Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Renato Zero. Dove va l’Alchimista dell’Amore?" è stato scritto da Daniela Tuscano

Una recente raccolta di successi, un tour in vista. Non si può spiegare soltanto con la cieca adorazione il fluido affettivo che circonda Renato Zero da così tanti anni.
Un affetto, peraltro, quasi esclusivamente popolare. Spesso snobbato dalla critica, indifferente quando non ignara del suo percorso artistico. Ben pochi, infatti, ricordano le collaborazioni/amicizie con Fellini, Morricone, Mina, Tieri, Lojodice, Giannini, Fracci, Alfredo Cohen, Dodi Conti, e tantomeno Umberto Bindi e molti altri.
Del resto, qualcosa è cambiato. Forse non gli hanno giovato la sovraesposizione, certe infelici scelte artistiche (il fortunato ma poco riuscito “Dono”, la collaborazione con personaggi nazionalpopolari come Al Bano) e un’acquiescenza ormai acritica da parte di una fetta di pubblico.
Il Renato irriverente e variopinto degli anni ’70 protestava col corpo. Era il risultato visivo dell’irrompere del mondo degli emarginati a fronte della grigia normalità di un altro corpo, quello rigido e contratto dell’uomo incravattato. Quest’ultimo era capofamiglia, tutore dell’ordine e della morale. L’uomo con la cravatta e i capelli corti non piangeva perché aborriva la debolezza, femminile e impudica. Propugnava la guerra, la discriminazione sessuale, razziale e ideologica; ed era, soprattutto, incapace di sognare.
Fuori del suo recinto si stendeva una terra incognita, inesplorata e inesplorabile. Ma Renato, un po’ Frank’n’Further un po’ Mago di Oz, con la sua irruenza giocosa, ingenua, sguaiata, ci ha presi per mano – o, forse, strattonati – e ci ha fatto varcare la soglia dell’”altra sponda”. Fasciato nelle sue lucide tutine a pelle, Renato era nudo, e la sua maschera colorata, a differenza di quella plumbea dell’uomo incravattato, non serviva a nascondere e occultare, ma a svelare le ipocrisie della società perbene; in questo senso, il suo universo è stato solo in apparenza favolistico. In realtà era onirico, denso di valenze simboliche e, pertanto, tangibile e umano.
Ed è stato un viaggio entusiasmante, tra colori squillanti, ballerine, coatti, prostitute, checche, guitti, gente senza nome e senza storia. Per loro Renato Zero, l’alchimista dell’amore, inventò un linguaggio nuovo, spiritualizzandone la disprezzata umanità, l’inesausta capacità di affetto, sentimento, tenerezza, tanto più primigenia quanto più insospettata, pura e infantile. Nella sua vocazione universalistica Renato parlava di ogni amore semplicemente mostrandone l’esistenza e, quindi, la naturalità.
Facendosi amico, fratello, amante ma anche padre e madre di queste anime orfane, Renato offriva loro il porto sicuro di una famiglia restituita al suo valore originario di servizio e oblatività. La simbologia di quest’ultima non era perciò negata ma piuttosto confortata, perché scevra di qualsiasi retorica; diventava una democrazia affettiva dove si aveva diritto di cittadinanza non in virtù di un privilegio sociale o di un ruolo riconosciuto, ma in base alla capacità di amare. Si trattava, già allora, di un approccio profondamente cristiano.
Non solo logica, ma inevitabile, è stata la svolta introspettiva degli anni ’80.
Nel decennio che celebrava l’edonismo e l’auto-sufficienza, che dissacrava l’autentica trasgressione con la moda, l’arroganza e il cinismo non era infatti più tempo di travestimenti. I variopinti clown dagli occhi dolci (la definizione è dello stesso Renato) vivevano il periodo più triste e angoscioso della loro storia. Avvertivano bisogno di fermarsi e riflettere. Ne scaturì un elogio della lentezza, vero balsamo nel turbinio degli istinti e delle voracità rapaci. Era una semina che, se già cominciava a mostrare fiori delicati e perfetti nella loro primizia, avrebbe condotto alla straordinaria fecondità dei ’90.
Le facili e ingannevoli promesse degli “anni affollati”, svaporando, si lasciavano dietro una scia di sofferenze, a volte persino di sangue, che ne smascherava la sostanziale, belluina ferocia. Renato Zero, uscito indenne da quella lotta grazie alla sua incrollabile fede, aveva imparato sulla sua pelle che quest’ultima non preservava dal dolore, ma permetteva di superarlo con l’umiltà e il perdono. All’impulso generoso ma velleitario di Prometeo si sostituì allora una resurrezione luminosa, ma non abbacinante. “Un’emozione in più/ è terra conquistata,/non possiamo chiedere/ certezze a questa vita”, cantava infatti il Nostro nell’emozionante “L’eterna sfida”.
Di qui il ritrovar-si, ogni volta un po’ più vicini alla verità, ogni volta “diversi” eppure riconoscibilissimi.
E se il contrassegno dell’epoca attuale sembra esser diventato l’individualismo sfrenato, geloso e sospettoso, Renato Zero ha deciso di sfidarlo mettendo in musica una materia “impoetica” per eccellenza: la felicità, o meglio la gioia, il sorriso del quotidiano.
Gli anni 2000 cominciano bene per il cantautore romano: l’introspettivo e maturo “La curva dell’angelo”, il felice ritorno ai ’70 con “Cattura”. Altri autori cantano la costruzione di un amore; per Renato pare che, oltre lotte, incomprensioni, fatiche, abbandoni e ritrovi, si debba elevare una pura e riconoscente gratitudine per la bellezza dell’amore, ovunque e in chiunque sia, in qualsiasi modo si manifesti e sempre degno di esser vissuto, anche al di fuori dei risultati personali. Un messaggio d’altruismo e di pace in un periodo in cui si chiudono le barriere delle menti, dei cuori (e degli Stati), e dove risorgono, cupi e minacciosi, i fantasmi dell’intolleranza e dell’odio per gli “irregolari”.
Non è casuale che tale messaggio sia contenuto nel più “privato” (e autobiografico) dei brani recenti dell’artista: “Figlio”, dedicato a Robertino, il giovane adottato dal Nostro, che l’ha reso nonno due volte.
