Qualche Domanda a Carlo Alberto Defanti su Eluana Englaro 12


Quando ha visitato Eluana, in che condizioni era? Erano le stesse condizioni dell’ultima volta in cui l’ha sottoposta ad esami?

Ho visitato Eluana nell’ottobre 2007 in occasione della visita che le rese il sen. Ignazio Marino. A dire il vero, non ho fatto una visita formale, ma ho trascorso circa un’ora accanto a lei insieme a Marino e alla suora che da oltre 15 anni la accudisce e che la considera in qualche modo una figlia. Posso dire che la situazione clinica, osservata nel 1996, nel 2001 e nel 2007, è del tutto invariata. Eluana non ha mai mostrato alcuna risposta agli stimoli ambientali tale da implicare un’elaborazione corticale dello stimolo. Quindi ella si trova in uno stato vegetativo vero e proprio (e non in una delle condizioni descritte da qualche anno come stati di minima coscienza). Inoltre, sia sulla base dei dati strumentali del passato, sia su quella del lunghissimo periodo di osservazione (identico a quello di Terri Schiavo), si può affermare con certezza (vale a dire con una probabilità soverchiante) la sua irreversibilità o permanenza.

Che cosa significa essere in SVP? Ci sono casi in cui si è usciti dallo SVP?

Cominciamo a chiarire i termini. Si parla di Stato Vegetativo SV quando un paziente che ha subito una gravissima lesione dell’encefalo, dopo un periodo di coma (stato di incoscienza con gli occhi chiusi) che di regola non dura più di 3-4 settimane, comincia ad aprire gli occhi come si risvegliasse ma non è in grado di entrare in alcun modo in contatto con l’ambiente. SVP è l’acronimo di Stato Vegetativo Persistente e la sua definizione corrente è: stato vegetativo che dura oltre un mese. Lo SVP così inteso non va confuso con lo Stato Vegetativo Permanente, ove l’aggettivo permanente è sinonimo di irreversibile (a differenza dello SVP, che è una diagnosi che descrive una condizione, SV permanente è una prognosi: implica cioè la previsione di irreversibilità). Detto questo, dallo SVP (persistente) si può uscire ed anzi ciò accade abbastanza spesso, per esempio nel caso dei traumatizzati cranici gravi, che dopo una fase di coma entrano in SVP per poi risvegliarsi e riprendere contatto con l’ambiente. Per definizione invece dallo SV permanente non si dovrebbe uscire mai. Il condizionale fa riferimento al fatto che qualsiasi prognosi ha carattere probabilistico e che un piccolo numero di malati giudicati in SV permanente hanno poi ripreso contatto con l’ambiente (si sono risvegliati) al di là dei termini temporali che per lo più permettono di formulare la prognosi di irreversibilità.

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Eluana si rende conto di qualcosa?

Per quanto è possibile sapere, i pazienti in SVP si trovano in uno stato simile a quello della narcosi (la misurazione del metabolismo globale del cervello dimostra livelli globalmente ridotti, in misura paragonabile a quella dei soggetti in anestesia generale). Negli ultimi anni, con tecniche sofisticate, è stato dimostrato che in alcuni pazienti singole aree della corteccia cerebrale reagiscono a stimoli ambientali, ma non è possibile sapere se ciò corrisponda a una qualche consapevolezza. Del resto alla domanda “che cosa prova il malato in SVP?” non è possibile dare una risposta diretta, ma soltanto indiretta. Eluana non avrebbe mai voluto essere mantenuta in vita in queste condizioni.

Quali sono, secondo lei, le ragioni per opporsi alla sua scelta?

Le ragioni sono di diverso ordine: a) da un lato una misura come la sospensione della nutrizione artificiale urta in modo “istintivo” il tradizionale sentire medico, ma questa risposta emotiva può essere facilmente soppiantata da una seria argomentazione razionale, come dimostrano le linee guida di società scientifiche autorevolissime, come l’American Academy of Medicine; b) oggi la vera ragione è che il Magistero cattolico ha fatto sua senza riserve la dottrina della sacralità della vita, dottrina che entra in rotta di collisione con gran parte della medicina moderna e che ciononostante continua ad essere sostenuta, credo, per ragioni politiche più che autenticamente religiose.

