Pronto, Telefono Amico
10 settembre, 2007 di marco il buono
Archiviato in Bacio della Buonanotte, Border Zone, Il Lavoro degli Italiani, Informazione
Ogni tanto mentre ti sudi la vita, mentre ti ripeti che è solo un momentaccio e passerà, ti capita di alzare gli occhi e di vedere in maniera netta e distinta una persona che reputi subito speciale (non mi riferisco ad un oggetto del desiderio, ma ad una persona che luccica come se avesse ingoiato un neon) emana luce e chiunque tu sia ti guarda sorridendo.
Una di quelle persone che, quando le conosci, non te la cavi con una stretta di mano, ma ti devono abbracciare per trasmetterti un po’ dell’amore che hanno dentro.
Conoscendole scopri che tutto quello che le circonda è arricchito e amplificato, a partire dalla loro famiglia che non vive di luce riflessa, ma sembra contagiata da questa specie di virus che infonde benessere, idee, tolleranza, e quando sei con loro ti torna la speranza, la più utopica, quella che avevi chiuso in un cassetto; fossero tutte così le persone il mondo sarebbe davvero migliore.
Per fortuna, una persona così arricchisce anche la mia vita e grazie a lei e al suo volontariato ho saputo che oggi è la giornata mondiale per la prevenzione al suicidio.
Vista la delicatezza dell’argomento, mi limito ad elencare le cifre e le notizie che mi giungono da quella benevola fonte di luce, senza commentare, poiché non credo ce ne sia bisogno.
I dati dell’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, sono eloquenti: nel mondo ogni anno circa un milione di persone muore per suicidio. In Italia si valutano tra 3.500 e 4.000 i suicidi ogni anno.

I dati epidemiologici sui suicidi e i tentativi di suicidio provengono dall’Autorità giudiziaria (verbali e rapporti di Polizia e Carabinieri) o da quella Sanitaria (secondo i dati elaborati dall’Istituto di statistica sanitaria tratti dai certificati di morte).
Nel 2004 i suicidi “ufficiali” sono stati per l’Istat 3.265 (758 donne e 2.507 uomini), con un tasso di 5,6 su 100.000 persone, con prevalenza del Nord Est e valori molto più bassi nell’Italia Meridionale. La regione che appare con il più alto tasso è il Friuli Venezia Giulia, con il 9,8 e la più bassa la Campania con il 2,6.
Nel 2004 meno del 1 per cento dei suicidi aveva meno di 18 anni, poco meno di due terzi erano in età lavorativa (dai 18 ai 64 anni) e oltre un terzo aveva superato i 65 anni. La tendenza al suicidio aumenta in percentuale all’aumentare dell’età. Tra i principali “moventi”, così definiti dai verbali delle forze dell’ordine, si rileva la malattia psichica, presente in circa metà dei casi, motivi affettivi, economici, malattie fisiche e un obsoleto “motivi d’onore”.
Ebbene la mia fonte di luce preferita mi ha inviato questi dati perché svolge volontariato presso il telefono amico di Napoli, che ogni anno risponde a circa 6000 richieste di ascolto. Il suo numero è 081400977 ed è attivo tutti i giorni (www.telefonoamiconapoli.org).
Il mondo del volontariato è al tempo stesso affascinante e complicato, uno di quegli argomenti difficili da trattare, a me piace pensare che i volontari abbiano una specie di senso di colpa, un richiamo che li spinge a far del bene al prossimo, specie se non lo conoscono.
Ovviamente ci sono mille modi di svolgere questa missione, c’è chi dona il suo tempo parlando e cercando di dissuadere un possibile suicida e c’è chi è chiamato a trasportare e scaricare pesanti mattoni (vero Mattia e Giancarlo?), c’è chi si occupa delle istituzioni sorde e cieche e chi pubblicizza il più possibile le iniziative che salvano la vita.
Non importa se tu scarichi mattoni o rispondi al telefono, ti ringrazio di non sentirti stanco dopo il lavoro, ti ringrazio di aver voglia di salvare una vita,ti ringrazio di essere un esempio.
Ad Anna, sperando di non averla delusa.
Questo contributo audio è stato estrapolato dalla trasmissione “Inviato Speciale” andata in onda su Radio Uno l’ 08/09/2007, nel servizio “Il silenzioso killer” di Marilù Merolla.
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Fare volontariato, o comunque lavorare nel sociale, è davvero difficile, ci vuole carattere. Una mia amica si occupa di famiglie difficili, specialmente di bambini che vivono in famiglie con problemi (genitori in carcere, violenti, ragazze madri), credo che faccia un lavoro allucinante perché davanti a questi problemi ti senti impotente: le istituzioni fanno spallucce, i parenti dei piccoli se ne fregano, e tu devi cercare di risolvere problemi irrisolvibili. :-/
Un saluto ad Anna e a tutti quelli che come lei riescono ad essere uomini e donne fino in fondo.
