Quello che Avresti Sempre Voluto Sapere sui Pannolini e non Hai Mai Avuto il Coraggio di Chiedere. 5


Un grattacielo di 800 metri largo come un campo di calcio fatto di pannolini da smaltire ogni anno. Ogni bambino distrugge 20 grandi alberi prima di aver compiuto 3 anni, sono consumate energia ed acqua in quantità. Per fortuna i pannolini usa-e-getta hanno avuto una diffusione consistente “solo” dagli anni ’70.

E solo in Occidente. Possiamo ancora fare qualcosa per limitare i danni che le nostre piccole ed innocenti creature stanno causando al loro mondo? Io credo di sì. Ma serve un’azione politica. Non è un problema che riguarda i genitori e basta. Riguarda tutti. Ecco perché.

Breve storia del pannolino usa-e-getta

I pannolini usa-e-getta sono nati nel 1961 per opera di un ingegnere chimico americano, Victor Mills, fondatore di Pampers [1] che li sperimentò sui propri nipoti. All’inizio furono accolti con diffidenza. Ebbero una diffusione importante soltanto negli anni ’70 quando furono introdotti il nastro adesivo al posto della spilla da balia e la forma “a clessidra”. Aumentarono le taglie disponibili e nacque, in Italia, l’ippopotamo blu protagonista di un celebre Carosello. Negli anni ‘8o furono introdotte altre importanti novità: il gel assorbente che permise di ridurre il volume di circa il 50%, gli elastici sulle gambe, gli adesivi in posizione frontale. L’ippopotamo viene ridotto a spalla di Susanna Messaggio che fa da spalla a Mike Bongiorno. Negli anni 90 un periodo di crisi portò alla nascita delle versioni “per maschietto” e “per femminuccia”. E poi primi giorni, primi mesi, primi passi…

Campagne che si rivelarono un fallimento sotto quasi tutti i punti di vista e quindi si tornò rapidamente al modello unisex e alla semplice suddivisione per taglie. L’ippopotamo blu finalmente sparisce dalla scena (come Susanna Messaggio, mentre Mike…). In tutto questo tempo non risulta alcuna presa di posizione a favore dell’ecologia da parte della Procter and Gamble (la società che possiede da sempre il marchio Pampers) o di Kimberly Clark (che ha imposto il marchio Huggies all’acquisita Lines).

Com’è ovvio.

Le alternative.
Le alternative ci sono. Ma sono veramente praticabili?
Mi vengono proposti i pannolini ecologici oppure i pannolini lavabili. Preferibilmente i secondi.

Possiamo permetterci oggi il lusso di lavare i pannolini? Chiedo a mia madre come si trovava con i “ciripà”. Mi guarda con sospetto scuotendo la testa. “Altri tempi”, mi dice.
Sono passati 30 anni, sarà cambiato qualcosa? I nuovi pannolini lavabili:

Sono pannolini di cotone 100% biologico, non sbiancati e con la stessa forma di quelli usa e getta. Sopra il pannolino si infila una mutandina in microfibra, composta da poliestere e poliuretano che grazie alla sua natura permette all’aria di passare ma non all’acqua di fuoriuscire, inoltre tra sedere e pannolino viene messo un velo sottilissimo di cellulosa sbiancato all’ossigeno che consente di asportare le feci e gettarle nel water e di essere lavato e comodamente riutilizzato nel caso sia sporco di pipì.[2]

Ecologici e pratici, sembra. Ma parliamo di costi. Per me, se non è anche economico, non è veramente ecologico. Facendo i conti (tutti da verificare) si parla di un risparmio economico complessivo che arriva fino a 500 euro.[3] Nell’arco dei tre anni in cui si presume che verranno utilizzati i pannolini.

