Razzismo, Etica e Responsabilità Individuale
6 novembre, 2007 - 17:00 di Franca Colonna
Archiviato in La diversa Opinione, Meccanica delle Cose
Condividi Razzismo, Etica e Responsabilità Individuale. ti ringrazia.
Ti Piace MenteCritica?
Per una straordinaria coincidenza, un redattore di questo sito ed una lettrice che ha già contribuito al dibattito su MC, hanno affrontato lo stesso argomento e esaminato gli elementi simili con straordinaria coincidenza di approccio nonostante la diversa formazione politica e culturale. Per evidenziarlo, riteniamo necessario proporre il contributo della nostra lettrice quasi contemporaneamente a quello del nostro redattore. E’ giusto dire che il pezzo della Dr.ssa Colonna è arrivato in redazione prima dell’uscita di quello del nostro redattore e che, quest’ultimo, ha scritto il suo prima di leggere quello di Franca.

Non credo che eventuali lampioni riescano a scoraggiare tali imprese. Il fatto poi che proprio lì ci siano fatiscenti baracche dove vivacchiano da anni sotto gli occhi di tutti, istituzioni comprese, un imprecisato numero di immigrati clandestini per lo più, è il motivo scatenante di recriminazioni e polemiche. Ciò serve a sottolineare che la nazionalità del criminale in questione sia rumena. Ovviamente egli è venuto a delinquere in Italia perché lo può fare impunemente in quanto il sistema giudiziario italiano è di manica eccezionalmente larga.
Così, ci si scaglia contro tutti gli immigrati rumeni ed altri, si incentiva la crociata contro chi non è italiano, in quanto è notoriamente risaputo gli italiani sono brava gente, un popolo di poeti, navigatori e via dicendo. E’ partita la campagna mediatica per alzare un gran polverone sul tema della criminalità e dell’immigrazione. Così, l’ultimo efferato omicidio commesso da un rumeno, criminale come tanti italiani, diventa materia di feroce dibattito politico per cui il governo si affretta a legiferare non si sa bene cosa -dato che subito certi esperti hanno sentenziato che non si risolve niente, le forze di sicurezza vanno a demolire di corsa le baraccopoli che sono lì da anni sotto gli occhi di tutti ed infine si aprono dibattiti mediatici che danno l’opportunità a certa informazione di questionare, divulgare e far lievitare la massa.
La morte della signora Reggiani diventa così un utile strumento per incentivare una campagna di insofferenza ed intolleranza. Per la mia sensibilità la morte di nessuno andrebbe strumentalizzata, tanto meno questa tragedia.
Se avete seguito i vari Tg nazionali c’è stato un giornalista che ha tenuto a riportare la statistica secondo cui in Romania ci sarebbe poca criminalità ed inoltre, è riferito l’illuminante parere di un membro della polizia rumena secondo cui i cittadini rumeni arrivati in Italia si metterebbero a delinquere perché sicuri dell’impunità. Tranne poi venire ad apprendere che il delinquente in questione era già conosciuto nel suo paese, non come buon rumeno, ma come ladro. Mi viene in mente che durante il famoso ventennio in Italia non si registravano molti crimini, i suicidi venivano taciuti, mentre mafia e camorra prosperavano nel più discreto silenzio.
Mentre la signora Reggiani era in agonia, veniva dedicata l’ennesima puntata di Porta a porta alla mamma di Cogne ed il pubblico -udite, udite- veniva informato che la persona due volte riconosciuta colpevole e condannata a 16 anni si lamentava dell’ingiustizia subita e sosteneva che la Giustizia era ingiusta con lei. La cara dolce mammina di Cogne dovrebbe riflettere che in altri paesi con ben altri sistemi giudiziari a quest’ora sarebbe stata incarcerata condannata all’ergastolo e in stati un po’ draconiani anche alla pena di morte.

