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Repubblica Bolivariana del Venezuela: si va al Referendum per Modificare Nuovamente la Costituzione

29 novembre, 2007 - 7:00 di  
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bolivar_7497_lg.gif Simón Bolívar, padre della nostra Patria e guida della nostra Rivoluzione, giurò di non dare riposo alle sue braccia, né dare riposo alla sua anima, fino a vedere l’America libera. Noi non daremo riposo alle nostre braccia, né riposo alla nostra anima fino a quando non sarà salva l’umanità “
(Hugo Chávez, Discorso alla sessione per il 60° anniversario dell’ONU, 15 settembre 2005)

Riassumo le più importanti proposte di riforma costituzionale:




POLITICA:

  • Esercito popolare;
  • abbassare a 16 anni il diritto al voto;
  • dare al Presidente il potere di creare ed eliminare province, distretti, e Comuni e di nominare le autorità locali;
  • estensione del mandato presidenziale da 6 a 7 anni e possibilità per il Presidente di ripresentare senza limiti la propria candidatura.

ECONOMIA:

  • eliminare l’autonomia della Banca centrale e dare il potere al Presidente di controllare direttamente le riserve in divisa straniera;
  • fare degli interessi collettivi una priorità su quelli individuali al fine, sancito dalla Costituzione, di dar vita a una economia socialista;
  • ridurre la giornata lavorativa da 8 a 6 ore;
  • estendere la previdenza sociale ad alcune categorie di lavoratori autonomi.

DIRITTI:

  • dichiarazione di reale uguaglianza di tutti i cittadini, qualunque sia l’origine, attraverso il riconoscimento che il popolo venezuelano è il frutto di una mescola di tre grandi ceppi: l’indigeno, l’europeo e l’afrodiscendente;
  • dare alle forze di sicurezza il potere di arresto senza incriminazione e possibilità di limitare la libertà di informazione in presenza di gravi crisi.

Il prossimo 2 dicembre si terrà il referendum: sarà il popolo sovrano a decidere.

chavezmural.jpg

PREAMBOLO

Già nel 1999 il Movimento Quinta Repubblica (MVR) di Chavez indisse un referendum, primo nella storia del Venezuela, per chiedere al popolo il consenso alla stesura di una nuova costituzione. I voti a favore superarono l’80%. Anche la seconda votazione per l’elezione dei membri dell’Assemblea Costituente fu un enorme successo: il popolo venezuelano gli diede addirittura 120 seggi su 131, e l’MVR ottenne più del 60% dei voti.

L’insediamento dell’Assemblea Costituente, essendo “Originaria”, determinò automaticamente il decadimento temporaneo di tutti i poteri in vigore. Durante il periodo dell’Assemblea, l’esecutivo, per far fronte alla disastrosa situazione socioeconomica in cui versava il Venezuela (oltre l’87% della popolazione viveva in condizioni di povertà e circa il 47% di povertà critica), chiese ed ottenne di poter legiferare, come previsto dalla “Ley abilitante”.

Nel Dicembre del 1999 nacque la nuova costituzione, confermata da un altro referendum.

Approvata la nuova costituzione, tutte le cariche pubbliche elettive dovettero essere sottoposte al voto popolare ed anche Chávez, rimesso il suo mandato, si ricandidò alle nuove elezioni presidenziali. Confermato a larga maggioranza (59,5% dei voti) il 30 Luglio 2000, Chávez, a capo del nuovo parlamento (rinominato “Assemblea Nazionale”) diede avvio all’attuazione della nuova costituzione. Ebbe inizio così la Rivoluzione Bolívariana Pacifica che trovò sin da subito l’opposizione della vecchia classe politica e delle forze oligarchiche imprenditoriali e conservatrici che vedevano compromessi i fortissimi privilegi di cui avevano sino ad allora goduto (Fonte Wikipedia). Tra le riforme più importanti, e più gradite alla maggioranza del popolo venezuelano, è stata quella che ha nazionalizzato il petrolio (e ha investito molti dei milioni di dollari dei ricavati in programmi sociali), cosicché oggi l’oro nero è venduto agli Stati Uniti a prezzo di mercato (circa 95 dollari al momento in cui scrivo), mentre nel momento in cui Chavez è stato eletto per la prima volta la gran parte del greggio era esportato in nord america al ridicolo prezzo di 7 dollari al barile.

