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Questioni di Stile: appunti dal vecchio governo

4 maggio, 2007 - 18:30 di  
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berlusconi.jpgQuando i risultati elettorali, dopo uno scrutinio lento ed incerto, assegnarono la vittoria al centro-sinistra e Prodi venne insediato a Palazzo Chigi, cinto con un serto di 24.000 voti di differenza rispetto alla coalizione sconfitta, tutti avemmo l’impressione che ci si avviava ad un nuovo modo di governare, un cambio della guardia epocale che non riguardava solo il programma e le ideologie, ma anche ed ancorpiù lo stile di governo. Stile di governo lontano le mille miglia dall’esperienza berlusconiana che ci aveva schoccato con una infinita serie di exploit imbarazzanti.
Chi non ricorda il gesto delle corna alla foto di gruppo del summit dei potenti d’Europa, lo sconcerto e la vergogna furono unanimi e nonostante il precedente del Presidente Leone (che comunque era napoletano e superstizioso e quindi non censurabile) l’esecrazione dell’allora opposizione fù totale, convinta, scandalizzata.




Quando poi, l’uomo di Arcore, usò il suo charme per portare sulle posizioni dell’Italia una virago scandinava ed ebbe anche l’impudenza di riferirlo, lamentando l’ingrato compito e lo spirito di sacrificio necessario per assolverlo, il coro degli sdegnati fù travolgente ed inarrestabile, tutti gli alfieri indomiti del politically correct, dell’antimaschilismo militante, delle pari (e dispari) opportunità, si scagliarono contro l’indegno epigono di Casanova additandolo al generale ludibrio ed alla riprovazione paneuropea.
Non si era ancora spento il clamore suscitato dal premier tombeur de femmes, che Berlusconi impresse il marchio del suo stile di governo con la efferata stagione del trapianto, non di cuore, come la gran parte dell’opposizione gli augurava, ma di capelli. Si era davvero toccato il fondo. Schiere compatte di sussiegosi notisti politici, filosofi della scienza, analisti freudiani e junghiani, riempirono le prime pagine dei quotidiani più prestigiosi con i loro articoli pieni di disdoro per questo premier/tycoon che nel tempo della quarta settimana senzalatte (celeberrima stagione di stenti di infausta memoria), si preoccupava unicamente del suo scalpo.
Vi fù chi ipotizzò che la spesa fosse astronomica, chi, malizioso, paventò una inevitabile apposita manovrina autunnale, chi infine tentò di determinare in maniera scientifica la spesa affrontata, fotografando dall’alto l’area di interesse e dopo averla opportunamente ingrandita procedere alla conta dei singoli crini inpiantati; il piano, invero ingegnoso, si scontrò contro il diniego della C.I.A. di prestare un suo satellite spia per fotografare l’area, diniego naturalmente imposto dal sodale George Dabliù attivato dal perfido e vanesio Berlusca.
Il massimo dello scorno si ebbe durante l’interim del premier agli Esteri, si sa la Farnesina è la cornice attraverso la quale tutti ci guardano, la nostra immagine proiettata nel mondo, e lì il Nostro scatenò tutto il suo estro vitalistico e innovativo, lasciando completamente basiti gli austeri diplomatici che si stavano appena riprendendo dal passaggio sofferto dal Regno d’Italia alla Repubblica post bellica. Da qualche tempo si erano nominati ambasciatori con un solo cognome, e passi, sono gli amari frutti del modernismo, ma passare dalla feluca alla bandana, lasciò letteralmente esterrefatto il nostro corpo diplomatico che cominciò seriamente a paventare l’introduzione di norme giacobine come la conoscenza delle lingue e il divieto di erre moscia.
Il ciclone di Brugherio, Premier part-time, ministro ad interim, gran cerimoniere, organizzatore di eventi, arredatore di interni, esterni e giardini all’italiana, e stornellatore massimo, fece della Costa Smeralda la succursale della Farnesina, del Billionaire quella di Villa Madama, abolì non solo i doppi cognomi ma persino i cognomi singoli, passando direttamente ai diminutivi, quindi caro Tony, caro Felipe, caro George o addirittura Dabliù, e, con premonitrice terribilità transilvanica, caro Vlad.
Via tight e marsine, largo a canottiere e bermuda, basta “va pensiero”, vai con “dicitencello vuie”. La fine di un mondo. La fine del mondo.

 di EdipoRe

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Comments

4 Risposte a “Questioni di Stile: appunti dal vecchio governo”
  1. Davide@home scrive:

    Chapeau. Rivendico il merito di aver ripescato per i novizi un tuo vecchio geniale scritto. Qui a destra, fra gli ultimi commenti

  2. miriam scrive:

    Complimenti edipore…scrivi bene e riproponi, con una vena di ironia al peperoncino, cose che fanno di questo signore una vera "macchietta arcoriana"…

  3. Davide@home scrive:

    oh porcaputtana, i commenti sono a sinistra dello schermo. Pardon

  4. John Diamond scrive:

    Questo utente utilizza account diversi in funzione dei post. Pesate la sua opinione anche in funzione di questo comportamento.

    Berlusconi è stato comico, a volte involontario, ma quando al telegiornale sento dire “Il presidente del Consiglio” e vedo Prodi, mi viene la malinconia.

    Ad oggi non è nemmeno stato invitato negli USA, nonostante lo voglia con tutto il cuore, e dopo la caduta del governo è un abusivo attaccato alla sedia, che non rappresenta la gente.

    Anche in Francia ha vinto la Destra, qui comanda la Sinistra solo perchè non ha il coraggio delle elezioni.

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