Quante Brave Donnine

Tra i più divertenti momenti di contorno di questa campagna elettorale, un posto d’onore spetta a quella scena in cui un’anonima sostenitrice di John McCain, rivolgendosi al suo candidato di riferimento, domanda: “How do we beat the Bitch?”, come si batte la Stronza?
Da quell’istante, in tutti i programmi televisivi, dai Letterman e Leno shows in giù, è stato un fiorire di battute tendenti a descrivere Hillary Clinton senza nominarla: “The rhymes with rich is back”, “It rhymes with witch”… e via dicendo.

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In realtà, in questa occasione, i comici americani (come l’italiano Luttazzi quando mette nella vasca le persone che più gli stanno antipatiche e riserva loro quel particolare trattamento) non hanno fatto che riciclare una precedente battuta, insospettabilmente pronunciata da Barbara Bush, moglie dell’allora Vice-Presidente George Bush, durante la campagna elettorale che, nel 1984, avrebbe portato alla rielezione di Ronald Reagan..

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Rivolgendosi infatti, senza mai nominarla, a Geraldine Ferraro, la candidata scelta da Walter Mondale alla Vice-Presidenza degli Stati Uniti, Barbara Bush disse: “I can’t say it, but it rhymes with rich”. Una trovata pungente per darle appunto della Stronza.

Oggi Geraldine Ferraro, nelle vesti di amica personale (per quanto, a questi livelli, si possa ancora parlare di amicizia) della più famosa Stronza per antonomasia, sua sostenitrice e raccoglitrice di fondi elettorali, esce dal cono d’ombra in cui era giustamente stata relegata negli ultimi vent’anni e, dando ragione a Barbara Bush, lo fa in maniera eclatante e un tantino disgustosa.

Barack Obama, dice la Ferraro che evidentemente non ascolta le parole di Gianfranco Fini, non sarebbe “lì” se fosse un bianco oppure una donna. Si deve quindi ritenere “fortunato” ad essere quello che è. Ossia: un nero.

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Che cos’è tutto questo? Razzismo di ritorno riletto all’incontrario? Il nero che, da esponente del preferred minority group, diventa privilegiato oltre ai suoi meriti?
No. Più prosaicamente: semplice strategia politica. In linea con la ben conosciuta spregiudicatezza della scuola clintoniana.

Niente è casuale. Nessuno è l’ingenuo gaffeur che vorrebbe far sembrare. Tutto fa parte di un programma studiato attentamente a tavolino:
La battuta di Bill Clinton quando, con apparente noncuranza, butta lì che “per quanto ne so, Obama non è musulmano”;
Il ritratto del rivale, annerito ad arte col Photoshop e pubblicato sul blog pro-Hillary;
La sua fotografia con indosso la djellabah ed il turbante in testa;
La “meditata” considerazione politica di Hillary che arriva a screditare la massima icona della comunità black americana (Martin Luther King), contrapponendola in negativo a quel Lyndon Johnson che, fino all’altro ieri, veniva unicamente identificato dalla tribù liberal come l’artefice dell’escalation militarista in Vietnam.

E così, dopo essersi esposti di persona e aver intenzionalmente ammorbato il contesto elettorale con la sempre sgradevole matrice razziale, adesso i coniugi Billary Clinton mandano in campo la loro valida collega, con l’indicazione di giocare sporco al loro posto.

E quando si alza il polverone, Geraldine Ferraro finge di difendersi calcando ancor di più la mano: “Mi attaccate solo perché sono bianca”, fa sapere.
Come a dire: sfortuna per Hillary, è una così brava donnina e voi la discriminate solo perché, invece di un cazzone nero, ha la figa e la pelle candida di una povera WASP. Quasi quasi piango.

Tutto questo prima del voto in Pennsylvania, dove Hillary deve vincere con largo margine per tamponare lo svantaggio che la separa da Obama e presentarsi alla Convention di agosto con qualche argomento in più da offrire ai Superdelegati che dovranno finalmente scegliere chi sarà il candidato democratico alla Casa Bianca.

