Quei fascisti e razzisti di italiani. 27


Deve essere bello essere dalla parte del giusto. Una sensazione inebriante che non ho mai provato. Colpa del fatto che appena inizio a pensare che una cosa sia vera, non posso smettere di ragionare fino a quando non trovo il punto debole, l’incoerenza, l’errore che, vi garantisco, non manca mai.
E’ per questo che nonostante la mia predisposizione umanistica ho finito per fare studi scientifici. Il determinismo mi offriva una sponda di consolazione, almeno fino a quando non sono arrivato alla meccanica quantistica, ma questa è un’altra storia.

E di persone dalla parte del giusto ce ne sono tante, specialmente in queste ore. Quelli che accusano questo paese di fascismo, razzismo, insensibilità, per aver impostato una questione politica sull’assistenza ai migranti. Battaglia che non può essere giocata sulla testa di 700 persone a bordo di una nave.

E va bene. Ci sta. Giocare con la vita della gente per motivi strategici è una cosa sgradevole. Peccato che si usino questi sistemi dalla notte dei tempi e che non li usi solo l’Italia, nazione giovane e senza storia unitaria internazionale. E tanto più mi fa male sentir definire razzista e fascista un paese che da venti anni affronta praticamente da solo un problema di portata mondiale: quello di un continente con centinaia di milioni di persone che vogliono fuggire verso il benessere. Lo stesso paese che da venti anni a questa parte accoglie, cura, sfama e sostiene persone con diritto di asilo e persone che magari il diritto di asilo non ce l’hanno, ma non possono certo essere lasciate affogare (e ci mancherebbe). Lo stesso paese dei cittadini che hanno fatto la fila insieme a queste persone nei corridoi affollati delle aziende sanitarie locali, che si sono abituati a vederli seduti nei giardinetti sotto casa, che hanno guardato con silenzioso timore i video di poliziotti e carabinieri che vengono assaltati da persone che cercano spazio nella maniera sbagliata. Lo stesso paese dei cittadini che, almeno fino ad oggi, hanno fatto le collette per pagare il biglietto al rifugiato beccato senza, che si sono opposti quando hanno visto queste persone trattate male, che hanno fatto quello che hanno potuto fino a quando la paura di essere sopraffatti non gli ha gelato il cuore.

Ecco, quello che serenamente vorrei dire è che questo paese non ha i mezzi, l’organizzazione e la cultura per “governare” da solo il fenomeno della migrazione delle popolazioni africane e che fino ad oggi alle nazioni del nord Europa ha fatto comodo avere un vestibolo dove accumulare gli arrivi e poi ammettere solo il materiale umano selezionato. Questo è ingiusto nei confronti dell’Italia, nei confronti dei suoi cittadini e soprattutto nei confronti di chi arriva in cerca di un futuro. In queste condizioni, l’Italia non accoglie, ma accumula persone.

Ora, io che non sto dalla parte del giusto, e non scherzo, vorrei chiedere ai millemila indignati che si accalcano in quello angusto spazio, se oltre alle invettive hanno proposte serie per assistere queste persone. La parte politica che ha affrontato il problema fino a ieri mattina si è limitata ad accumulare esistenze disgraziate e a lasciarne la gestione del quotidiano a tutti noi. Voi, giusti dal cuore gentile, cosa proponete che non sia solo accumulare esseri umani in attesa dell’intervento di chissà chi?


27 commenti su “Quei fascisti e razzisti di italiani.

