Quando le scarpe vanno al governo 49


Poiché la lingua batte dove il dente duole mi trovo a tornare sull’argomento Libertà. Lo ha fatto efficacemente Claudio Bezzi e di recente anche Carlo Cerioni esponendo entrambi importanti argomentazioni, alle quali vorrei aggiungerne alcune ora sull’argomento specifico della libertà individuale di scelta (senza scomodare l’aulico e sacrale libero arbitrio).
Essa ha un limite interno nell’alternativa tra il fare e il non fare mentre l’unico limite esterno sta nell’oggettiva esistenza praticabilità delle alternative tra cui scegliere.
E’ importante però essere in grado di esercitare tale libertà rendendosi conto della diversità di conseguenze che sono connesse alle decisioni derivanti dal suo utilizzo.

Per intenderci, la scelta (sbagliata) di un paio di scarpe in luogo di un altro può avere conseguenze anche sgradevoli per l’acquirente se, al primo uso, si scoprirà i piedi pieni di vesciche, ma questo effetto negativo sarà comunque un problema risolvibile e riguarderà un aspetto marginale della vita di quella singola persona.
Invece, sempre per fare un esempio, la scelta di un matrimonio (di qualsiasi genere) sbagliato potrà avere conseguenze irreparabili e non solo su chi quella scelta ha fatto ma sulla vita di tutti gli altri soggetti direttamente coinvolti.
E così via in tanti casi in cui gli effetti comunque riguarderebbero un limitato numero di soggetti.
Siamo sempre genericamente nel contesto della libertà “di” che Cerioni chiama plurale.
Abbiamo visto che di questo ambito fanno parte, a pieno diritto,anche alcune libertà strettamente connesse al tema della democrazia, su cui ci ha efficacemente invitato a ragionare Claudio Bezzi, anche in questa sede,e su cui non mi soffermo se non per notare che alla libertà di esprimere il proprio voto (apice della manifestazione democratica della sovranità popolare e quindi, in congrua misura, foriero di rilevanti conseguenze per l’intera collettività) dovrebbe essere propedeutica la libertà di scelta tra le proposte politiche.
Siamo qui in un campo razionale, seppure anche con componenti ideali, nel quale non dovrebbero avere ruolo quelle azioni dettate da impulso o da valutazioni estetiche (privilegiate spesso nel caso delle scarpe) che non presuppongono particolari basi cognitive e capacità deduttive.
La domanda, tra tante, che mi pongo è: le normali conoscenze, a qualsiasi livello culturale (in senso lato), sono sempre sufficienti a consentire una scelta ragionata (a prescindere da soggettive valutazioni sul fatto che tali scelte appaiano “giuste” o “sbagliate”)in questo campo?

Nella società complessa (così descritta da Bezzi) le conoscenze derivano in gran parte dalle informazioni di cui disponiamo, o possiamo disporre. Di questo quindi è necessario occuparci in questo tentativo di risalire all’origine della formazione delle scelte razionali.
Ora qualche “bezzicante” dirà che la cosa non lo riguarda essendo in grado di ragionare con la propria testa, ma il problema, non inesistente neppure nel caso dell’homo cogitans cartesiano, esiste in misura elevata in quello dell’homo insipiens”, la cui diffusione, beneficiata da un regime di suffragio universale garantito dal semplice requisito dell’età, si sottovaluta troppo forse perché fa molto comodo.
Le fonti principali (se non esclusive) di informazione esistenti hic et nunc sono la televisione e la stampa (pur senza sottovalutare i “social”). In termini idealmente teorici da questi “media” (si legge così, non “midia” please) si dovrebbe ottenere la diffusione di notizie riguardanti avvenimenti di rilievo (eventi, fatti, dichiarazioni,parole, gesti ecc.) ed eventualmente interpretazioni esplicative e/o critiche di tali avvenimenti.
Meno per l’homo cogitans, molto più per l’homo insipiens, si pone inevitabile la questione dell’attendibilità dell’informazione nella sua parte esplicativo/critica, ma perfino spesso nella sua parte “oggettiva” di mera notizia. Questa attendibilità può trovare verifica solo nel riscontro comparativo di più fonti di informazione. Non è ardito affermare che l’attitudine a questa pratica è più diffusa nel cogitans che nell’insipiens (incolpevolmente privato degli strumenti critici necessari) e, conseguentemente, è appena un po’ più ardito affermare che quest’ultimo è munito di molto minori difese di fronte ad una informazione dolosamente alterata al fine di indirizzarne il pensiero e quindi le scelte.

Questa pratica di inganno scorretto, spesso subdolo, ma quasi sempre legittimo è ormai presente in ogni tipo e forma di comunicazione sia quella dichiaratamente pubblicitaria (che trascura di avvisare del rischi di vesciche ai piedi), sia quella travestita da documento, sia quella direttamente o indirettamente politica.
Essendo evidente anche a me che sono uno speculativo e non uno scientifico (scusate se non allego dati, statistiche, grafici) che l’homo noncogitans è ampiamente maggioranza nell’universo (forse per volontà divina dopo la faccenda della mela) è a questa maggioranza che deve puntare il messaggio pubblicitario sia rivolto semplicemente al consumo sia rivolto all’acquisizione (democratica!) di un poter politico utilizzato come opportunità di speculazione, corruzione e concussione che consentono la perpetuazione del circolo vizioso.
Per ottenere questo scopo, grazie ad una strumentalizzazione del meccanismo democratico che crea un potere oligarchico non fondato sul merito, è dunque necessario il controllo di quelle fonti di informazione che divengono da ogni parte (maggioritaria e minoritaria) fonti di disinformazione atte a generare opinioni e convincimenti che creano consenso deformato.
Questo elemento distorcente dell’ideale principio di democrazia non può che gettare un’ ombra inquietante sulla reale qualità e consistenza della libertà (non di scelta ma di formazione della scelta) di tanti cittadini gratificati del titolo di sovrani ma subdolamente privati degli strumenti necessari alla formazione di una scelta consapevole.
In conclusione, in una società gestita da chi manovra i media non è la libertà di scelta in discussione ma il fatto che sia svuotata di valore dalla solo teorica libertà di disporre degli elementi necessari alla formazione della consapevole opinione utile ad una scelta ragionata.
Ma sul tema della libertà di stampa (rectius: di informazione) non sarò io a discettare.

PS- nel pieno rispetto della libertà di opinione chiunque legga queste righe ha il diritto di scegliere come obiettivi negativi quelli che gli aggradano purché, come ha fatto l’estensore, se lo tenga per sé.
Per le scarpe cercate di fare più attenzione.

Di Manrico Tropea



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