In esso non ci si limita a celebrare una paternità fortemente desiderata, ma pure l’amicizia assoluta per l’umanità dell’altro e, conseguentemente, di tutti i figli del mondo, specie se poveri, reietti, dimenticati. Ed ecco vivificato l’antico abbraccio ideale per gli sconfitti della vita. “I figli (non sono) scommesse, investimenti, polizze assicurative, alibi, riscatti”, ha denunciato Zero, “e a volte i figli adottivi sono più felici perché frutto di una scelta, non di una fuga di spermatozoi”. L’adozione, suggerisce Renato, è invece un surplus d’amore e non un ripiego, come ritiene il senso comune. Ci vengono in mente suoi recentissimi commenti, tra l’addolorato e il sarcastico, sul Family Day: “Invitano tutti? Anche i single? No? Ma se ci contiamo, noi scapoli siamo la famiglia più numerosa d’Italia… Ho avuto una famiglia estremamente […] solida, aderente a una linea di pensiero, che non ha voluto assecondare mutamenti e traumi del cons umismo e certa violenza verso i sentimenti… e la family la festeggiamo tutti i giorni”.
Di più. Col suo gesto, l’artista ha testimoniato, più di tanti discorsi incendiari, l’esistenza presso gli emarginati di una piena e “rispettabile” affettività: “È ora che si sappia che l’emarginato non è solo quello che vive nei cartoni, abbrutito, picchiato. Può essere, anzi spesso è, un talentuoso, un uomo di potere, anche un genitore”. Solo accettandosi totalmente, insomma, si può giungere a “spossessarsi” di sé.
Le ultime prove (“Il Dono”, una raccolta in versioni differenti, singoli non esaltanti) non sono state all’altezza della situazione. In molti, addirittura, è sorta l’impressione che Renato voglia ripiegarsi su di sé, assecondando persino le attese di quel pubblico borghese e festivaliero che l’aveva sempre respinto. L’atmosfera avvelenata che non risparmia nemmeno gli artisti pop, poi, lo ha reso bersaglio di attacchi inattesi, montando “casi” su sue dichiarazioni inventate di sana pianta (“Sono stato un precursore, il primo che è riuscito a godere della stima e fiducia dei primi transessuali italiani, come Coccinelle di Napoli. Persone straordinarie, con estro, che facevano arte… Uso il mio personaggio per dar voce alle classi più bistrattate, io. Figuriamoci se non ho a cuore la risoluzione di qualunque tipo di controversia…”). Ma noi attendiamo che Renato Zero riscopra la sua vocazione di esploratore dell’io. Perché l’amore verso di lui è dipe so proprio dalla sua evoluzione nella continuità, dal ritrovamento di un’amicizia, un sorriso, una pazienza.
Che voto dai all’articolo? Clicca la stellina.
[ratings]
MenteCritica ha deciso di non usare nessuna forma di pubblicità per i suoi contenuti. Se questo sito ti piace, un modo concreto per sostenerci è diffondere la voce tra le persone che ritieni adatte a partecipare alla discussione. Puoi anche scrivere per noi. Te ne saremmo grati. Grazie.

Ero un appassionato del Renato Zero anni 70. Quello de "Il cielo" e "Triangolo" per capirci. Non ho apprezzato molto la svolta che io definisco "melensa" degli ultimi anni. Però devo riconoscere che la chiave di lettura che ne dai in questo articolo riesce a rivalutarla un po', ai miei occhi.
Se fossi il capo dell'ufficio stampa di RZ ti assumerei di corsa
Quanto amo quest'uomo!
Benche' io ami la musica classica, Renato Zero e' un artista che amo e seguo da sempre!
Sono stata tacciata di "schizofrenia musicale" :
Come e' possibilie emozionarsi ascoltando il "Chiaro di Luna" di Beethoven…
(op.27 n.2)
e subito dopo cantare a squarciagola "il triangolo" o "i migliori anni della nostra vita" di Renato?
Sono una "dicotomica" naturale!
Grazie Daniela per il bellissimo articolo…e un buon fine settimana a tutti sulle note di
"amico" di Renato!
Nooooo … non basta vederlo sempre e perennemente ospite da Baudo, ora pure su MenteCritica -.-
Spazio per tutte le opinioni, ricordi? Purché espresse civilmente e Daniela, da questo punto di vista, è ineccepibile Scrivi di musica che piace a te invece di fare il criticone
MC
…Evidentemente a te piace Baudo…a noi Renato!:)
@Mc: e infatti io ho espresso la mia opinione, mica ho invocato la censura (anche se l'idea di Renato e Bjork al confino su qualche atollo del Pacifico non mi disgusterebbe troppo … sempre che non si mettano a procreare
)
@Gda: piuttosto è che in casa mia a qualcuno la domenica piace tenere la TV accesa ad ora di cena
Renatone nostro sarebbe emozionato per il ritratto che ne hai fatto. Molto bello Daniela, un contributo prezioso
Ciao a tutti e grazie per le belle parole, anche se credevo che un articolo su Renato riscuotesse maggior successo, in termini di commenti. Ma forse è perché siamo nel week-end…
In ogni caso, rispondo ai vostri post.
@Fully: se '53 è il tuo anno di nascita, sei quasi coetaneo del Nostro.
Io sono più "piccola" di te di circa 10 (per la precisione, 1964)… Credo però che, musicalmente, l'abbiamo scoperto nello stesso periodo, forse io prima di te (1976, prima ancora, quindi, di Mi vendo e Triangolo, che pur restano, specialmente la prima, pietre miliari, anzi indispensabili, per capire l'artista e l'uomo). La "chiave" di Renato è tutta lì; ciò nonostante bisogna saper guardare avanti ed evolversi. Io amo il passato, ma non sono una passatista e non lo è nemmeno Renato. Ha cercato nuove strade mantenendo però, a mio parere, una continuità di fondo. Almeno fino a un certo punto.
