“Rete4 connection” (24 Anni di Collusione Politica)

Ah, cari miei, una risata europea vi seppellirà! E’ quanto forse accadrà a Rete4, dopo che la Corte di Giustizia Europea ha decretato l’illegittimità - rispetto al diritto comunitario - dell’assetto normativo italiano in tema di assegnazione delle frequenze radiotelevisive. Il che vuol dire che i giudici italiani saranno obbligati a disapplicare le norme in questione.
La vicenda, che vede tristemente protagonista anche l’ormai nota Europa 7, è inevitabilmente inerente alla scalata al potere di Berlusconi nei tristi anni ‘80, ed è riassumibile in queste agili e semplici righe:

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1984. Berlusconi acquista Rete4 dalla Mondadori (che diverrà sua solo più tardi). La legge prevede che le reti private possano trasmettere solo a livello locale; l’Omino Fininvest però è furbo, e inventa il metodo del “pizzone” (cioè prima si registrava il palinsesto, poi si spediva il nastro o “pizzone” - alle emittenti locali, le quali mandavano in onda lo stesso programma alla stessa ora), riuscendo così ad eludere formalmente il divieto di trasmissione nazionale. Tre validi pretori se ne accorgono e oscurano le reti Mediaset. Cominciano i pellegrinaggi del Nostro alla volta di Palazzo Chigi, e il compianto Craxi, per asciugare le lacrime di Berlusconi, scrive di suo pugno quello che sarà denominato (dai malevoli comunisti) “decreto Berlusconi” . Con esso si legittima in via “transitoria” il metodo del “pizzone”, almeno fino a quando non sia emanata una normativa organica e garantista sul sistema radiotelevisivo. Cioè, in sostanza, per sempre.
Questa la lettera di ringraziamento a Craxi da parte di Berlusconi:

“Caro Bettino grazie di cuore per quello che hai fatto. So che non è stato facile e che hai dovuto mettere sul tavolo la tua credibilità e la tua autorità. Spero di avere il modo di contraccambiarti. Ho creduto giusto non inserire un riferimento esplicito al tuo nome nei titoli-tv prima della ripresa per non esporti oltre misura. Troveremo insieme al più presto il modo di fare qualcosa di meglio. Ancora grazie, dal profondo del cuore. Con amicizia, tuo Silvio”.

1988. La Corte Costituzionale respinge la presunta questione costituzionale relativa al “decreto Berlusconi”, ma esorta la politica ad attivarsi per “una disciplina definitiva della materia, che si sottragga a [...] censure e appresti quel sistema di garanzie efficace al fine di ostacolare in modo effettivo il realizzarsi di concentrazioni monopolistiche od oligopolistiche non solo nell’ambito delle connessioni fra le varie emittenti, ma anche in quello dei collegamenti tra le imprese operanti nei vari settori dell’informazione, incluse quelle pubblicitarie”. Fino al 1990, la politica latita. (In quegli anni andava molto).

1990. Il governo De Mita emana la famosa (e fumosa) legge Mammì, o “legge Polaroid” (così chiamata perchè di fatto ha soltanto fotografato e legittimato la realtà esistente al tempo). Essa stabilisce, tra un principio astratto ed un altro, che le concessioni ad un singolo soggetto non potevano “superare il 25 per cento del numero di reti nazionali previste dal piano di assegnazione, e comunque il numero di tre”. Clic!, guarda Berlusconi com’è venuto bene.

1994. La Corte Costituzionale boccia la legge Mammì, illegittima sia poichè in contrasto con l’art.21 Cost. (sul pluralismo e la libertà d’espressione) sia perchè irragionevolmente assai più “morbida” rispetto alla legge 416/81 sulla carta stampata (mezzo divulgativo assai più “innocuo” della tv), che prevede un limite di concentrazione addirittura più stretto (20%). La Corte inoltre esorta il legislatore ad emanare una normativa coerente e definitiva entro e non oltre l’agosto del 1996.

1996. Niente.

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1997. Con il governo Amato, vede la luce la legge Maccanico. Con essa, si abbassa la percentuale delle concessioni televisive al 20% e si pone un tetto massimo del 30% per i proventi pubblicitari (di modo da evitare che un solo soggetto si accaparrasse tutta la pubblicità offerta dal mercato). Si stabilisce che le reti “eccedenti” (tra cui Rete4) debbano liberare le frequenze occupate entro un termine successivamente stabilito dall’Autorità garante per le Comunicazioni (istituita con la legge stessa).
La legge prevede inoltre che si riassegnino (tramite gara) le concessioni per le frequenze analogiche di tutta la nazione.