  • fma

    Max Born disse: «L’impossibilità di misurare esattamente tutti i dati di uno stato impedisce la predeterminazione dello svolgimento successivo. Di conseguenza, il principio di causalità perde, nella sua comune formulazione, ogni senso. Ma se è impossibile per principio conoscere tutte le condizioni (cause) di un processo, diventa un modo di dire vuoto che ogni evento ha una causa.»
    Ma disse anche, in seguito, a scanso di fraintendimenti: «non è la causalità propriamente detta ad essere eliminata, ma soltanto una sua interpretazione tradizionale che la identifica con il determinismo.»
    Le argomentazioni di Born, applicate alle migrazioni, consentono di dire che queste hanno delle cause, che a loro volta saranno causa di eventi successivi, senza passare necessariamente per deterministi.
    La causa principale, si diceva qualche giorno fa, potrebbe essere la sproporzione tra l’incremento demografico e l’incremento nella produzione di risorse nei paesi da cui provengono i migranti.
    Se la causa è valida ed il fenomeno esiste e non è una realtà percepita come dicevano quelli che hanno perso le ultime elezioni politiche, non resta che indagare se sono di utilità o di danno per i paesi d’accoglienza. Chi pensa che siano di utilità non deve fare altro che incoraggiarli a venire, tutti gli altri devono pensare a come frenarli.
    Quel che potranno fare e faranno dipende da ciò che sono.
    I cattolici non potranno che vederci dei fratelli in difficoltà coi quali dividere il mantello, se non vogliono perdere la propria anima e il diritto al regno dei cieli.
    Quelli di sinistra, quelli che tutti gli uomini sono uguali e hanno gli stessi diritti, non potranno venire meno alle loro convinzioni per una banale questione di convenienza. Meno che mai se sono in condizione di osservare il fenomeno dall’alto, tipo un trentaduesimo piano di City Life.
    Quelli di destra sanno già cosa fare, l’hanno sempre saputo e fatto.
    Il vero problema è di quelli che sono poco più ricchi dei migranti, cioè poveri. Quelli che devono portare il peso delle nuove presenze sulla propria schiena, fare la fila insieme all’ASST, scacciare in malo modo il coloured che vorrebbe riportargli al deposito il carrello del supermercato. Questi votano Salvini e plaudono quando questi chiude i porti alla Aquarius. Sono molti e sono in aumento, il che per un paese democratico non è una cosa trascurabile. Se poi i respinti li prende la Spagna, Salvini diventa uno stratego sul campo. Giustamente.

    • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

      Nello scenario descritto mancano gli uomini pratici, quelli che da ogni situazione sanno trarre un vantaggio che sia di posizione o economico. Come sempre sono questi ad influenzare in maniera determinante il fenomeno che nasce neutrale e diventa strumentale.

  • Emilio

    a margine… alcune domande risuonate tempo fa restano in aria: chi fornisce le migliaia di salvagente, teli termici, tutine, mascherine, guanti… vengono riciclati? Son usa e getta? Con quali procedure vengono indette le gare di fornitura? A margine…

    • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

      Credo che li forniscano le ditte specializzate. Se poi la domanda è come li comprano, io credo che usino soldi. Se poi la domanda è da dove arrivano i soldi, a parte le donazioni della gente e i finanziamenti da parte di stati e magnati non credo che ci sia altro. E se c’è è ben nascosto.

      • emilio

        … qualche tempo fa a tal proposito, apparvero sulla stampa articoli che dicevano che, essendo il soccorso ai naufraghi portato in regime di emergenza, non venivano esperite gare di acquisto per tutti quei generi di cui sopra e quindi veniva diffuso il sospetto che detti rifornimenti venissero affidati ai soliti “amici degli amici”… giungendo addirittura ad affermare che le stesse marine militari dei paesi coinvolti dovessero remunerare il personale in regime di missione estera nella bagnarola mediterranea… cosa che sinceramente è meno scandalosa di come possa apparire, visti i reali pericoli, quantomeno sanitari, che il personale di soccorso non volontario è costretto a correre. Ho letto solo io?

  • Emilio

    a margine… ero ancora un giovane devoto di Repubblica quando tra gli ’80 e i ’90 quel giornale pubblicava inchieste sulle ricche prebende incassate dai funzionari delle varie agenzie mondiali preposte agli “aiuti” al terzo mondo. Si sussurrava che dette prebende consumavano i 3/4 dei fondi a disposizione… a parte la sottile immoralità di aiutare poche centinaia di migliaia di persone e fottersene delle centinaia di milioni… a margine