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E tutto questo, guarda caso, quando uno di quei Superdelegati favorevoli a Hillary, vale a dire il Governatore puttaniere dello Stato di New York, Eliot Spitzer, si scopre non essere quel paladino antimacchia e tutto moralità che si credeva.

In quest’ultima vicenda di ordinaria immoralità politica, quello che ha più colpito la mia attenzione non è tanto l’estrema ipocrisia dell’uomo che, anziché ammettere semplicemente di essere un puttaniere compulsivo, arriva unicamente e fumosamente a rammaricarsi (ma solo perché è stato scoperto) di aver deluso “lo standard morale che si era prefisso nella sua vita”.

Per me la figura più emblematica di questa squallida rappresentazione è colei che, artatamente dimessa ma comprensiva, stava lì in silenzio al fianco del Client Number 9, vale a dire Silda Alice Spitzer, la supercornuta moglie del superdelegato puttaniere amico di Hillary.

Lei, Silda, naturalmente lo ha perdonato. Ogni brava moglie americana perdona sempre le intemperanze sessuali del marito fedifrago.
Del resto, quando l’ordinamento legislativo di molti Stati considera reato se una moglie succhia l’uccello al proprio marito o addirittura gli dà il culo, è evidente che alla fine bisogna avere quella ragionevole praticità tutta femminile di perdonare l’uomo che, tali sfoghi, se li va a procurare altrove.

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Per cui non fatico a credere come Silda abbia perdonato Eliot. Proprio come Hillary ha perdonato Bill, dopo aver per anni inghiottito in silenzio tutti i suoi innumerevoli schizzi extraconiugali. Sicuro.
La differenza tra queste due coppie, è che Hillary, nella sua fase del “perdono”, ha sempre avuto davanti a sé la prospettiva di una rivincita assoluta, facendo vestire a Bill i panni di primo first lady maschio della storia americana.

Alla povera Silda, invece, quando si renderà conto che difficilmente avrà l’occasione di essere la first lady del primo Presidente ebreo degli Stati Uniti, non resterà altro che rivolgersi ad un buon avvocato divorzista e, nel frattempo, informarsi sugli orari in cui si tengono gli incontri all’Anonima Alcolisti.

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Lexi Amberson Stampa questo Articolo Stampa questo Articolo

La questione sul colore di Obama, più o meno nero, è francamente paradossale.
Non lo dico per criticare, visto quello che accade in Italia me ne guardo bene, però effettivamente è comica.

Anche la storia delle mogli supercornute è comica. O meglio tragicomica.
Non sapevo che in certi stati il sesso “contro natura” con la propria moglie fosse un reato. Addirittura?

@Diabolico

Da Wikipedia:

Stati in cui fino al 2003 era ancora esistente una legislazione solo sulla sodomia omosessuale: Kansas: fino a 6 mesi di prigione e/o fino a 1000 dollari di multa; Missouri: fino a 1 anno di prigione e/o fino a 1000 dollari di multa; Oklahoma: fino a 10 anni di prigione (inizialmente era applicata anche a persone di sesso opposto); Texas: fino a 200 dollari di multa;

Stati in cui fino al 2003 era ancora esistente una legislazione sia contro la sodomia omosessuale che contro quella eterosessuale: Alabama: fino a 1 anno di prigione e/o fino a 2.000 dollari di multa (non applicabile a coppie sposate) Arizona: fino a 30 giorni di prigione e/o fino a 500 dollari di multa; Florida: fino a 60 giorni di prigione e/o fino a 500 dollari di multa; Idaho: da 5 anni all’ergastolo; Louisiana: fino a 5 anni di prigione e/o fino a 2000 dollari di multa Michigan: fino a 15 anni di prigione (non valido nella contea del Wayne); Massachusetts: da 5 a 20 anni di prigione e/o fino a da 100 a 1000 dollari di multa; Minnesota: fino a 1 anno di prigione e/o fino a 3.000 dollari di multa Mississipi: fino a 10 anni di prigione; North Carolina: fino a 10 anni di prigione; Puerto Rico: fino a 10 anni di prigione; South Carolina: fino a 5 anni di prigione e/o fino a 500 dollari di multa Utah: fino a 6 mesi di prigione; Virginia: da 5 a 20 anni di prigione;

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