Avevo chiesto a Marco , conoscendone la sensibilità e l’attenzione ai temi sociali , di fare del comunicato stampa l’utilizzo migliore .

Far conoscere il modo del volontariato , soprattutto quello che silenziosamente , con discrezione , senza direttività, ma con parità e attenzione porge un semplice ascolto in un momento di disordine ,e di fragilità emozionale , a noi pare tantissimo .
Ricevere , di contro , un simile attestato di affetto e stima , beh.. è stato un vero tracollo emozionale …
che dite , chiamo Telefono Amico ?
grazie di cuore a tutti voi .
“a me piace pensare che i volontari abbiano una specie di senso di colpa, un richiamo che li spinge a far del bene al prossimo, specie se non lo conoscono.”
non capisco cosa intendi dire, perchè senso di colpa?
per prestare servizio a chi ha bisogno (che esso sia un semplice aiuto o un continuo volontariato) io dovrei avere un certo quale senso di colpa?
e perchè?
non potrei farlo spinto semplicemente da AMORE per chi è meno fortunato di me o per chi ha bisogno?
senza dover per questo agire spinto da un desiderio di rifarmi di qualche mio demerito?
mah, forse ho capito male io.
comunque bell’articolo, come sempre vi leggo con piacere.
Quoto loescludo… Capisco che qua dentro non ci siano molti “religiosi” ma l’amore lo riconoscete come sentimento? Non so, sembra quasi che in questa società SEMPRE si faccia qualcosa per un secondo fine… C’è anche chi dona e ama per il gusto di farlo… Perchè arricchisce… Perchè ha capito che più si da amore più si rende felici e più si è felici… Dove si semina amore si raccoglie 10volte tanto… Magari non subito, ma insistendo…
Avrei pagine da scrivere su questo… E non è detto che non lo faccia presto.
Un abbraccio a tutti… Avevo una famiglia triste io… Però quando incontro la gente, se riesco, l’abbraccio e la bacio…
Anche l’amore è universale, è di tutti, religiosi e non.
Tutti abbiamo amore da dare al prossimo, ma non tutti facciamo volontariato, evidentemente l’amore non basta.
Io ho parlato di senso di colpa, forse sbagliando, perchè immagino una specie di voce, che ti parla dallo stomaco, che ti dice di farlo, anche se sei stanco.
Leggendo l’articolo scritto da Marco , sono restata anche io colpita da quella espressione , circa il senso di colpa.
Debbo dire che il paradosso mi è parso calzante .
Sarà che quando scegli di fare volontariato hai un surplus di disponibilità , di amore , come ben avete richiamato tutti voi , di energie positive , che senti dentro una molla che ti dice “è troppo per me solo ” … sono certa che un simile sentimento lo avrete provato , in modo benefico , quando amate una persona e pensate alla fortuna che avete nel godere di quel bene .
E’ nella condivisione la personale risposta , tutta intima e personale .
Le parole sono strumenti , i fatti restano , i sorrisi si contagiano e il ben-essere non è sempre necessariamente riferito ad una beauty farm.
Ancora grazie per l’ospitalità.
Abbiate serenità.
Anna
Grazie per il tuo appoggio e di tutte quelle belle cose che hai scritto anche su di me, sono contento di non essere più incompreso per gli sforzi sovraumani che ho compiuto insieme a mio padre. Propio ora ho sapuno che non sono stati gli ultimi e che c’è saranno ancora ma sono ben contento di farlo.
Spero di rivedervi presto un saluta da mattia
più che di senso di colpa potrebbe essere una questione più di “tempo libero”, ovvio che un ragazzo che ha meno impegni lavorativi ecc ecc può riuscire a dedicare tempo al volontariato come anche il pensionato (che non è ancora in età centro anziani ; )
chi riesce adedicare del tempo al volontariato anche lavorando tutti i giorni chiaramente è una mosca bianca.. ma ce ne fossero!
saluti
non è detto che chi lavori,studi o abbia tremila impegni non possa ritagliare un pezzo della sua vita per gli altri,è tutta una questione di forza di volontà…
aiutare chi in questo momento ha più difficoltà di te,anche solo ascoltandolo, è una cosa che ti cambia la vita,e quando inizi non ne puoi più fare a meno,anche se la tua quotidianità è ricca di impegni e fatiche…
grazie Marco per l’articolo..un bacio chiara