ANCORA UN REFERENDUM POPOLARE

Quest’anno l’Assemblea Nazionale ha di nuovo messo mano a una riforma costituzionale, promossa dal presidente Hugo Chavez, e alcuni giorni fa il Consiglio nazionale elettorale (Cne), riunito in sessione straordinaria, dopo il parere positivo dell’Assemblea nazionale, ha fissato al 2 dicembre la data del referendum popolare che dovrà avallare o respingere tale riforma. Nel pomeriggio, una delegazione di parlamentari, coordinata dalla Presidente dell’Assemblea signora Celia Flores, aveva consegnato al Cne il pacchetto di modifiche alla Costituzione del ‘99, relativo a 69 articoli. Il nucleo principale contiene 33 modifiche, indicate da Chavez in agosto, più altre 13 che si sono aggiunte nelle ultime sedute di discussione. Una seconda parte, presentata in modo distinto, come prevede la legge, riguarda altri 23 articoli. Il progetto è stato approvato con 161 voti su 167. Contrari, i sei legislatori del partito Podemos di Ismael Garcia, una formazione di sinistra moderata che alle scorse elezioni aveva ottenuto il 10% delle preferenze. Motivo del dissenso: gli «eccessivi poteri del presidente» che potrebbe ripresentare senza limiti la propria candidatura.

Secondo le regole vigenti Chavez, alla fine del suo attuale mandato nel 2012, non potrebbe essere più rieletto. Se invece la riforma dovesse passare potrà essere Presidente fino a quando riuscirà ad ottenere i voti necessari. In realtà anche in molte democrazie occidentali, come ad esempio in Italia, Francia e Germania, non c’è limite alla rielezione di un Presidente. La proposta di Chavez sembrerebbe quindi garantire, come già avviene nei sopracitati Paesi europei, la possibilità ad un candidato di essere più volte rieletto alla carica di presidente. Da notare però che nei Paesi citati i poteri dei Presidenti, dei Primi Ministri o dei Cancellieri sono decisamente minori di quelli che verrebbe a cumulare il Presidente Venezuelano in caso di approvazione referendaria delle riforme costituzionali che saranno oggetto del referendum. I ministri “bolivariani”, durante una conferenza stampa in Italia, hanno risposto così ai giornalisti che chiedevano informazioni sulla possibilità di elezione senza limiti del presidente: “E perché, se qualcuno ha lavorato bene e serve ancora il paese si deve metterlo a riposo?”. Aggiungendo poi: “presentarsi, mica significa essere eletti. È sempre il popolo a decidere”. Dunque sarebbe errato definire la riforma come una nomina perpetua o vitalizia del Presidente della Repubblica come si legge in molti giornali italiani ( si veda ad esempio “La Stampa”: “Chavez per sempre” o, sempre “La Stampa”: “Chavez presidente per l’eternità“), in quanto alla fine di ogni mandato sarà il popolo a decidere di riconfermarlo o meno tramite normali elezioni. Dunque nulla di più errato del parlare di elezione presidenziale a vita: la riforma non prevede nessuna elezione presidenziale a vita, e anzi in Venezuela non è ammesso nessun incarico vitalizio tipo re di Spagna, regina d’Inghilterra o senatori a vita italiani. Ciò certamente non equivale a parlare di dittatura, come non si parla di dittatura in Italia se una persona, come ad esempio Andreotti, svolge l’incarico di Presidente del Consiglio per 7 volte. Tra l’altro, il Venezuela è l’unico paese al mondo dove esiste la possibilità di revocare il Presidente in carica a metà del mandato presidenziale, tramite referendum, basta che lo richiedano solamente un 20% di elettori. E tale regola riguarda anzi tutte le cariche di natura elettiva. Pensate se fosse esistita una regola del genere qui in Europa: Blair forse non avrebbe potuto lasciare il suo incarico a Brown, in Francia sicuramente Chirac sarebbe andato in pensione qualche anno prima e Berlusconi in Italia avrebbe probabilmente fatto qualche legge “ad personam” in meno.

