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Se l’Alpinista non va alla Montagna…

23 luglio, 2008 di diabolicomarco  
Archiviato in Caffè Amaro, Media Mente Critica



Tra le tante non-tizie che i media quotidianamente ci propinano per distoglierci da questioni ben più importanti mi ha colpito la cronaca quotidiana degli alpinisti bloccati sul Nanga Parbat. Di sorprendente c’è solo stupore di coloro che si meravigliano del fatto che la “montagna mangia-uomini” sia un luogo tremendamente pericoloso. Capirei se a rischiare di morire assiderati fossero due giocatori di curling ma in questo caso non posso che pensare: “te la sei cercata”.

Sono troppo cinico? Forse anche qualcosa di peggio. Non a caso più che sentire come va o come non va mi piacerebbe capire chi paga i costi di questa operazione che immagino essere molto alti. Viaggi intercontinentali, elicotteri, ricognizioni. E non mi venissero a dire che ogni vita è importante, o – peggio ancora – che è giusto occuparsi dei nostri “connazionali all’esterno” che sono in difficoltà.

Ho formulato due ipotesi. La prima parte dal presupposto, forse errato, che l’alpinismo sia un passatempo per ricchi. Oppure che ci siano degli sponsor che hanno finanziato la scalata e che finanzieranno anche il salvataggio. Soldi loro, in altre parole.

La seconda, che chissà perché mi sembra la più probabile, prevede che ci sia un aiuto economico da parte di noi italiani per questi sfortunati nostri connazionali. O almeno spero che sia così. Vi sembra giusto che siano i pachistani, al 129 posto nella classifica mondiale per PIL procapite,  a pagare per l’elicottero militare che li ha avvistati e che loro hanno salutato con la mano?

Anche in questo caso, come per Eluana, la vicenda personale finisce nel tritacarne e cercare di rimettere insieme i pezzi è difficile e faticoso. Il mio è un giudizio sommario perché, nonostante le centinaia di parole spese, non so nulla di tutta questa storia. Resta il fatto che, vada come vada, per i media sarà un successo. Cosa c’è di più corroborante di un paio di paginoni zeppi di cime innevate e ghiacci per soddisfare la sete estiva del lettore? Senza considerare che per una volta si può parlare di “bufera” non a sproposito! Torneranno sani e salvi e verranno celebrati come eroi oppure…

Avrete sentito i giornalisti annunciare, a volte con un certo sollievo, tra le vittime di incidenti avvenuti all’estero non c’era “nessun italiano”. Se a morire nel nostro mare sono gli stranieri la cosa non ci tocca nemmeno se siamo ad un passo da loro.

E’ la vecchia regola dei Due Pesi, Due Misure: la loro vicenda merita tutta la nostra attenzione.  Attenzione che non merita – per dirne uno di molti – Carlo Parlanti. Qualcuno sa dirmi perché?

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Comments

33 Risposte a “Se l’Alpinista non va alla Montagna…”
  1. Sara scrive:

    “l mio è un giudizio sommario perché, nonostante le centinaia di parole spese, non so nulla di tutta questa storia.”

    Esatto, chi sa i motivi per cui sono stati in pericolo? Io credo quasi nessuno, perchè il compito dei tg è quello di dare le notizie a metà, facendo in modo che non si capisca niente.
    E la logica dei due pesi e due misure in italia è molto democratica: riguarda ogni potere dello stato, l’informazione e quasi tutti i cittadini. Ai tribunali, dietro la schiena dei giudici, dovrebbe esserci scritto: “La doppia morale è uguale per tutti”.

  2. Avrete sentito i giornalisti annunciare, a volte con un certo sollievo, tra le vittime di incidenti avvenuti all’estero non c’era “nessun italiano”.

    L’ho sempre ritenuta una frase infelice che dovrebbe essere abolita dal lessico giornalistico.

  3. ilBuonPeppe scrive:

    “Te la sei cercata” è ben peggio che cinico. Ed è anche pericoloso, perchè partendo da qui potremmo dire che non va curato il fumatore ammalato di cancro, o il diabetico che continua ad abbuffarsi, eccetera.
    In questo caso poi non c’è neanche un comportamento censurabile a monte: stavano facendo sport. Uno sport pericoloso certo, ma allora lasciamo la briscola e aboliamo tutti gli altri sport? O ci limitiamo a non curare il dito che Pedrosa si è rotto cadendo con la moto?
    Concordo invece sull’aspetto mediatico che è il solito nauseante polpettone.

    • missblue scrive:

      Concordo, sia sulla troppa intransigenza del “Te la sei cercata” che sul polpettone mediatico.

      Per quanto riguarda “chi deve pagare”, a farlo dovrebbe essere un’assicurazione aperta dagli stessi ineteressati. Nessun altro.
      Certi sport sono pericolosi: bisogna attrezzarsi.

