Psicopatologia del Pragmatismo 74


Il pragmatismo è quella grave patologia che si esplica quando il soggetto rimane vittima della constatazione che l’ineluttabile esiste per davvero e non è solo una parolina sul dizionario. Per questo motivo, dopo la folgorazione, non riesce più ad affrontare le vicende della vita con l’approccio usuale che consiste nel dilazionare ogni decisione ragionando finissimamente su ogni minuzia ed ipotesi, senza intraprenderne nessuna azione fino a quando il problema non si risolve da solo o non si trasforma in un problema leggermente diverso, possibilmente più grave, che consentirà di riapplicare da zero il meccanismo del ragionamento su ogni singolo, infinitesimale aspetto pratico, ideologico, morale ed etico.

Vittime della sindrome del pragmatismo sono frequentemente soggetti dalla formazione scientifica o militare, agnostici, in un’età superiore ai quarantacinque cinquant’anni, quando esperienza e conoscenza eliminano ogni forma di attenuazione della patologia garantita da ideologia, credo religioso o fiducia nel prossimo. Se sono presenti due o più fattori di rischio nello stesso soggetto si parla di “pragmatismo grave”. La totalità di fattori coesistenti può indurre la più dolorosa ed invalidante declinazione del pragmatismo detta “Sindrome di Cassandra”.

Il pragmatico in “Sindrome di Cassandra” è soggetto ad una grave forma di sofferenza fisica ed intellettuale. La sua malattia lo porta ad una semplificazione della realtà circostante con un’elementare suddivisione delle cose in problemi e soluzioni. Il pragmatico è consapevole del fatto di non disporre sempre della soluzione giusta, ma è disposto comunque ad assumersi la responsabilità della scelta piuttosto che procrastinare l’intervento in attesa della soluzione “ottima ed indefettibile” anche perché la sua malattia gli impedisce di credere che questa soluzione esista in un mondo diverso dall’Iperuranio Platonico.

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Il pragmatico mette in pericolo se stesso e le persone circostanti con una delle pratiche sociali più pericolose: l’azione. L’azione, come si sa, è un elemento di forte destabilizzazione per una società affidata al Destino ed ad una cerchia di Illuminati che il Destino stesso ha scelto e posto nelle posizioni chiave. Per cui, la pace sociale si raggiunge lasciando che la barca vada finché la barca va, senza operare alcun intervento ed adducendo tutte le necessarie motivazioni per l’inazione: “il Papa dice”, “D’altra parte bisogna considerare anche il punto di vista di x (con x qualsiasi anche morto o inesistente)”, “L’eguaglianza”, “il Diritto”, “Nessuno tocchi Caino”, “l’insegnamento del Papa”, “bisogna considerare tutti gli aspetti”, “le forze armate devono soccorrere”, “bisogna comprendere”, “a tutti va data una seconda, terza, quarta, n-esima possibilità con n->∞”, “bisogna considerare”, “non si deve fare di tutta l’erba un fascio”, “non bisogna trascurare gli aspetti più delicati del problema”, “non sono d’accordo per principio”, “vorrei averti vicino a me, ma è come se tu lo fossi”, “è una questione di principio”, “Il Papa ha detto”, “lasciamolo lavorare”, “tutti hanno i loro motivi”, “non rubano, è solo una questione culturale”, “l’accoglienza è un principio di diritto gius naturale”, “il vero problema è un altro”,  “secondo il Papa”, ecc.

A causa della sua menomazione, il pragmatico in “Sindrome di Cassandra” non riesce a contenere la sua tendenza all’intervento ed è costretto dolorosamente a trattenerla per evitare di essere ulteriormente isolato e additato come fenomeno da baraccone per il suo agitarsi incontrollato quando il resto del consesso sociale sfoga la sua energia modulando suoni attraverso la lingua o utilizzando i moderni supporti informatici che garantiscono una più rapida diffusione del nulla nell’intero universo della conoscenza. Inoltre, non ha il conforto dell’altrui approvazione per l’intelligenza e la profondità delle sue posizioni esposte sempre rudemente, senza il fioretto della citazione, senza la profondità dell’introspezione, senza il referenziamento dei Grandi Valori, senza il riferimento a “Papa Francesco”. Una brutale successione di istruzioni elementari, dettate solo dalla regola pratica, dalla conoscenza artigianale di un mestiere e dalle leggi della fisica. Le persone sane ponderano, immaginano, ipotizzano,si interrogano. I pragmatici sviluppano algoritmi.

