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Quanto Vale la Vita di un Italiano?

17 marzo, 2009 - 10:25 di  
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Condividi Quanto Vale la Vita di un Italiano?. Comandante Nebbia ti ringrazia.
11 letture

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Poco. Anzi pochissimo. E tutto a regola di legge.
Un uomo viene accusato di omicidio. Siccome non fa parte della casta e non ha commesso un banalissimo stupro finisce di filato in carcere. 14 giorni in un carcere italiano. Una pena da girone dantesco. Di peggio, qui in Europa, si trova solo in Turchia(1), fidatevi.
Gli elementi probatori sono inconsistenti e l’uomo viene scarcerato. Dopo la breve villeggiatura e lo sputtanamento su giornali, riceve quello che la legge definisce un equo indennizzo. 8000 euro, Sedici milioni del vecchio conio. Più o meno quello che guadagna una puttana di alto bordo in due o tre giorni di lavoro facendo cose simili a quelle toccate a Lumumba Diya.




tortora

E diciamo che gli è andata già bene. Poteva rimanere in carcere per mesi, come accadde ad Enzo Tortora(2) o crepare mentre cerca di sbloccare un macchinario a cui sta lavorando. In quest’ultimo caso niente indennizzo, ma una ricchissima multa di 6000 euro per la persona ritenuta responsabile della morte.

Così stanno le cose evidentemente. In entrambi i casi la corte giudicante si sarà espressa secondo legge, quindi gli italiani non rispettano se stessi per volontà legislativa. Se non si ha stima e rispetto di se stessi è quantomeno curioso pretenderlo, poi, dagli altri.

Comunque, nel caso di Lumumba Diya e in quello francamente paradossale di Tortora, potrebbe emergere una cattiva gestione da parte dei giudici inquirenti con una comminazione intempestiva della carcerazione preventiva.
Un paese civile dovrebbe prevedere una norma che, in qualche modo, punisca il giudice che sbaglia. Una norma analoga a quelle che regolano il lavoro di tutti noi. Se un medico sbaglia, ad esempio, generalmente è costretto a pagare per i propri errori.
In effetti gli italiani, nel remotissimo 1987, hanno esplicitamente votato per un referendum abrogativo in ordine all’istituzione di una forma di responsabilità civile dei giudici.

La volontà degli italiani, chiaramente espressa con una percentuale bulgara dell’80%, è stata poi disattesa con la promulgazione della legge Vassalli. Un capolavoro di legge che trasferisce la responsabilità del magistrato allo stato con la possibilità, da parte di quest’ultimo, di rivalersi sullo stesso, ma solo entro il limite di un terzo di annualità dello stipendio(3).

Per chi guarda alle cose con occhio critico è chiaro che in Italia non esiste una sola casta e che i poteri dello stato, spesso, pur litigando apparentemente, si tutelano vicendevolmente.
Niente di nuovo sotto il sole.

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Note
  1. giusto fuori dall’Europa, cioè []
  2. sette mesi, per la precisione []
  3. un po’ come se un medico, operando ubriaco, uccidesse un paziente e la responsabilità fosse trasferita all’ospedale []
Fine delle Note

Comments

7 Risposte a “Quanto Vale la Vita di un Italiano?”
  1. ilBuonPeppe scrive:

    Un paese civile dovrebbe prevedere una norma che, in qualche modo, punisca il giudice che sbaglia

    Andiamoci piano. Quello del giudice non è un lavoro qualsiasi, e quindi non può essere trattato allo stesso modo di tutti gli altri; non a caso, essendo uno dei tre poteri fondamentali, è appositamente regolato dalla Costituzione.
    Che un giudice (come chiunque altro) debba pagare se commette un reato, non ci piove; ma è necessario un dolo o almeno una colpa grave, deve averlo fatto apposta.
    Se si tratta di un “errore” nel senso stretto del termine, bisogna certo prevedere forme di risarcimento per i danneggiati, ma non si può sparare addosso al magistrato aprioristicamente; soprattutto se l’errore è avvenuto rispettando norme e procedure.
    Una colpevolizzazione generalizzata dei magistrati avrebbe effetti devastanti: nessuno più si prenderebbe la briga di procedere se solo c’è un minimo dubbio o la possibilità che un avvocato trovi il cavillo per permettere al suo cliente di farla franca. E questo significherebbe la fine dell’attività giudiziaria. Non a caso (ma non è il tuo caso comandante) questa ipotesi riemerge periodicamente da parte di qualche politico che deve difendere i suoi interessi.
    Per la cronaca: in Italia quelli che pagano i propri errori sono pochissimi, e men che meno i medici.

    • Ho la presunzione di pensare che nessun lavoro sia un lavoro qualsiasi. Piccole o grandi, ciascuno dispone di una serie di responsabilità quando fa il suo mestiere.
      In effetti, è evidente che se vengono rispettate le leggi e le procedure, un eventuale errore fatto in buona fede non possa e non debba essere perseguito. In questo caso è chiaro che la responsabilità del risarcimento deve ricadere sull’organizzazione. Nel caso precipuo, lo stato.