      • diabolicoMarco scrive:

        Dovrebbe pagare l’assicurazione o paga l’assicurazione? Non ho capito.

        • ilBuonPeppe scrive:

          Sabato scorso dovevo (poi non ho partecipato per altri problemi) fare una passeggiata (passeggiata!!!) in notturna sul monte Vettore, che alza 2410 m slm. Il CAI, che organizzava la cosa, ha chiesto a tutti una quota per l’assicurazione OBBLIGATORIA.
          Se si fa l’assicurazione per una passeggiata, vuoi che non l’abbiano anche quelli che vanno sull’Himalaia? E che assicurazione è se non prevede il salvataggio in elicottero e tutto il resto?
          La spedizione è sicuramente sponsorizzata, e tra le spese sarà senz’altro stata prevista un’assicurazione adeguata alla situazione. Del resto ci vuole il permesso delle autorità locali per fare queste scalate.

          • diabolicoMarco scrive:

            A me non sembra che sia tutto così facile.
            Leggendo questo articolo mi sono reso conto che l’intervento di un elicottero in soccorso di un alpinista in difficoltà non è poca cosa nemmeno in Italia.
            A quanto pare se tu ti fossi slogato una caviglia durante la passeggiata sul Monte Vettore e fosse intervenuto un elicottero non lo avrebbe pagato la tua assicurazione ma il servizio sanitario nazionale.

            • ilBuonPeppe scrive:

              Articolo molto interessante. Meriterebbe una discussione più approfondita.
              Però non tratta, se non di sfuggita, la questione “assicurazione” e si concentra sugli eventi di escursionisti non organizzati.
              Bisognerebbe quindi sapere quali sono le condizioni delle polizze assicurative quando c’è un’organizzazione dietro. Io do per scontato (altrimenti sarebbero dei folli) che nel caso in questione ci sia un’assicurazione; resta da vedere quali sono le condizioni.

            • batta scrive:

              Be oseri dire che non è colpa di chi va in montagna o altrove e si fa male o sta male seriamente, se c’è parecchia gente che ne approfitta o se chi dovrebbe non pretende il recupero del denaro speso per impostori, incapaci, impreparati e sprovveduti.
              Io ho sempre molta paura che pensando solo hai soldi al denaro sprecato etc. , si dimentichi il valore di ciò che le persone fanno che va molto oltre il denaro.
              Il denaro nella mia visione non è altro che un mezzo per semplificare lo scambio di beni materiali fra gli uomini, certo nella socità del capitalismo finanziario il denaro ha assunto ben altro valore. Ma si nota ovunque, se l’idea del denaro fosse quella che ho espresso non esisterebbero certo le spaventose discrepanza che esistono oggi nel mondo. Io credo allora che se il denaro per motivi più disparati viene utilizzato per mantenere viva la poesia, la ricerca, la salita verso i limiti dell’uomo io credo sia denaro speso bene. Se un giornalista sta facendo un reportage da una zona di guerra, se centinaia di fisici sono impegnati a far schiantare fra loro le particelle più piccole esistenti per vederle svanire e riapparire sotto altre forme, io son bene felice di dovremi accollare l’onere di spendere qualche decina di euro per vedere l’antimateria annichilirsi e poter leggere ciò che il giornalista ha potuto conoscere. Ne vado anzi fiero perché sò che gli euro spesi sono nulla in confronto con i vantaggi sociali e umani che hanno generato. Se i risultati non si misurassero solo con il denaro questo sarebbe sicuramente un ottimo investimento. Sono profondamente convinto, che la ricerca scientifica (cui spesso queste spedizioni sono legate), ma anche il semplice sfidare se stessi possano portare vantaggi (non economici, non immediatamente tangibili) per la collettività. Non essendo vantaggi tangibili la sera gurdando il tg, ben difficile è selezionare ciò che il vantaggio lo porta davvero e cosa invece è solo un egoistico gesto, questa difficoltà nel discernere non può che ammettere degli errori, e io preferisco essere lergo accettare di commettere degli errori che consentono a qualcuno di approfittarsene piuttosto che negare la possibilità di esistere a arti, sport, ricerche che possono contribuire a migliorare l’umanità. L’importante è impegnarsi a far si che sempre più menti siano critiche e sempre meno profittatrici.
              Questo è il MIA pesonalissima visione delle cose, spero sempre che a qulcun altro possa piacere.
              Ciaoo

              P.S. che i media usino vicende come questa per non parlare d’altro, non v’è dubbio

    • diabolicoMarco scrive:

      Non credo che la normale assistenza sanitaria che dovrebbe essere garantita a tutti sia paragonabile ai costi di una operazione di soccorso di questo tipo (sempre ammesso che sia lo stato in qualche modo a pagare).
      Non la butterei nemmeno sul discorso “quanto fa bene lo sport”. Tra il torneo di briscola al centro anziani e una vetta di 8000 metri ci sono infinite possibilità intermedie…
      Non dico che bisognerebbe lasciarli morire lassù però mi chiedo come mai gli onori sono tutti personali mentre gli oneri vanno distribuiti.