Alcune testimonianze di pragmatici all’ultimo stadio ci raccontano di quotidianità devastate dalla consapevolezza di vivere in una realtà alternativa, isolati dal conforto del consesso umano, incapaci di trovare pace attraverso il dibattito, la discussione reiterata, il postare uno status su facebook, il darsi ragione/torto reciprocamente, lo scoprire un ulteriore cavillo, il retweet, la polemica con i flame on line. Il pragmatico, se non opportunamente seguito con terapie farmacologiche attenuanti, tende ad avvilupparsi su se stesso, rinchiudersi nel suo mondo alterato e sconnettersi definitivamente dalla realtà.

Il pragmatismo è una malattia attualmente non riconosciuta dall’OMS (Organizzazione mondiale della sanità). Per questo, i pragmatici che non vogliono ricorrere a forme di sedazione impropria sono costretti ad una sorta di auto lobotomia intellettuale da attuarsi con una severa disciplina interiore e dolorosa privazione. E’ un percorso solitario, difficile e che offre poche possibilità di successo. Sovente i pragmatici si perdono lunga la strada e, se non opportunamente assistiti, diventano un problema sociale serio. Se la nostra società volesse veramente risolvere il problema dovrebbe sopprimerli.
Sulla cosa possiamo far partire un interessante, ma soprattutto infinito dibattito.
A voi la parola.


74 commenti su “Psicopatologia del Pragmatismo

  • fma

    E’ quel signore che, a fronte di un’idea che potrebbe trovare immediata attuazione, sentendosi rispondere che bisogna credere negli uomini e non nelle regole, sente l’impulso irrefrenabile di mandare l’interlocutore a spigolare in mare?

  • Django

    Comandante, non me ne voglia, ma è la logica che segue Rambo nei suoi film. E questo non è un giudizio, è solo un punto di partenza per rendere il pragmatismo una scelta condivisibile a tutti quelli che vogliono ragionare.

  • Django

    Aggiungo che il pragmatismo o si sviluppa da un sottostante etico oppure… anche lasciarli morire di Ebola è una soluzione pragmatica.

  • Django

    Comandante, voglio essere chiaro: che muoiano bambini affogati non fa piacere a nessuno. Che un papa parli a vanvera richiamando sensi di colpa mentre siede nelle sedi più sontuose del mondo ed incontra famiglie reali a spron battuto è quantomeno penoso. Che si faccia mercimonio politico sulla pelle di disgraziati mostra la reale qualità della politica nostrana. Ma che si possa credere che esista una comunità di Stati misericordiosi, quegli stessi Stati che sono stati cacciati a calci in culo dalle colonie dai popoli in rivolta e che hanno governato per secoli con patiboli, ghigliottine, garrotas e gas asfissianti ( peculiari differenze culturali?) non è credibile. Le colpe? Al 50 per cento. I popoli che oggi emigrano hanno accettato supinamente dittatori corrotti, corrotti dalle stesse elites che fingono di soccorrerli. Quando qualcuno ha alzato la testa e cercato di richiamare diritti e libertà di stampo internazionale/occidentale, è stato messo a morte col beneplacito delle potenze occidentali (vedi Nigeria e Sudafrica o Thomas Sankara). Qualcuno ricorda i boat people del Vietnam che ci hanno fatto piangere alcuni decenni fa? Ripeto, i dati che ci vengono mostrati sono molto, molto parziali e manipolati. Se tu pensi che basti il pragmatismo, ebbene, organizziamo una richiesta di popolo, io non mi tiro certo indietro. Ma finchè non vedo gente usare le ferie per andare a (prendersi la tbc o la meningite) lavorare nei centri di accoglienza, dove per inciso io non andrei di certo, credo che tutto si risolva in commenti di pensionati, dipendenti annoiati che ammazzano il tempo al pc, velleitari come me che non capiscono un caxxo.