Inoltre il progetto di nuova Costituzione punta molto sul passaggio dalla democrazia rappresentativa verso un reale protagonismo diretto, cercando di sperimentare una forma di democrazia partecipativa. Tali principi determinerebbero la forte riduzione del potere di tutte le autorità, compresa quella presidenziale, a favore del popolo; ovviamente ciò spaventa non solo le vecchie oligarchie venezuelane, ma anche alcuni all’interno del movimento di Chavez, come e soprattutto le oligarchie e le classi politiche di tutto il mondo, che bollano la democrazia partecipativa come utopia o folclore come facevano i sovrani europei con la democrazia rappresentativa fino al fatidico 1789.

Rimangono però le preoccupazioni, se si aggiunge anche un altro punto controverso: quello che prevede la possibilità di limitare la libertà di informazione in presenza di gravi crisi finanziarie, catastrofi naturali o rivolte: secondo la Flores, che è stata la prima ad assicurare il sostegno a “una riforma che tutto il mondo sta attendendo”, si tratta solo di “una misura di protezione”, “la garanzia per non trovarci più di fronte ad una fazione politica che utilizzando i mezzi di comunicazione attenti contro la democrazia ed il popolo venezuelano”. E il riferimento era, evidentemente, al colpo di stato contro il governo Chavez, compiuto nell’aprile 2002, promosso e finanziato dalla CIA e che ha goduto di uno spregiudicato appoggio da parte di alcune reti televisive venezuelane.

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Inoltre, in presenza di “gravi crisi”, si concederebbe alle forze di sicurezza anche il potere di arresto senza incriminazione. Come accennato, alcuni sostengono che queste norme si possano giustificare con la necessità di difendersi da colpi di stato “televisivi” come quello tragicamente avvenuto nel 2002, altri affermano che come al solito si guarda alla pagliuzza nell’occhio di Chavez dimenticandosi della trave conficcata in quello di Bush con il liberticida Patriot Act adottato dopo l’11 Settembre. Argomentazioni giuste. E’ però indubbio che andare ad intaccare l’Habeas corpus, tutelato anche dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (Articolo 9: “Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato”), e allo stesso tempo aumentare i poteri del Presidente e eliminare il limite di una sola rielezione (come avviene per il Presidente degli Stati Uniti, o quello della Federazione Russa) portano a una situazione di obiettivo rischio per la democrazia. Ed è un peccato, perché questa è stata finora la caratteristica più bella del Venezuela degli ultimi dieci anni: un paese dove per la seconda volta nella storia (dopo il Cile di Allende) un movimento politico ha vinto democraticamente le elezioni sulla base di un programma di trasformazione socialista della società, verso una società più egualitaria. Programma tra l’altro che è stato finora rispettato punto per punto, con ottimi risultati per i milioni di poveri del paese latinamericano. Perché allora rischiare di macchiare questa esperienza così esemplare, rischiando di farla degenerare come sono storicamente degenerate tutte le esperienze di trasformazione radicale delle società?

