Quali Valori?

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Il governo francese ha deciso in questi giorni un piano di espulsioni e di rimpatri riguardante le comunità rom illegali. Secondo il ministro dell’Immigrazione, Eric Besson, entro agosto saranno rimpatriati forzatamente 850 rom.

Sulla questione è intervenuto Benedetto XVI, sostenendo, in francese ove vi fossero dubbi sul destinatario, che:

« … tutti gli uomini sono chiamati alla salvezza. È questo anche un invito a saper accogliere le legittime diversità umane, seguendo Gesù venuto a riunire gli uomini di ogni nazione e di ogni lingua», invitando i francesi a «educare i giovani alla fraternità universale».

Il “Corriere della Sera” ha chiesto ai suoi lettori:

La Francia sta espellendo dal suolo transalpino, verso i Paesi d’origine, i rom che si trovano in posizione irregolare. Siete favorevoli?”

L’89,1% ha risposto di si, il 10,9% di no.[1]

Eppure sono pressappoco gli stessi italiani che, secondo il rapporto Eurispes 2006[2], si professano cattolici per il 90%, (percentuale che sale al 99% tra coloro che votano a destra).

Mentre, secondo la stessa fonte, il 44,6% (non poco, trattandosi al 90% di cattolici) ritiene che la Chiesa Cattolica intervenga più del dovuto nelle questioni socio-politiche; addirittura il 69,1% è favorevole al divorzio; il 74,6% all’aborto, in caso di malformazione e gravi anomalie del feto. Mentre il 62,5% è favorevole alla fecondazione assistita, il che non ha impedito che la partecipazione ai referendum del 2005, proprio sulla procreazione assistita, si fermasse al 25,6%[3]. Così da consentire all’allora presidente della CEI, Camillo Ruini, di affermare che il mancato raggiungimento del quorum fosse da considerarsi il “frutto della maturità del popolo italiano, che si è rifiutato di pronunciarsi su quesiti tecnici e complessi, che ama la vita e diffida di una scienza che pretenda di manipolare la vita”

Che si può leggere alla lettera, come un omaggio a un popolo giudizioso, oppure in filigrana, vedendoci tra le righe una maliziosa presa per i fondelli. Ove si dia credito al cardinale di conoscere ciò di cui sta parlando, cosa su cui non è lecito avere dubbi.

La questione di Melfi è di queste ultimissime ore.

Giancarlo Maria Bregantini, presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, non ha dubbi: «L’azienda ha dei compiti e degli obblighi non solo di natura economica ma anche di natura personale», dunque, alla luce della dottrina sociale della Chiesa « l’azienda sta compiendo un errore etico e nega i diritti della persona».[4]

La platea di CL, a Rimini, è di tutt’altro avviso, tant’è vero che plaude cordialmente a Emma Marcegaglia quando costei afferma che «Tutti devono rispettare le decisioni del giudice, ma quella di Fiat non è in disaccordo con quella del giudice. Il problema non è tanto quello del reintegro, quanto quello di capire se vogliamo avere un futuro industriale.»[5] Ove restassero dubbi ci pensa Bernhard Scholz a fugarlo, commentando così l’intervento di Sergio Marchionne: “Siamo sempre interessati a persone che vogliono cambiare questo paese al meglio. Marchionne ha detto quel che pensa. È un manager fuori dagli schemi, dal pensiero originale, con cui vogliamo continuare a confrontarci”[6]

È evidente che CL ha un’idea della ricchezza diversa da quella che aveva San Francesco; più vicina al concetto calvinista, secondo cui nulla può essere che Dio non voglia e dunque la ricchezza può benissimo rappresentare, al contrario di ciò che si crede, non la cacca del diabbolo, ma il segno della benevolenza divina per una vita laboriosamente spesa.

Si potrebbe proseguire.

La diatriba tra Famiglia Cristiana e monsignor Rino Fisichella sui valori del Berlusconesimo è di queste ore.

Ma per quel che si vuol sostenere ce n’è già d’avanzo.