Nutre qualche speranza per il futuro e rispetto alla decisione della Corte di Cassazione dello scorso autunno?

Tenuto conto della difficile situazione in cui viviamo, nutro ragionevoli speranze nelle capacità di innovazione della magistratura. Il diritto ha una sua logica che nel tempo ha saputo precedere la moralità codificata delle grandi istituzioni (Chiesa, medicina ecc.): si pensi alla riforma del diritto di famiglia, al riconoscimento del cambiamento di sesso, al consenso informato.

Eluana è imprigionata in una condizione che non voleva e in un corpo straordinariamente forte – e che paradossalmente è una condanna in queste condizioni. Se non ci fossero impedimenti legali, lei come agirebbe (anche tecnicamente, quale sarebbe la strada migliore per eseguire le volontà di Eluana)?

Se non vi fossero impedimenti legali (e spero di poterlo fare, dopo una sentenza favorevole della Corte di appello di Milano), il modo corretto di procedere sarebbe di rimuovere il sondino attraverso il quale Eluana è nutrita e di trasferirla in un hospice, in modo da accudirla nel modo più attento e dignitoso durante il periodo (che sarà dell’ordine di due settimane) in cui la sua vita proseguirà dopo la sospensione del trattamento, vegliando a tutti quei provvedimenti (umettare periodicamente le mucose, lavaggio dolce, cambiamento periodico delle posizioni del corpo ecc.) che favoriscono il mantenimento di un aspetto fisico dignitoso e consentendo a familiari ed amici di visitarla ad ogni ora. L’avanzamento biomedico ha offerto straordinarie possibilità di interventi e di miglioramenti, ma ha anche causato situazioni come quella di Eluana.

Quale potrebbe essere una bussola per orientarsi rispetto a questa “ambivalenza”?

Tre sono i punti principali: a) la medicina deve prendere atto che il suo coinvolgimento nel processo del morire significa inevitabilmente che il medico è confrontato quotidianamente con decisioni di vita e di morte e che il non decidere è sempre in realtà una cattiva decisione; b) è indispensabile che la medicina elabori criteri prognostici il più possibile precisi al fine di non avviare o di sospendere precocemente le misure di sostegno vitale nei pazienti in terapia intensiva; c) i medici debbono prendere atto che l’ultima parola in questa decisioni spetta al paziente stesso, sia in forma diretta quando possibile, sia in forma indiretta tramite strumenti come il testamento biologico.


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12 commenti su “Qualche Domanda a Carlo Alberto Defanti su Eluana Englaro

  • Neottolemo

    Sembra che da quando sono iniziate le polemiche sull'aborto (ma anche un po' prima), dell'eutanasia non se ne frega più nessuno. Ora stanno tutti bene forse…

  • michelangelo

    Io non sono d'accordo! E più studio e più si allargano i confini dell'ignoranza e la "scienza medica" che pretende di curare il corpo senza porsi il problema dell'essenza vitale che esso custodisce non può sottrarsi

    alle sue responsabilità.

    ELUANA ENGLARO PROCESSATA IN CONTUMACIA

    Ieri, 14 febbraio a RAI 2, nel “tribunale” di RICOMINCIO DA QUI si è celebrato l’ennesimo processo in contumacia su Eluana Englaro, colpevole di continuare a vivere contro tutto e tutti.

    Se innocente è chi lotta per la vita e colpevole è chi vuole toglierla, in questo processo sono intervenuti tutti favore del pubblico ministero per la pena di morte e nessuno a difesa per il diritto alla vita.

