Quanto Vorrei non Essere Fuori dal Mondo
2 novembre, 2008 - 7:00 di Carmine F.
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Da qualche tempo ho una strana sensazione. Più che strana direi paranoica. Non me la spiego, non riesco proprio a capire da cosa possa essere determinata. Eppure c’è. E’ la sensazione di chi sente tagliato fuori dalla vita vissuta, di chi sente estromesso perché in qualche maniera diverso.

Mentre gli altri bevono birra, io leggo. Mentre gli altri fumano, io scrivo. Mentre gli altri vanno in discoteca a ballare, formano gruppi musicali con i quali esibirsi io provo a dare un senso alla mia vita studiando.
Ma nei confronti degli altri i miei comportamenti sono sempre stati corretti. Certamente avrò fatto qualche errore, qualcuno anche grave, ma perché essere estromesso da quello che ritiene essere il tuo campo d’azione principale? Non lo so, e non lo capisco. Non mi pesa nemmeno più di tanto, poi però esci di casa e ti ritrovi da solo a passeggiare per strada. Tutti ti salutano certo, tutti scambiano qualche parolina con te, ma rimani sempre qualcuno che ha passato quasi due mesi e mezzo dell’estate a casa a scrivere la tesi per cercare di laurearsi ad ottobre. Ed allora ecco che se si organizza un pranzo con tutti (ma proprio tutti, anche chi si è trasferito da soli due mesi!) ti lasciano fuori. Non ti invitano. Ma poi le relazioni sono normali, ti incontrano, ti abbracciano, ti baciano e poi ti “sodomizzano”.
Ma perché? Il fatto che io ami leggere, scrivere, o studiare mi rende anormale? Il fatto che preferisca dedicare il mio tempo non al divertimento ma a qualcos’altro è sufficiente per bollarmi con una sorta di lettera scarlatta? No io non credo, ma intanto cammino da solo. E penso, perché purtroppo è l’unica cosa che riesce a rendermi davvero libero e dove nessuno può intervenire a darmi torto anche quando ne ho da vendere.

Non so nemmeno io perché decido di scrivere queste superficiali e stupide parole, qui. Non lo so, forse avevo bisogno di un lungo sfogo che solo la tastiera di un pc poteva offrirmi. Qualche lacrima scende, allora mi importa di quanto successo? No. Non è il fatto in se che inumidisce i miei occhi, ma sopportare questa sorta di isolamento da quasi ventidue anni. Dovrei essere abituato, dovrei essere in grado di prevenire comportamenti del genere, eppure non ci riesco. Ho sempre troppa fiducia, sono ingenuo e per questo “punito” (passatemi il termine).
Sono fuori dal mondo? La speranza è che io sia nel mondo, ma solo nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Vi prego scusatemi per queste poche, stupide e superficiali righe. Ma ne avevo bisogno.
Quanto Vorrei non Essere Fuori dal Mondo è di

Coraggio, i turbamenti adolescenziali dovrebbero finire ormai.
Posso, Carmine, fare un’analisi un pò più approfondita? Non c’è nulla di strano nella tua volontà di raggiungere gli obiettivi che ti sei prefissato. Non credo che sia questo il motivo del tuo isolamento. Un senso di vittimismo si, ma dipende da altri fattori che sono di carattere psicologico e di comportamento. Incosciamente tu ti senti un tantino superiore agli altri o, se preferisci, un pò diverso dagli altri, perchè “pensi” di sapere più degli altri proprio perchè studi tanto. Credo, poi, che quando stai con gli amici metti involontariamente in mostra le tue qualità. Insomma ti metti, involontariamente, un gradino più in alto degli altri. Gli altri non gradiscono e preferiscono quelli come loro: spiritosi, allegri, simpatici, ecc.
Fatti un esame di coscienza e cerca di ascoltare anche gli altri. Non sentenziare come spesso fai anche su MC. Ascolta!
E’ una piccola lezione di chi è stato a lungo in mezzo alla gente come maestro unico e di modulo e come sindacalista. Quante volte mi veniva la voglia di dimostrare la mia bravura (c’era davvero?) soprattutto nei rapporti sindacali, ma poi mi accorgevo che i colleghi non gradivano ed avevano ragione!