L’enorme spesa (tra i 1.100 e i 1.900 euro)[3] che noi genitori dobbiamo sostenere con gli usa-e-getta viene dilazionata nel tempo. Dalla nascita fino all’atteso momento in cui i nostri bimbi deporranno il loro “prezioso dono” nel vasino. Un lento salasso.
Per i pannolini lavabili invece è necessario affrontare una spesa -inferiore ma comunque importante – da subito.
Il vantaggio economico è annullato da due fattori: se mia figlia facesse come me e smettesse di usare il pannolino già a 18 mesi? Il risparmio si assottiglierebbe in maniera significativa. Inoltre quanto ci costa (in termini di salute fisica, mentale, di vita di coppia) vivere con il terrore di non avere dei pannolini puliti quando servono? E’ un impegno molto oneroso anche per le mamme casalinghe, ma le mamme lavoratrici come fanno a stare dietro anche a questa cosa? La babysitter sarà disposta a lavare i pannolini? E al nido?

Altra alternativa: i pannolini usa e getta in materiali meno inquinanti o completamente biodegradabili. Sono quasi introvabili. E hanno dei costi alti.

Esempio pratico. Il pannolino usa e getta più comune e affidabile [4](pampers) si trova a circa 30 centesimi al pezzo o meno se si usufruisce di un’offerta. Ho notato che, a rotazione, tutti i supermercati propongono delle offerte sui pannolini. A volte sembra quasi che ci sia un “cartello” o un calendario tanto sono precisi nell’evitare sovrapposizioni. Se non sono i supermercati sono le farmacie. In un anno non ho mai comprato un pacco di pannolini pampers a prezzo pieno. Va detto che questi sono tra i pannolini usa-e-getta più cari. Quindi, volendo, si può spendere anche meno.

Esistono dei pannolini semi-ecologici (moltex oeko, tedeschi). Più del 50% della cellulosa utilizzata proviene da fonti rinnovabili, non sono sbiancati, hanno una confezione completamente biodegradabile. Costo per pannolino: 40 centesimi. Reperibili presso le boutique del biologico o su internet (questi costi non sono inclusi). Quindi quasi introvabili. Inoltre grazie ad un forum [4] ho scoperto che nel 2005 costavano 26 centesimi. Aumenta la sensibilità, aumenta il mercato, aumentano i prezzi.

Infine pannolini monouso interamente biodegradabili (in 45 giorni, dice uno dei produttori) realizzati in Mater-bi o Pla, materiali ricavati dagli zuccheri degli amidi vegetali (del mais, ad esempio). Costo per pannolino 58 centesimi. Non li ho ancora provati perché non si trovano facilmente nemmeno a Roma. Dovrei ordinarli su internet e farmeli spedire dalla Sardegna. Per curiosità, perché siamo sicuramente fuori budget. Non me li posso permettere.

La proposta

Servono scelte politiche serie ed importanti. Perché questo è un problema che riguarda tutti. Anche tutti voi che non avete figli. Anzi, come nel caso dei vaccini, forse vi riguarda ancora di più.

Prendiamo ad esempio questa idea inglese.

“Ogni anno la Gran Bretagna consuma circa 3 miliardi di pannolini, che costituiscono il 4% dei rifiuti domestici e finiscono in discarica. Per acquistarli, mamme e papà spendono ogni anno l’equivalente di 893 milioni di euro, 1.500 a bambino, considerando una media di 5.000 cambi prima di abituarsi al vasino. Parallelamente, lo stato spende oltre 60 milioni di euro per smaltirli in discarica o incenerirli.
Ebbene, dicono i verdi inglesi, con soli 223 milioni di euro si potrebbero regalare a tutti i genitori pannolini lavabili gratis e anche fornire loro dei servizi gratuiti per il lavaggio. Usare i pannolini riutilizzabili in cotone piuttosto che quelli usa e getta farebbe risparmiare 890 euro per il primo figlio, 1200 per il secondo se si usano gli stessi pannolini. Per esempio, fornire a tutti i genitori dei pannolini gratis costerebbe 128 milioni di euro: l’equivalente di un aumento pari a 4,28 euro sulle tasse annuali medie. Ma ciò genererebbe risparmi per i genitori di 536 milioni di euro all’anno, cioè più di 4 volte l’investimento iniziale. In alternativa, fornire a tutti i genitori pannolini gratis e servizi gratuiti di lavaggio genererebbe risparmi di 893 milioni di euro all’anno per i genitori. Questo richiederebbe un investimento più alto: l’equivalente di un aumento di 38 euro sulle tasse medie annuali. Ma avrebbe il vantaggio di stimolare un’intera economia locale nella pulizia dei pannolini creando posti di lavoro sostenibili, col risultato che i soldi rimarrebbero nella comunità invece di andare alle multinazionali che producono pannolini usa e getta. Secondo le stime, si potrebbero creare 50.000 posti di lavoro in più, riducendo le emissioni di gas serra e assicurando benefici ambientali e di qualità della vita.”[5]

