi. Esse subiscono il fascino dei ruoli organizzati militarmente e gerarchicamente perché hanno bisogno di un capo che decida per loro. Sono affascinate dalla forza e anche dall’ascesi in quanto la loro stupidità non gli permette di apprezzare una vita vissuta secondo naturalità positiva. Esse cercano sempre altre dimensioni di esistenza le quali possano compensare con il loro apporto di dolore o di metafisicità la mancanza di sensibilità dovuta alla stupidità.

Purtroppo, ho dovuto constatare una forte percentuale di tali caratteri anche tra le donne. I maschi, sono stupidi naturalmente. Le donne, volutamente o per pigrizia mentale o per abitudine o per opportunità non vogliatemene!

D’altronde talvolta è inutile cercare un “perché” per ogni cosa dell’esistenza. Se tutti i nostri “perché” della vita, della nostra vita, avessero una risposta precisa la vita non sarebbe tale.

La vita, già, la vita! La vita per qualcuno è una specie di sala d’aspetto in attesa della morte, mentre per qualcun altro è una illusione di eternità. I primi allora fanno tutto ciò che passa loro per la mente e che si sentono di fare gli altri invece… aspettano, aspettano tempi migliori fino a quando poi è troppo tardi.

Molte volte i sogni sono come le meduse. Belle e variopinte quando sono a nuotare nell’acqua del mare, nel mare delle nostre illusioni, ma dopo, una volta trascinate in secca dalla risacca evaporano alla luce del Sole. Se tutti i perché della nostra vita avessero una risposta, la vita non sarebbe tale, pensiero ricorrente in questa sera invernale. Penso qualche volta di essere al centro di un disco che gira su se stesso: tutto cambia ma io rimango lì al centro ferma.

Sogno il futuro ogni notte e ho visioni sfrenate il disco gira su stesso e nella mia mente riecheggia “Europe Endless” dei Kraftwerk.

Immagine anteprima YouTube

Illustrazioni di Cambiodefractal

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Comments

2 Risposte a “Reverie nel Parco”
  1. maria scrive:

    ho iniziato a leggere il tuo articolo….
    all’inizio non so’ perchè credevo si trattasse di violenza subita, è di certo in qualche modo lo è.
    non conosco la tua vita, scusa, non conosco i tuoi sogni, scusa.
    Conosco invece la sensazione che si prova ad avere, si, un sesso femmilile, da donna,
    conosco la sensazione che una donna prova, quando, consapevole di esserlo, comincia a fare sogni su di se e che sogni…
    conosco anche la sensazione che si prova quando un tipo qualsiasi, che all’apprenza ti sembra chissa chè, solo perchè ti ha degnato di uno sguardo, di un saluto, e poi infrange tutti i tuoi sogni in pochi minuti perchè hai risposto al suo sguardo o al suo sorriso, al suo saluto.
    avevo poco più di quattordici anni, era il cinque agosto 1985.
    quanti errori ho fatto da allora, quante volte ho odiato il mio corpo, quante volte ho rivissuto quei momenti, che li per li non ci ho capito niente e mai riuscii a dirlo a nessuno, e quando ne ho cominciato a parlare era tardi, e quanti mi hanno detto, è colpa tua, o addirittura chi non vuole veramente, si difende fino alla morte! Allora ho smesso di dirlo!
    quante volte nei miei sogni rivivevo quei momenti prima, e ne cambiavo il corso della storia o dopo e cambiavo il mio destino.
    nella vita reale, non si può fare, nei sogni si!
    adesso vivo la mia vita, forse medoicre non so, sono tante le cose che non ho più fatto e che ho avuto paura di fare.
    ma adesso voglio vivere la mia vita, voglio, avrei voluto, avrei potuto…
    ma voglio vivere la mia vita qualunque essa sia!

  2. Credo che in molti, moltissimi possiamo identificarci nelle sensazione e nell’atmosfera, nei frammenti di ricordi che hai descritto.
    Però non tutti abbiamo voglia di restarci dentro, di recuperare ricordi o sensazioni dolorose, frustranti, che richiamano l’impotenza. E questa mi pare una scelta legittima e a volte anche “sana”.

    Sinceramente, capisco le tue amiche di luce e di cuore. Perché l’energia non è statica; si sposta, si cotagia di corpo in corpo, di pensiero in pensiero, di persona in persona. E questa malinconia, questo senso di non possibilità di reagire, agire, fare, cambiare. questo subire che sento molto forte nelle tue parole. Bè.. è una sensazione che spesso non si ha voglia di provare, e quindi non si cerca di indursela dall’esterno.
    Perché già ci si deve convivere quando capitano a noi questi pensieri, ed è dura superarli.
    Quindi, capisci, a me non viene voglia di buttarmici dentro e farmi contagiare.