      • missblue scrive:

        “Non credo che la normale assistenza sanitaria che dovrebbe essere garantita a tutti sia paragonabile ai costi di una operazione di soccorso di questo tipo (sempre ammesso che sia lo stato in qualche modo a pagare).”

        Esatto, in questo senso intendevo. Dovrebbero essere costi sostenuti,privatamente, dagli stessi interessati.

  4. Diciamo che un’impresa di questo tipo è quasi sicuramente sponsorizzata da qualche azienda.
    In questo caso i costi delle operazioni di salvataggio dovrebbero essere a carico dell’azienda che, probabilmente, si può rivalere sull’assicurazione.

    Diciamo, ma forse non è così.

    In ogni caso è un po’ il discorso di chi paga il riscatto per i giornalisti che vanno a fare i reportage in zona di guerra e vengono rapiti.

    Non si sa per certo, ma si suppone: Pantalone.

    Sui giornali, purché ci sia da inzuppare il pane sono disposti a parlare di tutto.
    Il guaio è che fanno così perché a noi piace.
    Loro sono puttane, ma a fare il giro in macchina per caricarle ci siamo noi.

  5. diabolicoMarco scrive:

    In ogni caso è un po’ il discorso di chi paga il riscatto per i giornalisti che vanno a fare i reportage in zona di guerra e vengono rapiti.

    Esattamente lo stesso discorso.

    • Francesca scrive:

      Per me invece il discorso non può essere uguale.
      I giornalisti sono nei paesi in guerra per informare (poi lasciamo stare che la ns.informazione fa’ schifo, ma in altri paesi non è così) e sono inviati dalla redazione del giornale.
      Invece gli scalatori vanno solo per opera personale.

      Credo sia corretto che paghi l’assicurazione ma non so perchè dubito sia così.

  6. silent enigma scrive:

    dire a karl unterkircher che se l’è cercata è come dire ad enzo baldoni che era in vacanza.

    Sui due pesi e due misure invece sono d’accordo, ma quello è un problema dell’informazione (inesistente) italiana.
    Se la smettiamo di ragionare come loro, alla fine…molto alla fine, i loro sproloqui non avranno più effetto

  7. acidqueen scrive:

    Avrete sentito i giornalisti annunciare, a volte con un certo sollievo, tra le vittime di incidenti avvenuti all’estero non c’era “nessun italiano”.

    quando ero adolescente, ho chiesto indignata a mia madre perchè al tg si ostinassero a ripetere questa formula, come se ogni vita avesse un valore diverso a seconda della nazionalità. lei mi ha risposto che probabilmente serviva a tranquillizzare le famiglie all’ascolto… mi è sembrata una risposta ragionevole, anche se mi continua a suonare sempre così “sbruffonamente nazionalista”

    • Giustissima osservazione.
      Credo che tua madre abbia perfettamente ragione.
      Anche se ora le cose sono un po’ cambiate. In Italia vivono popoli di tante etnie e molti guardano la tv.
      Diciamo che l’affermazione è utile, ma un po’ provinciale.

    • diabolicomarco scrive:

      Più che ragionevole, in effetti.
      Rimanda ad un’epoca in cui la tv faceva servizio pubblico.

      • acidqueen scrive:

        parlo di almeno 14 anni fa… allora di stranieri ce n’erano molti meno in italia. ma 14 anni fa, la tv era veramente un servizio pubblico? io non so, ero “giovane e inesperta delle cose della vita” e non mi ricordo…

  8. diabolicomarco scrive:

    Ecco fatto. Finalmente i due alpinisti sono stati salvati. Per fortuna dopo l’approvazione del lodo Alfano e non prima.

  9. Francesca scrive:

    Grazie diabolicomarco per aver portato l’attenzione sulle due bambine rom morte affogate vicino a Napoli e lasciate per ore sulla spiaggia coperte da un telo.
    Visto che, chiaramente, nessun tg ha ritenuto il fatto interessante abbastanza da parlarne.
    Sotto gli occhi indifferenti di quanti erano sulla spiaggia, donne comprese.
    Io mi chiedo come cazzo si faccia!

  10. Silent Enigma scrive:

    mi sono appena morso la lingua perché quello che ho da dire va contro il motto “non esistono questioni di principio” :mrgreen:

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