Scusami, ma dopo aver letto il tuo sfogo, di cui non c’è nulla da vergognarsi, mi sembrava opportuno intervenire in questo modo dall’alto della mia “saggezza”!
Forse nn ho reso l’idea di quello che relamente volevo esprimere. IO non penso di essere superiore o cose del genere, il problema è un altro: mi comporto in questo modo e vego direttamente visto come “strano” perchè gli altri non fanno come me. Non voglio dire che sono superiore, solo diverso. Ad esempio: siccome non bevo alcolici (non è superiorità, è che proprio fisicamente non posso) nessuno mi offrirà da bere (o un semplice caffè). Allora mi chiedo, perchè se io mi trovo in compagnia offro qualcosa e gli altri non lo fanno?
E’ questo il punto. Spero di essermi spiegato meglio.. L’articolo era uno sfogo scritto d’estate dopo l’ennesima dimostrazione di questo.
Ottimo segnale, non vorrai mica assomigliare a ?
Sul fatto che si venga visti come strani non ci vedo nulla di strano, anche se concordo che a 22 anni e spesso fino a 26-27 fa ancora un certo effetto.
Figurati che ho frequentato compagnie in cui mi consideravano “strano” perchè non parlavo intercalando ogni parola con due bestemmie, non fumavo e di conseguenza non mi facevo neanche una canna, non mi piacevano le gare di rutti con birra e coca cola, le discoteche con 120 decibel distorti e altre cosucce su cui sorvolo.
Questo è un comportamento classico, si chiamano, a seconda dei casi, “nullatenenti”, tirchi o scrocconi.
Potrebbe anche essere il caso che sia tu che offri con una certa facilità e ti attendi altrettanto, mentre gli altri non sentono una vicinanza tale da spingerli a ricambiare, soprattutto se non ti ritengono utile in qualche scambio di favori.
Alcune persone diventano improvvisamente vicine solo quando devono chiedere qualcosa, poi quando cessa il loro stato di necessità si eclissano come se niente fosse anche per periodi lunghissimi (nonostante il fatto che siano perfettamente in grado di ricambiare); a questi darei il nome di opportunisti (lo so che è una brutta parola e quindi aggiungo che bisogna essere estremamente comprensivi con questi tipi di relazioni interpersonali visto l’aumento esponenziale degli incasinamenti della vita man mano che si diventa adulti e il fatto che tutti, me incluso, un po’ lo sono o lo diventano).
Forse da questi atteggiamenti sei un po’ deluso se non risentito per la loro pochezza, ma nella vita è importante essere degli ottimi incassatori più che dei picchiatori, appellati alla tua indiscussa classe nel comportamento e lascia che le ondate tornino in basso da dove vengono.
Comunque, scusa se mi permetto (visto che non ti conosco e potrei dire una cosa fuori luogo o inutile), a 22 anni si può cominciare a esplorare anche altri ambienti che non siano quelli delle compagnie caciarone o le frequentazioni di vecchia data che, con il passare del tempo, inevitabilmente si diradano (per innumerevoli ragioni); tieni conto che ne iniziano di nuove, di diverse e che è importante non scartarle a priori o disdegnarle per varie ragioni.
In breve, se dopo un periodo di studio full immersion di svariati mesi, ti senti particolarmente avulso dal mondo, non preoccuparti, è normale, ci sarebbe da preoccuparsi del contrario, approfittane per esplorare qualcosa di nuovo, di diverso (nei limiti del lecito si intende).
Se posso sintetizzare, non trascurare l’attività fisica (aiuta parecchio a scaricare la tensione), mantieni qualche attività extra-studio e non farti problemi a entrare nell’ottica del macho man.
Hai inteso perfettamente ciò che volevo dire con il post. Ti ringrazio molto per i consigli e cercherò di metterli i pratica. Grazie davvero!
A meno che, Carmine, la tua è tutta una finta per dimostrare ancora di più quanto sei brtavo a far credere a noi ciò che non esiste. Se dovesse essere così, ma non ci voglio credere, non fai fessi noi, ma te stesso.