    Ho voglia di farmi contagiare, per es, da questo post che ho trovato ieri sul blog di una mia amica http://www.tiscuotoloscroto.splinder.com/
    E queste sì sono parole che ho voglia di ascoltare!
    Ironiche – serie, leggere – profonde, propositive, divertenti, intelligenti, stimolanti… insomma mi piacciono, mi divertono, mi fanno stare bene e mi danno spunti per stare meglio!
    te le riporto qui sotto sperando che abbiano lo stesso effetto anche su di te

    TITOLO: E’ DA FEBBRAIO CHE NON PIANGO
    Perdonate i discorsi da Silhouette Donna, ma quando ci vuole ci vuole.
    E non è semplicismo. E non è delirio di onnipotenza. Dicesi Volontà.
    Perché lo “star bene con se stessi” (questa minchiata di cui sono pieni i femminili che propinano la dieta della Luna) è esercizio, disciplina e metodo.
    Fase 1: decidere che stare male è demodè, che non è trendy e che il nostro personaggio malinconico e depresso ci ha finalmente rotto i coglioni. L’essere ombrosi e inquieti è anni ’90 e calza sul nostro viso come il ciuffo tenuto su a forza con la lacca, o come il biancume sulla ragazzina dark che pretende di definirsi genio-incompreso. Forse non sei geniale e, soprattutto, forse sei comprensibilissima. Facciamo che il nostro sex appeal non sta più nella vedova nera. Il nostro modello d’uomo non è più Kaiser Soze. Facciamo che da oggi la seduzione del cosmo passa dal benessere contagioso. La fase 1 è imprescindibile. Se siete ancora lontanamente attratti dal vostro lato oscuro, passate al post “E’ già lunedì e io forse”, che sicuramente vi ritemprerà l’animo.
    Fase 2: razionalizzazione metodica. Il che significa non il semplice esame-di-coscienza. Eh no, ragazzi miei, non è che basta sedersi una tantum e raccogliere le idee, pensando ai bambini che muoiono di fame per concludere che non si sta poi così male, avendo il frigo pieno di pasta d’acciughe. No! Significa esercitarsi ad affrontare l’arrivo del malessere ogni qualvolta lo si intravede all’orizzonte. Il quale può essere affrontato con delle tecniche abbastanza efficaci. Si può per esempio cominciare a distinguere se il malessere sta dentro o fuori di noi. Stai male per come è lui/lei o stai male per come sei tu/tu? In questo momento bisogna essere onesti. Se, onestamente, la risposta è lui/lei, si deve concludere riflettendo sul fatto che, volendo, ne potreste anche fare a meno. Siete vissuti senza conoscerlo/a per anni, potreste tranquillamente continuare a vivere senza. Tanto, arriverà qualcun altro. Fidatevi, arriva sempre qualcun altro. E, prima vi distaccate emotivamente, prima il qualcun altro arriverà. Perciò, non perdete tempo. E, se soffrite per qualcuno che non siete voi, state già sicuramente perdendo tempo. Mentre piangete in camera, perchè il telefono non suona, la vita vi gira intorno e voi non ne prendete parte. Mentre vi incazzate e vi ostinate a farla/o diventare quello che speravate che fosse il giorno in cui vi siete conosciuti, la persona che potrebbe essere già quella roba lì, sta salendo sul treno che voi avete perso.
    Ma perché? Non crederete mica che le persone si possano cambiare? E se anche fosse, lo riterreste giusto?
    Se invece il malessere è dentro di voi, la questione si fa più interessante. Abbandoniamo il “d’altronde, purtroppo, ormai, in fondo, effettivamente, inevitabilmente, evidentemente sono fatto così”. Minchiate. Adottiamo il “vorrei essere così”. Visualizziamo come vorremmo essere. Abbiamo detto che il modello adolescenziale dello stilosismo depressoide è ora di farlo crepare. Vogliamo essere persone felici? LO VOGLIAMO O NO, CAZZO? Se non lo vogliamo, diciamocelo chiaramente. Sto male perché mi piace. Sto male perché altrimenti non so che fare. Sto male perché non mi ricordo un giorno in cui non sia stato così. Se non lo vogliamo, smettiamola di esserlo. Investiamo su quello che ci sembra il nuovo modello di stile. Per me è stile la conoscenza, l’avere mille interessi e il lasciare un segno intorno. Allora studio, agisco e scrivo. Per te è stile avere soldi. Allora pigliati un quadernino e annota le spese superflue che il prossimo mese potresti anche evitarti. Per lui è stile aiutare la gente. Allora tira su il telefono e chiama un centro di assistenza invalidi. Per lei è stile perdere peso. Esci e mettiti a correre. Domani? Che palle? Sono stanco? No. VOLONTA’. ESERCIZIO. TENACIA.
    Fase 3: Una volta fatto, godete dell’esserci riusciti. Gongolat (…)
    non è finito il post eh! se vuoi continuare a leggere vai su http://www.tiscuotoloscroto.splinder.com/

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