Leggiadra Tortura
30 marzo, 2008 - 8:00 di Fully
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Alzi la mano chi non ha mai avuto in famiglia o nella cerchia delle proprie amicizie qualcuno che sia convolato a giuste nozze, o qualche prima comunione o cresima, oppure una festa di laurea e simili. Non vedo neanche una mano alzata. Bene, allora ditemi: in queste occasioni, cos’è che si fa? Ma certo! Una bella cerimonia!
C’è però qualcuno che può parlare di “passione” più di altri: è quella che vorrei definire la “donna di cerimonia”.
Come saprete, la “donna di cerimonia” soffre più di ogni altro essere vivente il momento dell’evento. Perché? Ma è chiarissimo: perché la “donna di cerimonia” è destinata a vivere per alcune ore su deliziosi tacchi a spillo. Se poi è particolarmente fortunata, dovrà anche fare dei tratti a piedi sull’acciottolato del centro storico, in modo da poter sperimentare ogni possibile sollecitazione (verticale, obliqua, torsionale) dal polpaccio in su.

Io in questi casi raccomando “scarpe comode”, ma senza alcun successo, per la verità.
Mi rendo conto che l’aggettivo “comode” da associare al sostantivo “scarpe” dovrebbe essere superfluo (a qualcuno è mai venuto in mente di acquistare deliberatamente “scarpe scomode”?), ma non è facile convincere le mie gentili interlocutrici a lasciare a casa i loro tacchi a spillo.
Pare che artefice di tanti dolori sia stato Christian Dior che li presentò per la prima volta ad una sua sfilata del 1947. Quante sofferenze ha cagionato da allora! Io lo so bene, dal momento che ho in casa due donne delle quali ho spesso dovuto raccogliere a fine cerimonia lamenti strazianti per ex piedi ormai diventati salsicciotti.
Tacchi a spillo, dicevo. Che siano alti 7, 9 o 12 cm questi moderni strumenti di tortura costituiscono ormai accessori d’abbigliamento insostituibili in un’occasione elegante. Il perché non è dato sapere, ma pare che una donna non possa proprio sentirsi a-la-page se non si inerpica su trampoli. Ricordate lo sguardo di commiserazione lanciato da Meryl Streep ne “Il Diavolo veste Prada” all’indirizzo della sua collaboratrice che si era presentata in ufficio con un paio di scarpe “normali”?
Una cosa è indiscutibile: la scarpa alta slancia. E non solo perché fa guadagnare centimetri in altezza: mi dicono che la posizione para-verticale del piede costringe a mantenere il busto più eretto, con conseguente migliore esposizione di balconcini oltreché palpabile vantaggio per il moto oscillatorio dei glutei. Qualcuno si è spinto addirittura ad affermare che il tacco a spillo è una …promessa d’amore….
Suvvia, allora, donne… Tramutate d’incanto quel ghigno di dolore in un radioso sorriso. Dopotutto lo sapete bene, no?: “Chi bella vuo’ compari’, un poco ha da soffri’ “
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Soffrire per comparire. Ok, le donne credo se ne siano fatte una ragione.
Il problema è che… come giustamente illustrato, i tacchi alti (specie se a spillo) spostano il baricentro, costringendo ad una diversa postura.
Mentre molte rappresentanti del genere femminile si sono felinamente evolute a 12 cm da terra, con la destrezza di chi nasce per camminare in aria, oscillando armonicamente….
altre infelici appartenenti alla stessa specie… caracollano innaturalmente,
altro che sottili richiami sessuali…
Oscillazioni precarie che più che sguardi di virile approvazione possono solo
suscitare un “si salvi chi può” prima della possibile franata…
Insomma… o sempre o mai… altro che in occasioni della cerimonia…
Hihihi mi sono proprio divertita a leggere st’articolo
Non ci avevo mai pensato prima, ma…
A me che ho problemi di schiena legati anche alla postura, credi che farebbe bene portare scarpe con i tacchi?
Un’altra domanda: dove posso trovare una buona scarpa col tacco numero 45?
@Peppe. Non so indicare indirizzi, bisognerebbe chiedere alle signore… Quanto all’effetto posso garantire che per male che vada puoi sempre farci vedere una foto dei tuoi piedini n.45 su tacchi a spillo: come minimo risolleva l’umore!