      • emilio

        Bene, vedo che negli anni abbiamo tutti letto le stesse cose. Si potrebbe quindi affermare che “aiutiamoli a casa loro” non funziona. Ma perché non funziona? Non funziona perché anche gli aiuti sono sottoposti alla legge del “mercato”. Ovvero l’Occidente benestante può investire in attività produttive nei luoghi delle economie deboli solo a patto di avere ritorni ultra remunerativi. Per esperienza personale risalente a decenni fa, mi venne detto che la spesa per il personale del luogo ammontava al 2% dell’importo totale dell’opera. Non sono in grado di affermare se sia giusto o troppo poco, forse Fma può illuminarci, ma a naso sembra pochino per cambiare le condizioni di vita degli abitanti del luogo. E qui entra in gioco la valutazione non detta che forse tutti noi ci portiamo dentro… è giusto remunerare degnamente popoli che sotto sotto consideriamo straccioni (a casa loro)? Altro esempio. Qui da noi più o meno dai primi ‘ 90 l’amianto è considerato male assoluto, passibile di reato penale l’uso e la manipolazione a qualunque fine. Bene, che fine ha fatto la tecnologia “eternit”, chiamiamola così per semplicità senza addossare colpe, pare sia finita in Africa dove è meglio qualche morte per mesotelioma che la scarsità d’acqua. Ma i salti in avanti in termini di conclusioni scientifico-sanitarie riguardano tutti gli uguali, e noi ci stracciamo le vesti a dire che siamo tutti uguali, o no? Sarebbe come dire che qui ci diamo gli antibiotici e lì è ammesso ancora l’acido fenico seppur superato dalle conoscenze… è una iperbole ma solo per chiarire il concetto. Poi accade il miracolo, Appena il migrante approda sulle nostre coste ha immediato diritto al wi-fi, parlo per conoscenza diretta. Ecco allora che accade un fatto strano nell’uomo qualunque: posto che si accorge, consciamente o inconsciamente, che a casa loro non può essere buono, poiché comanda il mercato, diventa cattivo a casa sua. Ed egoista. E fa la punta sui 35 euri. Come se ne esce?

        • fma

          L’unica illuminazione che posso darti è che ci sono pochissime cose, che io sappia, che sfuggano alla legge del mercato.
          Quel che può fare l’Europa per ridurre l’immigrazione, che senza interventi finirebbe per travolgerla, è fornire ai paesi che producono più figli di quanti non possano sfamarne due cose:
          a) Qualcosa per diminuire il tasso di natalità
          b) Qualcosa per prendere più pesce, affinché ne abbiano abbastanza per sfamarsi
          Gli aiuti umanitari, che non tengono conto delle leggi di mercato ma di convinzioni etiche, praticati su larga scala e da moltissimo tempo, hanno dimostrato di non essere in grado di risolvere il problema. Questo era il senso di quel mio vecchio pezzo.

          • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

            “Qualcosa per prendere più pesce, affinché ne abbiano abbastanza per sfamarsi”
            Non ci credo più. Questo soddisferebbe chi rimane a zappare lì. Chi arriva oggi qui sul barcone cerca altro.

  • doxaliber

    Se si volesse risolvere il problema dell’immigrazione ci sarebbe una sola soluzione. Arrivare all’origine del problema e cercare di eradicarlo o comunque di lavorarci su.
    Invece l’instabilità politica, sociale ed economica è alla base di interessi più grandi, che passano sopra gli interessi anche delle stesse nazioni.
    Vedere persone morire in mare fa male, ma davvero la soluzione è raccoglierli tutti? A questo punto sarebbe più coerente andare sulle coste e prenderli da lì.

    Ma la sostanza dei fatti rimane. Forse vivranno in condizioni migliori che non in libia, ma migliaia di immigrati non li sistemi in alloggi di lusso, bene che vada li stipi a migliaia in caserme vuote illo tempore, li lasci lì, continui a spendere fior di quattrini e poi te ne dimentichi. Perché molti non avranno mai diritto d’asilo e di conseguenza diverranno clandestini, immigrati irregolari che non possono essere reimpatriati (perché non ci sono accordi con i paesi d’origine), né regolarizzati (se non con un mega condono, che comunque non risolverebbe il problema, perché la cittadinanza non ti da automaticamente diritto a cibo, acqua e alloggio).
    Quindi quella attuale può essere una gestione di emergenza, ma se diventa sistematica è un problema eccome.

    • fma

      Per arrivare all’origine del problema bisognerebbe sgombrare innanzitutto il campo da convinzioni maturate in contesti diversi e assurte a verità di fede. Per esempio che l’accoglienza sia un dovere sacro e ineludibile e senza condizioni.
      E’ facile vedere come l’accoglienza di mille disgraziati sia una cosa e l’accoglienza di un milione un’altra, malgrado si tratti sempre di accoglienza. I numeri sono più importanti dei principi.
      Qui c’è un continente affamato che ne invade un altro che ha pane e companatico. La domanda è se chi ha pane e companatico abbia il diritto di difendere il proprio stato o l’obbligo di dividere il proprio mantello fino a ridurlo a un coriandolo. Esagero. 🙂

  • Antonello Puggioni

    Migrante: un povero ingenuo convinto che un paese possa essere migliore di un altro.(A.Bierce)

    • fma

      I fatti smentiscono Bierce. Se i paesi fossero tutti allo stesso livello non ci sarebbe alcun flusso migratorio. Principio dei vasi comunicanti 🙂

      • Emilio

        … poi ci sono quelli che preferiscono spaccar legna in Friuli, mangiare frico e passare qualche serata in allegria con un tai insieme ai simili piuttosto che andare a N.Y. E talvolta anche nei paesi sfigati questo sentimento si fa strada.