Pertanto, se "gli ultimi anni" significano l'intero decennio '90, non posso essere d'accordo con te. In quel periodo Zero ha prodotto dischi di assoluto valore (i due dell'Imperfetto, il poco compreso La curva dell'angelo in cui, fra l'altro, collaborava Morricone – scusa se è poco!), ha cantato benissimo (è riuscito a far suoi brani molto personali come quelli di Tenco e Bindi, persino a eseguire Morandi… meglio di Morandi!) e dimostrato un talento di coreografo davvero di prim'ordine. Quanto ai testi, tutto si poteva dire, tranne che fossero melensi – qualcuno l'ha anzi accusato, a volte non a torto, di eccessiva "pesantezza".
Credo che in questi giudizi giochi un po' di pregiudizio, alimentato in qualche caso dall'artista stesso – le sue apparizioni televisive non sempre gli rendono giustizia, poi s'incarta nei discorsi, e, insomma, si "sminuisce" un po' -, in qualche altro dal fanatismo di alcuni "sorcini" (termine che ho sempre sopportato poco, con buona pace della Treccani…), all'apparenza più interessati ai suoi slip che alla sua musica, ma in qualche altro ancora da una sorta di snobismo intellettuale, o intellettualoide, francamente inaccettabile oltre che ingiusto. Zero ha evidenti difetti, ma altrettanti pregi, però certi sapientoni col sopracciglio levato e l'aria altezzosa contano solo i primi – come se, poi, gli altri artisti fossero impeccabili, magari solo perché cantano in qualche locale à la page o nelle feste di partito.
Eppure basterebbe ascoltarsi qualche disco, dei migliori – e NON PARLO solo degli anni '70 -, per rendersi conto che Renato non è né qualunquista né frivolo né sciocco. Anzi. Né, me lo si permetta, sono poi scemi tutti quelli che lo amano, come pure ho sentito dire in modo davvero volgare e insultante. Capisco che possa non piacere, che la sua enfasi risulti talora barocca ed eccessiva, che certe sue pose da "diva" lascino il tempo che trovano, ma di qui a trattarlo come una macchietta ce ne passa. Rimango comunque convinta che un domani, quando "farà figo" parlare di Zero in un certo modo, assisteremo a un'allucinante quanto ipocrita rivalutazione da parte di questi signori. Io, per me, sono contenta di averlo seguito prima, quando era inviso e incompreso ai benpensanti, e di seguirlo ora, quando i nuovi trasgressivi, che quando lui si presentava da "tr…" – definizione sua… – manco erano nati, gli puntano addosso il dito dalle loro comode poltrone.
Cattura era stupendo e molto "zerofobico". L'ultimo album realmente suo.
Poi è cambiato qualcosa. Un tour sontuoso ma tutto sommato conservatore. Un album mediocre come Il Dono. Il famigerato concerto da Ratzinger. Persino un'apparizione dalla De Filippi, rimasta fortunatamente isolata (lui detesta Canale 5…). Pose da vamp isterica. Un profluvio di raccolte in 12.000 versioni diverse e singoli dimenticabili. Adesso una tournée in cui pare aver recuperato lo Zero d'antan ma, a quanto pare dalla prima data, penalizzata dal non avere un disco nuovo e forte da proporre e dalle ultime, infelici scelte artistiche (stendo un pietoso velo su Al Bano, fortuna che adesso si parla di Momo e di Gino Paoli… a Rena', lassa stà i baracconi…). Eccessiva commercializzazione, forse stanchezza. Come vedi me ne rendo conto, e mi sono lagnata per questo. Spero anch'io in un cambiamento di rotta. Ma va riconosciuto a Cesare quel che è di Cesare. E non accetto lezioni di coerenza e di onestà intellettuale da chi dell'artista (non del gossip) se ne è sempre strafregato e ora si atteggia a virtuoso solo per guadagnarsi un po' di popolarità riflessa.
Sappiamo tutti, d'altro canto, che un giorno questi tizi lo rimpiangeranno. E di lui non si ricorderà Il Dono, non gli atteggiamenti da santone che non convincono nessuno, non le piazzate…
Ho divagato un po', da buona "seguace" del Nostro, e forse ti ho tediato… però, per rispondere alla tua ultima osservazione e, già che ci sono, a quella di Davide, senza falsa modestia penso che probabilmente sì, probabilmente a "Renatone" il mio scritto sarebbe piaciuto (e, da brava scema, avevo la possibilità di consegnarglieli lunedì scorso, ma l'emozione mi ha tradita… e lo ho dimenticati!
). Riguardo allo staff… ma vabbè.
@GdA: normale che a un'appassionata di musica classica piaccia Renato. Vocalmente, per molti versi, è l'erede del "Reuccio", e non è certo un insulto. Si inscrive nel solco della musica italiana – (non "all'italiana" ) -. E poi è vicinissimo al canto impostato. Se hai seguito l'esibizione con Pavarotti, beh, era emozionante. Fosse nato qualche decennio prima, il Villa succitato avrebbe avuto del filo da torcere. Se non altro, il pubblico se li è "goduti" tutti e due.
@Vortexmind: ma veramente penso tu ti confonda con qualcun altro. Renato Zero, perennemente da Baudo?!?…
Ci va per pubblicizzare un disco o un tour, mi sembra. Mica fa l'ospite fisso (per fortuna, aggiungo io).
Poi è chiaro, se non lo sopporti non ti va di vederlo nemmeno una volta ogni morte di vescovo. Ognuno ha i suoi gusti, però se nei tuoi "eroi negativi" infili pure Bjork (che procreino insieme mi pare comunque improbabile…
), allora mi permetto di dubitare (allegramente) della tua sensibilità musicale.
Non so quanti leggeranno questo post, probabilmente nessuno, ma mi premevano alcune puntualizzazioni. Poi spero di poter commentare anche i vostri beniamini, perché comunque, musicalmente parlando, mica mi piace solo Zero…
(Ma neppure D'Alessio, mi dispiace per te Vortex…
)
Ciao Daniela,
indipendentemente dai commenti il pezzo è stato letto da oltre un migliaio di lettori che è un ottimo risultato visto il tempo di esposizione.
Tieni anche conto che il numero dei commenti è spesso inversamente proporzionale alla lunghezza dell'articolo.
Tutto questo per dire che, nonostante io non sia un fan di RZ, per quel che vale la mia opinione l'ho ritenuto un articolo molto interessante.