    PRESIDENTE in video conferenza: prof. Stefano Rodotà

    PUBBLICO MINISTERO: Alda D’Eusanio

    TESTI A CARICO interrogati : Beppino Englaro, Avv. Vittorio Angiolini, e la psicologa Luana De Vita

    TESTI A CARICO in video conferenza: Dott. Riccardo Massei, Dott. Mario Riccio, Prof. Stefano Rodotà

    PROVE A CARICO: Lettera in video di Piergiorgio Welbi, diagnosi poetica in video del corpo di Eluana del Dott. Carlo Alberto Del Fante, poesia della figlia morta alla madre la scrittrice Isabella Aliente,

    TESTI A CARICO citati: Avv. Maria Cristina Morelli, Prof. Veronesi, ed altri

    COLLEGIO DELLA DIFESA – Nessuno

    DIFENSORE D’UFFICIO – Nessuno

    GIURIA – Nessuno

    PUBBLICO – Tutto di parte

    Alda D’Eusanio si è prodigata da vera attrice in domande di morbosità inaudite, dal tenore drammatico teatrale ottenendo risposte della stessa tonalità. Ha persino chiarito tra l’altro il concetto di vita e non vita: il primo quando si beve dal bicchiere e si mangia dal piatto e il secondo quando si beve per fiala e si nutre per sonda.

    Si è persino parlato di “patto di sangue a tre” la dove la serenità di due dipenderebbe dalla morte del terzo.

    ALLA DOMANDA FINALE DI RITO: Da dove ricominci? La Risposta è stata immediata: dalla sentenza della Corte d’Appello che equivale, a dopo l’esecuzione.

    Il Prof. Raffaele Morelli, eminente psichiatra e psicoterapeuta, direttore dal 1979 della rivista RIZA PSICOSOMATICA, il 15 dicembre da Costano a SKYSTELLA ad una mia domanda sul libero arbitrio rispondeva testualmente: “Se noi vogliamo indagare all’interno, ci vogliono le chiavi giuste per la serratura giusta e quindi quando noi parliamo di libero arbitrio, se stiamo ben attenti veramente di libero non c’è quasi niente. Il nostro cervello è il 94/95% e anche di più condizionato.

    Condizionato da quello che ci hanno trasmesso i nostri genitori, da quello che ci ha dato la cultura in cui siamo stati inseriti. Noi vediamo il mondo non per quello che è ma per come siamo stati in qualche modo abituati a guardare. Certo su quei grandi temi l’eutanasie ecc. io penso, che anche lì noi commettiamo degli abusi tremendi …..”

    PER TORNARE AL PROCESSO: LA PAROLA ALLA DIFESA CHE NON C’ERA,

    Rimando i lettori ad alcuni scritti nel mio blog

    Eluana Englaro il mio funerale;

    un granello di sabbia per Piergiorgio;

    una bara bianca;

    ho pianto per Piergiorgio;

    Welby: Mina e il Cardinale …..

    Per un approccio, invece, alla problematica di un pensiero etico- filosofico, né fideista né ateo, ma che giustifica le mie riflessioni sulla ricerca del vero libero arbitrio attraverso la scoperta delle infinite e immense virtualità della Mente Profonda, “domus magna” dell’essenza vitale la cui matrice non può non essere divina, due miei saggi-conferenze, l’una propedeutica dell’altra: “Il Divino ragionato ed “il travaglio dello Spirito nel periodo pre e post-mortem” , anch’essi nel blog.

  • michelangelo

    Visto che il sito del mio blog è stato escluso automaticamente, atteso le indicazioni date per la lettura delle mie riflessioni, anche per giustificare la "provocazione" del processo in contumacia, trascrico il titolo del mio blog:CENTRO STUDI ESOTERICI SIRACUSA RAPPORTO K.

    Grazie per l'attenzione

  • Comandante Nebbia

    Nessuna chiusura automatica. Il sistema antispam impedisce la pubblicazione se non esiste un commento già approvato per lo stesso utente con la stessa mail.

    Ci sentiamo tutti troppo vittime.

  • michelangelo

    @Comandante nebbia , desidererei che il mio commento, Eluana Englaro processata in contumacia, fosse pubblicato come articolo su Mente Critica, così come fu pubblicato sempre su Eluana Englaro, il mio funerale.