    • OfeyWatson

      Non so il buon Comandante, ma su “Le colpe? Al 50 per cento” ho pensato che ci stava bene nell’elenco del pezzo, tra “ha detto il papa” e “non fare di tutta l’erba un fascio”. Non so se sono affetto anche io dalla psicopatologia in oggetto (magari a stadio embrionale, chissà), ma prima o poi, vedi i fattori di rischio, toccherà anche a me. Sinceramente non sono in grado di valutare lo stadio d’avanzamento.

      Sul discorso in sè non mi esprimo, volevo solo farti le pulci su quella frase!

      • Django

        Bene Watson, il pragmatismo, come concetto, ha sempre avuto una valenza positiva. Esistono da sempre “popoli più pragmatici di noi” e sembrano avere istituzioni migliori delle nostre. Il pragmatismo, nella maggior parte delle professioni utili, è la linea guida, altrimenti si fa salotto. Ma cosa centrano le discussioni su Mente Critica con il pragmatismo? E schierarsi pro o contro, sempre su Mente Critica, che effetto reale può avere sulla realtà? So che conosci le risposte. Facciamo accademia, arzigogoliamo comunque, da qualunque parte si stia, su fenomeni puramente virtuali nei quali, non essendoci il risultato pratico, è pure lecito fare il bastian contrario. Ti assicuro che fosse possibile votare risoluzioni o addirittura prendere parte in prima persona a scelte di azione, comporterebbe una ben più approfondita risposta anche da parte di pirla come me. 🙂

        • OfeyWatson

          Bé, se vuoi la mia idea, semplicemente serve a passare dallo stadio embrionale di questa patologia a quello avanzato 😀 si parla per parlare meno!

        • Django

          Una cosa Zen? Bellissimo 😀 auspicabile sfrondare come regola a cui attenersi nella pratica. Ma le nostre opinioni sulle risoluzioni pragmatiche da adottare p.e. nei confronti degli scafisti restano salotto oppure (pragmaticamente) proponiamo qualcosa di pubblico.

          • Django

            Aggiungo, io avevo detto al Comandante (con un certo ardire inopportuno) che certe cose sapevano di Rambo. Più meditata e aderente la definizione di Danielesavi che si è richiamato al Kurtz di Conrad e/o Apocalypse Now, ecco… i monologhi del colonnello Kurtz effettivamente hanno avuto un profondo influsso nella mia mente giovanile ed hanno fatto saldamente lega con la fusione di idee che formano il mio modo di pensare.

          • OfeyWatson

            Nemmeno io sono abbastanza giovane da non aver visto Apocalypse Now, fortunatamente!

            Quanto allo zen, se così vuoi chiamarlo… 🙂

  • danielesavi

    … e mi rammenti “quel” pragmatismo del Col. Kurtz quando sul diario scrive “bomb them all”.
    Scritto abrasivo che va profondo e aggiunge nuovi dubbi a vecchie incertezze.
    La contrapposizione tra resilienza e pragmatismo potrebbero essere La (nuova) Domanda?!
    Sempregrazie.

  • mariateresa

    Una nuova patologia?
    …..mi torna in mente una canzone di FrancoBattiato (Il tempo stesso) dove afferma d’esser _un pragmatico convinto_…se egli medesimo (Battiato) fosse un esempio di pragmatismo esistenziale..il problema non sussisterebbe…ma credo il Comandante avesse in mente altri aspetti…
    Comunque l’importante è che il pragmatico non faccia uso di armi,oltre che di droghe e poi non si sceglie un malessere…purtroppo lo si subisce.

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