La vita sociale è come tutto il resto, nulla è dovuto, bisogna essere noi per primi ad approcciarsi all’altro, non starsene in disparte. L’autoironia aiuta, essere permalosi invece no ( sono esempi).
Poi c’è il fattore “affiatamento” che si crea i un gruppo, tu che ne stai fuori per molto tempo devi capire che se ti interessa devi sforzarti un po per farti accettare.
Non fare l’errore di molti, anche dietro i “diritti” ci sono dei “costi”, nulla è dovuto a nessuno.
Carmine forza!!!
Io molto umilmente credo che se uno si sente isolato per gli altri è anche più difficile coinvolgerlo veramente, a me è capitato con una mia amica, il nostro problema come piccolo gruppetto con lei non era che lei studiava tutto il giorno, che stava sempre in casa di giorno, era che quando finalmente il sabato sera uscivamo (stiamo parlando dell’adolescenza) lei si teneva in disparte perchè le piaceva andare a letto alle 9, e noi insistevamo, le poche volte che usciva con noi si divertiva, ma ha cominciato a non uscire più, e noi a scriverle sempre meno messaggi per invitarla perchè continuavamo a ricevere rifiuti da lei.
Quindi secondo me tu devi scegliere: o dai un ritmo ai tuoi studi e ai tuoi approfondimenti, per cui decidi ad esempio che studi di giorno, o di sera fino a una certa ora, o prima di andare a letto (sono stupidi esempi) in modo da dare un pò di spazio ai tuoi amici, oppure approfondisci tutto più che puoi a qualsiasi ora, raggiungerai prima il tuo obiettivo (ma si può veramente sapere tutto? quando si dice “voglio sapere il più possibile” dov’è il limite?) ma non lascerai spazio alle relazioni vere e che ti possono arricchire tanto quanto i tuoi studi, solo in modo diverso.
E poi ti vorrei fare una domanda: ti senti veramente libero? In questo caso secondo me la libertà forse è il condividere con gli altri qualcosa di quello che impari che ti sta a cuore, faresti un bellissimo regalo a te e a loro.
La fuori c’è solo un mondo di perdizione, spesso intriso di superficialità e soprattutto totale inutilità.
Critica al divertissement:
(B. Pascal)
Il divertimento fine a se stesso è una brutta cosa perchè ci distoglie dai nostri doveri: il pensiero e le attività utili / meritorie.
Ringraziamo le leggi di Mendel che ogni tanto salvano qualcuno da tutto questo, in fondo un vero uomo non deve mai chiedere amicizia (perchè è meglio che non lo faccia) ma solo, se è il caso e con le dovute cautele, concederla.
L’ essere umano e’ una creatura di una complessita’ enorme. Puo’studiare, ballare, fare sport, scherzare e allo stesso tempo dedicare parte del proprio tempo a leggere e scrivere. L’importante e’ volerlo. Se tui studi e leggi perche’ e’ la tua passione, la tua ragione di vita, fai bene a farlo e non ti devi ne’ vergognare ne’ sentirti diverso….Se invece usi lo studio e la lettura come rifugio, come atteggiamento di fuga dalla realta…..sei ancora in tempo per evitare di farlo…..puoi vivere tutto cio’ che vuoi.
Saluti
Vuoi dire che siamo “multitasking”?
….oh yesss!!
Non credo. Condivido la (psico)analisi di lupoalburnino fatta al primo commento. Credo che implicitamente affermando questo (cioè che tu sei meglio di loro perché ami leggere scrivere e studiare mentre loro, poveracci, pensano solo a divertirsi) tu ti renda parecchio odioso, molto poco simpatico. Perché tu vuoi essere “anormale”. Naturalmente perché ti reputi superiore rispetto ai “normali”. Se imbocchi quella strada, che è una strada solitaria inevitabilmente, devi percorrerla fino in fondo e senza mai voltarti. Con convinzione.
Se può consolarti pensa che i momenti di difficoltà ce li hanno tutti, comunque. Nella sofferenza dell’animo non c’è nulla di eccezionale, in realtà.
E…nella sofferenza dell’animo c’è l’animo, ed è qualcosa di eccezionale (l’animo/a dico)
Saluti
Luna
L’animo/a in quanto tale è fatto per causare sofferenze.