La visita in Italia è stata una delle tappe dell’intenso lavoro diplomatico messo in atto da Chavez in tutti i paesi con cui il Venezuela intrattiene rapporti commerciali: in particolare in Europa e soprattutto in Italia, paese dagli storici legami. Con tanto di grafici e statistiche che monitoravano il consenso in ogni fase e in ogni sede della discussione popolare, che ha investito il paese in modo capillare, i ministri venezuelani hanno utilizzato questa visita cercato in primo luogo per tranquillizzare il capitale straniero. Molti sono difatti gli italiani in Venezuela, spesso imprenditori preoccupati per le loro attività, spessissimo cittadini benestanti preoccupati per le loro proprietà (leggasi casa, casa al mare, casa in campagna, e via dicendo), nonostante le recenti rassicurazioni del Ministro della Pianificazione nonchè presidente del Comitato di amicizia italo-venezuelano, l’oriundo Jorge Giordani, che ha assicurato che non ci sarà nessun “esproprio proletario”: nessun ricco sarà espropriato delle sue case. Secondo i “bolivariani” le imprese straniere potranno continuare a investire in Venezuela, in quanto con l’articolo 115 “la riforma riconosce e garantisce la proprietà privata”. Verranno tutelate, però, anche “la proprietà pubblica, quella sociale, quella collettiva e quella mista.” Dunque la proprietà privata non verrebbe assolutamente “spazzata via”, come si sostiene in vari giornali e blog italiani ed europei ( ad esempio: “Signor presidente stia zitto“), visto che nella proposta di modifica dell’articolo 115 si legge: “Si riconoscono e garantiscono le differenti forme di proprietà. La proprietà pubblica (…); la proprietà sociale (…); la proprietà collettiva (…); la proprietà mista (…); e la proprietà privata (…). “.

Leggendo perciò il nuovo articolo 115 insieme al nuovo articolo 112, che da “(…) Lo Stato promuoverà l’iniziativa privata (…)” diverrebbe “Lo Stato promuoverà lo sviluppo di un Modello Economico Produttivo, intermedio, diversificato e indipendente, fondato sui valori umanistici della cooperazione e la preponderanza degli interessi comuni su quelli individuali, che garantisce la soddisfazione delle necessità sociali e materiali del popolo (…). Stimolerà inoltre e svilupperà distinte forme di imprese e unità economiche di proprietà sociale, (…), così come imprese ed unità economiche di produzione e/o distribuzione sociale, potendo essere queste di proprietà miste tra lo Stato, il settore privato ed il potere comunale, creando le migliori condizioni per la costruzione collettiva e cooperativa di una Economia Socialista.” dovrebbero risultare chiare quali dovrebbero essere le basi economiche del “socialismo del XXI secolo”. Come ha detto Celia Flores il nuovo modello di socialismo rappresenterebbe in primis un taglio con “il modello capitalista che in passato ha escluso la maggioranza della popolazione dall’accesso alla proprietà”, per molti sarebbe il passaggio dall’economia di mercato a una sorta di “socialismo delle cooperative“. Va in questo senso anche la norma che elimina l’autonomia della Banca centrale, dando al Presidente l’accesso ai miliardi di dollari delle sue riserve.

A tutela del nuovo corso della Pacifica Rivoluzione Bolívariana, quella che fino ad ora è stata una trionfale marcia democratica verso una nuova e più giusta forma di società, le forze armate diventerebbero “corpo bolivariano patriottico e antimperialista”; leggasi: nemico numero uno, aggressione armata diretta yankee o nuovo colpo di stato appoggiato dalla CIA, come già avvenuto nel 2002, o come con i finanziamenti a Sumate o il paro petrolero del dicembre 2002-gennaio 2003). Il pluralismo politico resterebbe però “un principio fondamentale che non può e non potrà essere modificato” (attualmente nel Parlamento venezuelano non sono presenti le opposizioni di destra per il semplice motivo che queste, seguendo il consiglio nordamericano, decisero clamorosamente di non presentarsi alle ultime elezioni, che tra l’altro, come quelle precedenti, erano in procinto di essere vinte ancora una volta dalla coalizione di sinistra).