Siamo seri, per favore. Si invoca la pena di morte per un criminale rumeno e poi si dà spazio e voce a chi è presunto colpevole di un crimine più che efferato. Un delinquente è tale indipendentemente dalla nazionalità. Io non ci sto ad usare la morte della signora Reggiani per cavalcare l’onda dell’intolleranza. E’ per me una totale mancanza di rispetto alla memoria di una persona degnissima. Parliamoci chiaro, questo crimine orrendo avrebbe al massimo occupato le pagine dei giornali per alcuni giorni se non fosse stato commesso da uno straniero. Si sta facendo un vergognoso uso cinico di questa faccenda. Cui prodest? A chi giova? Ai politici chiaramente. Ma, io non ho voglia di parlare di loro, delle responsabilità di una classe dirigente che ha lo stile dei satrapi persiani, e che tanto alle prossime elezioni verrà più o meno rieletta dallo stesso popolo che oggi a voce se ne lamenta tanto. Non illudiamoci. Ma, vorrei riflettere su un elemento di cui oggi non si sente più parlare, la così detta. “coscienza individuale” altrimenti detto “eticità” o “identità morale”.
Qualcuno avrà già storto il naso pensando che di sicuro la persona che scrive è una fascistotta o una qualunquista. Il fatto non mi tocca sono molto lontana da ogni forma di dittatura, soprattutto ideologica. Per la cronaca, molti anni fa’ facevo parte di un gruppo di volontariato cattolico. Mi permisi di affermare che esiste una responsabilità individuale ed il libero arbitrio. Il discorso turbò le orecchie di alcuni cattocomunisti che riconobbero in me una fascista. Fui invitata ad abiurare le mie affermazioni perché le persone che delinquono non lo fanno per scelta personale ma indotte dalla società (come se la società non fosse composta di singoli individui pensanti, almeno si suppone).
Io non ho abiurato le mie assurde convinzioni inerenti il sentimento di responsabilità individuale e la coscienza del singolo. Fui con dolorosa ma ferma convinzione invitata ad allontanarmi dal gruppo. Perché ho raccontato questo episodio? Perché ritengo che nella nostra società sia venuto meno la coscienza del singolo e il sentimento che ognuno di noi è responsabile della sua condotta e delle sue scelte personali. Così, adesso conviene buttare fango sugli immigrati perché sono troppi e delinquono troppo…. Fumo negli occhi per non ammettere che se abbiamo leggi che garantiscono i criminali più delle vittime è perché abbiamo perduto a livello collettivo il sentimento e la consapevolezza che ognuno di noi è responsabile. Se leggiamo la cronaca con attenzione ci renderemmo conto che è così. Vi ricordate Erika ed Omar? I genitori del ragazzo si sono rammaricati perché il figlio doveva scontare 14 anni di carcere. Leggiamo in altri termini: noi non ci rendiamo conto che nostro figlio ha volontariamente ucciso una madre ed un bambino.

Potremmo continuare all’infinito. Lo so oggi parlare di responsabilità individuale, coscienza critica suona stonato. Se qualcuno chiede che vengano applicate le leggi vigenti con rigore senza attenuanti perché deve esserci certezza della pena si corre il rischio di essere allontanati dal gruppo o meglio dal coro. Certo, è molto più facile far credere che buona parte dei mali italici siano tutta colpa degli stranieri. Abbiamo bisogno dei colpevoli che vengano da lontano per non riconoscere le ombre che si annidano nella nostra società, costituita -è bene ricordarlo- da singoli individui.
Hitler ha scagliato un intero popolo contro gli ebrei, ritenuti responsabili di tutti i mali. I nostri ebrei chi sono? Riflettiamo per favore. I criminali sono oltre la nazionalità, religione ed etnia.
Razzismo, Etica e Responsabilità Individuale è di

Premetto che in linea di massima concordo con tutto quanto e` stato scritto, aggiungo quindi solo qualche considerazione di contorno.
Spesso, quando si e` stati immersi in un'unica realta` fin dalla nascita, e` difficile persino ipotizzare che ci sia realmente la possibilita` di scegliere e fare qualcos'altro; questo e` tanto piu` vero quanto piu` si e` giovani (e i bambini ne sanno qualcosa).
Per quanto riguarda la libera volonta` di scelta, questa e` tanto piu` diffiicile da esercitare quanto piu` si dipende da una famiglia o da un gruppo allargato ma chiuso, come puo` essere un clan.
La cultura e l'influenza sui singoli da parte di un clan puo` essere positiva o negativa ma e` comunque molto forte per definizione; basti pensare a quello che succede nei clan mafiosi, quando un componente esprime apertamente il proprio dissenso verso i metodi o le finalita` del gruppo, spesso e` eliminato / ucciso senza tanti complimenti e probabilmente e` questa la ragione per cui nel corso del tempo si formano gruppi particolarmente numerosi e coesi di delinquenti.
Riguardo il tema dell'intolleranza e del rimbrottamento piu` o meno rancoroso, esiste una linea di demarcazione molto netta fra chi si limita a segnalare (anche in maniera vivace) che una certa situazione o un certo comportamento non vanno bene perche` provocano piu` situazioni negative che positive, e chi (sbagliando) reagisce in maniera violenta o altro con comportamenti affini alla violenza negli stadi, agli atti vandalici / teppistici, ecc.
In definitiva credo che bisogna distinguere fra chi avversa un certo tipo di comportamento, di cultura negativa, ecc. e chi avversa le persone in quanti tali, offendendole e umiliandole per la loro condizione.
Mi trovo daccordissimo con quanto scritto da (credo) Franca Colonna.
Credo che se in Italia la situazione sia quella che è, dipenda dal fatto che si ha paura ad ammettere una cosa che in passato a portato, purtroppo, a genocidi assurdi….ma ripeto, credo che bisogna ammetterlo se non vogliamo arrivare ad ammazzarci a vicenda….Non siamo tutti uguali…Non siamo tutti uguali….c'è gente che sa vivere nel mondo civile e c'è gente che non ci riesce… Le conseguenze ognuno le tragga da se…Per quanto mi riguarda chi non ci riesce deve essere isolato senza appello…il che significa….gli Italiani che delinquono devono essere rinchiusi in carcere…gli stranieri che delinquono o che non intendono rispettare ciò che il nostro paese ha da offrirgli devono essere cacciati senza pietà.
Se si ha paura di usare il pugno duro con chi lo merita le più totale solidarietà con chi lo merita. non cambierà mai nulla.