E' arrivata gente anche da qui
Credo che Renato sia molto fortunato ad avere ammiratori/trici così attenti e premurosi come Daniela.
Debbo dire che accanto alle cose precise che scrive su questo artista, indubbiamente di valore nel panorama canoro italiano, si avverte anche il suo affetto, cosa molto rilevante, che non le impedisce però di essere quel tantino critica verso talune scelte del nostro beniamino.
Renato dovrebbe esserne doppiamente contento.
Secondo me anche i rilievi critici sono segno di affetto vero, sincero, profondo.
Non credo alle persone che vedono tutto positivo… non è un buon modo di sostenere un artista.
Renato se la tenga cara, la Daniela, e con lei tutti coloro che guardano al mondo della canzonetta con una gratitudine attenta, per questo equilibrata e doppiamente apprezzabile!
Un abbraccio a tutti: A Daniela, ai fans e alle fans di Renato e… a Renato stesso.
Alberto.
@Daniela: no no, non è ospite fisso, però ci va spesso. Comunque non devi prendere troppo sul serio i miei commenti … e poi De Gustibus giusto?
Ciao!
a me l'articolo di Daniela piace molto. prima di tutto è scritto benissimo. poi malgrado l'evidente amore per l'artista mi sembra abbastanza imparziale, fatto non comune. non conoscevo il sito, mi è stato segnalato da un'amico (solito tam-tam degli zerofolli…
), ma è bello che sia stato pubblicato in sede non musicale.
è bello anche che se ne parli dal punto di vista strettamente artistico, purtroppo non succede così spesso e poi di recente ho letto sul suo conto delle vere e proprie caz.z……………
è vero che alcune cose sono cambiate soprattutto da parte sua, ma io continuo a considerarlo importante per le emozioni che mi ha regalato e poi mi sono sentito aiutato in momenti difficili della mia vita anche come gay.
non dimentichiamo che è pur sempre un cantante, e un'uomo, non un dio o un capo religioso o chissà che altro…
insomma grazie di tutto e anche di aver scoperto questo sito.
daniele
Ciao Daniela
Bellissimo articolo.Premetto io sono un sorcino da sempre oggi 36 anni Renato non mi ha mai Deluso.
Sono reduce del concerto di Ieri a Padova,,,nn ci sono parole apparte la pioggia..Ma lui è sempre un GRANDE e UNICO.come si vuol dire Di Artisti con la A maiuscola c'è ne sono pochi,,,è Renato è un ARTISTA CON LA A maiuscola….Cosa posso scrivere ancora.è lo SPETTACOLO NELLO SPETTACOLO…VOCE UNICA.PAZZO, INTROVERSO,SENSIBILE E AFFIDABILE,CARISMATICO ,FANTASMAGORICO,FILOSOFIA DI VITA,MAESTRO E ALUNNO,MATURO E BAMBINO.COINVOLGENTE,INCANTATORE,Tutto questo è Renato….
mmmm…bellissimo, oserei dire "godurioso"…a Renato piacerebbe… mi domando perchè non ne pubblichino mai sui grossi giornali di articoli così! ciao Daniela, devi essere una tipa interessante
Grazie al dolce Alberto, a Daniele e a Gino. Ho saputo di Padova, avrei dovuto andarci anch'io (aggràtisse) ma poi è saltato tutto. Sono felice sia stato bello, ma con quell'acquazzone non avrei resistito.
Grazie ad Alessio per l'"interessante" (a me) e per il "godurioso" (all'articolo). Ma davvero sembra così? Urgh.
@Vortex, se è una catena di montaggio che pubblica un disco l'anno… per forza ci va. E poi si sa, il pubblico, le famiglie…
Però anch'io scherzavo! Adesso comunque aspetto qualche articolo sui tuoi preferiti… Ne vedremo delle belle!
Un abbraccio.
Io sono un avido divoratore di musica, ma non mi sento certo in grado di scrivere un articolo di taglio musicale ^___^
naturalmente voto 5 i tuoi articoli sono sempre piacevolissimi…
grazie
Grazie per la dotta e dettagliata precisazione.
Accipicchia, ma sei una Zero.Enciclopedia!
…LA TRECCANI NON E' NULLA AL TUO COSPETTO !! VIVARENATO -MI- UN CARO SALUTO !!! A PRESTO !!
Scusa, ma più di 5 stelline non si può???
Meriti qualcosa in più di 5 stelline. Credo tu sia una delle poche persone che riesce a portare a galla la bellezza interiore (e non solo…) che c'è in Renato, e che forse molti preferiscono insabbiare adulando gli "spettegulesssssssss….".
Grazie e complimeti per l'articolo.
CIAOOOOOOOOOOO
Sono una zerofolle della vecchia guardia esattamente dal 5/11/1977 quando ho visto Renato per la prima volta. da allora è stato un crescendo. Dopo aver letto questo profondo e magnifico profilo del Nostro, non posso fare altro che complimentarmi con la mitica Daniela che ho avuto il piacere di conoscere il 9 giugno a milano.
Complimenti carissima………5 stelline perchè di più non si può.
Sei una GRANDE!
Bacioni Milly
…Già, dove va l'alchimista dell'amore? Io sinceramente non lo so più.
Mi domando perchè, scritti così belli e appassionati, non si trovino praticamente mai nei forum di Renato. Ma poi la risposta viene da sè: perchè non interessano.
Non interessano non tanto a Renato, cui probabilmente piacerebbero, in questo concordo con voi, ma non piacciono a chi cura l'immagine di Renato, a chi ha deciso, e forse in parte l'ha deciso anche lui, che Renato deve diventare un cantante "rispettabile", cioè per mamme e bambini, per il pubblico che affolla i salotti televisivi, per le ragazze che sognano di incontrarlo e di poter dire com'è buono e umano. E per carità, nessuna illazione sul suo conto.
Intendiamoci, non ce l'ho con questo pubblico. Io ce l'ho solo con gli isterici, quelli che lo assillano sotto casa, che sanno solo gridare "SEI BONO, SEI FICO", però è anche vero che Renato non ha fatto niente per staccarsi da questo pubblico. Finchè gli ha fatto comodo lo ha sfruttato al punto che da molti anni i sorcini sono identificati con queste persone. e solo con loro.
di recente ho letto che dovremmo essere più moderati, che gli abbiamo impedito una vita privata.