        • fma

          Il problema forse non sono quelli che abitano in Friuli, 1,2 milioni, ma per esempio in Nigeria, 180 milioni.
          E’ in Nigeria, paese sfigato, aspettativa di vita 53 anni, che bisognerebbe predicare lo stile di vita minimalista e la decrescita felice.

          • Emilio

            Mah, caro Fma… siamo sicuri che l’immagine che abbiamo dell’Africa corrisponda al vero? A tutta l’Africa? Non é che magari con la narrazione che ci ipnotizza da anni in realta’ ormai vediamo “lafrica” senza sapere esattamente cosa sia? Ci sono economie incresciata anche la’ e ci sono abissi di orrore… cercati in rete un filmato molto esaustivo sulla Liberia di Weah adesso… un incubo… ma a sentire alcuni che ci hanno rappprti diretta l’Africa e’ molto differenziata economicamente e come livello civile. Non vediamo scendere dai barconi i bimbi del Biafra (ricordi?) ma gente a cui non si contano le costole… quantomeno mangiano abbastanza… sono aggiornati sull’uso dei gadget tecnologici e non hanno imparato in barca … credo. Ci sono anche voci autorevoli africane che dicono ” restate, siete il futuro…”. In parte, almeno in parte credo che molti siano spinti dalla famosa bramosia per l’erba del vicino. Poi… La battuta sul Friul.. era per farmi riconoscere… 😁

          • fma

            Quello che ci frega tutti è la realtà percepita, come diceva Laura Boldrini, che sapeva il fatto suo.

          • Emilio

            Perché gli italiani emigravano e poi hanno smesso? E perché adesso hanno ripreso a emigrare? Semplificando molto, il problema è in patria… non altrove. Semplicistico ma ineluttabile punto di partenza.

          • Emilio

            Scusami, non voglio l’ultima parola ma sì, forse il problema sono leafriche, incoerenti persino nella fuga. Se guardi il documentario che si chiama the cannibal warlords of Liberia ti domandi come mai non siamo raggiunti da torme di liberiani… e invece nelle statistiche per presenze non sono nemmeno citati… strano vero?

  • Giuseppe Marchisio

    Egregio Comandante Nebbia,
    sul tema avrei una domanda da fare e una proposta da avanzare. La prima riguarda quell’oggetto misterioso di cui non si parla mai: le classi dirigenti (non solo ministri e capi di stato, ma anche alti burocrati, generali e affaristi vari) dei paesi da cui provengono quei migranti da accogliere perché “scappano dalla fame”, Questi paesi sono indipendenti da mezzo secolo e più. Cosa hanno fatto in tutti questi anni, dopo aver cacciato a pedate gli europei? Dopo la partenza degli europei (specialmente degli italiani) la condizione della povera gente indigena mi pare precipitata. In quanto alla proposta, credo si debba favorire loro industrializzazione: una lunga esperienza, anche italiana, insegna che non si vive di sola agricoltura e materie prime. L’unica via percorribile consiste nel concedere loro il ricorso a un po’ di autarchia: solo se le industrie promosse, possibilmente, da soggetti privati locali saranno messe per il tempo strettamente indispensabile al riparo della concorrenza straniera potranno arrivare a stabilizzare le economie dei loro paesi.
    Ringraziando per l’ospitalità, colgo l’occasione per porgere i più cordiali saluti
    Giuseppe Marchisio

    • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

      Buongiorno,
      grazie a lei per il suo intervento.
      Immagino che la sua percezione dell’Africa sia eccessivamente ottimista. Ogni popolo esprime una classe dirigente adeguata alla cultura in cui questa è stata allevata. Questo è vero per la Danimarca, per l’Italia, per il Venezuela o per il Niger (non so se esista ancora il Niger). Per esperienza diretta so che, in moltissimi casi, la qualità della classe dirigente africana non è in grado di gestire il processo da lei descritto. Poi, forse mi sbaglio. Comunque, nessuno ha un reale interesse nel creare consapevolezza in un continente che è ancora considerato solo un serbatoio di risorse.

I commenti sono chiusi.