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	<title>Commenti a: Qual è la Differenza tra Flessibilità e Precariato? Lo Stipendio!</title>
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	<description>Non Esistono Questioni di Principio</description>
	<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 21:00:55 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Comandante Nebbia</title>
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		<dc:creator>Comandante Nebbia</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Apr 2008 06:21:46 +0000</pubDate>
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		<description>Il posto giusto per proporre contributi &lt;a href="http://www.mentecritica.net/mandaci-un-articolo/" rel="nofollow"&gt;&lt;strong&gt;è qui&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.
Nei commenti la visibilità risulta molto ridotta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il posto giusto per proporre contributi <a href="http://www.mentecritica.net/mandaci-un-articolo/" rel="nofollow"><strong>è qui</strong></a>.<br />
Nei commenti la visibilità risulta molto ridotta.</p>
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		<title>Di: Loud</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/qual-e-la-differenza-tra-flessibilita-e-precariato-lo-stipendio/democrazia-e-diritti/luigibio/2267/#comment-16145</link>
		<dc:creator>Loud</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Apr 2008 20:13:09 +0000</pubDate>
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		<description>Si riporta l'articolo per condivisione del contenuto secondo l'argomento in oggetto cioè "il precariato"

***

IL PRECARIATO NON ABITA IN ITALIA (sul blog LucaLodi.it)

Questo titolo, preso dal Resto del Carlino, non so se l’ho scelto perché ci credo o per provocazione.

Quando la politica parla tanto di precariato, strumentalizza un problema concreto ma non dalle dimensioni così ampie come invece pare sempre di capire.

La ricerca condotta dall’Università di Modena e Reggio Emilia per conto di Randstad Italia (Agenzia per il lavoro) lo dimostra: il 77,4% degli italiani ha un contratto a tempo indenterminato, contro il 7,2% di interinale. Il Co.Co.Pro. è ridotto all’1,1% e altrettanto marginali sono le altre forme di contratto flessibile.
[Cfr. il Resto del Carlino, 02/04/2008, p. 5]

Il prof. Michele Tiraboschi (docente Dir.Lav. facoltà di Economia e direttore Centro Studi M.Biagi) spiega che mancano dei professionisti in grado di far incontrare domanda e offerta del lavoro con buon esito di rapporto instaurato tra le parti.
Oggi le Agenzie per il lavoro, a mio avviso, scarseggiano in competenze e conciliazione tra professionalità ricercata dall’impresa e interessi/attitudini dell’offerente di lavoro.
Lo dico perché questo settore, unitamente ad altri come la Sicurezza, è un campo che mi interessera in vista dell’auspicata abilitazione di Consulente del lavoro.

Tornando all’indagine, il 5,3% ha contratto a termine (tipologia in cui ritengo si annidi il vero abuso, visto che pochi di questi contratti rispondono ad una effettiva esigenza con giusti motivi ai sensi del D.Lgs. 368/2001); non so invece se questa indagine ha verificato l’impatto anche di una nuova realtà: le false p.iva, cioè lavoratori autonomi che dissimulano un rapporto di lavoro subordinato strictu sensu.
E’ il caso di lavoratori con buona preparazione culturale e professionale, le cui competenze sono ben spendibili in forma autonoma e quindi comportanti la richiesta, da parte dell’impresa, dell’apertura di una p.Iva per poter lavorare presso la ditta domandante lavoro.

Le soluzioni proposte dalla normativa introdotta da Biagi sono all’avanguardia di un mercato del lavoro in evoluzione; non è colpa sua se in Italia ci sono dei disonesti…

La soluzione? Non è toccare la normativa, ma favorire la vigilanza sul territorio. Abolendo però, in questa ipotesi, la certificazione dei contratti (ottimo strumento poco praticato) perché altrimenti nemmeno gli Ispettori potrebbero vanificare l’applicazione di quei contratti “certificati” e l’unica strada, per il lavoratore, sarebbe composta dalla via giudiziaria, …la più tortuosa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Si riporta l&#8217;articolo per condivisione del contenuto secondo l&#8217;argomento in oggetto cioè &#8220;il precariato&#8221;</p>
<p>***</p>
<p>IL PRECARIATO NON ABITA IN ITALIA (sul blog LucaLodi.it)</p>
<p>Questo titolo, preso dal Resto del Carlino, non so se l’ho scelto perché ci credo o per provocazione.</p>
<p>Quando la politica parla tanto di precariato, strumentalizza un problema concreto ma non dalle dimensioni così ampie come invece pare sempre di capire.</p>
<p>La ricerca condotta dall’Università di Modena e Reggio Emilia per conto di Randstad Italia (Agenzia per il lavoro) lo dimostra: il 77,4% degli italiani ha un contratto a tempo indenterminato, contro il 7,2% di interinale. Il Co.Co.Pro. è ridotto all’1,1% e altrettanto marginali sono le altre forme di contratto flessibile.<br />
[Cfr. il Resto del Carlino, 02/04/2008, p. 5]</p>
<p>Il prof. Michele Tiraboschi (docente Dir.Lav. facoltà di Economia e direttore Centro Studi M.Biagi) spiega che mancano dei professionisti in grado di far incontrare domanda e offerta del lavoro con buon esito di rapporto instaurato tra le parti.<br />
Oggi le Agenzie per il lavoro, a mio avviso, scarseggiano in competenze e conciliazione tra professionalità ricercata dall’impresa e interessi/attitudini dell’offerente di lavoro.<br />
Lo dico perché questo settore, unitamente ad altri come la Sicurezza, è un campo che mi interessera in vista dell’auspicata abilitazione di Consulente del lavoro.</p>
<p>Tornando all’indagine, il 5,3% ha contratto a termine (tipologia in cui ritengo si annidi il vero abuso, visto che pochi di questi contratti rispondono ad una effettiva esigenza con giusti motivi ai sensi del D.Lgs. 368/2001); non so invece se questa indagine ha verificato l’impatto anche di una nuova realtà: le false p.iva, cioè lavoratori autonomi che dissimulano un rapporto di lavoro subordinato strictu sensu.<br />
E’ il caso di lavoratori con buona preparazione culturale e professionale, le cui competenze sono ben spendibili in forma autonoma e quindi comportanti la richiesta, da parte dell’impresa, dell’apertura di una p.Iva per poter lavorare presso la ditta domandante lavoro.</p>
<p>Le soluzioni proposte dalla normativa introdotta da Biagi sono all’avanguardia di un mercato del lavoro in evoluzione; non è colpa sua se in Italia ci sono dei disonesti…</p>
<p>La soluzione? Non è toccare la normativa, ma favorire la vigilanza sul territorio. Abolendo però, in questa ipotesi, la certificazione dei contratti (ottimo strumento poco praticato) perché altrimenti nemmeno gli Ispettori potrebbero vanificare l’applicazione di quei contratti “certificati” e l’unica strada, per il lavoratore, sarebbe composta dalla via giudiziaria, …la più tortuosa.</p>
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		<title>Di: Paolo</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/qual-e-la-differenza-tra-flessibilita-e-precariato-lo-stipendio/democrazia-e-diritti/luigibio/2267/#comment-15719</link>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 09:36:53 +0000</pubDate>
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		<description>Il lavoratore flessibile ha diritto ad uno stipendio piu' alto anche perche' non percepisce tredicesima e quattordicesima (ferie pagate, etc.).</description>
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