Quel che salta agli occhi è l’estrema divaricazione tra la teoria e la pratica, tra il dire e il fare, così che chiunque volesse parlare di valori cattolici si troverebbe in difficoltà, ove non gli fosse consentito di includere nella categoria questo ma anche quello. Come faceva Veltroni, evidentemente toccato anch’egli dalla Grazia.

Ma come si fa a tenere insieme questo e quello, senza urtare prima o poi il principio di non contraddizione, una delle poche cose cui non possiamo rinunciare, se vogliamo capirci?

Forse sono state proprio queste contraddizioni la causa che ha portato alla dissoluzione della DC e alla diaspora dei cattolici. Il loro dualismo insanabile: Rosi Bindi e Rocco Buttiglione, Tettamanzi e Ruini, Martini e Ratzinger, Dossetti e don Sturzo … Pelagio e Agostino.

La cosa, se si riducesse a una disputa dottrinale tra adepti, non avrebbe alcun interesse per tutti gli altri, se non quello di mera curiosità intellettuale per l’estrema sottigliezza delle argomentazioni che impreziosisce talvolta il dibattito.

Dunque non avrebbe alcun interesse politico. Perlomeno non dovrebbe averlo.

Ma siccome i cattolici continuano a proporsi incessantemente quali portatori di valori etici irrinunciabili, ai quali informare l’azione politica comune, così a destra come a sinistra, allora la domanda dev’essere posta in modo chiaro e forte, e ruvido: quali valori? Quelli della dottrina, o quelli della prassi?

Il valore della testimonianza che spinge il credente a proporsi sempre e comunque, senza badare all’opportunità? Il valore della fratellanza che porta all’accoglienza senza distinzioni di stato e di cultura, senza limiti di numero, senza badare alle conseguenze concrete: le periferie sono grandi, vuol dire che vi stringerete un po’? Il valore della povertà, dividiamo in due il mantello, ma anche quello della ricchezza, se rettamente intesa, per esempio se sta dalla parte della Chiesa che la usa per le opere buone? Il valore della castità, pretifratisuore, ma anche famiglia: babbo mamma e quattro figlioli, per cominciare, poi si vedrà, mai mettere limiti alla Provvidenza, da testimoniarsi in piazza in modo da convogliarvi i rivoli del denaro pubblico più che si può? Il valore della sofferenza, se ti pare di non averne abbastanza mettiti il cilicio che renderà la tua giornata più dura e meno invisa al Signore? Il valore della vita e della morte, che, in quanto doni di Dio, non sono nella disponibilità dell’individuo?

E per ultimo, volendo tutto, ma proprio tutto, dunque anche il suo contrario, il valore della ragione, che però, per essere vera ragione dev’essere ancella della fede. Non nel senso kantiano, ma nel senso che ove vi fossero delle discordanze di giudizio varrà il parere della padrona?

Non li ho elencati tutti, probabilmente ne ho anche scordato qualcuno di importante, ma sarebbe già una bella cosa se i cattolici cominciassero a rispondere a questi.


[1] http://www.corriere.it/appsSondaggi/votazioneDispatch.do?method=risultati&idSondaggio=7717

[2] http://www.we-are-church.org/it/attual/Eurispes.italiani.chiesa.htm

[3] http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_del_2005

[4] http://www.corriere.it/economia/10_agosto_25/melfi-operai_8a9dc766-b036-11df-817a-00144f02aabe.shtml

[5] http://www.corriere.it/economia/10_agosto_25/melfi-operai_8a9dc766-b036-11df-817a-00144f02aabe.shtml

[6] La Stampa, venerdì 27 Agosto, Marco Alfieri “Il manager ruvido che piace agli eredi di don Giussani”

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Uno che pensa che il futuro sia importante, ma non come si crede, forse perché ce l’ha già tutto alle spalle. Che sia inutile e pericoloso perdere di vista il presente, soprattutto quando ti chiedono l’uovo oggi per la gallina domani. Perché la gallina non abita nel futuro, come dimostra ampiamente il passato.

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