Cioè ora siamo colpevoli anche di questo? e nessuno glielo aveva detto, che scegliendo quel mestiere, e comportandosi in quel modo, quel rischio poteva correrlo?
anche noi abbiamo sacrificato, in parte, vita (e soldi) per seguirlo. Siamo in pari. E ripeto, non è TUTTO il pubblico che gli ha (o meglio avrebbe, per me se uno fallisce nel privato la colpa è principalmente sua, non di altri) determinato questo, ma solo la parte più esagitata che però è stata sempre preferita.
potevo lasciar perdere, comunque, finchè arrivavano belle canzoni, spettacoli "alla Zero", coerenza con se stessi.
ma da un certo punto in poi, da circa un paio d'anni, Renato è sembrato rinnegare tutta la sua storia. Sembra alla ricerca disperata di "normalità" a tutti i costi. Una ricerca così spasmodica che chiaramente mai si ritroverebbe in un "normale" autentico.
Mi hanno fatto notare che alcuni elementi lo hanno attaccato ingiustamente e in malafede. è vero e sono indegni. però lui ci ha messo del suo, tra concerti dal papa, frasi infelici verso un pubblico di "disadattati", ospitate in programmi in cui una volta mai sarebbe comparso, dichiarazioni irritanti e spesso banali, scenate al pubblico, produzione che non ricorda più il Renato di un tempo, e non parlo di lustrini e pailettes, parlo di contenuti. Un disco molto commerciale come IL DONO, raccolte inutili, e un tour appena concluso dove, mi spiace per gli appassionati, ho visto un artista-impiegato, per niente coinvolto, e una scenografia tutto sommato povera, di sicuro non degna di un cantante di prim'ordine come lui. Non ci ho visto il suo caratteristico "tocco". A cosa serve riproporre L'AMBULANZA o SESSO O ESSE senza una contestualizzazione, senza più viverle, senza che si capisca in verità cosa hanno significato per noi e soprattutto per lui?
nell'articolo si parla di AL BANO… che orrore, che senso ha far venire come ospite d'onore (nientemeno!) un tizio simile, uno che prospera grazie ai reality, che niente ha a che vedere con la storia di zero?
So che nelle altre tappe c'era cammariere, paoli, gente di spessore, ma l'impressione generale non cambia…
caro Renato, se sei stanco del successo, stanco del pubblico, non c'è problema, capita a tutti. Se vuoi dedicati alle tue nipotine, io personalmente rispetterò la tua scelta, anche se mi mancherai un casino. Chissà, magari senza "rompipalle" intorno riuscirai anche a farti quella vita privata "normale" che tu dici non essersi mai avverata per colpa nostra.
Ma se devi chiudere la tua luminosa carriera rinnegando tutto quello che hai fatto sull'altare del perbenismo, mi dici a cosa è servito?
Sei diventato ricco, potente… sì, in quel senso il tuo successo è stato completo. ma c'è stato per merito di questi "disadattati", non del papa o delle famiglie di DOMENICA IN. ok, adesso non t'interessa più, so che sono un illuso idealista, ma permettimi almeno un inutile sfogo da queste pagine. non potrò smettere di amarti, ma proprio per questo, non me la sento di seguire un percorso tipo-DONO. ciao, e buona fortuna.
Oh… io non sono mai così catastrofica, anche se sottoscrivo buona parte di quel che hai detto. Mi hai ricordato il commento che un amico frate (zerofolle: succede…
) mi ha inviato ieri:
"…non sarò blasfemo nell'augurargli un calo di celebrità, così che possa tornare a guardarci negli occhi"
sempre che li cerchi ancora, i nostri occhi. Io lo spero.
sono una ragazza di 16 anni io gia conoscevo renato ma non lìho ascoltavo tanto invece adesso sono impazzita x lui e ne sono orgogliosa qst è anche merito di mia zia ..GRAZIE RENATO X LE EMOZIONI CHE MI REGALI OGNI GIORNO..E NN SOLO A ME…
GRAZIE GRAZIE GRAZIE!!!!!!
Ciao Martina, non limitarti ad ascoltarlo, LEGGILO. E' un poeta. Mamma.
P.s.: Mi fa piacere trovare una sedicenne qui. Continua così. Scrivi un articolo per MC parlaci di te, dei tuoi sedici anni. Parlaci del tuo mondo che tanto poco conosciamo e che ci spaventa così tanto. Grazie.
Anch'io sono contenta che Martina lo segua… e pure che questo mio articolo, ormai datato, attiri ancora l'attenzione!
Consiglio alla nostra giovane amica due bellissime interviste del primo Renato, che a parer mio rendono perfettamente l'idea riguardo alla sua "anima":
http://danielatuscano.wordpress.com/1973/09/10/ze… (1973)
http://danielatuscano.wordpress.com/1977/11/01/il… (1977)
E le consiglio… di seguire "Blob"!
Anche ieri sera, hanno mostrato lui.
Gli (ex) "ragazzacci terribili" della trasmissione più irriverente (e intelligente) della tv italiana stanno dedicando alcune puntate al 1977, di cui ricorre il trentennale. C'è di tutto: dalla pubblicità, a programmi di varia natura, naturalmente alla politica, però… non è solo quella. Il '77 non è stato solamente terrorismo e P38. E' stato anche l'ultimo anelito del '68. Io avevo solo 13 anni, eppure mi credete se ricordo molto di più quel periodo, che TUTTI gli inutili, vacui, edonisti, idiotissimi anni '80???…
Renato era lì, magnifico, truccatissimo, splendido, che cantava "Il cielo" ed era un'apparizione divina, sì; ma anche un figlio di quell'epoca. Renato era un travestito, un magnifico travestito che parlava di Dio, in maniera non retorica, non clericale, umana e piena e spettacolare ed era, sì, un simbolo dei diseredati! Certo che era un simbolo dei gay, che allora non si chiamavano ancora così, e chi afferma il contrario "malgrado l'aspetto colorato" del Nostro non ha afferrato che la buccia.