      E fin qui ci siamo. La legge Vassalli mi risulta che faccia proprio questo. Non mi risulta, invece, che sia normato con la stessa accuratezza il caso di chi non fa per bene il suo dovere, non segue le leggi o le procedure. In questo caso la magistratura si arroga il diritto di farsi giustizia internamente, disponendo trasferimenti di ruolo o di locazione geografica, sempre che lo ritenga opportuno e senza la possibilità da parte della parte lesa di ricevere soddisfazione.

      Un po’ come fanno le camere quando dispongono dell’autorizzazione a procedere per qualche parlamentare accusato di reati.

      Insomma, mi piacerebbe che se qualcuno sbaglia seguendo leggi e procedure, in buona fede, sia protetto da toga o mandato, ma se uno nascondendosi sotto la toga o dietro il mandato sbaglia scientemente violando la legge, allora per lui scatti la mannaia come per tutti.

      • ilBuonPeppe scrive:

        Messa così sono d’accordo; l’articolo trasmette tutt’altra idea.
        Solo un appunto sul fatto che la magistratura si “arroga” il diritto di giudicarsi da sè.
        In primo luogo la magistratura non si arroga proprio niente, è la costituzione che lo stabilisce. Poi non è vero che il caso del giudice che infrange le leggi non sia normato; se il giudice commette un reato, viene trattato come qualsiasi altro cittadino, codici alla mano. Perchè il magistrato è soggetto solo alla legge, ed anche questo è scritto nella costituzione.
        Infine, se si decide che questo meccanismo non va bene, bisogna stabilire “chi” debba giudicare i magistrati; evidentemente un soggetto terzo, che però non dovrebbe appartenere a nessuna categoria sulla quale i magistrati hanno indagato o possono farlo, altrimenti si crea un conflitto di interesse. Ma anche superando questo problema, dovremmo poi stabilire chi giudica quelli che giudicano i magistrati. E così via, all’infinito.
        Il problema sicuramente esiste ed è tutt’altro che semplice da risolvere. Ma ogni volta che sento parlare di “far rispondere i magistrati dei propri errori” mi sale un brivido per la schiena, perchè è la solita litania che usano i politici quando hanno qualcosa da nascondere.

  2. Fully scrive:

    Completamente d’accordo. Chi sbaglia è giusto che paghi, anche se è un giudice. Se non altro per una questione di responsabilità e serietà nella conduzione delle indagini e nella formazione delle prove.
    Mi permetto di segnalare tra gli articoli collegati al tema anche questo:

    http://www.mentecritica.net/chi-sbaglia-paghi-anche-se-e-un-giudice/informazione/democrazia-e-diritti/fully/2774/

    scusandomi fin d’ora per la poco elegante autocitazione ed invitando i lettori a leggere soprattutto il dibattito che si sviluppò all’epoca nei commenti, in cui una parte degli intervenuti sembrò leggere questa esigenza di responsabilizzazione civile dei magistrati alla stregua di un ulteriore attacco all’indipendenza della magistratura.

  3. Pinocchio scrive:

    Spesso mi chiedo quanto l’interpretazione della legge, da parte della magistratura, influisce sia sulla conoscenza personale o su quella proveniente dalla pubblicità di giornali e televisioni.

    Mi chiedo ancora se veramente la legge è uguale per tutti.

    Una delle poche convinzioni rimaste è quella che la legge non è uguale per tutti.

  4. Il problema non sta nella peculiarità del lavoro del giudice, ma nel fatto che tale attività possa essere sindacabile. Vedete un po’ com’è finita la vicenda di “why not”, dove dei giudici sono stati puniti da altri giudici in maniera che a molti di noi sembra iniqua. E’ evidente che se, in un clima politco come quello italiano attuale, un singolo magistrato opera bene, mentre nella società una classe dirigente fondamentalmente mafiosa porta il paese al degrado totale, quel magistrato verrà messo a tacere. E ciò paradossalmente proprio perchè taluni magistrati hanno dimostrato di sapere fare squadra coi politici e con gli altri potenti.
    A volte, per mantenere l’equilibrio del sistema, qualcuno può rimetterci qualcosa: se ciò è inevitabile, dobbiamo pagare questo costo.
    Ma poi, nel merito della vicenda citata, non ho capito perchè 8000 euro siano per voi nulla, a me pare una cifretta niente male, c’è gente che non la guadagna neanche in un intero anno. Voi avreste optato quindi per i 500.000 euro richiesti dal danneggiato? Ma per favore…

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Su questo articolo gli altri siti web hanno scritto....
  1. upnews.it scrive:

    Quanto Vale la Vita di un Italiano?…

    Poco. Anzi pochissimo. E tutto a regola di legge.
    Un uomo viene accusato di omicidio. Siccome non fa parte della casta e non ha commesso un banalissimo stupro finisce di filato in carcere. 14 giorni in un carcere italiano. Una pena da girone dantesco. …



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