Cosa c’è di eccezionale in tutto questo?
Un saluto anche a te.
Marco
Non so nulla della tua situazione quindi ti risparmio quelle che sarebbero solo banalità campate per aria.
Approfitto invece del tuo sfogo per affrontare un discorso che mi sta a cuore. Tu dici che i tuoi amici (che immagino ventenni come te) si preoccupano solo di divertirsi, bere, ballare e cose simili. Se questi sono i giovani di oggi, o almeno una gran parte di essi, c’è da essere molto preoccupati.
Pure questa non scherza come “banalità campata in aria”.
Sai indicarmi qual è questa “età dell’oro” in cui la maggior parte dei giovani non era interessata a bere, ballare e divertirsi?
Forse quando erano inquadrati nel ruolo di lavoratori fin dalla più tenera età o quando erano irregimentati a suon di cinghiate… bei tempi!
Per par condicio, qui ti dò ragione!
:)
Luns
Sono d’accordo con DiabolicoMarco, ogni generazione di giovani sembra rappresentare l’immoralità, la superficialità, sembra essere la fine dell’avventura umana…..poi ci stupiscono sempre in meglio….i giovani sono come eravamo noi venti anni fa (per me s’intende)…..spero che possano anche migliorare i nostri standard.
Esistono diverse possibilità a mio parere.
1 Frequenti dei coglioni, la più plausibile se mi permetti.
2 Sei un po’ asociale tu, non capisci che gli altri non sempre desiderano parlare di filosofia, amano ridere di Maria de Filippi – non deridere come faccio anche io – e non ce la fanno proprio ad ascoltarti parlare del Darfur a pranzo.
3 Vivi in Italia dove l’ingnorantimento (licenza poetica) è un must.
Il consiglio: sistema il punto 2 e cerca di limare il problema 1.
Il 3, risolti i primi due punti, può essere evitato.
A presto sul mio o tuo blog.
Blogger
ITALY ITALIA
L’argomento e’ complesso ma c’e’ una regola che vale sempre:
Do ut des. Il segreto di “ogni” singolo solido rapporto sociale.
Se dedichi tutto o quasi il tempo alla tue esigenze ( come puo’ essere lo studio ) non puoi pensare che le altre persone dedichino il loro tempo a te.
Si sentono ignorate da te e si comportano di conseguenza ( e non lo fanno certo per cattiveria
).
Non ti consiglio di fare qualcosa di diverso da quello che fai adesso se non ti va, solo prendi coscienza di come funziona.
Magari sei “solo” estremamente sensibile…Se è cosi fattene fin da ora una ragione: ti sentirai sempre solo è nel tuo DNA!
Tu non smettere (o inizia) di sorridere alla vita, prima o poi qualcuno risponde!
Luna
…E poi la verità è che ti arriveranno molti consigli contrastanti, il tuo percorso lo cambierai quando per te sarà arrivato il tempo, o ti renderai conto che questo è già il percorso giusto, le tue scelte sono solo tue, fai bene a cercare conforto ma la soluzione proverrà da te.
Caro Carmine, credo che un pò tutti ci siamo trovati e ci troviamo in situazioni simili. Ho cercato prima un motivo al tuo comportamento. Mi fa piacere di essermi sbagliato. Però, io sono sempre del parere che non sono solo e sempre gli altri ad essere “strani”, perchè noi siamo per gli altri anche gli “altri”. Spero di essermi spiegato bene.
Non è facile capire gli altri, ma non è facile neppure capire se stessi. Forse è ancora più difficile. Non per niente prima i greci, poi i romani dicevano “nosce te ispum”.
Tra l’altro ogni età ha i suoi affanni. Solo che con il passare del tempo ci si fa, per così dire, l’abitudine, ma tutti troviamo le nostre difficoltà a convivere con i nostri simili. Capita anche in famiglia.
Non intendo consolarti. Ti consiglio solo, se desideri stare con gli altri, di “concedere” qualcosa di tuo anche a loro. Non basta il caffè…
…ti abbiamo risposto in tanti…….vedi che ti vogliamo bene???