1999. Francesco Di Stefano, con le sue Europa 7 e 7 Plus, vince la gara relativa alle concessioni da assegnare a reti private; diretta conseguenza sarebbe lo sfratto di Rete4 (ormai, oltre che illegittimamente occupante, anche legittimamente soccombente) e il suo spostamento sul satellite. Le disposizioni della legge Maccanico, tuttavia, fanno sì che, mentre i vincitori di concessione che già trasmettono (come la Rai, Canale 5 e Italia 1) possano semplicemente continuare ad impiegare le loro attuali frequenze e considerarle come assegnate dalla concessione, Europa 7 (soggetto nuovo), debba attendere il piano di assegnazione delle frequenze per poter iniziare le trasmissioni sulle bande che gli verranno assegnate dal piano stesso. La persistente inadempienza ministeriale nella redazione del suddetto piano, unita al fatto che la legge proroga l’utilizzo delle frequenze da parte delle reti eccedenti (come Rete4) fino ad un termine successivamente stabilito dal Garante, impedisce di fatto ad Europa 7 di insediarsi laddove oggi pontifica Emilio Fede.

2002. La Corte Costituzionale boccia la legge Maccanico, più o meno per le stesse ragioni per le quali aveva bocciato la Mammì. La declaratoria di incostituzionalità colpisce, nello specifico, la disposizione che demanda alla discrezionalità del Garante l’individuazione temporale del termine per l’abbandono delle frequenze analogiche da parte di Rete4; la Corte fissa, a tal fine, un termine improrogabile entro il 31 dicembre 2003.

2003. Gasparri firma una legge che, oltre ad allargare il mercato a cui si applica il limite quantitativo del 20% (attraverso l’invenzione dell’abnorme “SIC”, che di fatto “sterilizza” i limiti antitrust), introduce il “digitale terrestre”. Il termine per la realizzazione del trasferimento in digitale di tutte le reti è il 31 dicembre 2006, e di esso beneficerebbe ovviamente anche Rete4.
Dopo alcune peripezie, tra cui la censura d’illegittimità costituzionale da parte del capo dello Stato (Ciampi) e il rinvio alle camere, il governo riesce a far passare la Gasparri imponendola con un nuovo decreto legge (per i malevoli “decreto salva Rete4″), convertito e reso definitivo nel 2004.

2007. L’UE boccia la Gasparri e il suo “SIC”, e avvia la procedura d’infrazione. Nel frattempo, Rete4 continua a trasmettere indisturbata. Da ormai 24 anni.

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2008. La sentenza della Corte di Giustizia UE (con cui si apre questo post) lascia intravedere nuovi spiragli di speranza. Questi i passaggi più pregnanti:

«L’applicazione in successione dei regimi transitori strutturati dalla normativa a favore delle reti esistenti ha avuto l’effetto di impedire l’accesso al mercato degli operatori privi di radiofrequenze. Questo effetto restrittivo è stato consolidato dall’autorizzazione generale, a favore delle sole reti esistenti, ad operare sul mercato dei servizi radiotrasmessi. Tali regimi hanno avuto l’effetto di cristallizzare le strutture del mercato nazionale e di proteggere la posizione degli operatori nazionali giá attivi su questo mercato [...]
In Italia il piano nazionale di assegnazione per le frequenze non è mai stato attuato per ragioni essenzialmente normative, che hanno consentito agli occupanti di fatto delle frequenze di continuare le loro trasmissioni nonostante i diritti dei nuovi titolari di concessioni. Le leggi succedutesi, che hanno perpetuato un regime transitorio, hanno avuto l’effetto di non liberare le frequenze destinate ad essere assegnate ai titolari di concessioni in tecnica analogica e di impedire ad altri operatori di partecipare alla sperimentazione della televisione digitale».

Nel frattempo, e finché un qualcosa di soprannaturale non smuova la dolosa inerzia della politica, le lampade di Emilio Fede continuano ad essere sotto gli occhi impotenti di tutto lo Stivale. A prescindere dal colore dei governi.

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GG Stampa questo Articolo Stampa questo Articolo

Non so se sono più ammirato per l’ottimo pezzo, o incazzato per la sensazione di “impotenza davanti all’illegalità” che provo leggendolo.

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L’incazzatura è tanta, e spero che a qualcuno interessi ancora sapere queste cose…

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@GG
interessa, e come…
mi unisco ai complimenti di 77

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L’unione fa la forza, no?!

Non mi immagino cosa avrebbe potuto fare Il Presidentissimo se fosse stato buono…magari l’Italia ora……..magari….

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eccezionale reportage, GG.

E’ desolante quel “1996: Niente.”

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Grande pezzo e ottimo riassunto di una delle vicende-vergogna dell’Italia ostaggio del cavalier Antenna.

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Applausi.
Ora stampo la pratica cronistoria e la tengo a portata di mano, in caso mi ricapiti di sentire (e mi è capitato) qualcuno rammaricarsi per l’ingiusto destino di R4 confinata sul satellite. :p

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Grande idea Ro.
Mi permetto di segnalarti (a te e a chiunque volesse stampare gli articoli di MC) che c’è un apposito tastino alla fine di ogni articolo che permette di visualizzare una versione dell’articolo fatta apposta per la stampa.
Questa qui, per capirci.

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Aggiungo un capitolo in due versioni.

…se vince la sinistra…
2008 e seguenti: niente

…se vince la destra…
2008 e seguenti: peggio

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