    Ti è possibile proporlo? Io non ci sono riuscito. Grazie michelangelo

  • Silent Enigma

    dall'ultima risposta dell'articolo io chiedo:

    ma il punto c) non è un po' in contrasto con il punto a)?

    Io neanche dopo ottant'anni di esperienza mi sentirei di prendere una decisione tra vita e morte, in qualità di medico.

    Sono situazioni delicatissime, secondo me se mancano le istanze del malato ("paziente" non mi è mai piaciuto) bisogna sentire quelle della famiglia che lo accudisce (naturale o di fatto che sia, è importante) ed esporre loro tutte le informazioni che si hanno sulle prospettive possibili (cosa, quest'ultima, già assodata).

    Che cacchio può saperne un giudice, un tecnico del diritto? La terzietà che secolarmente rappresenta è (azzardo) forse più deleteria che utile, su questa materia.

    Certo, non va dimenticato che tecnicamente la vita è, a ragione, il bene giuridico più tutelato dagli ordinamenti. Dico "tecnicamente", perché come sappiamo ci sono tutti i giorni situazioni che la Legge non tutela o in cui la Legge non è tutelata, che danno un valore misero al bene "vita".

    Tornando a noi, ricondurre questi drammi entro le categorie molto astratte di una normativa, è spersonalizzante al massimo, mentre (imho) qui al centro di tutto c'è una persona che soffre.

    Se fossi il familiare coinvolto, finché c'è speranza, non me la sentirei di decidere per la morte.

    E' il motivo per cui non sono in grado di lasciare un "testamento biologico" in cui dichiaro se voglio essere tenuto in vita o meno (scongiuri a parte). Più in là dell'autorizzazione all'espianto degli organi non riesco ad andare, per ora.

    Esempio, e se cambio idea e voglio provare a vivere, ma riesco solo a pensarlo perché sono un vegetale? Sarebbe una tortura ancor più atroce della morte stessa, secondo me.

  • NoirPink - Modello PANDEMONIUM

    Strano paese il nostro dove è d’obbligo il consenso informato ma dove, una volta intrapresi in situazioni d’emergenza i trattamenti medici che richiederebbero consenso, non si può esprimere la propria volontà di non proseguirli.Una signora può rifiutare di farsi amputare una gamba pur sapendo che morirà e giustamente invoca l’art. 32 della nostra Costituzione mentre una persona non può rinunciare ad un trattamento già iniziato senza il consenso suo o di chi può darlo.
    Troppe influenze dell’autorità religiosa e di tanti bigotti hanno bloccato il naturale percorso di quel corpo troppo manipolato e stravolto da mani estranee. E ricordiamo che, solo in Lombardia, ci sono altri CINQUECENTO casi Englaro..
    http://noirpink.blogspot.com/2008/07/attualit-eluana-e-la-vita-come-libert.html

  • Rita

    sono d’accordo con la decisione di sospendere l’alimentazione a Eluana.
    Mi sembra di avere capito che è solo un corpo inerte ma ho una domanda: “la sua anima dove è?” qualcuno mi sa rispondere? GRAZIE

  • Elena

    Eluana non deve morire, è 1 essere umano come tanti, non è giusto staccarle la spina, se deve morire, sarà Dio e decicerlo, non noi.

  • tina

    evvero eluana era una persona kome tanti di noi.ma nn poteva soffrire ankora,nn poteva restare qui al mondo soffrendo..io sn d’accordo kon suo padre perche ora eluana nn puo soffrire piu e tanto meno far soffrire ankora le persone ke la cirkondavano..dopo tutto eluana e ankora nei nostri cuori e lo sara x sempre e la rikorderemo x cio ke si e dimostrata davanti ai nostri okki..una xsona kome tante ma di certo ke ha saputo la sua vita anke se un po kompllikata facendosi amare…eluana anke se nn ti ho mai konosciuto di certo so ke sei davvero una xsona speciale….

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