Altro che aspetto colorato! Renato era forza drammatica. Era un simbolo anche di altri emarginati, si capisce. Io mi sentivo del tutto rappresentata da lui. Non sceglieva un partito, ma faceva eccome politica, era eccome rivoluzionario. Non per nulla Giusti & soci l'hanno collocato dopo lo spezzone di un'improbabile trasmissione tv in cui una coppia "aperta" si confrontava (sì, succedeva questo una volta, sulla Rai). E molto ci sarebbe da dire sulla genesi di una canzone come "Triangolo", a tal proposito. Ma che sia stato scelto il Renato truccato e al tempo stesso spirituale è stato emblematico. La coppia etero che voleva uscire dai canoni borghesi, e il diverso che pregava Dio. Con dolore, senza autocommiserazione, ma anzi esaltandosi e al tempo stesso restando umile.
Il '77 è stato anche questo e io perlomeno l'ho vissuto così. Non è la prima volta che gli autori di "Blob" dimostrano di aver colto l'anima di Renato, con delicatezza e sincerità. Certo, qualche volta hanno anche sorriso di lui. E' giusto. Ma come hanno saputo trattarlo da uomo vero! Mi hanno procurato un'emozione fin nelle midolla. Mi sa che dovrò proprio scriver loro due righe di ringraziamento. A Martina e ai più giovani dunque ripeto: seguite "Blob", vi rende chiaro tutto. Anche Renato. Altro che ambiguità.
ma che bell'articolo! e gradevolissime anche le interviste citate! Mi sa che però oggi Renato sarebbe meno esplicito…
ma non importa! purtroppo non ho visto blob l'altra sera… speriamo nel prossimo appuntamento!
Cara Daniela, sono una tua coetanea (ho solo un anno più di te) e anch’io ricordo gli anni ’77 – ’78 come se fosse ieri; quattordicenne cresciuta in una famiglia di operai di estrema sinistra, inserita in un gruppo di ragazzi molto impegnato politicamente, (per niente aperto e tollerante, dove la musica italiana era aborrita tranne qualche palloso cantautore) ho vissuto per anni la mia passione per Zero come un’”onta”, emozioni e sentimenti da vivere in silenzio quasi fossero un “peccato”. Ho conosciuto Renato per caso, mi era capitato tra le mani “Trapezio” e mi aveva subito incuriosito quella foto di copertina, mi avevano colpito le parole di molte canzoni.
E’ stato amore al primo ascolto; ho subito recuperato la sua discografia precedente e cercato di capirne un po’ di più di quello strano ragazzo nel quale, con mia enorme sorpresa, mi riconoscevo e mi identificavo. Poi c’è stata Zerofobia, il primo spettacolo dal vivo (accompagnata da una cara e altrettanto folle zia che ero nel frattempo riuscita a contagiare) e un casuale incontro in una famosa via della mia città il pomeriggio precedente lo spettacolo, nel quale non solo Renato si fermò al mio richiamo, non solo mi scrisse una dedica per niente banale che a distanza di trent’anni suona ancora sincera, ma addirittura mi portò con sé per buona parte del suo percorso (gelateria compresa) dimostrandosi veramente interessato a ciò che avevo, emozionantissima, da raccontargli. Non penso ci sia bisogno di dirti come la mia zerofollia raggiunse livelli indescrivibili, al limite del fanatismo.
Forse allora non me ne resi conto, ma quell’incontro, quella passione segnò e cambiò profondamente la mia vita. Al di là dell’aspetto esteriore, che tra l’altro mi attirava molto, (io cresciuta tra eskimo e clark) cominciai senza rendermene conto a far miei quei valori di tolleranza, di accettazione, di rispetto per il diverso da me, quella voglia di conoscere e riconoscere realtà “altre”, di amore, di spiritualità e di poesia, veicolati in modo così originale e che in realtà erano, nonostante le apparenze e le convinzioni, molto lontani dal contesto relazionale nel quale ero inserita, rigido e pieno di pre-giudizi. Ho seguito Renato fino all’84 circa, a “Leoni si nasce”, andando ai suoi concerti ogni volta mi era possibile, seguendo il tendone in ogni luogo raggiungibile con il treno, risparmiando per mesi per accumulare i soldi per viaggio e biglietto, tra l’incomprensione di familiari e amici. Poi gli studi e il lavoro all’estero e, dopo il ritorno, la famiglia e i figli… e a Renato non ci ho quasi più pensato. Finché una sera me lo ritrovo davanti in TV (Tutti gli zero del mondo) profondamente cambiato, non solo e non tanto fisicamente, ma soprattutto nel modo di porsi, di comunicare…. All’inizio non fu una sensazione molto positiva (del resto è risaputo che Renato in televisione raramente da il meglio di se) ma sufficiente per muovermi qualcosa dentro….la voglia di recuperare il tempo perduto (dischi, notizie, articoli, interviste, partecipazioni, aneddoti, opinioni…. purtroppo non sono più riuscita a recuperare i concerti; i VHS registrati allora sono ormai tutti fuori catalogo!). Avevo lasciato un personaggio e ho ritrovato un uomo che aveva fatto un percorso nel quale ancora una volta mi riconoscevo; l’introspezione, la voglia e la forza di rimettersi in gioco nonostante le avversità, l’impegno sociale…
Interrompo questo mio racconto personale che potrebbe essere lunghissimo con alcune riflessioni; secondo me la grandezza di Renato, al di la della musica e della voce (INIMITABILE) è stata proprio quella di rendere espliciti pensieri, stati d’animo, desideri, realtà, valori (di cui raramente si parlava negli anni 70 e di cui veramente e profondamente non si parla neppure adesso) usando il grande canale di comunicazione che è l’emozione, l’unico attraverso il quale, del resto, avviene il vero apprendimento. Certo, la società nel tempo è profondamente cambiata, ma purtroppo in un aspetto è rimasta immutata; nell’incapacità di dare voce al disagio, di trasmettere speranza, di costruire percorsi condivisibili veri, basati su valori profondi e non solo su obiettivi esteriori, che non ci appartengono veramente. (La sequenza di omicidi e suicidi che ci travolge ogni giorno forse ne è la prova).
