Questo non è un Paese per Negri

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Cari negri,
complimenti per la vostra determinazione. Appena è saltato il tappo nordafricano, vi siete riversati in Italia come se fosse crollata una diga. Seimila a Lampedusa in poche ore. Eccezionale.
Non so se sulla vostra decisione abbia influito l’affermazione di Berlusconi alla televisione tunisina secondo il quale in Italia c’è una casa e un lavoro per tutti. Non credo, siete troppo disperati per dare ascolto a un vecchio dal culo flaccido impastato di cerone. Comunque, nel caso ci siate cascati, ho una brutta notizia per voi: sono tutte cazzate.

Questo non è un paese per negri e voi non siete graditi. Qui non vi aspettiamo a braccia aperte, non ci sono case per voi e nemmeno lavoro. A noi italiani piace fare gli sbruffoni, ma nei fatti siamo razzisti come tutti gli altri. Anzi, peggio. Mentre i tedeschi cinquant’anni fa gli ebrei li bruciavano senza ipocrisie, noi un po’ li imbarcavamo sui camion per spedirli nei campi di concentramento e un po’ li imboscavamo nei monasteri, giusto per sembrare “cattivi ma non troppo”. Con voi negri, invece, siamo sempre stati coerenti: vi abbiamo gasato, stragiato e fottuti senza mezzi termini. Chiedete ai libici, ai somali, agli abissini e agli eritrei, se non ci credete. Specialmente ai libici.

Se venite qui a rompere il cazzo sappiate che non ci sono persone ad accogliervi a braccia aperte. Gli italiani si dividono in due grandi categorie: quelli che, se fosse per loro, userebbero la marina militare per sparare sui barconi sui quali arrivate e a fanculo se a bordo ci sono donne e bambini e quelli “dell’accoglienza”, quelli che si salvano la coscienza comprando la borsetta Fendi made in Forcella o il cd masterizzato, ma che, aldilà dell’apparenza, se andate ad abitare dalle loro parti, fanno le segnalazioni anonime alla polizia per farvi cacciare ed intimamente sperano che i fascisti vi facciano il mazzo a tarallo.

Questo non è un paese per negri, o almeno non per tutti i negri. Per le negre la strada per il successo è aperta. Specialmente se trattasi di strada periferica e scarsamente illuminata. Insieme ai viados brasiliani, alle russe coi denti d’oro e alle cinesi tristi le negre sono un indispensabile ingrediente esotico nel menù sessuale dell’italiano cattolico, benpensante e arrapato. Per tutte le negre con gli attributi a posto ci sarà sempre un venti euro da guadagnare aprendo le cosce in un mezza bocca e mezza figa fatto in una macchina odorosa di arbre magique. E niente preservativo, prego, a noi italiani, a partire dal nostro amato presidente, piace farlo nature.

Questo non è un paese per negri, ripeto. Qui quelli del nord pensano che noi del sud siamo tutti camorristi e noi del sud pensiamo che siciliani e calabresi siano gente di merda. A Lampedusa non resta che prendersela con voi. Manca poco che incominciamo a spararci addosso tra di noi, figuratevi se abbiamo tempo e voglia di preoccuparci di voi che quando arrivate portate tutti la maglietta di una squadra di calcio italiana pensando di risultare simpatici, invece fate solo pena.

Qui non è un paese per negri e se pensate che Germania e Francia siano meglio, fate il giro largo e sbarcate in Normandia. Dicono che tedeschi e francesi siano meglio di noi, ma io non ci giurerei. Tentar non nuoce, al massimo vi bloccano sulla spiaggia come fecero nel 44. Portatevi qualche tubo bangalore per far saltare i reticolati e resistete al fuoco della mitragliera. Da lì parte la strada che porta a Parigi e poi a Berlino.
Buona fortuna.

(però, secondo me, se non vi portate i fucili, col cazzo che conquistate l’Europa)

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Avrei voluto essere Rocco Siffredi. Mi consolo scrivendo cazzate.

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Pubblicato in latest, Storie Italiane
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