C’è da dire infine che né le rassicurazioni, né la scomparsa della legge sull’aborto dalle discussioni dell’Assemblea, sono bastate a placare le gerarchie ecclesiastiche, che hanno scomunicato come «moralmente inaccettabile» la riforma, e che appoggiano le proteste studentesche degli ultimi giorni ( riguardo alla scandalosa copertura mediatica dell’evento da parte dei media italiani, si veda: “Venezuela: ancora una volta la disinformazione e la manipolazione ). D’accordo con il progetto, invece, parroci e sacerdoti che lavorano nei barrios, i quartieri poveri del Paese, largamente tra i maggiori beneficiari della politica sociale che ha utilizzato i proventi del petrolio per una distribuzione più equa delle risorse, per concedere la copertura sanitaria gratuita a tutti (ancora un sogno persino per i cittadini statunitensi – si veda il film “Sicko” di Moore, dove emerge tra l’altro che gli USA sarebbe l’unico paese industrializzato a non aver ancora esteso l’assistenza sanitaria gratuita a tutti i cittadini, e nemmeno a quelli poveri, ed anche quello con il tasso di mortalità infantile più alto del mondo occidentale) e vari altre missioni sociali (buoni pasto, ecc.) e nel campo dell’educazione (si veda l’articolo “L’Università arriva a Cocorote“, linkato sotto) a chi non aveva mai avuto niente dallo Stato, se non la repressione. La riforma prevede ulteriori misure a favore delle classi popolari, tra tutte la riduzione della giornata lavorativa da 40 a 36 ore settimanali ( si veda il nuovo Articolo 90). Con questa importante riforma verrà data dignità costituzionale al fatto che i venezuelani si dedichino allo “sviluppo integrale della propria persona”. Le 36 ore alla settimana andrebbero considerate infatti “un orario normale”, come dice il Professor Carotenuto, “o che era normale in Europa, prima dell’avvento del neoliberismo, ma che desta scandalo nel Terzo mondo delle maquilladoras, dove è considerato giusto che decine di milioni di lavoratori vengano sacrificati al modello, lavorando 14 ore al giorno per salari di fame per produrre beni di consumo a basso costo per i cittadini del Primo mondo. E’ il sacrificio di intere generazioni l’unico pass-partout al progresso? In Unione Sovietica pensavano di sì. In Venezuela, il Socialismo del XXI secolo pensa tutto il contrario e lo scrive sulla propria Costituzione.

Altra misura sociale è la creazione di un Fondo anche per “lavoratori e lavoratrici dei settori informali”.

venezuela_chavesfidel.jpg

Oggi Chavez può contare su un sostegno diffuso: quello dell’Assemblea Nazionale, quello della popolazione (che l’ha rieletto lo scorso anno con il 60% delle preferenze), quello della Corte Suprema. Sono vicine al presidente anche le industrie (nazionalizzate) del petrolio, come i governatori degli Stati della federazione venezuelana, eccetto due.

E che dire dell’opposizione? In Venezuela probabilmente l’opposizione non ha neppure il 20% reale, perché se lo avesse avuto, pochi mesi fa, in occasione della raccolta delle firme per indire il referendum revocatorio contro parlamentari, sindaci, governatori, consiglieri a tutti i livelli la storia sarebbe andata diversamente. Invece l’opposizione non solo non ha potuto revocare nessuno, ma addirittura nella maggior parte dei casi neppure ha pensato di iniziare la raccolta delle firme perché sapeva che non avrebbe mai e poi mai avuto la forza di convincere il 20% degli elettori della circoscrizione! Gli unici referendum scattati contro un parlamentare o dei sindaci “chavisti” sono stati proposti dagli stessi chavisti per liberarsi di chavisti incompetenti o corrotti.