Tutto questo l’ ho vissuto sulla mia pelle, nella mia adolescenza, nel mio percorso di crescita e formazione anche professionale e lo vedo rivivere ogni giorno, oggi, sul volto e nel cuore degli adolescenti dei quali mi occupo, per lavoro e per passione; nel loro disagio di non essere capiti, ascoltati, sorretti. Forse hai ragione tu, Renato è stato per noi amico, fratello, amante, padre e madre.
Certo, come ogni madre che si rispetti, talvolta ha esagerato, è inciampato nella retorica, è apparso troppo “pieno di sé”, si è contraddetto, talvolta avrebbe dovuto riflettere di più prima di parlare… forse si è pure, con un termine anni ‘70, imborghesito; o forse più semplicemente è cresciuto, si è riappacificato con la vita e con se stesso. Probabilmente benessere e successo lo hanno pure un po’ plasmato Ma ce ne fossero tanti come lui… con la voglia e la capacità ancora di gridare, di piangere, di sbagliare, di darsi…. Il 26 maggio, a Padova, questo io ho trovato sul palco…nonostante l’atmosfera fosse diversa dalle notti trascorse a Zerolandia, eravamo in molti ancora a crederci….
”…pioggia o vento essere qua!
Amare per non perdersi,
insegnarlo a chi non lo sa.
Ma qualcuno dovrà crederci
e sfidare la realtà
scegliere come vivere
imparare come si fa…
E non è necessario perdersi
in astruse strategie
tu lo sai può ancora vincere
chi ha il coraggio delle idee… “
Ciao danie' io e te gia' ci conosciamo girando per i vari forum che parlano di Renato……………… io sono uno di quelli che ha avuto la fortuna di seguirlo dal primo concerto grazie all'amicizia di mio cugino con marina marfoglia che era una delle ballerine di no mamma no al teatro centrale………mi reputo zerofolle distante anni luce da quelli che oggi sono i sorcini e ho letto cio' che hai scritto………………….questa volta mi trovo d'accordo con te su tutto specialmente quando scrivi che quando Renato non cantera' piu' gli stessi che oggi lo bistrattano faranno intere trasmissioni su di lui( sempre se saranno ancora vivi)
Cio' che la gran parte della gente ignora è che Renato non si è creato un personaggio negli anni 70 ma era proprio cosi'…………..quando capitava a casa di achille(achille oliva uno dei musicisti di Trapezio)li a piazza concordia scendeva dal suo mercedes bianco esattamente come lo vedevamo in scena…….tute attillate e stivali lungagamba……………semmai Renato il personaggio lo ha creato da soggetti smarriti in poi cambiando look e tornando a essere una persona esteticamente elegante…………….ma io ho sempre avuto l'impressione che quel cambiamento gli abbia giovato negativamente……secondo me ancora oggi Renato riindosserebbe quei costumi colorati e solo l'anagrafe è cio' che lo tiene a freno……………….cmq i miei complimenti per l'articolo e per come scrivi( come dici te diamo a cesare quel che è di cesare e in questo caso di daniela)
un saluto e a presto(spero)
ciao carletto
@ Patti: non ho che complimenti da scrivere. Sono reduce da Roma, non ho visto Renato (che stava in vacanza in Toscana, del resto lo sapevo), ma mi sembrava di "viverlo" ugualmente. Per gli stessi motivi che animano te, e che appartengono anche a persone come Carletto (sì, ben ritrovato) e a tutti quelli della nostra generazione.
Figurati che, in una settimana, mi sono parsi lontani anni luce i sorcini, le ospitate-marchetta, gli sproloqui televisivi (nulla a che vedere col Renato "autentico"), i clericali che discettano su di lui come io potrei farlo di fisica nucleare, gli album buttati lì, tutto l'apparato di marketing e i luoghi comuni e le polemiche sterili che lasciano il tempo che trovano.
Al tempo stesso, e ti assicuro che vorrei sbagliarmi, non nutro soverchie speranze in una riscossa artistica del Nostro al 100%. Però non si sa mai. Aspettiamo e vediamo. In ogni caso, quand'anche non fosse più così… Renato resta una pietra miliare, al di là dell'amore per lui mi sembrava doveroso sottolinearlo.
@ Carletto: questa volta anch'io mi trovo d'accordissimo con te, e infatti ciò che m'indispettiva di più delle tue critiche era quest'incomprensione di fondo, che consideravo intollerabile per un mio coetaneo. Perché noi c'intendiamo a volo, di solito, com'è accaduto anche con Stefano. Spero comunque che leggerai altri miei testi su di lui; ti renderai conto che viaggiamo all'unisono.
Come ti avevo già detto io lo seguo "solo" dal '76, però ricordo le foto con Marina Marfoglia che poi è stata la moglie di Mal, dico bene? (Un po' di gossip non fa mai male, finché resta a questi livelli.) Oh! So benissimo che Renato "era" quel che si vedeva. Egli è senza dubbio un grande artista, ma è indubbio che non gli ci voleva molto a impersonare… quel che in realtà lui sognava e viveva! Sì, anche per me Renato se potesse si concerebbe ancora in quel modo. Per lui non è una questione estetica, ma vitale. Ad ogni modo, ne parliamo altrove. Resta il fatto che il "personaggio" da lui successivamente creato ha avuto una sua validità e ragion d'essere. Gli anni '90 sono stati belli e ispirati. E' un lato della sua personalità anche quello. Certo poi Renato, sotto sotto, è sempre una cenere ardente. Sennò poi diventa triste e cupo.
Ciao Dani… sto gironzolando in rete da un po di tempo e sono…come dire…incappata spesso nei tuoi scritti. Che dire! Mi sento sulla tua stessa lunghezza d'onda. Pensa che capita anche a me, quando accompagno mio marito a Roma per lavoro, di gironzolare sola soletta per le strade della città, respirando quell'aria strana e un po' magica che solo Roma ha e di sentire Renato vicino, come dici tu, di "viverlo". Non l'ho mai incontrato, anche perchè del resto non l'ho mai cercato (non possiedo tutte le informazioni che hai tu su indirizzi, luoghi di vacanza, frequentazioni, ecc. Ma come fai???) ma penso non abbia importanza;Renato è sempre e comunque con me, in ogni luogo, in ogni gesto, in ogni pensiero perchè in fondo lui (o meglio, ciò che lui ha rappresentato e ancora rappresenta, nonostante tutto) è parte di me.