Ecco, queste sono politiche di sostegno alle famiglie, politiche ecologiche. Questa è un’idea praticabile di un partito ambientalista degno di questo nome. Altro che pecorari vari…
Dove sono le politiche di sostegno alla famiglia di coloro che, sotto braccio, sfilano nei “family day”?
Dove sono le politiche di sostegno ai lavoratori di coloro che ancora sventolano bandiere con la falce e il martello?

Gli inglesi non si sono fermati a questa dichiarazione di intenti. Un qualche risultato è stato ottenuto come è possibile vedere sul sito Real Nappy Campaign.
In alcuni fortunati comuni italiani qualcosa si muove. Sarebbe bello ricevere qualche testimonianza per valutare l’effettiva applicabilità di certe soluzioni.

Guardando oltre

Anche in questo caso, come per il tabacco, le multinazionali corrono ai ripari. Mentre in Occidente le coscienze lentamente si risvegliano Procter & Gamble e Kimberly-Clark guardano ai floridi mercati di India e Cina. Paesi dove solo il 2% e il 6% dei bambini usa pannolini usa-e-getta. Paesi dove ci sono quasi 100 milioni di bambini al di sotto dei due anni che vogliono dare il loro contributo alla distruzione del loro mondo. Proprio come i bambini occidentali.

Ps. sei un papà imbranato che non riesce a cambiare un pannolino? Guarda questo video, non sei solo.

Webografia

[1] Sito ufficiale Pampers USA

[2] Articolo Greenplanet, La Rete del biologico su internet dal 1995

[3] Altroconsumo

[4] Forum GravidanzaOnLine

[5] il Manifesto del 26 maggio 2004


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5 commenti su “Quello che Avresti Sempre Voluto Sapere sui Pannolini e non Hai Mai Avuto il Coraggio di Chiedere.

  • mstatus

    Riporto il commento che ho lasciato da un'altra parte:

    Gli articoli di DiabolicoMarco sono sempre precisi ed interessanti, e gli conferiscono un'aria di solennità! Cmq gli ho preparato uno scherzetto, non per nulla sono un diabolico pure io, con qualche sua frase, oltre che di altri, ripresa per così dire, fuori onda. A quanto pare ci sarà domenica su MenteCritica, con questo gli metto al Diabolico un po' di curiosità, perchè lui non lo sa che cosa ho ripreso… (cmq ce ne sono un paio ad alto contenuto filosofico e spirituale, o meglio grevità….)

    Un caro saluto all'amico DiabolicoMarco, e chi come me ha avuto o ha bambini piccoli, sa cosa significa (sulla propria pelle), le problematiche che presenta di volta in volta con precisione e puntigliosità, anche se noto che sta diventando ad argomento unico… un po' come me del resto.

    Un caro saluto

  • spes74

    Non ho figli e sotto il profilo "tangibile" non ho questo problema.

    Il punto di vista ecologico invece mi riguarda, come riguarda tutti.

    Il guaio è che, come esponi bene nell'articolo, non c'è una vera politica in tal senso.

    P.S.: grazie "mamma" DM 😛

I commenti sono chiusi.