Dunque la realtà vera sembrerebbe un po differente dalla realtà virtuale che viene proposta dai media italiani e del mondo per demonizzare ad ogni costo il socialismo venezuelano.
Ma Chávez dà chiaramente fastidio al potere neoliberista imperante. Da fastidio perché, dopo il crollo dei vetusti e autoritari regimi est-europei, dopo che i comunismi asiatici avevano imboccato (e di che tinta!) la strada del neoliberismo più estremo, e dopo che con quell’operazione terroristica che fu l’uccisione e lo smembramento della Jugoslavia venne abbattuto l’ultimo esempio di sistema non puramente capitalista, l’indio ha ripreso in mano la bandiera del socialismo, per un sistema economico differente ed alternativo al capitalismo. Di nuovo qualcuno dice che l’economia non deve essere per forza liberista. E “per la prima volta nella storia mette nero su bianco aspirazioni storiche della sinistra e dei progressisti di tutto il mondo, in una Costituzione che vieta la brevettabilità della vita, che difende la biodiversità, che condiziona l’uso delle risorse naturali all’approvazione delle comunità che vivono dove quelle risorse si trovano e che tra aborigeni e multinazionali sceglie senza esitare i primi” (G. Carotenuto). Questo spiega perché l’oligarchia mondiale ha fatto e farà di tutto per farlo fuori o per ridimensionarlo, cercando di screditarlo, per distruggere il modello che lui propone, perché “per fermare l’esperimento bolivariano, che sta restituendo dignità a milioni di persone, tutto è lecito, dal colpo di stato, come fecero l’11 aprile 2002, alla manipolazione sfacciata dell’informazione” (Ibidem). Ad oggi sembrerebbe che, se Chavez dovesse riuscire a portare avanti il suo progetto, la sua figura e il suo esperimento finirebbero probabilmente per incarnare nel XXI secolo il principale modello istituzionale e politico alternativo al capitalismo.

Le regole dell’attuale Costituzione prevedono che le modifiche debbano essere approvate con una triplice lettura parlamentare, con una maggioranza di due terzi ed infine con un successivo referendum popolare confermativo. I rappresentanti del popolo hanno finito i loro lavori. Rimane l’ultimo passo: il 2 Dicembre sarà il popolo stesso a decidere, tramite referendum. Questo sarà il quesito, votato dall’Assemblea, sul quale saranno chiamati ad esprimersi: “È d’accordo ad approvare il progetto di riforma costituzionale messo a punto dall’Assemblea nazionale con la partecipazione del popolo e basato sull’iniziativa del presidente della repubblica?

Una cosa va riconosciuta a Chavez, la gente adesso si interessa alla politica, discute, ha una coscienza di classe

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Comments

6 Risposte a “Repubblica Bolivariana del Venezuela: si va al Referendum per Modificare Nuovamente la Costituzione”
  1. nino scrive:

    ottimo articolo complimenti

  2. Spectra scrive:

    Chavez è una testa di ca++o, sta vendendo petrolio agli USA sottomano chiamando a Bush assassino (niente da dire), è un verme rosolato con peyote in un sautê di tequila di basso costo. La sua missione (intenzione) è quella di spaccare tutto quello che il resto del mondo vuole unire, non ci sono tanti bastardi nel mondo così pubblici come questo qua, sta violentando al suo paese senza che nessuno dica niente, lo so perché ho amici in Venezuela, e mi raccontano come vanno le cose. Non si tratta di dittatura, è abuso con predeterminazione e con aggravante di prepotenza (data la ignoranza intellettuale del tizio).

  3. Rapphyo scrive:

    La risposta è SI.

    Viva Chavez!

  4. MenteCritica scrive:

    Personalmente non mi sento in grado di giudicare l’operato di un uomo di governo che non conosco in un paese lontanissimo.

    Quello che so è che, nella storia, il socialismo sembra essere stato l’unico sistema in grado di far recuperare ritardi enormi in termini di cultura ed industrializzazione.
    Probabilmente un sistema politico di questo tipo diventa inadeguato quando il livello medio di consapevolezza si evolve e le persone non considerano più positivamente uno stato che provvede ad ogni loro bisogno impedendo, di fatto, l’esercizio della scelta.
    E’ un discorso complesso e non ho le competenze per svilupparlo.

    In ogni caso, a prescindere dalle ottime argomentazioni dell’autore, restrizioni sulla libertà personale, la stampa e poteri eccezionali, da chiunque vengano, mi fanno sempre venire i brividi sulla schiena e la voglia di salire in montagna.

  5. Silent Enigma scrive:

    Chavez sarà il pericolo numero uno per l'america latina, se la riforma costituzionale sarà approvata. Mo' ce lo presentano come il salvatore, ma non è tutt'oro ciò che luccica.

    E lui luccica parecchio

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