Quanto al futuro…chissà! Io non dispero…(sono di natura ottimista). Magari Renato ha qualche altro asso nella manica, ha già dimostrato più di una volta la sua straordinaria capacità di cambiare rotta. Ricordi?
"E per fortuna è ancora accesa questa mente mia
che il passaporto l’ha timbrato quella fantasia
appena in tempo, ho preso il largo appena in tempo
di aver cambiato mille rotte non mi pento
a quell’istinto sono grato mi ha salvato già… ".
Quanto al discorso "personaggio", affrontato da Carletto, sono perfettamente d'accordo che all'inizio Renato era veramente quel che appariva, che in lui non c'era nulla di forzato… ma nell''82/'83?… nelle apparizioni televisive o anche sotto il tendone, quando, ricordo ancora benissimo alcuni episodi, il caos e il chiasso era tale da far perdere il senso di qualsiasi discorso…a malapena Reanato riusciva a cantare e di questo si scocciava, molte volte l'ha anche apertamente detto che aveva la sensazione che qualsiasi cosa facesse sul palco per il pubblico andava bene comunque. C'era la sensazione che ormai fosse veramente prigioniero di un personaggio che lui stesso, magari involontariamente, aveva creato. E' stato secondo me molto coraggioso a cambiare rotta….speriamo che quel coraggio lo conservi ancora.
N. B. Mi scuso della lunghezza dei miei scritti ma sono affetta dalla stessa malattia di Daniela!
P.S. Dov'è questo altrove nel quale dici "ne parliamo"? Mi interessa molto!
Io ho incontrato Renato Zero dal tabaccaio, una decina di anni fa.
Ero a Roma in missione e gironzolavo dalle parti di San Giovanni.
E' entrato questo uomo molto alto e con un lungo cappotto nero.
Ha preso le sigarette e, visto che io l'avevo messa in bocca, me l'ha accesa e ci siamo salutati.
Insomma, se non era Renato Zero ci somigliava tantissimo, anche per la voce.
Ricordo bene l'episodio perché quella sera avevo visto per la prima volta una ragazza con la quale avrei vissuto una lunga esperienza di vita insieme.
Renato Zero…Si commenta da solo!
…peccato! Il video con la canzone non appare!!
Comunque avevo scelto "I MIGLIORI ANNI DELLA NOSTRA VITA!
Luna
@ Patti: sei di Roma? Bello, spero di tornarci presto, magari ci becchiamo. Io avevo appena scritto su uno dei forum dedicati al Nostro (è a questi che alludo, quando mi rivolgo a Carletto) un post dal titolo "Roma è l'anima di Renato". In effetti come scrisse Castaldo anni fa, Renato si comprende appieno solo se lo si contestualizza lì. Forse è uno dei motivi per cui non è mai andato all'estero.
Ahioahio, il casino del 1982-83! Ma lo sai che per quattro lunghi anni (1982-85 inclusi, appunto) non gli ho comprato dischi? Proprio perché non sopportavo più la saturazione del personaggio, i fans esagitati (per mia sfortuna mi trovai al concerto di Milano del 1981 al Castello Sforzesco, forse ricorderai) e, quel che era peggio, il fatto che anche artisticamente cominciava a risentirne. Ho ripreso ad acquistare suoi album nel 1986, con "Soggetti smarriti", quando ha ripreso a fare il musicista e non più il santone in paillettes. Aveva perso un po' di zavorra inutile per strada, ma gli ha fatto solo bene. Purtroppo, in seguito, sono tornati…
Lui lo sapeva perché nel 1984, in uno dei suoi classici sfoghi fregnoni-autocommiseratori ecc. ecc., in Versilia, ci rivolse le testuali parole: "Io potevo pure salì sul palco a ffà r***i e sc****gge e ve annava bene lo stesso". A me NON andava bene, ma questa era la realtà.
Quanto ai suoi spostamenti, indirizzi, frequentazioni, voglio sgomberare il campo da equivoci: non sono una che lo pedina, al contrario! Infatti non mi conosce, a differenza delle solite facce che si ritrova spessissimo davanti e che ogni tanto, scoglionato, manda anche a… vabbè.
Figurati che le uniche volte che gli ho fatto (discretissimamente) "la posta" sotto l'albergo risalgono a dopo il 2001… però eravamo una decina e siamo stati rispettosi, e lui simpatico e disponibile anche se non si è fermato con noi, come accadeva in passato. Ma poi lui non sopporta quelli che gli stanno sempre appiccicati, quindi…
Per il resto, nisba. L'ultima volta che gli ho parlato è stato durante un incontro organizzato dal "Corsera", nel maggio di quest'anno.
Avrai notato che io parlo di lui solo dal punto di vista artistico, come del resto dev'essere. Qualcosa so… proprio perché non ho mai chiesto; diciamo che ho degli informatori giusti e fidati. E MUTI. In altri termini: Renato può andare in vacanza tranquillo, nessuno di noi lo disturberà!
Artisticamente… si aspetta un disco di inediti; di più non posso dire, io non ho fretta, Renato faccia tutto con comodo e come vuole. Quando uscirà, giudicheremo.
Se vuoi comunicare con me mandami un messaggio sul blog, tanto l'indirizzo lo vedo solo io, ok?
@ MC: che storia, un non-fan di Zero che non resiste alla malìa del Nostro…
Una sola cosa mi lascia perplessa. Il comportamento, il cappotto nero, la sigaretta (ma ora ha smesso… chissà quanto dura…) appartengono senz'altro a lui. E' sull'altezza che nicchio: Renato non è certo una pertica.
Ma ti ha portato fortuna in amore, a quanto leggo… e bravo Rena'…
@ GdA: non capisco a quale video tu alluda, comunque "I migliori anni…" non è la mia canzone preferita, anche se lui la canta divinamente.
renato e la mia vita mi aiuta con le sue canzoni a vivere ad andare avanti. vorrei tanto potergli parlare aiutatemi.